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Dibattito sulla Difesa nonviolenta e non armata: risposte e contraddizioni
IN SEGUITO ALLA RISPOSTA DI MAO VALPIANA SU «PRESSENZA» AL NOSTRO INVITO ALLA RIFLESSIONE CRITICA SULLA PDL “UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE”, L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA RITENUTO OPPORTUNO CIRCOSCRIVERE IL PERIMETRO DELLE ANALISI CONDOTTE IN UN ULTERIORE DOCUMENTO. TUTTAVIA, IL DIBATTITO ORMAI SI È APERTO E ANCHE ANTONINO DRAGO, CITATO DA VALPIANA, HA RITENUTO OPPORTUNO AFFIDARE AL NOSTRO SITO LA SUA RISPOSTA PUNTUALE E CIRCOSTANZIATA, CHE PUBBLICHIAMO NELLA SPERANZA CHE SI POSSA RAGGIUNGERE UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA SULLA QUESTIONE. C’era una volta la Campagna OSM-DPN formata da obiettori fiscali che si facevano pignorare e che ogni anno facevano una assemblea nazionale che prendeva tutte le decisioni più importanti, più una assemblea straordinaria del 1989 per stabilire con tutta chiarezza il fine della campagna: una modifica in senso non violenta della struttura della difesa italiana. Il risultato principale è stato la legge più avanzata del mondo, la 230/98. Ora ci troviamo davanti ad una Campagna che propone una legge di iniziativa popolare che è stata formulata senza una assemblea nazionale e senza riferimento alla base e agli esperti, ma soprattutto scritta dai vertici di alcune associazioni per il disarmo, la pace e la nonviolenza, chiedendo (per la seconda volta in dieci anni) una semplice firma. L’attuale livello di politica che essa manifesta è certamente molto poco dal basso. Il testo della proposta di legge ha sollevato una generale “perplessità” e opposizioni motivate puntualmente. Il dibattito, iniziato da un articolo di Serena Tusini su «Contropiano» e da Michele Lucivero su «Pressenza» è stato riassunto pochi giorni fa sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. In particolare, il presidente dimissionario del MIR, Ermete Ferraro, chiamato ad aderire alla Campagna all’ultimo momento, a maggio ha formulato una serie di domande sul contenuto effettivo della proposta di legge e le ha sottoposte alle associazioni promotrici. Le quali non hanno dato risposte in merito. Il dibattito ha posto come punti di dissenso soprattutto questi due: 1) il testo del progetto di legge definisce il tipo della difesa proposta come “complementare” alle Forze armate; e poi nella presentazione del testo le altre parole caratterizzanti operativamente questa difesa “altra” (al di là delle formule e delle etichette): “integrata” nelle FF.AA. e “affiancante” le stesse. 2) L’esempio di difesa nazionale proposto è quello della Svezia, finora mai citata come esempio di difesa nonviolenta dalla letteratura italiana sull’argomento, e invece notoriamente annoverata tra i Paesi militaristi pro NATO. Il dibattito è stato poco concreto perché alle osservazioni puntuali di chi dissentiva non si è mai risposto in merito, ma solo in maniere deviate: o richiamando l’altro ad avere fede nella formula ideale della difesa popolare nonviolenta, o sottolineando tutti i vantaggi istituzionali che darebbe una tale legge se fosse approvata, o dichiarandosi “perplessi” su come è formulato questo testo di legge, ma che però sarebbe da accettare pur di salvare questa Campagna, che è un prodotto molto importante dell’area pacifista e nonviolenta. Per i dissensi su come interpretare il testo questa Campagna il Presidente del MIR, Ermete Ferraro, il 15 luglio si è dimesso (dimissioni accettate da 5 contro 4) davanti ad un Comitato Nazionale che, pur dichiarandosi “perplesso” davanti a questa proposta di legge ha voluto mantenere il sostegno alla Campagna.   Dopo tre mesi di dibattito inascoltato dai promotori, il Movimento Nonviolento, che si pone come principale promotore della Campagna, finalmente ha risposto al dibattito con il comunicato di ieri 28 luglio 2026, pubblicato da vari organi di stampa dell’area pacifista e nonviolenta. Tuttavia, analizzando questo comunicato, possiamo osservare: 1) prima di tutto dà un ordine (“Basta!”), invece di dialogare e rispondere a tono; 2) È pieno di insulti e accuse (di falsità e di malafede) verso chi ha idee diverse da quelle del Movimento Nonviolento. C’è da notare che attribuisce una inesistente “calunnia” ai critici della proposta perché questi avrebbero espresso il dissenso dai movimenti proponenti la Campagna; 3) In merito ai punti in discussione propone finalmente una risposta che si compone di un unico argomento: siccome la giurisprudenza non permette di scrivere “alternativa” (e chi lo chiede? Si chiede di essere indipendenti dalle FF.AA. e dalla NATO, non alternativi speculari), allora non c’è altra scelta che scrivere “complementare”. Ma veramente la lingua italiana sarebbe così povera? “Autonomia (operativa)” non andrebbe bene? 4) Non risponde sulle altre parole: “integrata” e “affiancante” qualificanti la difesa “altra” in termini operativi; 5) Non risponde sugli esempi di difesa nazionali che la PdL della difesa “altra” vuole imitare, la difesa della Svezia e la difesa della Svizzera; le quali, a conoscenza generale sono proprio subordinate alle loro FF.AA, cioè giustappunto “complementari”; 6) Non risponde sulla mancanza, nella PdL sulla difesa “altra”, di qualsiasi collegamento con l’ONU, per cui il secondo comma dell’art. 11 della Costituzione viene lasciato interpretare (così come fece per primo Giulio Andreotti) come limitazione della sovranità dell’Italia prima di tutto alla NATO (con cui l’Italia ha fatto due guerre senza permesso ONU). Che dire in conclusione? Che in questo comunicato sono lontani: un atteggiamento civile di dialogo, il rispetto delle opinioni altrui, il proporre una politica dal basso, un atteggiamento popolare come invece si vorrebbe che fosse la legge proposta. Per giustificare addirittura un progetto di legge che si vorrebbe presentare in Parlamento il Movimento Nonviolento non saprebbe dare spiegazioni oltre gli insulti e quella inconsistente argomentazione? Se fosse così bisognerebbe ricordare il proverbio persiano: «quando due discutono e uno di loro passa agli insulti, lui è quello che ha torto». Antonino Drago -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente