Cinema di propaganda sulla pelle dei palestinesi: da collaborazionisti a eroi, il passo è breve
Come viene segnalato da un interessante e dettagliato articolo di Vdnews, il 27
maggio un comunicato stampa diffuso da Rai Cinema e MasiFilm srl ha annunciato
la realizzazione di “Linea di difesa – Gaza”, il primo film di una trilogia
cinematografica dedicata alle missioni speciali svolte dall’Italia «nei contesti
internazionali più critici per contribuire al mantenimento della pace, garantire
la sicurezza e proteggere i civili» (clicca qui).
Così recita la presentazione ufficiale del film prodotto con la collaborazione e
il supporto della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero della
Difesa, del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale,
nonché dell’Unità di crisi della Farnesina.
«Dalla sala decisionale di Roma alla mediazione vaticana, fino al perimetro
operativo, il film mette in scena lavoro di squadra, senso del dovere, e peso
emotivo delle scelte estreme. L’eroismo della responsabilità di un’Italia
competente e umanitaria» continua, non senza retorica, il dossier in venticinque
pagine di presentazione del film che sarà diretto da Alessandro Tonda, già
direttore nel 2025 de Il Nibbio, film sulla storia di Nicola Calipari, anch’esso
con un ampio sostegno istituzionale.
Dopo il primo film, centrato sull’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza
Esterna), la trilogia dovrebbe continuare con un secondo film sul 9° Col
Moschin (Il 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” è il reparto di
incursori dell’ Esercito Italiano) e il terzo sull’Unità di crisi della
Farnesina: «tre storie che valorizzano la vocazione al dialogo, la qualità
operativa e il profilo umanitario che da sempre contraddistinguono l’approccio
italiano nelle situazioni di emergenza globale».
Un’operazione che appare dal sapore decisamente propagandistico e che può essere
facilmente letta sia nel segno della retorica di quegli “italiani brava gente” e
“popolo d’eroi”, che dell’esaltazione della cultura della difesa militare
prodotta attraverso la decantazione dell’azione eroica degli appartenenti agli
apparati militari, polizieschi e di intelligence di Stato.
D’altra parte, tutto ciò emerge in maniera lampante dall’osservazione
dell’immagine che apre il dossier di presentazione del film: un grande aereo
militare al centro dell’immagine sovrasta un paesaggio devastato, sullo sfondo
appena distinguibili delle persone vittime dei bombardamenti, al centro il
titolo “Linea di difesa”, con l’ultima parola, più grande delle altre, unica a
colori: quelli del tricolore italiano!
“Gli eroi” protagonisti del film – una funzionaria dell’AISE, proveniente dalla
Polizia di Stato (interpretata da Sara Seraiocco), un veterano delle forze
speciali, ora sotto copertura dell’AISE (interpretato da Stefano Accorsi), un
comandante del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti (Vinicio Marchioni) – come
recita la sinossi, per salvare Asif, un minore di tredici anni e altri,
derogheranno al protocollo e accetteranno una moneta di scambio operativa,
«mentre l’Unità di Crisi italiana prepara visti e posti negli ospedali italiani,
il varco si apre per tempo breve, ma nessuno ha intenzione di mollare, perché in
gioco c’è il valore della vita stessa».
A pensar male si fa peccato, ma sappiamo che difficilmente ci si inganna. E,
allora, come non vedere in questa produzione un tentativo di “brandwashing” (e
anche di pessima fattura) di fronte alla connivenza e collaborazione spudorata
che il governo italiano ha mostrato verso quello israeliano in questi ormai
quasi tre anni di genocidio?
Nessun accordo con Israele a livello governativo è stato interrotto, nessuna
condanna chiara dell’operato criminale dello stato sionista in nessuna sede,
nazionale, europea, internazionale è stata espressa dal governo italiano; anzi
condannata, censurata, repressa sistematicamente è stata ogni forma di
solidarietà attiva che la società italiana ha mostrato verso la popolazione
palestinese…
Di esempi ne potremmo citare fin troppi, dalle bandiere fatte togliere dai
balconi, alle segnalazioni ai servizi sociali attivate per aver partecipato a
uno sciopero della fame per Gaza, alle ispezioni ministeriali nelle scuole per
aver parlato del genocidio con una rappresentante dell’ONU, alle denunce e
condanne verso gli attivisti per le manifestazioni contro l’operato criminale
israeliano…
L’atteggiamento, sprezzante verso qualsiasi norma del diritto internazionale e
verso qualsiasi principio democratico, è costato al governo italiano un’ondata
di rabbia e dissenso espressosi nelle piazze dell’autunno scorso, in molte forme
e molti contesti territoriali di tutto lo Stivale: dunque quale maniera migliore
di rifarsi una faccia se non con la promozione di una trilogia nella quale
l’apparato militare e di Intelligence italiano venga mostrato nel ruolo di
salvatore e benefattore delle povere vittime delle guerre, tra cui i palestinesi
di Gaza?
Leggendo la presentazione del progetto e la sinossi del film, non può non
colpire il lampante ordine discorsivo coloniale: protagonisti sono i salvatori
bianchi, occidentali, con le loro tecnologie sofisticate e i loro apparati
efficienti; sullo sfondo la popolazione di Gaza, oggettificata, vittimizzata,
privata di ogni capacità di azione autonoma… Anche perché, sappiamo bene che
appena questi soggetti – gli altri – iniziano a parlare e ad agire
autonomamente, subito diventano i nemici: quei nemici che è giusto bombardare,
torturare, privare di tutto perché disumanizzati.
Vittimizzare e disumanizzare sono facce di una stessa medaglia, appartengono
entrambe a un processo di negazione della dignità ad esistere autonomamente,
liberamente. D’altra parte, non solo viene fatta scomparire la popolazione
palestinese ma anche gli autori del genocidio! In oltre venticinque pagine di
presentazione mai viene nominato l’IDF o il ruolo e la responsabilità di
Israele, un vuoto lampante e sconcertante emerge dalla descrizione del film: da
dove arrivino i bombardamenti, da chi siano provocate le distruzioni e le
sofferenze della popolazione che il governo italiano si propone di salvare resta
un mistero… Quasi fosse una terribile catastrofe naturale o divina, di fronte
alla quale cala un velo di silenzio omertoso. Pensando che l’ipocrisia di fronte
a un genocidio possa essere il peggio a cui si possa assistere, ci si può però
domandare se ancor peggio non sia voler fare, e in maniera palese, di un
genocidio un grande spettacolo, come recita la dichiarazione di Massimiliano Di
Lodovico, produttore per MasiFilm: «Con questo titolo accettiamo una sfida
produttiva ambiziosa: realizzare un action-thriller italiano dal respiro
internazionale, capace di fondere tensione cinematografica, spettacolarità e
assoluta autenticità operativa».
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
non possiamo non continuare a denunciare come l’ideologia della difesa totale e
la politica della militarizzazione della società sia sostenuta da una propaganda
sempre più violenta, ipocrita e di cattivo gusto che arriva a utilizzare come
strumento la produzione cinematografica.
Se da una parte il governo taglia i fondi al cinema italiano, rendendo sempre
più difficile la possibilità di fare cinema soprattutto ai giovani artisti; se,
come dimostra il recente caso sul film dedicato alla storia di Giulio Regeni,
viene ostacolato qualsiasi tentativo di fare cinema di denuncia rispetto alle
connivenze del nostro governo con le violazioni del diritto internazionale; al
contrario il cinema, o quello che ne resta, viene rispolverato come arma di
propaganda di Stato, facendo eco ad un triste passato da cui gli attuali
governanti sembrano trarre grande ispirazione.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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