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Lo spazio elettorale avvelenato
Ad ogni tornata elettorale sentiamo ripetere gli stessi discorsi, gli stessi annunci trionfali, le stesse giustificazioni di prammatica per risultati deludenti. Nella cosiddetta o sedicente “sinistra radicale” l’arrampicata sugli specchi è pratica così consolidata da apparire ormai una seconda natura. Forse è il caso di provare a tirare qualche coordinata […] L'articolo Lo spazio elettorale avvelenato su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Il quotidiano francese “Le Monde” contro la Torino-Lione
Contrariamente a quanto succede alle nostre latitudini, in cui la stampa mainstream è assolutamente complice della propaganda Pro-Tav e completamente acritica verso il progetto della nuova linea Torino-Lione, il quotidiano […] The post Il quotidiano francese "Le Monde" contro la Torino-Lione first appeared on notav.info.
May 27, 2026
notav.info
Una tragedia alla volta
OGNI TANTO, COME REDAZIONE DI COMUNE, CI CAPITA DI ESSERE COINVOLTI IN SEMINARI, INCONTRI, PERFINO CORSI, DEDICATI ALLA COMUNICAZIONE, ALLE TRASFORMAZIONI DEL GIORNALISMO E ALLA LORO RELAZIONE CON IL BISOGNO DI UNA NUOVA CULTURA POLITICA. LA PROSSIMA VOLTA COMINCEREMO LEGGENDO E COMMENTANDO INSIEME QUESTO POTENTE E LUCIDO TESTO -------------------------------------------------------------------------------- Foto di ThisisEngineering su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Non viviamo nel mondo. Viviamo nel palinsesto. Una cosa alla volta. Covid. Poi Ucraina. Poi Gaza. Poi Iran. Il resto sparisce. Perché smettiamo di guardarlo. Ma i morti nel Mediterraneo sono ancora lì. Annegano ancora ogni mese. Ma non entrano più nel formato. Esiste ciò che occupa spazio. Tutto deve riempire. Tutto deve durare. Tutto deve essere sostituito. Emergenza. Saturazione. Oblio. Ripeti. La politica diventa serie. La guerra diventa contenuto. Il dolore diventa immagine. Non capire. Reagire. Non pensare. Schierarsi. Il like decide. Non misura. Produce. Produce ciò che merita di esistere. Non siamo spettatori. Siamo dentro. Dentro il gioco. Dentro la gara. Dentro il punteggio. Tutto è posizione. Tutto è appartenenza. Capire rallenta. Indignarsi accelera. Quindi non capiamo. Riduciamo. Se non capisco, attacco. Se è complesso, lo semplifico. Se disturba, lo elimino. Sono malato. Noi o loro. Il conflitto diventa diagnosi. Lo spettacolo continua. Ripete. Ricicla. Assorbe tutto. Anche la ribellione. Anche la critica. Anche il rifiuto. Tutto torna dentro. E noi? Noi funzioniamo. Vogliamo poco. Veloce. Chiaro. Una storia. Un nemico. Una morale. Una sola. Non siamo più cittadini. Siamo utenti, bambini. Stimolo. Reazione. Premio. Passiamo da una tragedia all’altra senza accumulare niente. Abbiamo finito lo spazio dentro. Non sentiamo più niente se non una cosa alla volta. Non lo sentiamo sulla pelle. Non ne sentiamo l’odore. Non lo vediamo davvero. Ma basta. Basta per indignarsi. Breve. Intenso. Sostituibile. L’indignazione non ferma. Alimenta. Non blocca. Accelera. Tiene acceso tutto. Il sistema siamo noi. Non possiamo reggere due cose insieme. Non funzionerebbe. La dose deve essere singola. Una cosa. Un’emozione. Un nemico. Una tragedia alla volta. -------------------------------------------------------------------------------- “Mago Menomale” è lo pseudonimo di un autore e collaboratore di Franco Berardi Bifo. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una tragedia alla volta proviene da Comune-info.
May 13, 2026
Comune-info
Le varie eredità di Michela Murgia
Da Zephorum alla proposta di Stefano Feltri e Christian Raimo per un dibattito sul lascito intellettuale della scrittrice e attivista sarda: come preservare la memoria Alessandro Giammei, uno dei figli d’anima di Michela Murgia, annuncia la nascita di Zephorum1, pagina web che raccoglie tutti i post e i video della scrittrice e attivista. Zephorum è una start up sarda nata
Il live tech e la costruzione di una leadership
L’evento organizzato a Genova con protagonista Charlotte De Witte è stato presentato come un grande momento musicale, gratuito e aperto alla città. Un’operazione di successo, almeno sul piano della partecipazione. Ma fermarsi a questo livello di lettura significa non cogliere il punto centrale. Quello a cui abbiamo assistito è stato, […] L'articolo Il live tech e la costruzione di una leadership su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
Il Battaglione Bibi
E’ sempre più evidente che Israele ha intenzione di non accettare alcuna tregua e di portare a termine una guerra dall’impatto enorme non soltanto in termini di vite umane ma anche nel generare una crisi economica globale, destinata a impoverire le popolazioni di intere aree del pianeta, a cominciare da […] L'articolo Il Battaglione Bibi su Contropiano.
April 12, 2026
Contropiano
È il momento di fare il pane
LA NUOVA GRAMMATICA DEL DOMINIO MOSTRATA DA TRUMP – “MORIRÀ UN’INTERA CIVILTÀ, PER SEMPRE… FORSE QUALCOSA DI RIVOLUZIONARIO E MERAVIGLIOSO POTRÀ ACCADERE…” – NORMALIZZA PRIMA DI TUTTO LA FEROCIA. CHE DIVENTA PENSABILE, POI DICIBILE, INFINE OVVIA. POSSIAMO RIBELLARCI A QUESTA GRAMMATICA DELLA CANCELLAZIONE CUSTODENDO ALTRI LINGUAGGI, MA POSSIAMO FARLO SOLO CON UNA LENTA, DIFFUSA E POCO MEDIATICA PRATICA CONTINUA. PER DIRLA CON MARIA ZAMBRANO: “È IL MOMENTO DI FARE IL PANE, AFFINCHÉ SI CUOCIA LENTAMENTE… IL PANE DELLA PAROLA AUTENTICA SI POTRÀ GUSTARE SOLO AL TEMPO OPPORTUNO, QUANDO CI SARÀ DI NUOVO FAME DI PAROLE NON PIÙ FUNZIONALI O STRUMENTALI…” Bambini che giocano in un parco di Pariz, città a sud-est di Teheran. Foto di Parizan Studio su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- L’attacco all’Iran non c’è stato, almeno per ora. Ma sono rimaste le parole, dopo giorni di devastazione. Sono le parole di Donald Trump, pronunciate la notte in cui si temeva un attacco militare iraniano contro Israele. “Stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”. E subito dopo: “Forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa?”. È in queste parole che si apre qualcosa di profondamente inquietante. Non è solo il compiacimento del potere o il linguaggio del dominio. È una torsione più sottile: la crudeltà che si fa quasi estetica. Quel “meraviglioso” accostato alla possibilità della distruzione non è neutro. Non è una semplice contraddizione, è uno slittamento. La catastrofe non è più soltanto temuta o minacciata; viene inscritta in un orizzonte di fascinazione. Diventa qualcosa che può essere guardato — e nominato — come un evento straordinario, quasi grandioso. E poi c’è quel “chi lo sa”. Non è incertezza. È il compiacimento di chi può evocare l’abisso e, nello stesso gesto, sottrarsi al suo peso. Di chi tiene nelle mani la vita degli altri e la espone come una possibilità tra le altre. In queste parole si scrive la grammatica del dominio: io posso. E, implicitamente: voi no. È così che il linguaggio agisce. Non resta fuori da noi: entra e modifica il nostro modo di abitare il mondo. Perché noi abitiamo il mondo attraverso le parole. Le parole non si limitano a descrivere: costruiscono ciò che è possibile pensare, dire, fare. Se una civiltà può essere definita “distruggibile” in una frase, se la sua fine può essere evocata senza che il linguaggio si spezzi, allora quella distruzione è già entrata nel mondo come possibilità concreta. È così che la ferocia si normalizza. Diventa pensabile, poi dicibile, infine ovvia. A questo punto si apre una scelta — ma non è una scelta semplice, né simmetrica. Scivolare nel ruolo di sudditi passivi è facile: la forza attrae, il potere abbaglia, e c’è qualcosa nell’enormità del dominio che produce una specie di vertigine ammirata. Scegliere di essere custodi, invece, richiede uno sforzo diverso: non spettacolare, non immediato. Richiede la pazienza di chi sa che il linguaggio non si difende con un gesto solo, ma con una pratica continua. Custodire le parole significa restituire loro peso, precisione, responsabilità. Significa non usarle per cancellare, ma per tenere aperto. Una parola che custodisce non semplifica fino a distruggere, non trasforma una civiltà in un oggetto, non riduce milioni di vite a un inciso. Sa che dire è già fare. È un gesto lento, fragile, eppure necessario. È la pazienza del seminatore che Maria Zambrano chiamava il tempo della germinazione: “È il momento di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si potrà gustare solo al tempo opportuno, quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali…” Forse è proprio questo il compito, oggi: non lasciare che il linguaggio si pieghi all’annientamento, ma continuare, ostinatamente, a preparare parole che tengano in vita. Come il pane. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo È il momento di fare il pane proviene da Comune-info.
April 8, 2026
Comune-info
Rapporto Liberties: gli Stati europei demolitori di diritti
L’Italia tra gli “smantellatori” dello stato di diritto: il rapporto che accusa il governo Meloni Il 30 marzo scorso è stata pubblicata l’edizione 2026 del report “Liberties and rule of law“, curata dal Liberties1, che anche quest’anno, come nel report del 2025, ha inserito l’Italia, con Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria, tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato
[Video] DiPLab’s Myriam Raymond at Radio Parleur
The podcast Penser les Luttes (Radio Parleur / Le Média TV) has just released a new episode titled Artificial Intelligence and Its Hidden Slaves (in French). We’re glad to share it here, as it features our colleague and DiPLab research associate Myriam Raymond. In the episode, Myriam Raymond speaks about who actually trains AI systems: the data workers behind tools like ChatGPT, Claude, and Gemini. Paid per task, often invisible, these workers label images, correct outputs, and perform the micro-tasks that make large language models function. As she explains: identifying objects in images, creating small visual assets, validating model outputs. Essential work, systematically undercounted. Myriam draws on her recent fieldwork for DiPLab, including her study on AI data workers in Egypt (part of a growing body of investigations into this workforce in the Global South). The episode also features sociologist Juan Sebastian Carbonell, who contextualises the rise of data work within broader questions of offshoring, automation rhetoric, and labour restructuring.
March 30, 2026
DiPLab
[Podcast] DiPLab’s Antonio Casilli on RAI Radio 3: When Daily Life Becomes Data
DiPLab’s Antonio A. Casilli was invited to speak on Pillole di Eta Beta, the technology programme broadcast on Italy’s RAI Radio 3, in an episode that opens with a striking new phenomenon: in Los Angeles, people are being paid to simply live their lives on camera. Wearing body-mounted cameras and sensor bracelets, workers film themselves doing household chores. Thousands of US workers have already been recruited for this work, paid a few dozen dollars for hours of first-person footage that becomes raw material for the next generation of autonomous machines. For Casilli, what is unfolding in Los Angeles is the latest iteration of a phenomenon that has involved millions of workers across Asia, Africa, and Latin America for over a decade: training algorithms, labeling images, moderating content. A digital proletariat that the technology industry systematically erases from its triumphant narrative. And yet without it, none of its products would function. The episode also raises a harder question about users. Niantic, the company behind Pokémon Go, recently sold 30 billion video sequences, captured from players navigating the real world through augmented reality, to a robotics delivery company. Millions of people filmed streets, parks, and shops without knowing their footage would end up training autonomous delivery systems.
March 29, 2026
DiPLab