Vanni Santoni / In giro per l’Europa
«Una torre in fiamme alla periferia di Berlino; un motoscafo da due milioni e
mezzo di euro che sfreccia verso la laguna di Venezia con quattro ragazzi a
bordo; due di quei ragazzi che cercano d’infiltrarsi al World Economic Forum di
Davos…» Sono queste le prime righe dell’incipit del nuovo romanzo di Vanni
Santoni, un libro dalla trama ricca in cui diverse tematiche, alcune ricorrenti
nella narrazione dello scrittore, si rincorrono in certi momenti in forma
iperrealistica, in altri al limite dell’irrealismo, scollandosi dal tessuto
connettivo della concretezza.
Martino scrive sceneggiature e, per sopravvivere al costo elevato della vita che
impone una città come Parigi, si presta a insegnare italiano e latino
privatamente a studenti. Un giorno, a un mercato rionale, incontra Johanna e da
quel momento la sua letargica e sonnambula vita riceve uno scossone.
«Battibecchi, sì, ma tutti scherzosi, tutti celebranti quello che sembrava
destinato a essere un amore, se non eterno, comunque grandioso, un colosso che
sarebbe potuto magari crollare in modo apocalittico, ma mica evaporare…»
Invece, improvvisamente, anche se annunciato dal carattere sfuggevole e
misterioso della ragazza, la relazione si interrompe, Johanna sparisce da
Parigi. Martino inizia quindi una ricerca spasmodica, senza regole, per le
strade della città. In continuo contatto con gli amici di Johanna, divenuti
ormai frequentazioni comuni, ripercorre la loro storia, i posti a loro cari, e
come un detective svolge questa indagine che lo porterà a conoscere Tanya,
un’attivista anarchica; insieme a lei localizzerà Johanna che sembrerebbe in
stretti rapporti con il magnate Manfredi Contini della Torre. «Cosa ci fanno un
sonnambulo italiano e un’anarchica francese su un treno per la Svizzera?… Ma tu…
Perché vuoi trovare così tanto Manfredi? E tu perché vuoi trovare così tanto
quella Johanna? Stiamo sugli stessi obiettivi, vuoi?»
Un comune denominatore del romanzo è l’azione dell’inseguimento che porta quasi
ad assimilare il racconto a un testo di avventura e di indagine ma, in verità,
per l’età anagrafiche dei quattro personaggi e per le tematiche trattate lo si
può avvicinare anche a una storia di formazione. Martino e Tanya troveranno
Johanna e Manfredi, anzi i primi lavoreranno a un glorioso e utopico progetto di
Manfredi. Un castello in Germania abitato da artisti. I soldi, il loro potere,
unita alla follia di chi li possiede, diventano nella seconda parte del romanzo
uno spunto di riflessione; ricalcati in carta copiativa spuntano fuori i tratti
dissennati e stravaganti delle attuali e contemporanee figure oligarchiche.
La parte iniziale incentrata a Parigi è pregna di mistero, la ville lumière è da
sempre cornice suggestiva per questo tipo di ambientazione e l’autore le riesce
a cogliere e plasmare per le ricerche del suo protagonista. Come la sezione
antecedente il finale, ambientata a Venezia, amplifica la follia ingestibile di
Manfredi. La platea a cui si rivolge il romanzo è ampia, ma sicuramente il
cluster è quello di un pubblico giovanile. La prosa è fluida ma composta da ampi
periodi, la terminologia è varia ma anche, per ragioni testuali, anglicizzata
(unboxing); l’uso di verbi di strada, per connettersi a nuove realtà di
comunicazione, come “spippolare” su Google, rende la prosa estremamente
contemporanea. Il romanzo straborda in molti contesti di ultrafinzione ma in un
periodo storico editoriale come quello attuale, in cui i romanzi non di genere e
di finzione sono drasticamente ridotti, questo è un libro in cui trame e
sottotrame si scambiano e si alternano rivelandosi: l’evasione diventa tramite
per veicolare i valori del denaro, dell’amicizia e dell’amore.
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