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New York sospende per un anno la costruzione di nuovi data center
> Lo Stato di New York intende innanzitutto rendere più rigorosi i requisiti di > legge. Il blocco dei lavori fa seguito alle proteste della popolazione. Nello Stato di New York non verrà costruito alcun nuovo centro dati per un anno. Il 14 luglio la governatrice Kathy Hochul ha firmato una moratoria per i centri dati con un consumo energetico pari o superiore a 50 megawatt. «La governatrice sospende temporaneamente, per un periodo massimo di un anno, il rilascio delle autorizzazioni ambientali statali al fine di creare un quadro normativo che tuteli i consumatori di energia elettrica, l’ambiente, la rete elettrica e le comunità in tutto lo Stato», ha comunicato il suo ufficio. Il blocco delle costruzioni fa seguito alla forte opposizione di molte comunità in tutto il Paese. Diversi Stati americani stanno quindi portando avanti progetti di legge per limitare l’impatto dei grandi centri di elaborazione dati. La normativa dello Stato di New York è la prima moratoria totale. I cittadini degli Stati Uniti, un Paese descritto come «profondamente diviso politicamente», hanno un’opinione ben precisa sulla costruzione di nuovi centri dati. Per una volta, sono tutti d’accordo. Solo un terzo degli statunitensi è favorevole alla costruzione di nuovi «hyperscaler» – enormi parchi server destinati al funzionamento dell’intelligenza artificiale, che richiedono ingenti quantità di acqua ed energia. Da sinistra a destra, sia nelle città che nelle campagne. Più di tre quarti della popolazione è preoccupata per l’aumento dei costi energetici. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Reuters/Ipso a giugno. PRIMA GLI STANDARD AMBIENTALI, POI LA LICENZA EDILIZIA Le autorità di New York stanno già lavorando a una procedura che obblighi i gestori dei data center a procurarsi autonomamente l’energia o a pagare prezzi più alti, affinché l’energia rimanga accessibile a tutti. Per la costruzione e la gestione dei data center dovrebbero ora essere stabilite anche norme standardizzate in materia di impatto ambientale. Non appena queste saranno definite, la moratoria verrà revocata. Fino ad allora non saranno più rilasciate licenze edilizie. Le autorità locali dovrebbero ricevere delle linee guida che le aiutino a negoziare vantaggi per i propri comuni. Secondo Hochul, sono inoltre in fase di elaborazione le condizioni quadro relative alla partecipazione sindacale, alle retribuzioni e al lavoro nei cantieri e nelle loro vicinanze. Si sta anche valutando se i committenti debbano investire nell’infrastruttura di rete obsoleta dello Stato di New York, se l’approvvigionamento dei data center con energie rinnovabili sarà obbligatorio e quale sia la situazione dal punto di vista assicurativo. Hochul intende inoltre impegnarsi a favore di un progetto di legge volto ad abolire l’esenzione fiscale per i data center hyperscale. Daniela Gschweng per il quotidiano online svizzero Infosperber -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid. INFOsperber
August 1, 2026
Pressenza
In Svizzera l’acqua potabile se la beve l’intelligenza artificiale
> Un villaggio, un data center, un accampamento di protesta sgomberato e una > trasformazione del territorio mai deliberata dai suoi abitanti, e tuttavia > concessa, pratica dopo pratica. Alcune tende a Benken, nella regione vinicola di Zurigo, montate per protestare contro un data center per l’intelligenza artificiale in costruzione nella vicina Beringen, sono state sgomberate venerdì scorso dalla polizia cantonale di Zurigo, per poi essere rimontate il giorno dopo a Tengen, in territorio tedesco, a pochi chilometri dal confine, come ha comunicato sabato il gruppo «Aufstände der Allmende»: La protesta si svolge all’estero, i lavori proseguono. Scritto su un cartellone che una manifestante mostra alle telecamere: «Niente acqua potabile per i tecno-oligarchi». 36 MEGAWATT, TRE MESI A Beringen, l’azienda statunitense «Stack Infrastructure» sta realizzando un impianto da 36 megawatt di potenza che, secondo quanto emerso da una ricerca di SRF Data (servizio di analisi dati della Radio e Televisione Svizzera, N.d.T.), consumerà in futuro una quantità di energia pari a tre quarti del fabbisogno dell’intero cantone di Sciaffusa nel 2022. Si tratta quindi di un impianto che, come si legge nel rapporto, «dovrebbe aumentare il fabbisogno energetico del cantone di circa il 70 per cento». L’autorizzazione a costruirlo è stata concessa in tre mesi. Per le strade nazionali, gli aeroporti, le grandi centrali elettriche e le discariche, la Svizzera prescrive una valutazione di impatto ambientale. I data center, tuttavia, non figurano affatto nell’allegato del regolamento di legge che elenca in modo esaustivo gli impianti soggetti a valutazione – una lacuna segnalata dall’ONG Algorithm Watch in un’indagine. Le macchine, che tra le altre cose calcolano il nostro futuro, nel presente sfuggono ai controlli. UNA FORNACE CHE NESSUNO VUOLE Il Consiglio comunale di Beringen ha autorizzato per il data center 55’000 metri cubi d’acqua all’anno, ovvero 150’000 litri di acqua potabile al giorno – la quantità domandata inizialmente era sei volte superiore. E alla fine spetterà al meteo decidere se questa quantità sarà sufficiente: l’impianto è collegato alla rete pubblica di acqua potabile, in altre parole, alla stessa rete delle abitazioni. Durante un’estate torrida, il fabbisogno dei server di acqua per il raffreddamento è al massimo. E un’estate torrida è solitamente anche secca: in quel caso, le sorgenti e le falde acquifere da cui proviene l’acqua potabile si abbassano. L’acqua scarseggia per tutti. I server, però, funzionano 24 ore su 24: spegnerli non è un’opzione. Quindi il comune dovrebbe attingere ancora più in profondità dalle falde acquifere che si stanno prosciugando. Oppure acquistare acqua da altri comuni. Carenza d’acqua? Nessun problema. L’importante è poter chiedere all’intelligenza artificiale cosa dobbiamo fare in caso di carenza d’acqua. E che ne sarà di tutto il calore che l’acqua di raffreddamento porta via dal complesso? Un data center è anche una fornace. Quasi tutta l’energia elettrica che vi affluisce si trasforma in calore: 36 megawatt che devono essere smaltiti da qualche parte. Ci si potrebbero riscaldare case, scuole, interi quartieri, oppure semplicemente li si disperde nell’aria. A Beringen la costruzione era stata autorizzata prima che si sapesse dove smaltire. Poi è arrivato uno studio dell’Ufficio federale dell’energia (UFE): a causa della mancanza di condutture e di utenti, solo il 30 % del calore verrebbe utilizzato a livello locale. Il resto va sprecato. Nel frattempo si sta provvedendo a migliorare il progetto: un bacino di accumulo sotterraneo, pompe di calore, la città di Sciaffusa come acquirente, per un costo di 58 milioni di franchi. Chi paga, chi ne è responsabile: tutto questo è ancora in sospeso. Ecco com’è la pianificazione nell’era dell’intelligenza artificiale: prima il cemento, poi le domande, poi la fattura. UN DATA CENTER CHE CONSUMA PIÙ ELETTRICITÀ DI LOSANNA Beringen non è un caso isolato. In Svizzera ci sono circa 120 data center e altri 20 sono in fase di costruzione. Con oltre 13 impianti per milione di abitanti, il Paese è tra quelli con la più alta densità al mondo, come riporta la rivista «Bilanz». Nel 2024 questi centri consumano 2,1 terawattora, ovvero il 3,6 % dell’energia elettrica svizzera. Adrian Altenburger, professore all’Università di Lucerna e autore dell’autorevole studio dell’UFE, stima che tale quota sia già oggi compresa tra il 6 e l’8 %, secondo quanto dichiarato alla SRF, e ritiene possibile che raggiunga fino al 15 % entro il 2030. Si tratterebbe di una quantità superiore a quella consumata dall’intero cantone di Zurigo. A Volketswil è previsto un unico centro da 100 megawatt che, a quanto pare, richiederà più elettricità della città di Losanna. Tra il 2014 e il 2030, le aziende elettriche del Cantone di Zurigo costruiranno nove nuove sottostazioni – ovvero quegli impianti che trasformano la corrente ad alta tensione proveniente dalla rete principale, portandola alla tensione della regione. Sei di queste saranno realizzate principalmente per i data center. Prima è stato il servizio di cloud a stimolare questo appetito, poi il trasferimento dei dati aziendali a Google, Microsoft e Amazon, e ora è l’intelligenza artificiale ad accrescerlo. Contro alcune tende di protesta nella campagna zurighese c’è solo una soluzione: una dozzina di agenti di polizia e un’unità cinofila. © zVg È possibile ricontrollare i calcoli e le affermazioni di Algorithm Watch: entro il 2030, secondo quanto previsto dalla legge sull’energia, in Svizzera dovrebbero essere prodotti circa 2’100 gigawattora in più di energia elettrica rinnovabile. Ognuno degli impianti fotovoltaici montati sui tetti, ogni impianto alpino, ogni dibattito su ogni turbina eolica, ogni votazione, ogni ricorso, ogni compromesso: ogni sforzo, sommato insieme, porta a questa cifra come risultato. I data center, tuttavia, consumerebbero nello stesso periodo oltre 4’000 gigawattora addizionali di energia. Il surplus di energia derivante dalla transizione energetica, un’opera collettiva per la quale questo Paese si batte da decenni, verrebbe consumato prima ancora di esistere. Perché questa nuova energia elettrica era destinata ad un compito: sostituire il vecchio sistema – il riscaldamento a gasolio con la pompa di calore, l’auto a benzina con quella elettrica. Ma se ora si aggiunge un nuovo consumatore, più grande dell’intero surplus, la nuova energia elettrica non sostituirà più nulla. Alimenterà il nuovo arrivato, mentre i sistemi di riscaldamento a gasolio continueranno a funzionare, per un altro anno, altri due anni, chissà. I data center non sottraggono energia alle pompe di calore, ma rallentano il ritmo della transizione energetica. Per ora il ritmo. Perché oggi nessuno può dire come si svilupperà questa tendenza. Le previsioni del settore vengono riviste al rialzo ogni sei mesi, e ogni revisione erode un’altra fetta dell’incremento. Una transizione che rallenta sempre di più, mentre il suo concorrente raddoppia: da quando si tratta ancora di un ritardo e da quando si tratta di un arresto completo? Uno scontro politico al riguardo è quasi inesistente. Un’iniziativa qui, un rapporto là, il dibattito procede a rilento, ma il settore è in piena corsa. IL CAMPO DI PROTESTA COME SISMOGRAFO In un rapporto del 2025, il Consiglio Federale svizzero ammette di non avere idea in merito a quali modelli di IA siano effettivamente in uso in Svizzera, per non parlare di quanto consumo energetico comportino. Punta sull’autoregolamentazione e attende uno studio che innanzitutto gli indichi cosa sta accadendo nel proprio Paese. In assenza di dati concreti, la politica rimane impantanata nella disputa sulle competenze, e la discussione è in pieno svolgimento. La consigliera nazionale dei Verdi Marionna Schlatter dichiara alla SRF: «In Svizzera assistiamo ad una crescita enorme di questi siti ad altissimo consumo energetico e di risorse». Schlatter chiede norme nazionali in materia di elettricità, acqua e calore residuo. Il consigliere alla Camera dei Cantoni della FDP (N.d.T. in Italiano: PLR.I Liberali Radicali), di Sciaffusa, Severin Brüngger, ritiene che invece i Cantoni abbiano il dovere e la competenza per intervenire; il suo Gran Consiglio, del resto, ha appena reso obbligatorio lo sfruttamento del calore residuo. Entrambi hanno ragione, e probabilmente è proprio questo il problema: finché la Confederazione e i Cantoni si rimpallano le competenze, nessuno delibera sulle questioni fondamentali. Gli attivisti e le attiviste – ieri a Benken, oggi a Tengen – fungono in questo senso da sismografi. Hanno compreso ciò che le autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni non hanno dovuto verificare: che il cloud è un’entità concreta, che consuma acqua, energia termica e terra, che ogni richiesta inviata a una macchina fa girare una turbina da qualche parte. Negli Stati Uniti, riporta la rivista «Bilanz», gli elettori repubblicani e democratici per una volta sarebbero d’accordo nell’opposizione ai data center. Se la Svizzera seguisse questo esempio, sarebbe prevedibile un’iniziativa per dire “No ai data center”. Ma chi ha deciso, in realtà, che questo Paese diventasse una sede per i server? Che la sua elettricità, la sua acqua, la sua transizione energetica cedessero il passo a questa particolare industria? La risposta è: nessuno. Non c’è mai stata una decisione del genere. Ci sono state solo concessioni edilizie, un comune dopo l’altro. Esempio Beringen: autorizzazione concessa in tre mesi da un ufficio tecnico comunale. La somma di queste concessioni, però, sta cambiando il Paese. Le tende di chi protesta tuttavia sono piantate in Germania. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Anna Sette INFOsperber
July 23, 2026
Pressenza
Le lotte contro il riscaldamento climatico e alla povertà possono essere portate avanti insieme
Mentre il mondo si adopera per frenare il riscaldamento globale ponendo fine all’uso dei combustibili fossili in conformità con gli obiettivi climatici, secondo una nuova ricerca garantire a tutti gli abitanti della Terra un tenore di vita dignitoso è possibile a patto di attuare rapidamente e in modo definitivo la riduzione delle emissioni. Lo studio, guidato dal ricercatore Jarmo Kikstra del Programma Energia, Clima e Ambiente dell’Istituto Internazionale di Analisi dei Sistemi Applicati; in prosieguo:«IIASA»), ha esaminato gli scenari energetici in linea con l’Accordo di Parigi e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. In un comunicato stampa l’IIASA afferma che con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici e la mancanza di beni di prima necessità per miliardi di persone, affrontare contemporaneamente entrambe le sfide non è solo possibile, ma fondamentale. Gli autori hanno analizzato se gli scenari delineati negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e nell’Accordo di Parigi forniscano energia sufficiente a tutti gli abitanti del pianeta per avere servizi essenziali come il raffreddamento e il riscaldamento delle case, fornelli ecologici, assistenza sanitaria, istruzione e trasporti. > Nel comunicato stampa Kikstra dichiara: “Il nostro obiettivo è riuscire a > determinare cosa sia necessario per eliminare la povertà estrema e allo stesso > tempo promuovere l’azione per il clima. Non si tratta solo di sollevare le > persone dalla povertà estrema, ma di guardare a un futuro con grandi ambizioni > di sviluppo, che garantisca standard di vita dignitosi come minimo per tutti > in tutto il mondo”. Attraverso il nuovo modello DESIRE, il team di ricerca ha confrontato gli scenari energetici che fanno dello sviluppo sostenibile una priorità con quelli che continuano a seguire le tendenze del passato. Secondo l’IIASA, un risultato sorprendente è che gli scenari di sviluppo sostenibile riducono in modo significativo il numero di persone che consumano meno dell’energia minima necessaria per i bisogni primari. In base a questi scenari, si prevede che il numero di persone che non dispongono di energia sufficiente per soddisfare le proprie esigenze domestiche primarie diminuirà di oltre il 90% – un tasso di progresso molto più rapido di quello che si otterrebbe continuando a seguire le tendenze attuali. Lo studio evidenzia che le emissioni necessarie a sostenere standard di vita dignitosi sono molto inferiori alle emissioni totali. > Kikstra spiega: “I nostri risultati mettono in discussione l’idea che > sradicare la povertà e proteggere il pianeta siano obiettivi nettamente in > contrasto. Infatti, l’energia necessaria per garantire la dignità umana > primaria è minima rispetto a quella attualmente consumata a livello globale. > Tuttavia, una simile traiettoria di sviluppo sostenibile implica che i tassi > di crescita nei Paesi a basso reddito siano molto più alti di quanto abbiamo > visto. Richiede sforzi di sviluppo adeguati e sostegno internazionale”. Shonali Pachauri, coautrice dello studio e leader del Transformative Institutional and Social Solutions Research Group, ha sottolineato che l’efficienza, la crescita e la riduzione dell’uguaglianza sono elementi importanti per garantire che tutti possano disporre di risorse sufficienti. Kikstra fa notare che non solo dovrebbero esserci più servizi dove sono necessari, ma è anche molto importante migliorare il modo in cui i servizi vengono forniti e assicurarsi che le risorse non vengano sprecate, ma assegnate a chi ne ha bisogno”. Lo studio, “Colmare il divario di vita dignitosa negli scenari energetici e di emissioni: introdurre DESIRE), è stato pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. > Nel comunicato stampa il coautore dello studio Bas van Ruijven, leader del > gruppo di ricerca sui sistemi di servizi sostenibili dell’IIASA dichiara: “il > nostro studio è il primo a collegare indagini dettagliate sul fabbisogno > energetico a una modellazione globale integrata per la riduzione delle > emissioni. Se ben fatto, il fabbisogno energetico futuro potrebbe essere > inferiore di almeno un terzo, mentre le emissioni verrebbero portate a zero”. Gli autori hanno sottolineato l’importanza di combinare l’azione per il clima con lo sviluppo. Tuttavia, hanno osservato che, se non si riuscirà ad attuare politiche climatiche efficaci, sarà impossibile soddisfare anche il minimo indispensabile dei bisogni di base senza superare i limiti dell’Accordo di Parigi. Un dato fondamentale emerso dallo studio è che solo circa un terzo del consumo energetico mondiale sarebbe necessario per sostenere standard di vita dignitosi, mentre gli altri due terzi sono destinati a scopi che vanno oltre il soddisfacimento dei bisogni primari. In un futuro come questo – che secondo l’IIASA potrebbe essere raggiunto nei prossimi due decenni – oltre la metà della popolazione mondiale, compresa quella dei Paesi a basso reddito, raggiungerebbe standard di vita più che doppi rispetto alla linea guida minima per gli standard di vita dignitosi per il settore edilizio. Kikstra afferma che è alquanto improbabile che fornire i servizi di cui le persone hanno bisogno in tutto il mondo distrugga il pianeta, almeno non dal punto di vista energetico. Raggiungere gli obiettivi climatici e garantire una vita dignitosa per tutti è alla nostra portata, ma richiede un’azione immediata e decisiva per ridurre le emissioni. Di Cristen Hemingway Jaynes Traduzione dall’inglese di Maria Rosaria Leggieri EcoWatch
June 3, 2025
Pressenza