Gaza/Nasser hospital: MSF cura persone rimaste ferite durante distribuzione di cibo
Ospedale pieno di feriti, anche gravi. Pazienti raccontano di essere stati
colpiti da droni, elicotteri, via terra, via mare.
2 giugno 2025 – I team di Medici Senza Frontiere (MSF) all’ospedale Nasser di
Khan Younis hanno soccorso ieri alcune delle persone rimaste ferite mentre
aspettavano di ricevere cibo nei centri di distribuzione della Gaza Humanitarian
Foundation a Rafah e vicino al corridoio di Netzarim. Secondo il ministero della
salute, decine di palestinesi sono stati uccisi e centinaia sono stati feriti. I
pazienti hanno raccontato ai team di MSF di essere stati colpiti da più fronti:
da droni, elicotteri, barche, e via terra da carri armati e soldati israeliani.
“Gli eventi di ieri dimostrano ancora una volta che questo nuovo sistema di
distribuzione degli aiuti è disumano, pericoloso e gravemente inefficace. Ha
causato morti e feriti tra i civili che si sarebbero potuti evitare. Gli aiuti
umanitari devono essere forniti da organizzazioni umanitarie che hanno la
competenza e la determinazione per farlo in modo sicuro ed efficace” afferma
Claire Manera, coordinatrice delle emergenze di MSF.
Le équipe di MSF all’ospedale Nasser hanno curato pazienti con ferite gravi.
Alcuni pazienti in condizioni critiche sono ancora in sala operatoria. Inoltre,
con le banche del sangue quasi vuote, è stato necessario ricorrere alle
donazioni del personale medico.
“I corridoi dell’ospedale Nasser erano pieni di pazienti, ma a differenza di
quanto ho visto in precedenza, dove la maggior parte dei pazienti erano donne e
bambini, oggi erano soprattutto uomini. Giacevano nei loro letti nei corridoi
perché le stanze erano già piene di feriti. Avevano ferite da arma da fuoco
visibili agli arti e i loro vestiti erano intrisi di sangue” racconta Nour
Alsaqa, responsabile della comunicazione di MSF a Gaza. “Sembravano distrutti e
sconvolti dopo aver cercato di trovare cibo per i propri figli, tornando invece
feriti e a mani vuote. All’esterno c’erano urla, sirene, un flusso costante di
nuovi arrivi al pronto soccorso. In mezzo al caos, abbiamo ricevuto la conferma
che il fratello di un collega era stato ucciso mentre cercava di prendere gli
aiuti dal centro di distribuzione”.
“La gente si contendeva 5 pallet. Ci hanno detto di prendere il cibo, poi hanno
sparato da tutte le direzioni. Ho corso per 200 metri prima di rendermi conto di
essere stato colpito. Questo non è aiuto. È una menzogna. Dobbiamo andare a
cercare cibo per i nostri figli e morire?” ha detto Mansour Sami Abdi, padre di
4 figli.
“Mi hanno sparato alle 3.10 del mattino. Eravamo intrappolati e ho continuato a
sanguinare fino alle 5.00. C’erano molti altri uomini con me. Uno di loro ha
cercato di tirarmi fuori. È stato colpito alla testa ed è morto su di me.
Eravamo andati lì solo per procurarci del cibo, per sopravvivere, come tutti gli
altri” ha raccontato Mohammad Daghmeh, 24 anni, sfollato ad Al-Qarara, Khan
Younis.
È la seconda volta che questo nuovo sistema di distribuzione degli aiuti provoca
uno spargimento di sangue. Il 27 maggio, nel primo pomeriggio di distribuzione a
Rafah, le forze israeliane hanno sparato a decine di persone mentre quantità
insufficienti di beni di prima necessità venivano distribuiti nel caos.
Il 100% di Gaza è ora a rischio carestia a seguito dell’assedio totale imposto
dalle autorità israeliane il 2 marzo, secondo le Nazioni Unite. Dal 19 maggio,
le poche centinaia di camion di generi alimentari arrivati, una frazione
insufficiente di ciò che è necessario, hanno diffuso la disperazione tra gli
oltre 2 milioni di persone che da 3 mesi sono in gran parte private di cibo,
acqua e medicine. Il blocco totale o parziale degli aiuti umanitari a Gaza ha
aggravato la situazione di tutta la popolazione.
MSF ribadisce che, oltre agli ordini di sfollamento e ai bombardamenti, anche
l’uso degli aiuti come arma può costituire un crimine contro l’umanità. Solo un
cessate il fuoco duraturo e l’apertura immediata delle frontiere di Gaza per
l’ingresso degli aiuti umanitari – compresi cibo, forniture mediche, carburante
e attrezzature – possono alleviare questa catastrofe causata dall’uomo.
Medecins sans Frontieres