Le difficoltà delle famiglie e la crisi del sistema penitenziario nei Rapporti dell’Eurispes e di Antigone
Il pagamento dell’affitto rappresenta per gli italiani la spesa più problematica
(44,3%), seguono mutuo (32%), bollette (29,1%) e spese mediche (24,9%). Il 23,8%
degli italiani riesce a mettere da parte risparmi, mentre il 35,4% è costretto
ad attingere ai propri risparmi per arrivare a fine mese e, quasi il 60%,
riporta difficoltà nell’arrivare a fine mese. Di fronte alle difficoltà
economiche, il ricorso alla famiglia d’origine rappresenta la soluzione più
impiegata (29,2%). Un’altra strategia diffusa riguarda il ritardo nei pagamenti:
il 20,8% dei cittadini ha pagato le bollette con forte ritardo, mentre il 19,3%
dichiara ritardi nel pagamento delle tasse, delle rate condominiali (16,4%) e
dei conti aperti presso commercianti locali (11%).
Sono alcuni dei dati emersi dalla 37a edizione del Rapporto Italia 2025 di
EURISPES. “I risultati dell’indagine sui comportamenti di consumo delle famiglie
italiane, si legge nel Rapporto, mostrano una realtà ancora attraversata da
pratiche di contenimento e riorganizzazione della spesa, che non riguardano
soltanto i consumi accessori, ma toccano ambiti centrali della quotidianità,
come la salute, la cura personale e la gestione domestica. L’ampio ricorso alla
rateizzazione, l’utilizzo crescente di piattaforme digitali per dilazionare i
pagamenti e la rinuncia a prestazioni sanitarie o a servizi di sostegno
familiare delineano un quadro in cui la sostenibilità economica è affidata
sempre più a strumenti flessibili e a strategie difensive”.
Sul fronte dell’inflazione, la maggior parte degli italiani riferisce prezzi in
aumento (84,1%), seppur con differente intensità. Per contenere le spese, gli
italiani rinviano uno o più acquisti necessari (59,5%), rinunciano alla
babysitter (54%), riducono le uscite (50,1%), e tagliano su viaggi o vacanze
(50%). Molti (45,3%), pur avendone necessità, hanno dovuto fare a meno
dell’aiuto di una badante. Non manca chi ha rimandato lavori o ristrutturazioni
in casa (38,2%) o ha deciso di pagare in nero alcuni servizi come ripetizioni,
riparazioni, assistenza domestica, medici, ecc. (37,5%) e poco meno (37,2%) sono
quanti hanno invece rinunciato ad altre forme di aiuto domestico, come il
personale per le pulizie o il giardiniere.
Nell’ultimo anno, più della metà degli italiani (53,4%; il 31,4% una/qualche
volta, il 16,5% spesso, il 5,5% sempre) si è servito della rateizzazione dei
pagamenti soprattutto per l’acquisto di elettrodomestici (44,5%), di auto/moto
(42,5%) e tecnologia, televisori, smartphone, tablet (42,3%). L’uso delle
piattaforme e app (es. Klarna, Scalapay, Clearpay, Paypal, Satispay, ecc.), che
consentono la rateizzazione senza interessi, è ormai diffusissimo (65,3%).
La necessità di contenere le uscite porta spesso a dover rinunciare a spese
necessarie per la salute e il benessere personale: il 28,2% degli italiani ha
rinunciato a cure/interventi dentistici, il 27,2% ad effettuare controlli medici
periodici e di prevenzione, il 22,3% a visite specialistiche per
disturbi/patologie specifiche e il 18,1% a terapie o interventi medici.
Qui per approfondire e scaricare il Rapporto dell’EURISPES:
https://eurispes.eu/news/risultati-rapporto-italia-2025/.
Il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione dal titolo “Senza
respiro” ancora una volta, invece, lancia l’allarme sull’“esplosione del
sovraffollamento” nelle nostre carceri: al 30 aprile 2025 erano 62.445 le
persone detenute nelle carceri italiane. A fronte di queste presenze la capienza
regolamentare è di 51.280 posti, un dato addirittura in lieve calo rispetto alla
fine del 2024, e dunque il tasso di affollamento ufficiale sarebbe del 121,8%.
Però i posti non disponibili per inagibilità o ristrutturazioni sono almeno
4.500, e dunque il tasso medio effettivo di affollamento è almeno del 133%.
Delle 189 carceri italiane quelle non sovraffollate sono ormai solo 36, mentre
quelle con un tasso di affollamento uguale o superiore al 150% sono ormai 58. A
fine marzo 2023 erano 39. Il sovraffollamento, che come sempre si presenta prima
nella Case Circondariali del nord Italia, si sta diffondendo in tutto il resto
del paese. “Nel mese di aprile, si legge nel Rapporto, ci sono stati 164
detenuti in più del mese precedente. Se si pensa che le nostre carceri hanno una
capienza media di circa 300 posti, significa che la popolazione detenuta sta
crescendo dell’equivalente di un nuovo carcere ogni due mesi, un dato
esorbitante per poter pensare di rispondere con una qualunque strategia di
edilizia penitenziaria. Un carcere di 300 posti costa in media 30 milioni di
euro. L’edilizia non può essere la soluzione, salvo non si chieda ai cittadini
un impegno fiscale straordinario”.
E mentre il Governo introduce nuovi reati e alza le pene per molti di quelli già
previsti, Antigone sottolinea che “nel periodo 2018-2023 si rileva una generale
diminuzione dei delitti commessi e denunciati”. Antigone lancia l’allarme anche
sul rischio di “privatizzazione dell’esecuzione penale”. Nel Rapporto si legge:
“Il cosiddetto decreto carceri dell’agosto 2024 istituisce un elenco di
strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale. Se
appare lodevole l’intenzione di facilitare l’accesso a misure alternative a quei
detenuti che non dispongono di un domicilio adeguato, appaiono tuttavia ambigue
le modalità in cui ciò si prevede, andando a soggetti privati non solo
l’accoglienza ma anche il reinserimento sociale. Si cita esplicitamente il
regime di detenzione domiciliare, una forma di detenzione a tutti gli effetti,
sebbene in privata dimora. Quando la privata dimora appartiene a un soggetto
privato che riceve fondi pubblici per la reintegrazione sociale del condannato,
il risultato somiglia molto a un carcere privato”.
Antigone lancia 3 proposte per ridurre il sovraffollamento: 1. Sono poco più di
17.000 i detenuti che devono scontare un residuo pena inferiore ai due anni. Con
un atto generale di clemenza di soli 24 mesi il sistema tornerebbe a respirare.
2. I consigli di disciplina in ciascun istituto potrebbero riunirsi in forma
straordinaria e sollecitare provvedimenti collettivi di grazia e di concessione
di misure alternative per tutti coloro che hanno da scontare meno di due anni.
3. Prevedere un divieto di carcerazione, salvo casi eccezionali, se non c’è un
posto regolamentare in carcere.
Qui il Rapporto di Antigone:
https://www.rapportoantigone.it/ventunesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/.
Giovanni Caprio