Documento per Gaza e la Cisgiordania del Collegio Docenti del Liceo Scientifico “Dini” di Pisa
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI IL TESTO DEL DOCUMENTO PRODOTTO DAL COLLEGIO DOCENTI DEL
LICEO “DINI” DI PISA SULLE VICENDE CHE RIGUARDANO IL GENOCIDIO A GAZA E IN
CISGIORDANIA. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE
UNIVERSITÀ INVITIAMO I/LE DOCENTI A PRENDERE ESEMPIO E PRESENTARE DOCUMENTI
SIMILI COME PRESE DI POSIZIONE CONTRO IL GENOCIDIO, LE GUERRE, LA LEVA
OBBLIGATORIA E LA LOGICA MILITARESCA CHE AFFLIGGE LA NOSTRA SCUOLA PUBBLICA.
Il 15 settembre 2025 abbiamo osservato un minuto di silenzio per le migliaia di
bambini e bambine e di civili uccisi/e a Gaza dall’esercito israeliano.
Le notizie che continuano ad arrivare da Gaza e dalla Cisgiordania, dopo il
cessate il fuoco dell’ottobre 2025, ci impongono di esprimerci ancora, come
docenti, come cittadini e cittadine che sentono un imperativo morale: “Non
tacere”.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, pochi giorni fa, la marina israeliana
ha attaccato, ancora una volta in acque internazionali, 22 barche della
Flotilla, 175 attivisti e attiviste da 55 Paesi. I militari hanno minacciato gli
equipaggi con le armi, li hanno fatti inginocchiare, hanno sabotato motori e
strumentazione, lasciando le barche in balia delle onde.
Due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, sono stati arrestati e portati in
Israele (sono stati liberati solo il 9 maggio, anche a seguito di una
mobilitazione internazionale per il loro rilascio).
Il 30 marzo, il Parlamento Israeliano ha approvato la legge che introduce la
pena di morte per atti di terrorismo compiuti dai palestinesi: uno dei primi a
rischiare di venir condannato a morte è il dottor Hussam Abu Safiya, arrestato
dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024 mentre cercava di negoziare
l’evacuazione dell’ospedale Kamal Adwan, circondato da pazienti costretti a
lasciare l’ospedale in mutande, tra due file di carri armati israeliani.
A Gaza prosegue la distruzione sistematica delle infrastrutture e degli ultimi
presidi sanitari, l’81 % degli edifici è distrutto, il 58 % dei territori è
stata dichiarata zona interdetta ai palestinesi, presidiata dall’esercito.
Dal cessate il fuoco, sono state uccise più di 500 persone. 37 Ong non possono
più operare a Gaza, il blocco totale degli aiuti umanitari prosegue,
costringendo i palestinesi della striscia a una sopravvivenza ormai oltre il
limite, in assenza quasi totale di cibo, di medicinali, di acqua potabile, di
carburante. 20.000 bambini uccisi, 42.000 feriti, 21.000 invalidi a vita,
migliaia affetti da estrema denutrizione, malattie della pelle, traumi
psicologici (fonte Save the Children).
Le famiglie, sotto tende fatiscenti, devono difendersi anche dai cani selvatici
e dai topi.
Intanto, il piano di “ricostruzione” di Gaza non prevede l’autodeterminazione
dei palestinesi.
Non ci sono quasi più giornalisti che possano testimoniare ciò che avviene nella
striscia, dal 7 ottobre 2023 sono circa 300 i giornalisti uccisi dall’esercito
israeliano.
Per quanto riguarda la Cisgiordania, non esistono più le aree A, B o C: tutta la
Cisgiordania viene ogni giorno occupata in maniera sempre più massiccia,
illegalmente, dai coloni. Lo stesso accade a Gerusalemme Est.
La situazione dei bambini e delle bambine palestinesi è drammatica; 350 minori
sono detenuti nelle carceri israeliane (già a 12 anni un bambino palestinese può
venire arrestato), l’accusa di aver lanciato pietre può portare a una condanna
fino a 20anni di carcere.
Né parenti né legali vengono informati immediatamente sul luogo di detenzione e
sul capo di accusa, 4 bambini su 5 vengono picchiati al momento dell’arresto, la
metà feriti.
Il 60% dei minori è in isolamento, anche fino a 48 ore.
Le scuole vengono sistematicamente attaccate e distrutte dai coloni; i bambini e
le bambine che ancora riescono ad avere una parvenza di scuola devono
attraversare zone occupate illegalmente dai coloni, che le/li minacciano con
droni, armi, cani; devono superare checkpoint (900 in Cisgiordania) e
perquisizioni.
Dal 2011 permane il divieto assoluto di usare libri palestinesi.
Le librerie vengono chiuse; due librai di Gerusalemme Est, Ahmed e Mahmoud Muna,
sono stati arrestati con l’accusa di “terrorismo”, poi di “disturbo della quiete
pubblica”, per aver venduto libri palestinesi. Tra i libri proibiti, 1984 di
Orwell.
Tutta la Cisgiordania è attraversata da cancelli che impediscono l’accesso ai
palestinesi: cancelli gialli controllati dall’esercito, arancio dai coloni.
E potremmo continuare per pagine e pagine a raccontare una realtà dove regna
l’assoluta assenza di diritto, di regole: solo paura, minacce, violenza,
sopruso, morte.
In quanto docenti, sentiamo la responsabilità di non tacere e ci assumiamo
l’imperativo etico di denunciare tutto questo in difesa del diritto, della
giustizia, della salvaguardia della vita e dell’autodeterminazione del popolo
palestinese.
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