Napoli, chi ha bloccato l’inserimento al lavoro di mille e duecento disoccupati?
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Potrebbe essere un giovedì qualsiasi, e invece il centro storico di Napoli è
invaso da forze di polizia di ogni genere, dopo i fatti di cronaca nera avvenuti
in settimana in uno dei quartieri popolari della città. A piazza Plebiscito, di
fronte alla Prefettura, centinaia di persone protestano con una conferenza
stampa e un corteo per l’improvvisa e allo stato immotivata interruzione di un
progetto per inserimento al lavoro che li coinvolge. «Siamo lavoratori – ci
tengono a specificare in più di un intervento al microfono – perché abbiamo
firmato dei contratti di tirocinio formativo; non più disoccupati organizzati, e
faremo valere i nostri diritti in maniera ancora più decisa di come abbiamo
fatto in tutti questi anni».
Dopo un decennio di lotta, infatti, e superando ostacoli talvolta da teatro
dell’assurdo, gli uomini e le donne dei Disoccupati 7 Novembre e del Cantiere
167 di Scampia, sono riusciti a ottenere l’avvio di tirocini formativi annuali,
con la prospettiva di un inserimento lavorativo nelle cooperative comunali che
si occupano di manutenzione del verde, strade e sorveglianza dei beni culturali
della città.
Mentre il percorso dei tirocini procedeva per circa mille e duecento persone,
però, all’improvviso, la scorsa settimana, Sviluppo Italia, società del
ministero che gestisce il progetto, ne ha comunicato la sospensione in
autotutela. Il motivo consisterebbe in alcune presunte irregolarità procedurali,
non dipendenti certo dalla sfiancante trafila burocratica che i due movimenti e
i loro iscritti hanno dovuto affrontare. «Centinaia di persone hanno rinunciato
in questi mesi a un’occupazione informale o a indennità che percepivano e che in
molti casi erano più consistenti economicamente rispetto ai seicento euro
percepibili con il tirocinio», spiegano alla stampa i referenti del movimento.
«Lo hanno fatto perché l’obiettivo della nostra lotta è sempre stato il lavoro,
e questo tirocinio era propedeutico all’inserimento in cooperativa. Ora,
all’improvviso, il progetto viene sospeso per responsabilità istituzionali,
lasciando senza alcun sostentamento un migliaio di persone. Chi si è preso la
responsabilità di questa scelta non ha la minima idea di cosa ha combinato!».
Prima della conferenza, e dopo il corteo conclusosi con un sit-in di protesta al
Molosiglio, dove a presentare un libro c’erano Giuseppe Conte, il sindaco
Manfredi e il governatore Fico, le istituzioni hanno comunicato che ci sarà da
attendere la conclusione di un’istruttoria che dovrà stabilire eventuali
irregolarità. Ma i tirocinanti non hanno intenzione di aspettare a tempo
indeterminato. «Qualora dovessero emergere problematiche di carattere
procedurale, queste non sono di nostra responsabilità. I tempi, in ogni caso,
non dobbiamo farli decidere a loro. A partire da oggi rilanciamo una nuova
campagna di lotta, perché passi chiaro il messaggio che il problema va risolto,
e in fretta. Questi lavoratori hanno firmato un contratto e devono cominciare o
riprendere il proprio percorso, non possono arrivare alla fine del mese senza
percepire ciò che gli spetterebbe per il lavoro che stanno facendo».
Non è la prima volta che la lotta dei disoccupati organizzati incontra ostacoli
inattesi proprio quando il percorso sembra incanalato verso un esito positivo. E
non è la prima volta che, esattamente come sta accadendo oggi, esponenti
politici locali di piccolo cabotaggio provano a cavalcare questi cortocircuiti
amministrativi nel tentativo di mettere i disoccupati uno contro l’altro,
screditando gli esponenti più in vista del movimento per tornare a imporre
l’approccio clientelare, tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni
amministrative. Lasciare senza risposte centinaia di persone, fomentare
l’incertezza, insinuare in tanti uomini e donne l’idea che la promessa
elettorale possa avere esiti più fruttuosi rispetto alla radicale rivendicazione
di un posto di lavoro, è un vecchio tentativo che la storia politica della città
conosce bene. Prefettura, enti locali e ministero del lavoro hanno il dovere di
riattivare immediatamente i tirocini, intervenendo se necessario sui
responsabili delle incongruenze, evitando l’esplosione di una nuova emergenza di
cui la città non ha certo bisogno. (riccardo rosa)