Tag - fotogallerie

Napoli, chi ha bloccato l’inserimento al lavoro di mille e duecento disoccupati?
Foto della redazione                  Potrebbe essere un giovedì qualsiasi, e invece il centro storico di Napoli è invaso da forze di polizia di ogni genere, dopo i fatti di cronaca nera avvenuti in settimana in uno dei quartieri popolari della città. A piazza Plebiscito, di fronte alla Prefettura, centinaia di persone protestano con una conferenza stampa e un corteo per l’improvvisa e allo stato immotivata interruzione di un progetto per inserimento al lavoro che li coinvolge. «Siamo lavoratori – ci tengono a specificare in più di un intervento al microfono – perché abbiamo firmato dei contratti di tirocinio formativo; non più disoccupati organizzati, e faremo valere i nostri diritti in maniera ancora più decisa di come abbiamo fatto in tutti questi anni». Dopo un decennio di lotta, infatti, e superando ostacoli talvolta da teatro dell’assurdo, gli uomini e le donne dei Disoccupati 7 Novembre e del Cantiere 167 di Scampia, sono riusciti a ottenere l’avvio di tirocini formativi annuali, con la prospettiva di un inserimento lavorativo nelle cooperative comunali che si occupano di manutenzione del verde, strade e sorveglianza dei beni culturali della città.  Mentre il percorso dei tirocini procedeva per circa mille e duecento persone, però, all’improvviso, la scorsa settimana, Sviluppo Italia, società del ministero che gestisce il progetto, ne ha comunicato la sospensione in autotutela. Il motivo consisterebbe in alcune presunte irregolarità procedurali, non dipendenti certo dalla sfiancante trafila burocratica che i due movimenti e i loro iscritti hanno dovuto affrontare. «Centinaia di persone hanno rinunciato in questi mesi a un’occupazione informale o a indennità che percepivano e che in molti casi erano più consistenti economicamente rispetto ai seicento euro percepibili con il tirocinio», spiegano alla stampa i referenti del movimento. «Lo hanno fatto perché l’obiettivo della nostra lotta è sempre stato il lavoro, e questo tirocinio era propedeutico all’inserimento in cooperativa. Ora, all’improvviso, il progetto viene sospeso per responsabilità istituzionali, lasciando senza alcun sostentamento un migliaio di persone. Chi si è preso la responsabilità di questa scelta non ha la minima idea di cosa ha combinato!».  Prima della conferenza, e dopo il corteo conclusosi con un sit-in di protesta al Molosiglio, dove a presentare un libro c’erano Giuseppe Conte, il sindaco Manfredi e il governatore Fico, le istituzioni hanno comunicato che ci sarà da attendere la conclusione di un’istruttoria che dovrà stabilire eventuali irregolarità. Ma i tirocinanti non hanno intenzione di aspettare a tempo indeterminato. «Qualora dovessero emergere problematiche di carattere procedurale, queste non sono di nostra responsabilità. I tempi, in ogni caso, non dobbiamo farli decidere a loro. A partire da oggi rilanciamo una nuova campagna di lotta, perché passi chiaro il messaggio che il problema va risolto, e in fretta. Questi lavoratori hanno firmato un contratto e devono cominciare o riprendere il proprio percorso, non possono arrivare alla fine del mese senza percepire ciò che gli spetterebbe per il lavoro che stanno facendo».  Non è la prima volta che la lotta dei disoccupati organizzati incontra ostacoli inattesi proprio quando il percorso sembra incanalato verso un esito positivo. E non è la prima volta che, esattamente come sta accadendo oggi, esponenti politici locali di piccolo cabotaggio provano a cavalcare questi cortocircuiti amministrativi nel tentativo di mettere i disoccupati uno contro l’altro, screditando gli esponenti più in vista del movimento per tornare a imporre l’approccio clientelare, tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative. Lasciare senza risposte centinaia di persone, fomentare l’incertezza, insinuare in tanti uomini e donne l’idea che la promessa elettorale possa avere esiti più fruttuosi rispetto alla radicale rivendicazione di un posto di lavoro, è un vecchio tentativo che la storia politica della città conosce bene. Prefettura, enti locali e ministero del lavoro hanno il dovere di riattivare immediatamente i tirocini, intervenendo se necessario sui responsabili delle incongruenze, evitando l’esplosione di una nuova emergenza di cui la città non ha certo bisogno. (riccardo rosa)
July 3, 2026
Napoli MONiTOR
‘O monastero. Un torneo di calcio all’ex Asilo Filangieri
Fotogalleria di Samuel Graziano Testo a cura di Barbara Russo Si è tenuta lo scorso fine settimana la quarta edizione del torneo di calcio popolare ‘O monastero, nel campetto dell’ex Asilo Filangieri. ‘O monastero è come viene chiamato l’Asilo, ex convento, dagli abitanti del quartiere. Il campetto che si trova alle spalle dell’ingresso è stato realizzato insieme da abitanti, ragazzini che partecipano al torneo e attivisti. Lo striscione che lo sovrasta in questi giorni recita: “Da queste parti solo cuore e sudore. Centro storico Napoli”. Gareggiano sei squadre, si gioca tre contro tre, i partecipanti vanno dagli 11 ai 16 anni e provengono da vari quartieri del centro, San Gaetano, Forcella e Borgo. I migliori si distingueranno per primo, secondo e terzo classificato; miglior giocatore morale, capocannoniere e miglior gol. Il torneo è finanziato dall’associazione Zefiro e dall’Asilo. Senza volerli troppo distogliere dal gioco, abbiamo rivolto ai partecipanti qualche domanda. Di seguito le loro parole. «Mi chiamo Emanuele, ho 11 anni e ho scoperto questo posto perché vedi quel gruppo là?, quello è il gruppo di mio padre. Ho imparato qua a giocare a pallone. Sono del quartiere, ci sono altri posti dove andiamo a giocare, ma per esempio al Duomo ci sono i militari, e non è cosa. Qua è meglio». «Mi chiamo Vincenzo, ho 14 anni e faccio la prima superiore. Federico ci ha proposto questa cosa del torneo e allora abbiamo sparso la voce tra i nostri amici, poi piano piano abbiamo pulito il campo. Io abito nel quartiere e vengo tutti i giorni. Giochiamo qua perché il campo è mezzo chiuso e nessuno ci dice niente. Oggi giocherò nella squadra del Belgio». «Mi chiamo Bianca e ho 15 anni. Faccio il primo anno del liceo, indirizzo scienze umane. Abito a Fuorigrotta, ma frequento questo quartiere perché ho gli amici qua. Sono fidanzata con Vincenzo, per questo vengo all’Asilo due o tre volte a settimana. Altri posti che frequento a Napoli sono piazza del Gesù e piazza Dante. Prima abitavo a Santa Chiara, ma quando è nato mio fratello piccolo, due o tre anni fa, ci siamo spostati a casa di nonna a Fuorigrotta». «Io sono Meri, ho 14 anni e sto nella classe di Bianca, però sono della Sanità. E sto con Davide da quattro mesi. Poi altre cose di me che ti posso dire… faccio danza a piazza Dante. È la prima volta che vengo all’Asilo, in genere scendo a piazza Dante oppure nelle mie zone». «Io sono Luigi, ho 13 anni, sono il capitano della squadra Francia. Gioco da quando avevo cinque anni, è la mia passione. Facevo una scuola calcio a Materdei ma poi ho lasciato perché non andavo mai, preferivo scendere con i miei compagni. Ora però ci voglio tornare, perché pure mio padre gioca a calcio e mi ha detto di tornare. Vengo qui da quando sono piccolo, mi piace perché conosco tutti e poi mi diverto. Vengo di pomeriggio, dopo la scuola. Giochiamo a pallone o a ping-pong». «Io sono Christian, ho 14 anni, non gioco perché già so che mi litigo e non mi voglio litigare, quindi faccio la telecronaca. Sono di Forcella, mo’ devo andare alle superiori. Ho conosciuto questo posto perché un mio amico veniva, sono venuto una volta con lui e da là sono venuto sempre perché mi piace. Mi diverto e perdo tempo, vengo tutti i pomeriggi. Se non sto qua vado a piazza Dante con i miei amici». «Io sono Andrea, ho 15 anni e sono di San Biagio. Ho conosciuto l’Asilo perché venivano i miei amici a giocare a pallone. La prossima partita sto io, nella squadra Francia. Però il pallone non è il mio sport. Il mio sport è la boxe. Mi piace perché mi aiuta a sfogare la rabbia. Mi alleno da tre anni alla Gennaro Pizzo a Santa Chiara, tutti i giorni. Gli altri ragazzi della palestra li conosco, ma non sono miei amici. Invece questi che vengono all’Asilo sono i miei amici. Faccio la prima superiore di finanza e marketing. L’ho scelta perché è la più vicina a casa mia. Sono stato promosso con due debiti, diritto e inglese». «Io mi chiamo Cristian, ho 16 anni. Questo è il secondo anno che partecipo al torneo, l’anno scorso ho vinto io. Gioco nella Corea, per ora abbiamo fatto due partite e le abbiamo pareggiate. Faccio la terza superiore. Conosco l’Asilo perché sta vicino casa. Vengo tutti i giorni, si fanno belle attività, faccio pure il progetto fotografico. Usciamo il sabato o la domenica e andiamo a fare le foto, oppure ci riuniamo in camera oscura e stampiamo. A me piace fotografare le persone che non conosco. Ho una Nikon d 3100, l’ho comprata su Vinted con i miei soldi, li ho messi insieme un po’ alla volta».
June 24, 2026
Napoli MONiTOR
A Bagnoli tra i lavori della vergogna
Fotogalleria di Giuseppe Carrella e Gaia Del Piano Un gruppo di abitanti e attivisti della Rete No America’s Cup è entrato ieri mattina nei cantieri sulla colmata di Bagnoli, denunciando l’opacità e la pericolosità degli interventi in atto, un disastro ambientale pianificato e attuato attraverso lo scorticamento senza precauzioni della colmata e il prossimo pericolosissimo dragaggio: la sollevazione di sabbia iper-inquinata che verrà depositata in vasche giganti esposta agli agenti atmosferici. Lavoratori senza mascherine e altre misure di sicurezza, trasporto di materiale senza copertura dei camion, una serie di altri inquietanti elementi sono stati riscontrati dagli abitanti che si sono soffermati con la stampa sul pontile nord a mostrare  il materiale foto e video raccolto: «Fino a questo momento – hanno spiegato – i presunti sopralluoghi sono stati effettuati soltanto da esponenti istituzionali, traducendosi in passerelle e patetiche marchette politiche. Da oggi incominciano i sopralluoghi popolari al cantiere, a cui tutta la popolazione è invitata a partecipare, in vista del prossimo consiglio popolare che si terrà a breve nel quartiere». La pacifica invasione è stata anche l’occasione per richiamare l’attenzione sulle complicità che il principale sponsor della manifestazione, la MSC, ha con lo stato genocida di Israele (proprio in queste ore attivisti in tutta Europa stanno denunciando la compagnia di cargo per il trasporto di materiale bellico proveniente dall’India e che ha come destinazione il porto di Haifa, dove c’è una delle più grandi fabbriche di produzione di armi di Israele. La nave cargo MSC SIENA transiterà nei prossimi giorni nel porto di Gioia Tauro). Per circa un’ora i manifestanti sono rinasti nel cantiere spingendosi fino all’ingresso principale per i camion, mentre le forze dell’ordine impedivano l’accesso a chi provava a raggiungerli. Intorno alle 11 il gruppo si è ricompattato ed è totnato prima sul pontile e poi nel quartiere per comunicare al resto degli abitanti ció che era emerso durante la giornata. (rete no america’s cup)
March 15, 2026
Napoli MONiTOR
In corteo sulla via Appia. Il movimento Basta Impianti invade l’ex Ginori-Pozzi
Fotogalleria di Giuseppe Carrella Sono le due del pomeriggio di un sabato di fine febbraio. Il sole, ancora incerto, scalda quasi. Siamo in cinque, stipati in macchina, diretti al corteo regionale del movimento Basta Impianti. Dal finestrino la Campania interna: capannoni, rotonde, pescheti già rosa, stretti tra la statale e le sparute serre. Poco prima dell’uscita di Capua c’è un grosso rudere quasi completamente inghiottito dalla vegetazione –mura di edera, qualche albero che sbuca dai finestroni, una veranda in lamiera. Quaranta minuti di viaggio, poi parcheggiamo sul ciglio della via Appia, tra Sparanise e Calvi Risorta. Sul cartello quadrato è scritto VIII |188, accanto un adesivo con l’hashtag #BastaImpianti. Usciamo e siamo davanti all’ex Ginori-Pozzi: quarantasei ettari, dodici campi da calcio di rifiuti chimici tombati. Neanche due passi e si nota nel piazzale una moltitudine di blindati della polizia, una concentrazione sproporzionata di forze dell’ordine. Le sagome scure della celere sono schierate a difesa della montagna di veleni. Dietro il cordone corazzato, un camion varca il cancello secondario della struttura – probabilmente trasporta rifiuti verso le aree della Encon, attualmente attiva in una porzione del sito. La discarica, insomma, esiste ancora. Davanti si radunano molte persone. Alcune sono vestite da alberi, altre portano maschere di foglie e rami. Ognuno porta con sé qualcosa che richiami il bosco. Il furgoncino del corteo con le casse è ricoperto per metà da rami d’ulivo. Il sole brilla sull’asfalto, un vento leggero muove le bandiere. Nelle ultime settimane il movimento ha fatto passi importanti, ottenendo udienza dal presidente Fico e dalla giunta regionale. L’amministrazione si sarebbe esposta per una legge regionale finalizzata a bloccare le autorizzazioni a nuovi siti di stoccaggio e trattamento rifiuti in Terra di Lavoro. La proposta vuole rispondere alle istanze del movimento rispetto alla saturazione ambientale e sanitaria dell’alto casertano – un territorio che da decenni accumula impianti, sequestri, malattie e promesse non mantenute. La creazione di un tavolo permanente è uno dei passi in avanti. Non è un mistero, al contempo, che la partita è anche elettorale, appetibile per diversi amministratori locali vicini alla neo-insediata giunta. L’ambiente, da queste parti, è una leva potente tanto per chi lo devasta, quanto per chi promette di difenderlo. C’è una bozza di legge, un punto di partenza che come tale va trattata: restano per esempio aperti i capitoli delle bonifiche e dell’indice di saturazione ambientale, tanto che all’assemblea del 18 febbraio di Basta Impianti alcuni attivisti avevano ribadito: «Il movimento non viaggia al tempo della burocrazia: non permetteremo un arenamento dell’iter, al contrario vigileremo e ci faremo coinvolgere passo passo negli avanzamenti». Il tema della bonifica resta intanto in sospeso. Da qui la scelta del concentramento all’ex Pozzi, ferita viva per molte generazioni. Dal furgone pieno di fronde si susseguono gli interventi. Si parla di desertificazione dei territori in funzione del profitto, di gruppi speculativi ben identificati, troppo spesso vicini alle istituzioni locali. Si parla degli ultimi sequestri e dei procedimenti in essere. Poi si inizia a camminare lungo l’Appia. Sullo striscione di testa c’è scritto: “Vostri i disastri, nostri i martiri”. A bordo strada si agitano nel vento i fiori gialli di campo. Tra i fumogeni, davanti alla non lontana sede della Calenia spa, alcune persone-albero annodano uno striscione sul reticolato che la cinge: “Lega e Calenia fuori dall’Agro Caleno“. I camminanti avanzano, molti di quelli con le maschere di foglie portano percussioni, flauti, e altri strumenti. La statale è un susseguirsi di recinzioni alle zone industriali, su un cancello sono incastrati due mazzi di fiori. Ci accompagna la Clown Army: fingono di essere poliziotti con mitra di palloncino, poi si stendono morti davanti ai cancelli della Gramar srl, poco distante dalla Calenia. Anche qui uno striscione copre parte del grigio: “Ampliamento Gramar = Ampliamento malattia”. Il caso Gramar è emblematico. L’impianto di smaltimento e trattamento ha subito un sequestro preventivo nel novembre del 2025 – piazzali di stoccaggio, impianti di trattamento, sistemi di scarico reflui finiti sotto sigillo. Gli ampliamenti del sito bypassano gli strumenti autorizzativi che dovrebbero proteggere il territorio. Il problema è anche metodologico: l’Indice di Saturazione Ambientale (ISA) usato da Arpac e Regione si basa su un modello deterministico e statistico che in molti considerano superato. L’ISA calcola l’impatto tramite cerchi concentrici intorno al sito, i cosiddetti buffer, un’astrazione geometrica che ignora la fisica del trasporto inquinante e i vettori ambientali reali. Le sostanze nocive non si concentrano infatti come circonferenze: seguono l’idrografia superficiale e i venti dominanti. Il non lontano Rio Lanzi funge da nastro trasportatore di sostanze che l’indice non considera. Un impianto che appare sicuro sulla carta può essere catastrofico, se inserito in una rete idrica già compromessa. Giro di boa. Di ritorno in direzione dell’ex Pozzi, una ragazza vestita da Mazzamauriello, folletto tipico dei boschi caleni, saltella sul ciglio della strada. Continuano gli interventi dal furgoncino, la voce rimbalza amplificata sull’asfalto. Avvicinandoci al punto di partenza notiamo un altro camion che svolta dietro l’asserragliamento di blindati. Una volta nel piazzale il furgoncino del corteo si avvicina al cancello secondario, ancora aperto per il passaggio del mezzo. Entriamo. Avanziamo tra scheletri di edifici e bobine di cavi abbandonate. L’odore è quello di una discarica. Superiamo i cancelli divelti della zona interdetta. Ci vengono mostrati i campioni della caratterizzazione del 2015, lasciati lì, in parte aperti o ribaltati. Gli interventi finali sono più duri: si parla di quest’area, di quello che contiene, della totale indifferenza delle istituzioni. Qualche giorno dopo il corteo alla procura di Caserta si è riunita la commissione parlamentare Ecomafie. La seduta è stata del tutto insoddisfacente: ignoranza rispetto alla complessità del fenomeno, minimizzazione della pericolosità, una malcelata tendenza a ridimensionare l’urgenza di una bonifica che aspetta risposte da decenni, soprattutto rispetto all’ex Pozzi. Alla successiva assemblea di Basta Impianti, Salvatore Minieri, giornalista, ha spiegato i rischi concreti di un grande progetto speculativo per eludere la bonifica, richiamando dati ancora attuali: «La relazione tecnica fatta già dodici anni fa dal professor Buondonno, ordinario di pedologia alla Vanvitelli, aveva campionato il terreno ogni centoventi metri, raccogliendo ventiquattro campioni, divisi tra cancerogeni e non. Tredici su ventiquattro erano carcinogenici, con un tasso di incidenza tumorale del novanta per cento». Il tempo della politica, insomma, non è quello delle ferite, e le risposte mancano da quando molti di quelli che al corteo indossavano maschere di foglie erano bambini: l’ex Pozzi continua a marcire, sorvegliata speciale, in attesa che qualcuno decida se bonificarla o specularci sopra. Ora il tavolo permanente è istituito, la bozza esiste. Si avanza lentamente, ma ora avanza anche il bosco. E la primavera, a febbraio, è solo una promessa. (edoardo benassai)
March 11, 2026
Napoli MONiTOR
No alla Coppa America. In piazza a Bagnoli tremila persone e una scritta
Fotogalleria di Giuseppe Carrella Migliaia di persone (tre probabilmente, ma forse anche quattromila, in gran parte abitanti del quartiere) hanno manifestato ieri a Bagnoli imponendo una giornata di stop ai lavori della vergogna. I dimostranti hanno contestato le operazioni a dir poco opache che si stanno svolgendo sulla colmata dell’ex polo industriale, per permettere la costruzione di un porto che le lobby politico-imprenditoriali della città stanno riuscendo, dopo trent’anni di tentativi andati a vuoto, a imporre alla popolazione con il pretesto della Coppa America di vela.  Il corteo ha attraversato l’abitato di Bagnoli e poi tutto il perimetro nord dell’ex area industriale, denunciando con chiarezza da un lato le storture del progetto in corso, che cestina tutti i piani urbanistici esistenti sulla zona ovest, e dall’altro le modalità allarmanti da un punto di vista ambientale con cui si stanno effettuando i lavori. Proprio per questo motivo una delegazione di persone è entrata all’interno del cantiere e ha raccolto un campione di terreno che i lavori hanno “scorticato” dalla colmata, terreno che verrà analizzato nei prossimi giorni.  Specifichiamo che l’ultima foto che vedete in questa galleria non è un refuso redazionale o un bug del nostro sito: dal momento che ritenevamo umiliante controbattere alle polemiche con cui la struttura commissariale, la stampa e la politica locale hanno cercato di screditare il corteo facendo leva su una scritta in bomboletta spray apparsa su uno dei muri che proteggono il cantiere, abbiamo preferito mettere a diretto confronto le immagini di un corteo di migliaia di persone, che non ha neppure in un secondo ceduto alle provocazioni delle forze dell’ordine, con la goffaggine del potere e dei suoi servi sciocchi, che in mancanza di altri appigli non hanno avuto altra possibilità che una scritta sul muro per controbattere alla determinazione degli e delle abitanti del territorio. A questo link potete visualizzare inoltre un post Facebook con cui gli attivisti di uno dei gruppi parte della Rete No America’s Cup ha scelto di prendere a sua volta a ridere questo imbarazzante tentativo. 
February 8, 2026
Napoli MONiTOR
La presa della battigia a Napoli. Un corteo per riconquistare il litorale ovest
Fotogalleria di Gaia Del Piano Circa cinquecento persone hanno sfilato ieri a Bagnoli in occasione della “Presa della battigia”, la manifestazione convocata ogni anno dai comitati per il mare libero per rivendicare l’accesso alle spiagge per tutti, e per denunciare la selvaggia privatizzazione di beni pubblici e collettivi come la spiaggia e il mare. La manifestazione si è svolta lungo la costa ovest della città, con un corteo che ha percorso i quasi due chilometri che separano piazza a mare dalla spiaggia di Coroglio, mentre attivisti e abitanti del quartiere intervenivano al megafono, distribuivano materiale, appendevano giganti striscioni colorati. Diverse le tappe della pacifica invasione. Prima il Lido Fortuna, concessionario molto frequentato dai bagnolesi, ma che da qualche anno cerca con sempre maggior determinazione di impedire l’attraversamento della spiaggia a chi non vuole affittare un ombrellone o un lettino per recarsi in autonomia sulla parte di spiaggia libera. Poi il Lido comunale, una distesa di sabbia ed erba che il comune di Napoli ha dotato di ombrelloni e passerelle “per l’elioterapia”, perché da trent’anni non è capace di bonificare il mare, che rimane interdetto alla balneazione. Ancora, l’Arenile, altro stabilimento che da trent’anni affaccia su un mare interdetto, che impedisce il libero accesso verso il mare e che si trasforma al tramonto in una discoteca sulla spiaggia, facendo profitti da capogiro. Infine l’ex circolo operaio Ilva, oggi totalmente privatizzato, in quota politica al Partito democratico, e che nulla ha più a che vedere con il tessuto sociale del territorio, tanto è vero che è recintato da cancelli, sbarre automatiche e barriere di vario genere. Ogni volta che si trovavano davanti uno di questi ostacoli illegittimi, che gli impedivano di avvicinarsi al mare, i manifestanti li hanno aggirati, scavalcati o abbattuti, come quando nei pressi del Pontile nord hanno invaso la colmata a mare, che grazie alla firma di un accordo tra il sindaco-commissario Manfredi e la premier Meloni verrà lasciata lì dov’è, impedendo il ripristino della linea di costa antecedente all’industrializzazione. Il corteo ha attraversato interamente la colmata, che una volta “sigillata” sarà utilizzata per grandi eventi e altre iniziative private, a cominciare dalla Coppa America, competizione contestata dai manifestanti, anche perché grimaldello per cambiare i piani urbanistici esistenti e persino il piano di bonifica e rigenerazione urbana in attuazione. Proprio in opposizione alla nuova speculazione in atto, all’estromissione degli abitanti dalle scelte che riguardano il territorio – nonché dalla sua stessa fruizione – e facendo un verso alla più nota Luna Rossa, i manifestanti hanno varato e messo in mare un’imbarcazione dal simbolico nome “ZonaRossa”. (rosa battaglia)
July 14, 2025
Napoli MONiTOR
Coppa America a Bagnoli, un grimaldello per la speculazione
Fotogalleria di Gaia Del Piano Dopo vent’anni di patetici fallimenti un sindaco di Napoli riesce finalmente a portare a Bagnoli la Coppa America di vela, inaugurando una stagione di speculazioni che, in via di esaurimento lo spazio su terra, si apprestano ad assalire il mare e la costa. Gaetano Manfredi agisce ancora una volta più come un commissario straordinario dai pieni poteri che come un sindaco, nel senso che della candidatura napoletana nessuno ha saputo niente fino al momento dell’ufficialità, così che gli abitanti del quartiere dovranno infilare la supposta senza poter proferire parola. Per questo motivo stamattina cinquanta persone si sono presentate fuori al Castel dell’Ovo, dove si svolgeva la conferenza stampa di presentazione della kermesse, sottolineando che questo presunto successo viene proclamato con grande soddisfazione nel momento meno opportuno: durante la crisi bradisismica più violenta degli ultimi quarant’anni, che ha colpito come forse non mai il quartiere in termini di danni all’abitato e traumi alla popolazione. Più che alle regate, e all’ennesimo mega-evento che non serve a niente e a nessuno, il Comune farebbe meglio a pensare agli appartenenti alla sua comunità. Agli sfollati, per esempio, che ha tenuto per due mesi in alberghi dall’altra parte della città, e che dopodomani caccerà senza avergli proposto una soluzione alternativa; ai due terzi tra questi che hanno richiesto il sostegno all’affitto e non l’hanno ancora ricevuto, la maggior parte per colpa di risolvibili questioni burocratiche; ai cinque nuclei familiari dove abbondano i soggetti fragili, che sono stati dislocati in una struttura comunale e che da ieri sono tecnicamente “abusivi”, avendo ricevuto un sollecito di allontanamento volontario; a tutta la popolazione che sta rischiando di dover lasciare il quartiere, perché il governo – senza che da Palazzo San Giacomo si batta ciglio – ha stanziato risorse che non bastano nemmeno a intervenire sulla messa in sicurezza delle case, figuriamoci sul miglioramento sismico di tutti gli edifici, una condizione necessaria, come avviene in tante parti del mondo, per poter convivere con le scosse e perché Bagnoli non si svuoti. La priorità dell’amministrazione sono invece i milioni della Coppa America, milioni che finiranno nelle tasche dei soliti noti grossi imprenditori, senza lasciare nulla sul territorio. Anzi, questa coppa qualcosa lascia: la colmata. Solo oggi si spiega, dopo che è stata comunicata l’intenzione di alloggiare il villaggio per gli atleti sulla gigantesca colmata a mare, la fretta con cui il sindaco Manfredi e la premier Meloni hanno agito per cambiare numerose leggi e formalizzare la permanenza della struttura. Quando si diffuse la notizia, previdentemente scrivemmo: va bene, volete lasciare la colmata perché è troppo complicato e costosa toglierla? Non è vero, ma facciamo finta che lo sia. Il sindaco allora ci dia garanzie che quella colmata verrà utilizzata esclusivamente per una discesa a mare libera, pubblica e gratuita, e non per altro. Quelle garanzie non sono arrivate, e anzi dopo qualche mese è arrivata la notizia che la Coppa America sarà il primo esperimento per renderla una piazza per grandi eventi privati. La critica alla Coppa America a Bagnoli va ben oltre la critica ai grandi eventi, al loro battage pubblicitario e alla presunta utilità economica. A queste baggianate non crede più nessuno, tanto è vero che parlando con i bagnolesi (i cittadini “normali”, non gli attivisti o i militanti) di bradisismo, di emergenza casa, di svuotamento del quartiere, sono loro i primi a chiosare con un indignato: “…invece ‘e sorde p‘a Coppa America ‘e trovano!”. La gravità di questa iniziativa sta soprattutto nell’avviare una stagione di speculazioni a Bagnoli, che vanificheranno uno dei più grandi risultati ottenuti in trent’anni di lotta: la spiaggia per tutti a risarcimento di cento anni di inquinamento, malattie e morti. Mai come questa volta, i responsabili di questa porcata hanno un nome preciso. (riccardo rosa)
May 28, 2025
Napoli MONiTOR