Alla “race for the cure” contro il tumore al seno si inserisce anche l’Esercito
“Una Acies” dal latino “un’unica schiera”: è il motto dell’Accademia Militare di
Modena ma anche il nome che si è dato una squadra di atletica dell’Esercito
Italiano per partecipare… Alla “Race for Cure“, corsa di raccolta fondi per la
lotta al tumore al seno. Stemmi e magliette che chiaramente sottolineano
l’afferenza alla squadra dell’Esercito sono arrivati a contaminare questa
iniziativa, in linea con i “Programmi della Comunicazione” del Ministero della
Difesa.
“Una Acies” è nata nel 2022, su iniziativa di una colonnella che vinse la
propria battaglia contro il tumore al seno, Giulia Cornacchione. “Race for The
cure” ci interessa perché le scuole sono ampiamente coinvolte nella
partecipazione, in alcuni casi sono anche protagoniste di alcune iniziative
parallele in calendario. Anche quest’anno, però, riparte di gran carriera anche
la sponsorizzazione o meglio la vampirizzazione militaresca, di una pur lodevole
iniziativa come questa, per la raccolta fondi a favore della ricerca per la
lotta contro il tumore al seno.
C’è quindi un altro male che attacca, nel nostro caso lo sport finendo per
parassitarlo: si chiama Difesa SpA il “main-sponsor” ufficiale. Così come l’EOS
di Parma, rassegna delle armi camuffatasi da fiera degli sport outdoor, fatti di
avventura in tenuta mimetica e cacciatori, con la doppietta sotto il braccio,
difensori della biodiversità, veicola cultura “armata”, anche la “Race For the
Cure” ha il proprio lato B con le stellette!
Questo presenzialismo delle divise e delle mimetiche ad ogni occasione pubblica
di rilievo così come quelle di “quartiere”, come ad esempio “Legalmente
marciando” (Scuole-Comine di Fiumicino), vede nello sport un’occasione unica per
avvicinare le giovani e le giovanissime generazioni: movimento, avventura,
elementi empatici come ad esempio il cane anti-valanga o antidroga o ancore il
Jack Russell, insospettabile poliziotto, sono tutti elementi attrattori appunto
dei più giovani.
In alcuni settori della pedagogia si dice che “giocando si impara”: in questa ed
altre rassegne si gioca, si compete gioiosamente e allo stesso tempo si impara a
introiettare la divisa che corre accanto a te e come te alle volte soffre e si
ammala e magari lotta contro il tumore. Si cerca quindi di creare sempre empatia
e introiezione di una visione manichea del mondo sociale: da una parte i buoni,
la divisa, dall’altra i cattivi, i disertori, ecc…
Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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