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Liberare il lavoro, serve pure l’IA
Credo che una delle poche persone, su queste pagine, che si sia posta la questione della riduzione dell’orario di lavoro, del “lavoro liberato”, dell'”illusione keynesiana”, della fine dello Stato Sociale sia stato Leo Essen. Lo ha fatto molto crudamente, secondo il suo stile, ma ha posto questioni che erano marxiane, […] L'articolo Liberare il lavoro, serve pure l’IA su Contropiano.
March 17, 2026
Contropiano
Milano, incontro per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i detenuti politici palestinesi
Molti lo definiscono “il Nelson Mandela della Palestina” e in effetti la vita di Marwan Barghouti presenta diversi aspetti in comune con quella di colui che si batté strenuamente contro l’apartheid sudafricano, riuscendo a diventare addirittura presidente. In primo luogo entrambi hanno dovuto affrontare un lungo e terribile periodo di detenzione, un calvario che per Barghouti non è ancora finito. A fronte di migliaia di detenuti politici rilasciati dal governo israeliano durante la guerra, la sua liberazione non è stata neppure presa in considerazione e non è certo un caso. È infatti opinione comune non solo in Medio Oriente, ma nel mondo intero che Marwan Barghouti, grazie alla sua storia e al suo carisma, sia il solo leader politico che sarebbe in grado di ricostituire intorno a sé l’unità dei palestinesi oggi frammentati e sfiduciati, “mentre il genocidio continua, solo a un ritmo un po’ rallentato”, spiega l’ambasciatrice palestinese Mona Abuamara. Proprio lei ha tenuto a battesimo sabato 7 marzo alla Casa della cultura il Comitato di Milano per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i detenuti politici palestinesi, a cui aderiscono al momento una trentina di associazioni e realtà della società civile. Al centro dell’incontro, ricco di interventi di persona e in collegamento, è stata proprio l’intervista all’ambasciatrice condotta da Lorenza Ghidini e Danilo De Biasio. “Purtroppo dopo la mobilitazione che ha portato in piazza milioni di persone in tutto il mondo” ha spiegato Abuamara “la causa palestinese è uscita dai radar con la firma del teorico ‘cessate il fuoco’ e l’istituzione del cosiddetto Board of peace, nient’altro che un comitato d’affari che esclude i palestinesi dalle decisioni sul loro futuro. Oltretutto si parla solo di Gaza, ma nessuna soluzione che escluda la Cisgiordania è attuabile. Noi abbiamo dimostrato di essere disponibili, ma la premessa è che Israele accetti il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione e cessi l’occupazione che dura da quasi 60 anni. Non c’è pace senza giustizia. Il governo di Netanyahu invece ci ha disumanizzati e ci tratta come oggetti da spostare a suo piacimento. Ora poi l’attenzione si è ulteriormente spostata sull’Iran, mentre la situazione in Cisgiordania non fa che peggiorare, i gazawi sono di nuovo rimasti senza cibo e tutta la Palestina è esposta ai colpi dei razzi e dei droni iraniani. Dal 10 ottobre (giorno della firma della tregua) si calcola che i palestinesi uccisi siano almeno 600”. A chi le chiedeva se i giovani palestinesi conoscano la figura di Barghouti, condannato a 5 ergastoli per la sua partecipazione alla seconda Intifada e in carcere da 24 anni, l’ambasciatrice ha risposto: “Marwan è un leader riconosciuto e noto a tutti, come Mandela ha usato la detenzione come opportunità per studiare, sviluppare il suo pensiero politico e scrivere testi da poter condividere. Non dico che se fosse rilasciato diventerebbe automaticamente presidente, ma deve essergli lasciata la possibilità di candidarsi a libere elezioni e di riprendere l’impegno politico al servizio del suo popolo. Dobbiamo batterci per la liberazione sua e delle migliaia di altre persone detenute ingiustamente senza accuse né processo. Occorre ricordare che l’esercito israeliano considera terrorista ogni palestinese, bambini compresi: in cella ci sono almeno 10mila detenuti, oltre 500 sotto i sedici anni”. Sull’argomento è intervenuta l’eurodeputata Cecilia Strada: “Tutti sanno che la situazione nelle carceri israeliane è drammatica. I prigionieri vengono tenuti in isolamento e torturati, viene loro impedito di vedere i familiari e un avvocato. Addirittura quando un detenuto insiste per incontrare un legale gli viene concesso, ma il giorno dopo quello stesso detenuto viene pestato o stuprato in carcere per punirlo, tanto che molti rinunciano a ogni richiesta per paura di ritorsioni. Ora poi la Knesset sta approvando una nuova legge che prevede la pena di morte, ma solo per i palestinesi.” Già ora peraltro sono centinaia le persone morte in carcere e neppure il corpo viene restituito ai familiari, che restano spesso ignari della sorte del loro caro. Nell’autunno scorso nell’ambito degli accordi di tregua sono stati consegnati alla Croce Rossa Internazionale 120 corpi in tre tranche: sui sacchi bianchi non nomi ma numeri, all’interno resti martoriati dalle torture e in diversi casi privi di organi. E’ intervenuta anche l’europarlamentare Ilaria Salis: “In Palestina il carcere è uno strumento di repressione politica. Con la ‘detenzione amministrativa’ viene meno il diritto a un giusto processo, uno dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale. La solidarietà internazionale è fondamentale per aprire un percorso di decolonizzazione, pace e giustizia”. Moni Ovadia, intellettuale ebreo da sempre schierato per i diritti dei palestinesi, dopo aver invocato il ritorno in massa nelle piazze per la liberazione di Barghouti e dei suoi compagni di sventura, si è scagliato contro il cosiddetto Ddl antisemitismo passato in questi giorni al Senato con 7 voti del Pd e l’astensione del resto del partito. “Quella legge adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International holocaust remembrance alliance – Ihra)” ha spiegato. “Essa equipara l’antisemitismo all’antisionismo condiviso da moltissimi israeliani ed ebrei della diaspora. Una legge che non esito a definire fascista, razzista e antisemita, volta a mettere a tacere qualsiasi critica al comportamento genocida di un governo guidato da un criminale di guerra. I sionisti sono molto abili a sfruttare questa arma ideologica: accusano di antisemitismo chiunque contesti loro le stragi di innocenti commesse a sangue freddo. Se non reagiamo rischiamo di vedere compromesso il nostro diritto alla libera espressione e manifestazione del pensiero sancite dalla Costituzione, oltre che dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e pietra miliare della democrazia.” La giornata di solidarietà a Marwan Barghouti – le cui condizioni psicofisiche sono ignote, dal momento che nessuno ha potuto entrare in carcere per constatarle – si è poi conclusa con la proiezione del docufilm “Tomorrow’s freedom” di Georgia e Sophia Scott, su quest’uomo che ha dedicato la vita alla lotta per l’autodeterminazione e la sopravvivenza del suo popolo.   … Claudia Cangemi
March 9, 2026
Pressenza
Roma, 16 febbraio 2026 – Conferenza stampa per la liberazione di Mohammad Hannoun
IL Comitato Nazionale per Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato a Genova e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, indice una conferenza  stampa a ROMA, Piazza Capranica, lunedì 16 febbraio, alle 12.00, alla quale sono invitati gli organi di informazione. Per la liberazione di Hannoun e di altri palestinesi arrestati e per la fine della persecuzione dei sostenitori dei diritti palestinesi, si è costituito un Comitato Nazionale. Nei primi giorni della diffusione di un comunicato-appello, sono già state raggiunte centinaia di firme e adesioni, aperte da quelle del Prof. Angelo D’Orsi e di Moni Ovadia, oltre che di numerosi esponenti della  professione giuridica, della cultura, del giornalismo, della politica. Mohammed Hannoun, architetto, da decenni residente in Italia. Si è adoperato in questi anni dell’occupazione dei territori palestinesi e poi della guerra israeliana a Gaza per raccogliere e consegnare ai sopravvissuti palestinesi soccorsi umanitari. Questo viene interpretato in Israele come “azione di sostegno al terrorismo”. Indicazioni in tal senso sono pervenute al tribunale di Genova dai Servizi d’Intelligence israeliani. Gli stessi criteri sono stati posti a base dei provvedimenti del governo israeliano che hanno bandito dai territori occupati le agenzie dell’ONU, come l’UNRWA, e ben 37 ONG umanitarie, quale Medici senza Frontiere. Si prova addirittura, sempre in base all’identificazione di difesa dei diritti umani dei palestinesi e terrorismo, di delegittimare la rappresentante dell’ONU Francesca Albanese. Il tribunale ha avanzato per l’arresto di Hannoun queste ed altre considerazioni e documentazioni. L’arresto di chi ha compiuto il reato di assistenza ai civili che a Gaza muoiono a decine di migliaia per bombe, fame, sete, mancanza di alloggio e malattia, soprattutto i settori più fragili, bambini, donne e anziani, non ha basi né giuridiche, né ovviamente umanitarie. Aiutare chi soffre e chi muore non è reato.   Comitato Nazionale per la liberazione di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi arrestati- 12 febbraio 2026 InfoPal
February 15, 2026
Pressenza
Sviluppare la mobilitazione a fianco dell’America Latina
L’assemblea nazionale “Bring them home!”, svoltasi al Nuovo Cinema l’Aquila a Roma, ha rilanciato con forza la campagna di liberazione per il legittimo presidente venezuelano Nicolás Maduro e la “prima combattente” Cilia Flores, oltre a ribadire il proprio caloroso sostegno ai processi di transizione socialista ed alle esperienze progressiste in […] L'articolo Sviluppare la mobilitazione a fianco dell’America Latina su Contropiano.
February 8, 2026
Contropiano
Gli USA frenano i trasferimenti dei detenuti Isis in Iraq
I trasferimenti dei detenuti dello Stato islamico (ISIS) dalla Siria all’Iraq da parte dell’esercito statunitense hanno subito un rallentamento questa settimana, in seguito agli appelli di Baghdad agli altri paesi affinché rimpatrino migliaia di jihadisti stranieri. Il 21 gennaio, l’esercito statunitense ha dichiarato di aver iniziato a trasferire i detenuti. […] L'articolo Gli USA frenano i trasferimenti dei detenuti Isis in Iraq su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano
Assemblea Nazionale “Bring Them Home!”
Domenica 8 febbraio si svolgerà dalle 10, a Roma, presso il Nuovo Cinema l’Aquila l’assemblea nazionale “Bring Them Home!”. L’assemblea, che sta allargando le adesioni ben oltre i promotori iniziali, è un primo momento di riflessione collettiva che parte dall’esplicita richiesta della liberazione del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, […] L'articolo Assemblea Nazionale “Bring Them Home!” su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Progetto comunista e alienazione
Cos’è il progetto comunista? Quando si studia il decisivo passaggio dalla teoria alla praxis all’interno del marxismo, si rimanda frequentemente ogni genere di dubbio e di contraddizione alla sola sfera teorica: la mancata comprensione del mondo risulterebbe quindi da un insufficiente lavoro teorico. Eppure, l’emergere di dubbi e perplessità all’atto […] L'articolo Progetto comunista e alienazione su Contropiano.
January 30, 2026
Contropiano
La rinascita delle Pantere Nere vista dall’America Latina
La morte di Renee Nicole Good, avvenuta il 7 gennaio 2026, ha scatenato proteste a livello nazionale contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti. A Philadelphia, questo contesto ha portato alla ricomparsa pubblica del Black Panther Party for Self-Defense, che, il giorno dopo l’omicidio, ha manifestato davanti al […] L'articolo La rinascita delle Pantere Nere vista dall’America Latina su Contropiano.
January 25, 2026
Contropiano
Fadwa Barghouti a Roma, «Liberate Marwan»
Dopo aver incontrato i leader dell’opposizione, Fadwa Barghouti, avvocato e moglie di Marwan Barghouti, é stata accolta oggi dall’ambasciatrice palestinese a Roma Mona Abu Amara, nel corso di un tour in Italia organizzato da Assopace Palestina e dal Comitato Nazionale per la liberazione di Marwan Barghouti. Martedì, infatti, aveva incontrato […] L'articolo Fadwa Barghouti a Roma, «Liberate Marwan» su Contropiano.
January 25, 2026
Contropiano
Liberato Alberto Trentini
Riprendiamo questa buona notizia dalla pagina Facebook di Alessandra Ballerini, avvocata delle famiglie Trentini, Regeni e Paciolla. Alberto finalmente è libero!!! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili; adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie! Famiglia Trentini con l’avvocata Alessandra Ballerini.   Redazione Italia
January 12, 2026
Pressenza