Gli affari delle agenzie di spionaggio israeliane in Italia. Il caso di Cgi Group e di Olidata
Mentre continua il feroce massacro dei civili a Gaza, violando ogni diritto
umanitario e internazionale, gli affari delle aziende di cyber security
israeliane vanno a gonfie vele e mettono radici in Italia. Non solo la Tekapp,
azienda modenese con esperti a Tel Aviv, recentemente contestata dagli attivisti
per i suoi legami (fino a pochi giorni fa ben evidenti nel sito) con la
divisione 8200 dell’esercito israeliano, la divisione che si occupa di
sorveglianza, controllo e targeting degli obiettivi e che tra le varie cose è
stata accusata (insieme al Mossad) dell’esplosione dei cerca persone in Libano.
Un altro esempio piuttosto inquietante è l’azienda israeliana Cgi Group che a
inizio 2025 ha aperto una nuova sede a Roma, dopo la principale a Tel Aviv.
Per capire chi è Cgi Group, basta guardare il suo sito web: opera dal 1989 nei
settori della consulenza, cyber security, raccolta di informazioni e
intelligence a livello globale, impiegando ex alti funzionari delle unità
d’élite dell’Idf (Israel Defence Force), dei servizi di sicurezza e del Mossad
(servizio segreto israeliano). Sempre secondo le biografie riportare nel sito,
l’amministratore delegato dell’azienda, Zvika Nave, ha ricoperto numerosi
incarichi riservati nell’esercito israeliano, mentre il presidente, Yacov Perry,
è stato direttore dello Shin Bet tra il 1988 e il 1995. Lo Shin Bet per chi non
lo conoscesse, è il servizio di sicurezza interna israeliano, accusato di
svariati crimini contro i palestinesi, tra cui torture dei prigionieri, arresti
e uccisioni arbitrarie. Perry è stato anche presidente della compagnia
telefonica Cellcom e del Consiglio di amministrazione della Banca Mizrahi
Tefahot, nonché ministro della Tecnologia nel governo di Benjamin Netanyahu, da
sempre molto vicino al premier. Sono famose le sue parole dopo il 7 ottobre
2023, ad una TV italiana: “elimineremo definitivamente la striscia di Gaza”.
La filiale italiana di Cgi Group è guidata da Oren Ziv che ha lavorato presso le
ambasciate israeliane a Roma e Nuova Delhi e per fondi d’investimento
multinazionali.
Cgi Group si vanta di avere tra i propri clienti in Israele la Teva, nota
azienda farmaceutica attualmente oggetto di una campagna di boicottaggio da
parte del movimento BDS, perché i suoi profitti sfruttano la discriminazione e
il regime di apartheid nei territori palestinesi occupati.
Altro importante cliente di Cgi Group è proprio Netanyahu, primo ministro
israeliano e su cui pende un mandato di cattura da parte della Corte penale
internazionale per crimini contro l’umanità. Secondo il quotidiano israeliano
Haaretz, già durante la campagna elettorale del 2020 Netanyahu avrebbe
ingaggiato Cgi Group per cercare materiale compromettente sul rivale politico
Benny Gantz. Altro caso, riportato da Globes, quotidiano economico israeliano,
ha visto collaborare il capo della Cgi Group Yacov Perry con l’ex capo del
Mossad, Danny Yatom, nell’organizzare un traffico di armi (poi fallito) tra
Bulgaria e Congo, per conto di un ricco cliente israeliano, Gad Zeevi.
In Italia, la Cgi Group annovera tra i suoi primi clienti Cristiano Rufini,
attualmente presidente di Olidata Spa. L’azienda, fondata a Cesena e con sede a
Roma, opera da tempo nel mercato informatico e si è aggiudicata vari appalti
pubblici nel campo della cyber security, gestione dati, intelligenza artificiale
e sviluppo software. “Il mandato affidato da Rufini a Cgi Group è quello di
rafforzare l’immagine pubblica dell’azienda e giocare la partita del rilancio
senza esitazioni” si legge in un comunicato dell’agenzia israeliana.
Olidata e il suo presidente, lo scorso autunno, sono infatti finiti indagati
nella maxi inchiesta della Procura di Roma su vari appalti di informatica e
telecomunicazioni banditi da Sogei (società di informatica controllata al 100%
dal Ministero dell’economia e delle finanze), dal ministero dell’Interno, dal
ministero della Difesa e dallo Stato maggiore della difesa. A metà ottobre 2024
il direttore generale di Sogei è stato arrestato in flagranza di reato, mentre
riceveva una mazzetta da un imprenditore, l’inchiesta si è poi ampliata
coinvolgendo 18 persone fisiche e 14 società indagate, tra cui Cristiano Rufini
e Olidata. Contestati i reati contro la pubblica amministrazione, corruzione e
turbativa d’asta.
Quando l’azienda è stata perquisita, Cristiano Rufini si è dimesso “per tutelare
la serenità aziendale”. Salvo poi tornare eletto nell’aprile 2025 sulla base di
“positive verifiche” e misure di “selfcleaning” interne all’azienda, anche se
l’inchiesta giudiziale è ancora in corso. Rufini è anche il maggior azionista
dell’azienda (quotata in Borsa) e detiene direttamente il 4,63% del capitale
sociale, e indirettamente (tramite Antarees S.r.l) il 62,2 %.
A febbraio 2025 Olidata si è aggiudicata una gara indetta da Consip (la centrale
acquisti della pubblica amministrazione) per un valore di 20 milioni, per la
fornitura di software alle pubbliche amministrazioni, su “una delle piattaforme
di analisi più complete e innovative, corredata di moduli di intelligenza
artificiale e analisi dati avanzata“. Tra gli altri bandi già vinti da Olidata,
ci sono l’accordo quadro (2023-2026) con la Snam per la fornitura di prodotti
software tramite la controllata Sferanet e la gara dal valore di 3,6 milioni di
euro per la piattaforma di gestione dei dati di Cassa Depositi e Prestiti,
aggiudicata nel 2023 e che durerà fino al 2026.
Oltre ai risvolti giudiziari della vicenda, ancora alle sue fasi iniziali,
dovrebbe preoccupare (a livello etico e non solo) il fatto che il presidente di
un’azienda che fornisce software e programmi di analisi dati alle pubbliche
amministrazioni, sia il cliente di un’agenzia di spionaggio legata all’esercito
e ai servizi segreti israeliani. Abbiamo chiesto da varie settimane a Olidata di
commentare il legame con la Cgi Group, ma non ci hanno mai risposto.
Cgi Group non è certamente l’unica azienda di cyber security e di spionaggio che
esporta la “competenza” made in Israel all’estero. Come spiega a Pressenza il
giornalista Antony Loewenstein, autore del libro Laboratorio Palestina:
“sfruttando il marchio Idf (Israel Defence Force, esercito israeliano), le
aziende di sicurezza israeliane dominano a livello globale dopo aver testato
metodi di sorveglianza e spionaggio in Palestina. L’Italia, come innumerevoli
altri Paesi, è da tempo interessata all’acquisto di armi e strumenti di
sorveglianza ritenuti efficaci contro i nemici percepiti. È anche un modo solido
per mostrare solidarietà con lo Stato ebraico, un baluardo del colonialismo
occidentale nel cuore del Medio Oriente”.
Linda Maggiori