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La Rete #NoBavaglio aderisce e sostiene l’appello di Spin Time
La Rete #NoBavaglio aderisce e sostiene l’appello lanciato da Spin Time e da tutte le realtà che in questi giorni sono bersaglio di una campagna mediatica e securitaria che, nel nome di una legalità svuotata di giustizia sociale, tenta di delegittimare spazi abitativi e sociali che rappresentano un patrimonio civico insostituibile. Siamo dalla parte degli spazi pubblici e degli spazi sociali perché sono luoghi di partecipazione reale, di mutualismo, di libertà di espressione e di costruzione di diritti. Luoghi che rispondono a bisogni concreti – casa, salute, lavoro, cultura, socialità – laddove le istituzioni hanno spesso scelto l’abbandono o la rimozione. Spin Time è un esempio evidente di cittadinanza vissuta come pratica quotidiana, non come mero status: una comunità plurale che da anni costruisce inclusione, cura reciproca e solidarietà dal basso. Colpire queste esperienze significa colpire un’idea di città democratica, aperta e antifascista. Denunciamo con forza l’uso strumentale del tema della “legalità” per giustificare politiche di sgombero e repressione che cancellano partecipazione e autonomia dei territori, svuotando il ruolo delle istituzioni locali e concentrando le decisioni nelle mani del governo centrale. Una dinamica che produce diseguaglianze e restringe gli spazi di democrazia. Riteniamo inaccettabile e pericolosa qualsiasi equiparazione tra esperienze sociali e realtà neofasciste come CasaPound, che andrebbe sciolta in quanto incompatibile con i principi costituzionali. L’antifascismo non è un’opinione, ma il fondamento della convivenza democratica. Difendere Spin Time, come difendere Leoncavallo, Askatasuna e tanti altri spazi, significa difendere il diritto alla città, la libertà di organizzarsi, il pluralismo sociale e culturale. Significa scegliere da che parte stare. La Rete #NoBavaglio sarà presente e solidale con il percorso di mobilitazione e con l’assemblea pubblica del 10 gennaio alle 14 a Spin Time, Via di S. Croce in Gerusalemme 55, perché un’altra città è possibile solo se costruita dal basso, nella giustizia sociale e nei valori antifascisti. ROMA È TUTTA QUI Appello di Spin Time a cittadinanza, cultura e politica. Prima il Leoncavallo, poi Askatasuna. Ora anche noi siamo nuovamente nel mirino di una campagna mediatica e securitaria che, nel nome di una presunta “legalità”, tenta di delegittimare gli spazi abitativi e sociali con le comunità che li animano. La legalità non è neutra: se separata dalla giustizia sociale diventa un’arma contro chi costruisce solidarietà e mutualismo invece di rassegnarsi all’abbandono. Gli spazi come Spin Time rappresentano una risorsa civica. Sono luoghi dove le persone si auto-organizzano per rispondere a bisogni reali non soddisfatti dalle istituzioni, come casa, salute, lavoro, cultura e socialità. Qui la cittadinanza non è uno status, ma una pratica quotidiana di cura condivisa che negli anni ha coinvolto gli oltre 130 nuclei famigliari che ci vivono e le migliaia di persone che lo attraversano. Crediamo che la forza delle nostre città stia nella capacità delle sue comunità di costruire forme di sovranità dal basso. Per questo ci chiediamo: che senso ha parlare di partecipazione se poi le decisioni che riguardano la vita delle città vengono imposte dall’alto? Ha ancora valore eleggere un sindaco se il governo concentra su di sé ogni scelta, svuotando di significato il ruolo del consiglio comunale e dei territori? Difendere gli spazi sociali e abitativi significa difendere un’idea di città fondata sulla partecipazione, sulla giustizia e sulla solidarietà. Spin Time è parte di questa visione: una città che non si amministra solo dall’alto, ma si costruisce ogni giorno dal basso. Per questo il sindaco non può permettere, come successo a Milano e Torino, che il governo ignori la sua autorità con l’obiettivo di sgomberare la nostra idea di società a favore di una proprietà che vuole speculare su un immobile che ha sottratto alla cittadinanza per due decenni, a danno dei cittadini che oggi hanno accesso al nostro palazzo rigenerato. Infine, vogliamo essere chiari: l’equiparazione fra esperienze sociali e luoghi come CasaPound è inaccettabile e pericolosa. CasaPound va sciolta perché è un collettivo neofascista. È una delle malattie della nostra città, insieme a tutte le forze politiche che si fondano su razzismo, sessismo e discriminazione. L’antifascismo non è memoria del passato, ma condizione viva per costruire un futuro comune, libero dalle ingiustizie. Spin Time esiste per questo: per dimostrare che un’altra città è possibile, se da ogni quartiere e da ogni comunità riparte una sovranità popolare e solidale, radicata nella giustizia sociale e nei valori antifascisti. Per tutto questo ci vediamo in un’assemblea pubblica, aperta a tutte le persone e realtà solidali, il 10 gennaio a Spin Time! Per sottoscrivere l’appello e ricevere aggiornamenti: https://forms.gle/REijarLwvsQfiDnk7   Rete #NOBAVAGLIO
“Alberto Trentini, prigioniero politico”: l’appello di don Ciotti al governo
Alla Marcia nazionale per la pace di Catania, il fondatore di Libera chiede impegno concreto per riportare a casa il cittadino detenuto senza accuse. Sono passati 411 giorni dalla scomparsa di Alberto Trentini. Un numero che pesa come una condanna senza processo. Alla Marcia nazionale per la pace di Catania, promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Luigi Ciotti rompe il silenzio e chiama le cose con il loro nome. “È rapimento la parola giusta, non possiamo parlare di arresto”, afferma il presidente di Libera e del Gruppo Abele. Trentini non è accusato di nulla, non ha commesso reati. È “a tutti gli effetti un prigioniero politico”, ostaggio di interessi che lo sovrastano. Don Ciotti richiama lo Stato alle proprie responsabilità. “Alberto è un cittadino italiano e l’Italia deve sentirsi responsabile di riportarlo a casa”, dice dal palco. Un dovere che non può restare confinato alle dichiarazioni ufficiali. Trentini, sottolinea, è “ostaggio di una situazione geopolitica sempre più spinosa”, ma questo non assolve chi, nelle sedi internazionali, siede accanto ai potenti del mondo. La credibilità di un Paese si misura anche nella capacità di proteggere i propri cittadini.   Collettiva
Sudan, crisi umanitaria senza precedenti: l’appello delle organizzazioni italiane
DIVERSE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA E LA COMUNITÀ SUDANESE IN ITALIA CHIEDONO UN INTERVENTO URGENTE E MAGGIORE ATTENZIONE DA PARTE DEGLI ORGANI DI STAMPA.  Alcune realtà impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani* lanciano un appello urgente di fronte al rapido deteriorarsi della situazione in Sudan, dove dall’aprile 2023 la guerra ha causato almeno 150.000 morti e 12 milioni di persone sfollate. Le Nazioni Unite hanno definito il conflitto “la peggiore crisi umanitaria del mondo”, in un contesto che continua a peggiorare di fronte a nuove ondate di violenza. Nonostante molteplici dichiarazioni di cessate il fuoco, i combattimenti si sono via via intensificati attraverso attacchi indiscriminati e diretti contro la popolazione civile, compresi bombardamenti su mercati, campi per sfollati, ospedali e abitazioni private. Le parti in conflitto hanno utilizzato armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate: molte persone sono state uccise nelle proprie abitazioni, oppure mentre cercavano cibo e beni di prima necessità. Tra gli episodi più gravi delle ultime settimane, le organizzazioni ricordano l’attacco con droni del 4 dicembre contro un ospedale e un asilo a Kalogi, in cui sono morte 114 persone, tra cui 63 bambini. Secondo quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite, in Sudan si registrano rapimenti, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e reclutamento di minori, in un quadro di escalation che rischia di sfociare in ulteriore violenza e devastazione. Le associazioni ricordano inoltre che il 5 novembre il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato alla Camera dei deputati lo stanziamento di oltre 125 milioni di euro per affrontare la crisi sudanese e l’invio “al più presto” di aiuti alimentari destinati a 2.500 bambini attraverso la parrocchia del Sacro Cuore di padre Pious Anyaja a Port Sudan, i missionari comboniani e le suore di Madre Teresa, insieme a un secondo carico via nave per migliaia di persone sfollate. È essenziale che l’assistenza umanitaria arrivi con rapidità nelle zone controllate da entrambe le parti in conflitto, in particolare nelle regioni del Darfur e del Kordofan, tra le più colpite dagli scontri. Numerose indagini indipendenti, condotte dalle Nazioni Unite, media internazionali e organizzazioni non governative, documentano il sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle Forze di supporto rapido (Fsr), responsabili di attacchi contro civili, infrastrutture mediche e convogli umanitari, nonché dell’uso della fame come arma di guerra. Nonostante questo, l’Italia continua ad autorizzare esportazioni militari verso gli Emirati Arabi Uniti, generando una contraddizione tra la volontà dichiarata di sostenere l’assistenza umanitaria e i processi diplomatici e la prosecuzione di rapporti militari con attori coinvolti nel conflitto. Per queste ragioni le organizzazioni firmatarie chiedono al governo italiano di intervenire con misure immediate e concrete: * sospendere tutte le esportazioni militari verso gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi coinvolti nel conflitto; * revocare le autorizzazioni già concesse che possano agevolare triangolazioni verso il Sudan; * promuovere iniziative diplomatiche urgenti in sede europea e internazionale per aprire corridoi umanitari e avviare un negoziato multilaterale credibile e che coinvolga anche la società civile sudanese impegnata nella promozione della pace e nella risposta umanitaria; * garantire la consegna reale e tempestiva degli aiuti umanitari annunciati, con l’impegno di metterne a disposizione altri, dando priorità alle regioni del Darfur e nelle aree a maggiore rischio di carestia; garantire l’erogazione dei fondi promessi e promuovere l’aumento dei fondi in sede europea e internazionale per il Piano di Risposta Umanitaria delle Nazioni Unite, ad oggi ampiamente sottofinanziato. Le associazioni rivolgono infine un invito agli organi di stampa italiani affinché possano contribuire a riportare l’attenzione sulla crisi sudanese. Un’informazione accurata e continuativa è fondamentale per dare visibilità alla popolazione che affronta questa tragedia, far emergere le responsabilità politiche e internazionali e sostenere la mobilitazione necessaria per proteggere la popolazione civile. Raccontare ciò che accade in Sudan è un passo essenziale per rompere il silenzio che circonda una crisi devastante e promuovere azioni concrete a tutela di chi rischia la vita ogni giorno. Organizzazioni firmatarie di questa presa di posizione: ACLI Amnesty International Italia ANPI AOI ARCI Baobab experience Caritas italiana COMITATO INTERNAZIONALE PER LA PACE IN SUDAN Comunità Sant’Egidio Comunità sudanese in Italia Economia Disarmata – Movimento dei Focolari Italia Emergency FOCSIV Fondazione Nigrizia ONLUS Medici senza frontiere Missionari comboniani in Italia Rete italiana pace e disarmo Un Ponte Per Rete Italiana Pace e Disarmo
USA, Alligator Alcatraz non è solo un nome
Oggi, 18 dicembre, è la Giornata internazionale delle persone migranti e mai come oggi le persone che lasciano le proprie case per motivi economici o per sopravvivenza stanno subendo attacchi e criminalizzazione. Proprio il Paese che si è fondato sul contributo delle persone migranti è diventato una trappola, anche per chi ci risiede da tempo. Parliamo degli Stati Uniti d’America del presidente Trump. Norme sempre più stringenti, politiche discriminatorie e detenzioni di massa sono la nuova realtà delle persone che vedevano gli Usa come la “terra delle opportunità”, mentre il presidente Trump si vanta in televisione delle violazioni dei diritti umani che avvengono sotto la sua amministrazione. In una nostra nuova ricerca abbiamo indagato sui centri di detenzione per persone migranti Everglades Detention Facility (tristemente noto come “Alligator Alcatraz”) e Krome North Service Processing Center. Sovraffollamento, condizioni inumane e insalubri, come l’assenza di servizi igienici adeguati o la mancata fornitura di medicinali, ma anche episodi di violenza e maltrattamenti: ecco cosa abbiamo scoperto. Da ottobre dell’anno scorso 24 persone sono morte nei centri diretti dall’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione. E tutto questo ha un costo altissimo: solo “Alligator Alcatraz” costa 450 milioni di dollari l’anno in un Paese in cui i servizi essenziali vengono tagliati. Negli Usa sempre più persone devono fare i conti con una realtà molto dura. Ad esempio in Florida ci sono state persone arrestate per sbaglio, è stata introdotta la profilazione razziale e la paura di massa è dilagata. Per evitare di finire in questo buco nero dei diritti umani molte persone non vanno più a scuola e persino negli ospedali. Italia, non restare in silenzio: ferma insieme a noi tutto questo! FIRMA L’APPELLO Amnesty International
Le prime adesioni all’appello “Per la pace nel cuore d’Europa”
A gruppi e persone firmatari che hanno già apposto la propria sigla o firma al testo proposto da padre Alex Zanotelli il 1° dicembre scorso, oggi si è aggiunta Luisa Morgantini. Una ‘figura’ che ha avuto un’altissima responsabilità istituzionale come vicepresidente del Parlamento Europeo ed una ‘voce’ autorevolissima dei movimenti pacifisti europei ed internazionali, Luisa Morgantini imprime un forte sostegno all’appello che sollecita a rivolgersi a Parlamento e Governo italiani a rispettare e inverare l’articolo 11 della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra e a Europarlamento e Commissione Europea a tornare al rispetto della ragione fondante della loro stessa esistenza, cioè la pace, il rispetto dei diritti umani e la cooperazione tra i popoli. CESSINO LE STRAGI NEL CUORE D’EUROPA COME OVUNQUE NEL MONDO Il testo, pubblicato da AmbienteWeb, Peacelink, Smips e PRESSENZA, fino ad oggi è sottoscritto e firmato da: sezione ANPI Angelo Bettini / Rovereto-Vallagarina ∼ Associazione di volontariato Diritti senza barriere ∼  circolo di Viterbo dell’Associazione Italia-Nicaragua  ∼  Associazione Respirare di Viterbo ∼ AssoPacePalestina ∼  Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera di Viterbo ∼ Centro Pace ecologia e diritti umani – Rovereto ∼ Circolo Guido Calogero e Aldo Capitini di Genova ∼ Fondazione We shall overcome ETS di Pratovecchio Stia – Subbiano (Ar) ∼ Gruppo Donne in Nero – Rovereto ∼ Scienza medicina istituzioni politica società odv ∼ Tavolo per la pace di Viterbo ∼  tutti gli ospiti latinoamericani nel Molino del Doccione Marta Anderle – Andrea Araceli – Franca Babbucci – Giuseppe Barone – Bruna Bellotti – Claudio Boreggi – Franco Borghi – Alberto Boschi – Giovanna Bruno – Valentina Bruno – Alessandra Cangemi – Francesco Domenico Capizzi – Luciana Carotenuto – Augusto Cavadi – Angelo Cifatte – Mario Cossali – Renzo Craighero – Nicoletta Crocella – Massimo Dalla Giovanna – Pasquale D’Andretta – Giuseppina Depau – Mario Di Marco – Domenico Di Martino – Luigi Fasce – Davide Ghaleb – Agnese Ginocchio – Franca Grasselli – Massimo Guitarrini – Antonella Litta – Giovanni Mandorino – Vittorio Miorandi – Luisa Morgantini – Rosangela Mura – Linda Natalini – Nadia Neri – Donato Perreca – Emanuela Petrolati – Enrico Peyretti – Carmen Plebani – Giuliana Rossi – Mara Rossi – Sara Adriana Rossi – Luca Serafini – Sergio Simonazzi – Peppe Sini – Ada Tomasello – padre Efrem Tresoldi – Vincenzo Valtriani – Giulio Vittorangeli – Mauro Carlo Zanella – Luisa Zanotelli IL TRAGICO SILENZIO DI NOI PACIFISTI DINANZI ALLA GUERRA NEL CUORE D’EUROPA. Mentre ci sembra che in solidarietà con il popolo palestinese per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle violenze a Gaza e in Cisgiordania il movimento pacifista italiano si sia mobilitato e continui a mobilitarsi, e questo è un bene, invece in solidarietà con il popolo ucraino per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle devastazioni in quel martoriato paese il movimento pacifista italiano sembra riuscire a fare purtroppo ben poco, veramente troppo poco, e questo è un male. Ci sono diversi motivi per questa incapacità di mobilitazione, e non ci sembra necessario enunciarli ed interpretarli qui. Qui e adesso ci sembra necessario chiedere a tante persone amiche sinceramente impegnate per la pace di esprimere pubblicamente un corale persuaso appello per la pace nel cuore d’Europa. Abbiamo già argomentato nei giorni scorsi perché ci sembri assolutamente necessaria e urgente una mobilitazione della società civile e delle istituzioni democratiche per chiedere la cessazione immediata della guerra in Ucraina. Il nostro tragico silenzio favorisce la folle e scellerata prosecuzione della guerra e delle stragi, favorisce il delirio bellicista e riarmista dei governi di tutta Europa dall’Atlantico agli Urali, favorisce il sempre più evidente pericolo che dal focolaio ucraino possa scatenarsi un incendio di dimensioni sempre più ampie e sempre più incontrollabili, ovvero che da una guerra locale si passi a una guerra continentale e poi mondiale, col rischio di trascinare l’umanità intera nel baratro. CHIEDIAMO CORALMENTE LA FINE IMMEDIATA DELLA GUERRA NEL CUORE D’EUROPA. Per apporre o segnalare adesioni, contattare: centropacevt@gmail.com e/o crpviterbo@yahoo.it Maddalena Brunasti
Disallineare le coscienze rispetto al progetto del neoliberismo di guerra
Un appello alle figure operanti nel campo della cura, dell’educazione e della relazione di aiuto a cura di Paolo Bartolini. L’effetto principale del capitalismo consumistico e del neoliberismo che lo esprime al massimo grado è stato la diffusione di un individualismo agitato, performante e maniacale (indispensabile per coprire la depressione sottostante, dovuta al precariato, al nichilismo del tempo e alla sconfitta delle utopie trasformative). I populismi aggressivi e reazionari, fino ai neofascismi dichiarati, offrono una risposta “vitalistica” a larghe masse di persone che stanno scivolando nell’impotenza e nello sconforto. Il colpo di genio delle destre sovraniste e tecno-reazionarie è quello di rianimare energie perdute e canalizzarle dentro un progetto che invochi l’ordine in senso reattivo e gerarchico, cioè per conservare l’impostazione del tecno-capitalismo, producendo i soliti capri espiatori: migranti, donne e soggettività non conformi, generiche élite ridotte a caricature più o meno complottiste (la cupola dei malvagi pedofili che tira le fila del Deep state). Ecco che la rabbia popolare, fondamentale per non precipitare nella depressione di massa e nell’esaurimento dovuto all’iperstimolazione nervosa continua (pubblicità, nuove tecnologie digitali, spettacolarizzazione dei rapporti umani…), viene allontanata da una prospettiva democratica e socialista. Oggi dobbiamo fare attenzione al fatto che la guerra è diventata lo strumento principe per distogliere le masse da una faticosa presa di consapevolezza. Si crea il Nemico e si lavora per compattare la società contro l’avversario esterno, invece di aiutare i ceti subalterni a riconoscere i veri responsabili dello sfacelo: finanza anglosassone, multinazionali, industrie delle armi, classi politiche ultraliberiste e atlantiste, ecc. È fondamentale, come accaduto in Germania, che i giovani reagiscano contro il sistema guerra, che dalla depressione strisciante ne escano per la forza di un sogno e non per l’esaltazione sessista, razzista e fascista delle destre populiste e fascio-liberiste. La lotta si gioca all’incrocio di queste dinamiche psicopolitiche, con l’urgenza di riguadagnare i giovani a una rivoluzione culturale e politica che superi il caos in direzione di un ordine aperto, fatto di giustizia sociale, pace e giustizia eco-climatica. La società della cura, insomma, contro la civiltà della guerra e del profitto. Solo mettendo in movimento energie che rompano la gabbia della paura, dell’isolamento virtuale e dell’attrazione per la violenza, potremo vincere questa sfida e mandare a casa i governanti di centro-destra e centro-sinistra complici del riarmo, della censura e della svendita dei beni pubblici/comuni. Re-incantare il mondo, rianimare la ragione, dare voce ai cuori: siano queste le azioni simboliche e politiche intorno alle quali riunire le vecchie e nuove generazioni, superando sfiducia e disperazione. A questa premessa segue un appello che rivolgiamo agli amici psicologi, psicoterapeuti, counselor, analisti filosofi, psichiatri, psicoanalisti, educatori, insegnanti, formatori, operatori a vario titolo nel campo della salute mentale, dell’orientamento esistenziale e della crescita psico-spirituale… Facciamo sentire, ovunque possibile, la nostra voce contro l’allineamento percettivo auspicato dal Libro Bianco Europeo della Difesa, contro la manipolazione psichica delle masse mobilitate per affrontare un fantomatico Nemico (e per arricchire le industrie di armi), contro la retorica della guerra, del sacrificio eroico, dell’uomo forte (anche quando, come in Italia e altrove in Europa, è una donna). Tutti/e coloro che si occupano di disagio esistenziale e psicologico diffondano gli anticorpi per una ribellione generalizzata al piano dei governi che vorrebbe integrare Scuola, Industria e Difesa militarizzando completamente la società. Non è possibile tollerare passivamente, in questa fase drammatica della storia europea e mondiale – segnata da insopportabili doppi standard e da una crescente criminalizzazione del dissenso – la storiella ridicola della Russia che ci minaccia, l’urgenza del riarmo, il conformismo e l’obbedienza automatica ai diktat provenienti dall’alto. Tutti coloro che come noi lavorano per mestiere e per vocazione a contatto con domande esistenziali brucianti e con un desiderio di “interezza” e “benessere” che puntualmente viene deluso dall’ideologia neoliberista, si impegnino a sviluppare una comune devianza creativa e solidale rispetto alla retorica del riarmo, dello scontro di civiltà, della “sicurezza” senza giustizia sociale, che ci propinano quotidianamente i governanti per spegnere ogni rivolta democratica e soffocare le nostre esistenze dentro il perimetro dello status quo. Davanti all’esplosione di un malessere epidemico e trasversale, che è irriducibile a questioni strettamente individuali e familiari, coloro che operano nel campo della prevenzione, della cura e della promozione della salute sono chiamati a riconoscere un principio decisivo: astinenza non significa neutralità. Psiche e Mondo sono facce della stessa medaglia. Non siamo qui per fare “funzionare” le persone, ma per accompagnarle verso una possibile autorealizzazione solidale, che non trascuri le sfide enormi del proprio tempo. Primi firmatari (in ordine alfabetico) Lucia Albanesi – counselor in Psicosintesi, formatrice Luciano Ballabio – formatore, coach, analista biografico a orientamento filosofico Paolo Bartolini – analista biografico a orientamento filosofico Daniela Caterino – professore universitario Katia Cazzolaro – consulente in pedagogia e coach evolutivo Laura Ceron – insegnante nella scuola secondaria di secondo grado Simona Cipollone – insegnante di Lettere nella scuola secondaria di primo grado Silvia Congiu – analista biografica a orientamento filosofico in formazione Andrea Ignazio Daddi – insegnante, pedagogista, analista biografico a orientamento filosofico in formazione Anna Lisa Decarli – consulente filosofica, formatrice Alice Di Lauro – Somatic Experiencing, NARM (Neuro Affective Relational Model) e PPN (Prenatale Perinatale e Nascita) Practitioner, analista biografica in formazione Francesca Evandri – counselor, insegnante di sostegno nella scuola secondaria di primo grado Roberto Galeazzi – insegnante di sostegno nella scuola primaria Giustina Giancola – infermiera Salute Mentale Andrea Gratti – counselor, focusing trainer Emanuela Libralon – counselor, mediatore familiare Carola Manfrinetti – insegnante di scuola primaria e di lettere nella scuola secondaria di primo grado, ora in pensione Maria Elisabetta Megna – tecnico di laboratorio, counselor in formazione Raffaele (Lello) Merola – avvocato, preposto a progetti socio-educativi e allo sviluppo di comunità Arcangela Miceli – consulente filosofica, docente in Master di Consulenza Filosofica Silvia Miliozzi – insegnante di lettere nella scuola secondaria di secondo grado Chiara Mirabelli – formatrice Moreno Montanari – analista biografico a orientamento filosofico Matteo Angelo Mollisi – analista biografico a orientamento filosofico in formazione Salvatore Morittu – insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado Alessandra Mosca – psicoterapeuta, docente FIGC Paolo Mottana – filosofo dell’educazione, fondatore della pedagogia immaginale Silvia Mozzi – pedagogista Cristina Polato – educatrice Donatella Pompei – counselor, operatrice di sportello di ascolto per famiglie con casi di disabilità Maria Grazia Puca – insegnante nella scuola secondaria di primo grado Fabiola Righetto – analista biografica a orientamento filosofico Patrizia Rigoldi – collaboratrice in ambito formativo Giorgio Risari – counselor filosofico, pedagogista, psicanalista Daniela Rocco – autrice di strumenti didattici sulla consapevolezza sistemica Annalisa Santi – insegnante di matematica in pensione, divulgatrice nel campo della storia della matematica Claudia Spinnato – fisico e analista biografica a orientamento filosofico in formazione Paola Tanoni – sociologa e counselor Roberta Torreggiani – assistente sociale Gloria Volpato – psicologa, psicoterapeuta Giulia Zaccaro  – analista biografica a orientamento filosofico in formazione Redazione Italia