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Furundulla 303 – Tanto le guerre passano…
…sui nostri corpi. Allegria!! di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Make Donald   Italia-Venezuela andata e ritorno Confusione “Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglioMa è uno sbaglio, è petrolioTroppo furbo per non essere sinceroMa è davvero oro nero?”
Vi racconto il Venezuela che resiste
Giorgio Monestarolo a colloquio con Geraldina Colotti. Il Venezuela di Rodriguez risponde con la diplomazia e la politica alla violenza dell’Impero. Lottando per la liberazione di Maduro e Cilia Flores. Geraldina Colotti, giornalista, saggista, direttrice dell’edizione italiana de «Le monde diplomatique», è a Caracas dove segue da vicino la situazione venutasi a creare in seguito all’attacco USA tra il 2
Venezuela, destituito il generale Javier Marcano Tabata: “Complice nel sequestro di Maduro”
Il generale che guidava la guardia d’onore presidenziale del Venezuela, Javier Marcano Tabata, è stato licenziato pochi giorni dopo che il presidente deposto Nicolas Maduro è stato catturato dalle forze statunitensi durante l’Operazione Absolute Resolve – illegale secondo il diritto internazionale – a Caracas e inviato a New York per essere processato con l’accusa di narcoterrorismo (accusa per altro ritrattata e riscritta) (1). L’ordine di destituzione, arresto e sostituzione del generale Marcano Tabata è stato impartito dalla nuova presidente vicaria ad interim, Decly Rodríguez, la quale lunedì ha prestato giuramento di fronte alla Costituzione Bolivariana alla carica di vertice con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale, ricevendo il sostegno pubblico anche della figlia di Hugo Chavez, Rosines Virginia Chávez, e del figlio di Nicolas Maduro, Nicolás Maduro Guerra. Delcy Rodriguez, di fronte al rispetto del Decreto di eccezione n. 5200 – che inaugura lo “Stato di shock esterno” per difendersi dall’aggressione USA e detta la cattura di qualsiasi collaborante con l’aggressore USA – non ha esitato ad ordinare l’arresto immediato del Maggior Generale Javier Marcano Tábata, capo della Guardia d’Onore Presidenziale e direttore della DGCIM (Direzione Generale del Controspionaggio Militare). L’alto ufficiale viene indicato come l’architetto del tradimento che ha permesso il sequestro del presidente Maduro lo scorso 3 gennaio. L’arresto di Marcano Tábata sarebbe avvenuto nelle ultime ore dopo una notte piuttosto caotica nel Palazzo Legislativo Federale e a Miraflores, sede quest’ultima della Presidenza. Il generale Marcano Tábata è stato collegato direttamente all’operazione statunitense per aver disattivato i protocolli di difesa aerea nella notte di sabato 3 gennaio sulla caserma di Fuerte Tiuna (sua responsabilità), ossia il luogo dove stavano dormendo Maduro e la moglie e dove sono stati sequestrati dalle forze speciali statunitensi. L’accusa al generale Marcano Tábata è pesante: tradimento, facilitazione dell’operazione USA “Absolute Resolve”, smantellamento di protocolli di sicurezza, comunicazioni riservate con intelligence straniere nelle settimane precedenti. Sono accuse che richiedono verifiche, ma ci sono prove inconfutabili che ne determinerebbero un coinvolgimento diretto. Sono trapelate informazioni che suggeriscono che l’arresto di Marcano Tábata non è stato un “errore”, ma una rapida risposta ai possibili esecutori di un tradimento deliberato. Le indagini della nuova amministrazione venezuelana indicano comunicazioni criptate tra il Generale e agenzie di intelligence straniere nelle settimane precedenti al 3 gennaio 2026. Prima di rapire Maduro, le forze militari statunitensi hanno colpito i sistemi di difesa aerea e i radar Buk-2MA forniti dalla Russia al Venezuela e installati nei porti e negli aeroporti nell’ambito della loro “alleanza strategica”. Questo significa che senza l’abbattimento delle difese aeree, il rapimento non sarebbe stato una passeggiata. Sebbene il trattato di cooperazione di difesa tra Mosca e Caracas fosse vago e non prevedesse aiuti militari immediati in caso di invasione straniera del Venezuela, con tutta evidenza è successo qualcosa che non doveva succedere: sono stati spenti i sistemi antimissile che dovevano scudare e difendere le basi militari; i sistemi di contrattacco non hanno attaccato le navi americane; e i sistemi anti aereo ed elicotteri non hanno abbattuto gli elicotteri invasori. Quindi non si può parla purtroppo di un “errore”, ma di una sospensione intenzionale di questi sistemi di difesa, che aveva come fine la facilitazione dell’aggressione USA e del sequestro del Presidente Maduro, oltre al fatto di provocare un colpo di Stato contro il governo bolivariano. Questo non sarebbe successo senza il tradimento di alcuni settori venezuelani. Tabata è accusato di aver facilitato la “Via di Estrazione” e di aver consegnato agli USA le coordinate esatte e i punti ciechi dell’anello di sicurezza cubano-venezuelano, di aver permesso a forze irregolari di attaccare il Legislativo per creare una cortina di fumo mentre venivano negoziate le epurazioni interne, avendo così “consegnato” de facto il Presidente Maduro agli agenti della DEA statunitense. Purtroppo, per coordinare un’operazione del genere, è servita l’inevitabile corruzione di tanti funzionari militari in molti posti chiave: buchi nel sistema, a cui però la leadership bolivariana è abituata fin dai tempi di Chavez fino ai tempi recenti, quando Maduro ha espulso Hugo Armando Carvajal Barrios (chiamato “El Pollo”) – ex capo dell’intelligence militare venezuelana – dalle Forze Armate il 4 aprile 2019 per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale a giugno 2025 si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo. Per questi motivi – secondo fonti anonime citate da varie agenzie stampa – la presidente vicaria Rodriguez ha ordinato arresti di funzionari di intelligence e controspionaggio della DGCIM che rispondevano a Marcano. La Presidente Delcy Rodríguez ha mobilitato unità della Milizia popolare e collettivi chavisti leali per circondare Miraflores, non ricorrendo all’Esercito regolare. “Non c’è peggior nemico di chi dorme in casa tua. Il generale Marcano Tábata non solo ha fallito nel suo dovere, ma ha venduto la sovranità al miglior offerente”, ha dichiarato un portavoce vicino alla vicepresidenza. Senza dubbio questo arresto porta un terremoto a Miraflores, perché segna la fine della Guardia d’Onore come era conosciuta. Con 32 militari cubani morti durante l’operazione di estrazione, 8 militari venezuelani della Guardia d’Onore Presidenziale uccisi a sangue freddo dagli agenti della DEA, Tabata dietro le sbarre, il corpo di sicurezza presidenziale è collassato e ha bisogno di una ristrutturazione. L’arresto di uno dei generali più potenti del Paese invia un messaggio chiaro: nell’attuale Venezuela il governo è disposto a fare chiarezza su ciò che è successo e che i collaboratori dell’aggressore USA paghino per la cattura di Maduro. Il governo di Delcy Rodriguez non sta fingendo normalità, ma sta ripulendo l’interno, a partire dai vertici militari. Sta dicendo, senza giri di parole, che la cattura di Maduro non verrà archiviata come “incidente”, ma trattata come atto ostile con complicità interne. Tabata era stato, fino a quel momento, un uomo del potere popolare bolivariano, un “custode” della Rivoluzione Bolivariana, un militante chavista fin dai tempi di Hugo Chavez. Non si tratta di un generale qualsiasi, ma di un ex-custode del sistema. Ed è qui che la narrazione neocoloniale occidentale inizia a scricchiolare. Un Paese davvero “finito” non apre inchieste contro i propri generali più potenti, non espone fratture, non cerca responsabili dentro casa. In un Paese “finito” è impossibile che lo stesso governo continui a governare ed è emblematico che a riconoscere il consenso e la territorialità di questo governo sia stato proprio Trump. Nel frattempo la presidente Delcy Rodríguez ha nominato – in sostituzione a Tabata – il generale dell’esercito Gustavo González López nuovo comandante del reggimento della Guardia d’Onore Presidenziale (GHP), responsabile della sicurezza del capo dello Stato e direttore della Direzione Generale del Controspionaggio Militare (DGCIM). La presidente ha definito la cattura di Maduro un “rapimento illegale” ed ha decretato che continui la mobilitazione generale e l’attivazione delle milizie, a sostegno delle unità regolari che occupano posizioni difensive nel Paese e che proteggono l’esecutivo. Inoltre ha ribadito il suo appello alla pace come diritto dei venezuelani e di tutti i popoli, affermando che il suo governo “invita il governo degli Stati Uniti a collaborare su un programma di cooperazione” mettendo a disposizione gli strumenti della Diplomazia Bolivariana di Pace.     (1) Atto d’accusa del 2020 contro Nicolas Maduro affermava che il Presidente costituzionale del Venezuela fosse leader della presunta organizzazione narcoterrorista “Cartel de los Soles”. L’esistenza del “Cartel de los Soles” è stata smentita dallo stesso Dipartimento di Giustizia USA, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Maduro, pubblicando un atto d’accusa riscritto che tacitamente ammettere che Maduro non è leader di nessuna organizzazione narcoterrorista e che il “Cartel de los Soles” non esiste. Notizia che persino il mainstream italiano ha dovuto riportare https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/maduro-ora-gli-usa-cambiano-idea-non-e-il-leader-di-un-cartello-di-narcos_107665299-202602k.shtml Altre fonti: https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/01/07/venezuela-voci-su-arresto-di-un-generale-per-aver-collaborato-al-sequestro-del-presidente-maduro-0190552 https://www.youtube.com/watch?v=6xhy7Jg1230 Lorenzo Poli
In piazza per il Venezuela: contro l’imperialismo
Sabato 10 gennaio manifestazioni in molte città. Una nota redazionale, con il comunicato dell’Usb (Unione Sindacale di Base) e la mobilitazione di Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa). Nonostante in molte parti d’Italia sia previsto un gelo quasi polare, il 10 gennaio si torna in piazza contro la guerra permanente (e dilagante), contro l’aggressione Usa al Venezuela e per la Palestina. Qui
“È che il Venezuela sia in pace”
Il Venezuela bolivariano è nel pieno di una lotta a tutto campo per difendere la sua indipendenza, la sua sovranità e le sue conquiste e nel vivo di una contraddizione storica con gli Stati Uniti e l’intera catena dell’imperialismo occidentale, che si mostra come una contraddizione strategica di vasta portata e si dispiega come una contraddizione fondamentale per l’intero sistema delle relazioni internazionali, l’America Latina in particolare e l’equilibrio del mondo nel suo complesso. La presidente incaricata, Delcy Rodríguez, cui è stato conferito l’incarico, essendo il Presidente costituzionale Nicolás Maduro rapito e sequestrato dagli Stati Uniti, ha dichiarato, lo scorso 7 gennaio, che le relazioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti sono ora gravate da una “macchia” senza precedenti a seguito dell’aggressione armata e del sequestro del presidente eletto posta in essere da Washington. “C’è una macchia nelle nostre relazioni” ha dichiarato Delcy Rodríguez, “che non si è mai verificata nella nostra storia, ma va anche sottolineato che le relazioni, ad esempio economiche e commerciali, tra Stati Uniti e Venezuela non sono né straordinarie né regolari”. Com’è noto, l’obiettivo dell’aggressione militare degli Stati Uniti, che ha portato al sequestro e alla prigionia a New York del capo dello stato, Nicolás Maduro, e della first lady, giurista e più volte deputata, Cilia Flores, era quello di provocare un cambio di governo violento in Venezuela, per instaurare un governo fantoccio attraverso il quale porre fine all’esperienza di trasformazione, in senso socialista, della rivoluzione bolivariana, e impossessarsi della fondamentale e vastissima riserva strategica di petrolio del Paese.  Donald Trump lo ha detto chiaramente: pretende tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio, che siano venduti alle condizioni imposte dagli Stati Uniti, e che cessino i rapporti commerciali tra il Venezuela e le potenze del Sud globale, in primo luogo la Cina, ma anche Cuba. Parla di “autorità di transizione” in Venezuela, ma questo fa parte della propaganda di guerra, non è l’amministrazione statunitense a governare in Venezuela e non c’è alcuna “autorità di transizione” a Caracas, bensì una presidente incaricata dalla Camera Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia, nell’ambito della legislatura 2026-2031, nel quadro sancito dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica Bolivariana. La compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha dichiarato di essere in trattative con gli Stati Uniti per la vendita di greggio “nel quadro delle relazioni commerciali esistenti”. La presidente incaricata ha chiarito che i rapporti commerciali tra i due Paesi non sono un evento straordinario, che il Venezuela non si arrenderà ad alcun tipo di aggressione, inclusa quella economica, peraltro in vigore da anni con le 1042 misure coercitive unilaterali criminali arbitrariamente imposte dagli Stati Uniti, e che il Venezuela intende avere rapporti economici, basati sul rispetto reciproco, con tutti i Paesi del mondo. “Non ci siamo arresi all’aggressione economica e non ci arrenderemo ad alcun tipo di aggressione”. “Le nostre mani sono tese a tutti i Paesi del mondo per le relazioni e la cooperazione economica, commerciale, energetica”. Ha poi specificato che il Venezuela è aperto a relazioni in cui “tutte le parti traggano beneficio, in cui la cooperazione economica sia chiaramente definita nei contratti commerciali”. L’inaudita violazione dell’ordine internazionale, barbaramente e irresponsabilmente posta in essere dagli Stati Uniti e culminata il 3 gennaio scorso con l’aggressione e il sequestro di un presidente legittimo in carica, segna, come bene è stato detto, “un prima e un dopo”. È il Paese in quanto tale ad essere sotto attacco, e merita attenzione e rispetto il fatto che la risposta allo stato di guerra imposto al Paese sia tutta dentro il perimetro della Costituzione bolivariana e del quadro di diritto. Il “Decreto di dichiarazione dello stato di emergenza esterna” prescrive (art. 5) che “Le forze di polizia nazionali, statali e municipali devono immediatamente procedere alla ricerca e alla cattura su tutto il territorio nazionale di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nell’appoggio all’attacco armato degli Stati Uniti d’America contro il territorio della Repubblica, al fine di tradurla dinanzi alla Procura della Repubblica e al sistema giudiziario penale, al fine di perseguirla penalmente, nel rispetto di tutte le garanzie procedurali inerenti al giusto processo e al diritto alla difesa” e contemporaneamente impone (art. 6) che “In esecuzione del presente decreto, sono adottate tutte le misure per garantire il diritto alla vita; il riconoscimento della personalità giuridica; la protezione della famiglia; l’uguaglianza davanti alla legge; la cittadinanza; la libertà personale e il divieto di sparizioni forzate; l’integrità personale, fisica, psicologica e morale; il divieto di sottomissione a schiavitù o servitù; la libertà di pensiero, di coscienza e di religione; la legalità e l’irretroattività delle leggi, in particolare delle leggi penali; il giusto processo; la tutela costituzionale; la partecipazione, il suffragio e l’accesso alle cariche pubbliche e il diritto all’informazione”. In particolare, in base al principio di proporzionalità, “Ogni misura emanata sulla base del presente decreto, nonché la sua esecuzione o attuazione, devono essere proporzionate alla situazione affrontata in termini di gravità, natura e ambito di applicazione”.  Contrariamente ai “desiderata” trumpiani, dunque, la Repubblica bolivariana è attiva e la sua dinamica istituzionale, politica e sociale prosegue. Come annunciato in occasione dell’insediamento della nuova Assemblea Nazionale, la legislatura 2026-2031 prevede sei pilastri legislativi (pace, crescita economica, potere popolare, imprenditorialità, difesa della vita e sicurezza dei cittadini/e) e in particolare l’approvazione di otto codici utili a sistematizzare e organizzare in maniera ancora più ordinata e razionale il complesso normativo (l’“albero legislativo”) del Venezuela: un Codice Penale Popolare e un Codice Civile rinnovati; un Codice Sociale, per raggruppare e consolidare il vasto sistema di tutele sociali e programmi di protezione; un Codice Economico e del Commercio Produttivo, adattato alla nuova realtà economica; un Codice Elettorale, per unificare e coordinare tutte le leggi in materia; un Codice della Democrazia Diretta, un Codice Ecologico Ambientale e un Codice di Protezione Integrale a tutela delle persone vulnerabili. Quanto al quadro giuridico internazionale, l’aggressione pone l’intero sistema delle Nazioni Unite sotto scacco. Durante un incontro con il rappresentante della Repubblica Bolivariana del Venezuela all’ONU, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che l’aggressione statunitense rappresenta “una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle norme del diritto internazionale” e “un pericoloso precedente per le relazioni internazionali”, trattandosi di una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una violazione della sovranità e dell’autodeterminazione del popolo venezuelano, cioè una clamorosa violazione proprio degli articoli fondamentali della Carta, gli articoli 1 e 2. Il Segretario Generale ha peraltro ribadito la sovranità del Venezuela sulle sue risorse e che il petrolio del Venezuela appartiene al popolo venezuelano. In definitiva, come ha osservato Jorge Arreaza, già segretario generale dell’Alba e già ministro degli esteri del Venezuela bolivariano, “Se c’è una cosa che non va giù agli imperialisti è che il Venezuela sia in pace”.      Riferimenti:  Presidenta encargada de Venezuela afirmó que la relación entre su país y EE.UU. tiene una «mancha» nunca ocurrida, TeleSur, 8 gennaio 2026: https://www.telesurtv.net/presidenta-venezuela-relacion-eeuu-mancha Venezuela denuncia agresión militar de EE.UU. durante reunión con António Guterres, TeleSur, 7 gennaio 2026: https://www.telesurtv.net/venezuela-agresion-militar-eeuu-guterres Decreto Estado de Conmoción Exterior Gaceta Oficial N° 6.954 Extraordinario 3 de enero 2026: https://tugacetaoficial.com/decreto-estado-de-conmocion-exterior-gaceta-oficial-n-6-954-extraordinario-3-de-enero-2026  Gianmarco Pisa
Furundulla 302 – servi dei servi dei servi…
…beh… se serve di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Corsa al Nobel     Comma 22 a Gaza “Servi dei servi dei servi”… Rimpianti     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:  301 Ops quest’anno mi
La sinistra di fronte al Venezuela
Come si pone la sinistra di fronte alla figura di Maduro e quali sono le differenze con il chavismo? Qual è il futuro del petrolio di fronte alla rapacità degli Usa? Articoli di Domenico Mauceri, Lorenzo Tecleme, Paolo Laforgia, Pablo Stefanoni, Fabrizio Tonello e un appello dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Con un link al nostro dossier precedente. Il dibattito
Venezuela e la verità – di Craig Murray
Pubblichiamo un primo commento sulla situazione venezuelana, scritta da Craig Murray, diplomatico e professore universitario britannico, già ambasciatore inglese in Uzbekistan e già rettore dell'Università di Dundee in Scozia, dove si è laureato. Murray si sofferma su una serie di falsità che sono circolate nei media mainstream riguardo il rapimento di Maduro, la situazione [...]
Anche Firenze in piazza, al grido “Giù le mani dal Venezuela”
Arrivo in piazza Ognissanti da Via del Porcellana e le bandiere sono sopraffatte dall’illuminazione di Natale. Al centro c’è la brigata sonora del collettivo ex-Gkn, intorno convergono tutte le sigle sindacali; sventola, accanto a quella palestinese, la bandiera del Venezuela.  … Leggi tutto L'articolo Anche Firenze in piazza, al grido “Giù le mani dal Venezuela” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.