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Alla Scuola di Polizia lezioni sioniste sulle menzogne della Palestina: e il contraddittorio?
Ci siamo imbattuti in un articolo pubblicato su «Il Fatto Quotidiano» di inizio 2026 dal titolo E per i futuri agenti seminario su Gaza: “Sono tutte bugie” di Stefania Maurizi. In sostanza si denunciava un corso di aggiornamento alla scuola di polizia italiana tenuto da una associazione sionista, di nome ISGAP, che da anni opera una perseverante campagna contro i palestinesi, la cultura woke e la campagna di boicottaggio, il cosiddetto BDS. Sarebbe utile consultare il sito https://isgap.org/  e le pubblicazioni contenute a cura del Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (Isgap), per comprendere il tenore delle argomentazioni: «Il Genocidio contro Gaza? Non è mai esistito, si tratta di una macchinazione orchestrata dagli antisemiti, nelle università e nelle scuole sono in corso mobilitazioni a favore del popolo palestinese? sono frutto dell’odio e della penetrazione dei Fratelli Musulmani». Il Fatto Quotidiano riporta la notizia che l’Isgap avrebbe condotto un seminario alla Scuola di polizia italiana, la domanda che sorge spontanea è: per quale motivo ogni qual volta si parla della questione palestinese nella scuola il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara richiama al contraddittorio, ma se invece si tratta di formare i futuri tutori dell’ordine la sola campana ascoltata è quella degli ambienti sionisti che, come abbiamo visto, oscura e ridicolizza ogni posizione critica proveniente anche dalle stesse comunità ebraiche? Ma, attenzionato nei minimi particolari è proprio il mondo dell’istruzione, dalle scuole secondarie alle università pubbliche e private. Sia sufficiente menzionare una pubblicazione Negazione del terrorismo nel campus » ISGAP, da cui estrapoliamo un passaggio eloquente: «Alcuni studenti, principalmente stranieri o migranti provenienti da paesi anti-israeliani e antisemiti, sono arrivati negli Stati Uniti e in Europa con convinzioni predeterminate e radicali, percepiscono gli ebrei come malvagi e promuovono l’antisemitismo, opponendosi anche all’esistenza dell’unico stato ebraico – sostengono qualsiasi opposizione agli ebrei, all’ebraismo e a Israele. Alcuni studenti possono essere indottrinati in ideologie estremiste attraverso forum online, istituzioni religiose, centri accademici finanziati da paesi stranieri o gruppi di pari, portandoli a sostenere atti di terrorismo come mezzo per promuovere le proprie convinzioni. Le organizzazioni estremiste che finanziano centri “islamisti” o radicali di sinistra americani ed europei spesso si attaccano a individui vulnerabili, offrendo loro un senso di scopo e appartenenza attraverso ideologie radicali». Lo schema è sempre lo stesso, che ritroviamo anche su certa stampa occidentale, ossia che esiste un indottrinamento studiato a tavolino: i centri studi, le istituzioni religiose e non, i forum sono costruiti ad arte per l’indottrinamento, non mancano occulti finanziatori, si denuncia la saldatura tra islamisti e radicali di sinistra europei e statunitensi. Ergo, qualunque sia l’iniziativa deve essere attenzionata, sminuita, denunciata e repressa con un immediato capovolgimento della realtà (forse chiunque critichi l’operato di Israele è un nemico influenzato dal terrorismo israeliano?). Le pressioni sono indicibili perfino sul Parlamento europeo per spingere i Paesi UE a prendere posizione contro i movimenti filopalestinesi, quanto accade in Francia, Germania e Inghilterra tra arresti e messa fuori legge di organismi di solidarietà con il popolo palestinese dovrebbe essere fonte di insegnamento: I campus europei abbracciano l’aumento dell’antisemitismo: presentato al Parlamento Europeo (Bruxelles) » ISGAP. Sono quindi gli/le insegnanti, i/le ricercatori/trici, gli studenti e le studentesse mobilitatisi da mesi contro il genocidio i principali agenti dell’odio e della discriminazione; è il mondo della conoscenza a rappresentare un pericolo per la normalizzazione culturale e la propaganda del riarmo oltre al sostegno acritico verso l’operato di Israele che caratterizza la politica estera di tanti Paesi. E, alla luce di queste considerazioni, si capiscono meglio le ragioni delle ispezioni nelle scuole ordinate dal Ministro Giuseppe Valditara. Ci vogliono obbedienti e supini a una narrazione unica, quella narrazione che un sapere critico sa invece smontare e ridicolizzare. E articoli come Segui il denaro: Qatar e i Fratelli Musulmani finanziano l’istruzione superiore negli Stati Uniti » ISGAP dovrebbero indurre a riflettere sulla campagna di odio che ormai accompagna ogni dichiarazione di Francesca Albanese e di altri attivisti schierati contro il colonialismo da insediamento e il genocidio, è quel genere di giornalismo che presto prenderà il sopravvento anche in Italia. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Tra crisi sociale e Stato di Polizia: riflessioni sul capitale sociale
Mentre come ad ogni Natale e anno nuovo la Polizia di Stato ed altre forze armate o dell’ordine cercano di superarsi in folcloristiche partecipazioni in veste di angeli protettori, accudenti ed affettuosi, soprattutto verso i bambini e le bambine, preferibilmente se colpiti da tumore, quest’anno, proprio sotto le festività, abbiamo anche dovuto assistere ad imbarazzanti pubblicità di Leonardo SpA, in prima serata su LA7 e anche sulla TV di Stato. Tra un panettone e l’altro, un “prodotto” come Leonardo SpA, ovvero l’antitesi di un bene di largo consumo, ci viene proposto, in perfetto stile war-washing, puntando tutto sul meno compromettente “mondo digitale”. Possiamo dire, a buon diritto che l’ufficio comunicazione e immagine di questo produttore di morte, è leader anche in assenza totale di vergogna, se mai ne avesse avuto una. Ma, tornando alle strategie di comunicazione-propaganda della Polizia di Stato che quest’anno ha coinvolto addirittura il reparto di élite dei NOCS (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) che si sono calati con delle funi, vestiti da Babbo Natale, dall’alto del Policlinico Umberto I di Roma per introdursi in un reparto di oncologia pediatrica passando dalla finestra, dobbiamo fare riferimento al concetto sociologico di “capitale sociale“. In particolare, dobbiamo guardare alla sua “crisi”, per spiegare anche l’affollarsi, sempre sotto le feste, anche di notizie di poliziotti o carabinieri che salvano o ritrovano vite o evitano suicidi. Viene definito come “capitale sociale” in sociologia e metodologia della ricerca sociale quel reticolo relazionale cui ognuno di noi può fare ricorso in caso di una qualsiasi necessità o anche semplicemente per sentirsi ed essere effettivamente/pienamente incluso socialmente. Una delle tendenze, in stile legalitario, della cultura militarizzante odierna, è quella che vede il mondo delle forze dell’ordine e militari, intromettersi in questo reticolo proponendosi come garante delle relazioni stesse: c’è una lite furibonda all’ interno di in una coppia? Si chiama il 112. C’è un ragazzino che da qualche giorno non si vede più? Alcune persone che lo vedono stazionare davanti a un negozio con dei disegni in mano, invece di chiedere direttamente al bimbo dove sta di casa o che fine hanno fatto i genitori, si affidano ancora una volta al 112. C’è un’anziana signora che sta per lanciarsi da un parapetto? perché è presa dallo sconforto di essere sola in un mondo intento ad addentare fette di panettone e scartare regali in famiglia? Anche qui il rimedio considerato evidentemente il più sicuro è il 112! Un’anziana signora, colpita da un vuoto di memoria si perde durante una passeggiata all’interno del mercato rionale di Testaccio a Roma? Anche qui si chiamano i militi e la signora ritorna sana e salva nella propria casa di riposo riuscendo fortunatamente a festeggiare il suo 87° compleanno circondata dall’affetto dei familiari che in quel caso erano ben presenti all’evento! In tutti  questi recenti casi, che rappresentano solo alcune tra le innumerevoli situazioni e che confermano quell’investimento di fiducia che viene rivolto a forze armate e forze dell’ordine segnalato da tutte le più recenti da indagini sociali, (ISTAT 2025 e 37° Rapporto Eurispes) l’intervento potrebbe essere risolto forse più efficacemente da un amico, un parente o da personale esperto. In una società che però ha puntato negli ultimi decenni sulla competizione e sull’individualismo, soprattutto nei centri urbani dove controllo sociale e appunto “capitale sociale” si sono notevolmente affievoliti, il 112 sembra l’ultimo baluardo per un controllo che di fatto è tutt’altro che “sociale”, ma nasconde invece un vero e proprio controllo poliziesco travestito da buon samaritano. A parte il tema della solitudine e delle carenze, appunto, di capitale sociale, sembra farsi strada una sorta di auto-censura qualunquista che spinge a non intervenire per non mettersi nei guai, per non compromettersi in prima persona e assumersi eventualmente una qualche responsabilità anche come educatori/trici e insegnanti. È capitato, ad esempio, che in presenza di una giovanissima studentessa di liceo con evidenti problemi psichici che durante una sua crisi, invece di essere contenuta amorevolmente dall’insegnante di sostegno coadiuvata eventualmente dai suoi colleghi, venisse chiamato, appunto, il 112 tramutando il caso in un problema di ordine pubblico; in un’altra situazione, un sospettato di spaccio di cannabis all’interno di una scuola in provincia di Roma, viene affidato a due carabinieri che in divisa fanno irruzione con la macchina di servizio proprio nell’orario di punta, alla fine delle lezioni, sfilando davanti a centinaia di studenti. Si può dire che parallelamente alla “medicalizzazione del comportamento non conforme” e quindi all’esplosione di forme di standardizzazione nel rapporto umano tra docenti e giovani a volte in stato di disagio e sofferenza(dai BES, ai DSA ecc.) si è fatto strada una sorta di visione legalitaria del rapporto stesso che pervade la società nel suo complesso e quindi anche il microcosmo della scuola. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Stand Esercito Italiano e Polizia al Lucca Comics&Games per parlare di Difesa
Dal 29 ottobre al 2 novembre 2025 si è tenuto il Lucca Comics&Games con oltre 280.000 biglietti venduti, la partecipazione di 17.000 professionisti e 900 ospiti.  Da dodici anni anche l’Esercito Italiano ha uno spazio espositivo alla fiera del Comics. Quest’anno nello stand i visitatori e le visitatrici potevano calarsi nella guida virtuale di mezzi militari in scenari operativi, toccare i materiali speciali degli equipaggiamenti moderni, sfogliare e abbonarsi alle riviste del settore militare, ricevere informazioni sulle prospettive professionali e di carriera nelle Forze Armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che la presenza dell’Esercito Italiano al Lucca Comics&Games rientra nel Programma di Comunicazione 2019 del Ministero della Difesa (pag 27). Non solo il Lucca Comics, anche l’European Outdoor Expo a Parma, la manifestazione Firenze dei Bambini, il Salone Internazionale del Libro a Torino, il Salone dell’auto di Torino, Il Festival della Scienza a Genova, la Fiera del Levante di Bari, il Rimini Wellness, la Race for the Cure Roma etc.  Il Sistema Difesa è presente negli eventi propri della società civile per aumentare la sua influenza sulla dimensione cognitiva e sociale della gente comune, al fine di aumentare i suoi ammiratori e i suoi dipendenti. Come fosse un’azienda commerciale qualunque il Sistema Difesa entra in mostre, fiere, incontri culturali, organizza iniziative editoriali proprie, ha un suo brand. Al Lucca Comics c’era anche lo stand della Polizia con il fumetto Il commissario Mascherpa e il gioco di ruolo Collezione letale, Operazione Comics nel quale vestendo i panni degli investigatori si è giocato a raccogliere indizi e interrogare sospetti con il personale della Polizia scientifica, della Postale, della Ferroviaria, della Stradale e degli altri reparti della Polizia di Stato. (Sui fumetti e le graphic novel dei corpi militari leggi questo articolo). Potrebbe anche portare a qualche risultato il programma del Sistema Difesa di insistere con la sua presenza di segni e messaggi, negli stessi spazi ricreativi della popolazione civile, fino a manipolarne totalmente l’immaginario e conquistarlo. Ha i mezzi per riuscirci. Ma quale futuro sta disegnando per tutti noi? Niente di edificante, niente di divertente. Per questo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci auguriamo che tutti questi sforzi di arruolamento falliscano, che la società civile riesca presto a organizzarsi rigettando le logiche di annientamento/successo della competizione economica corrotta e delle guerre. Ci auguriamo che la narrazione che vede la guerra come insita nell’essere umano, dunque evitabile, e come unica soluzione per governare il mondo venga preso sovvertita. Basterebbe questo, tanto per iniziare. Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 
Droghe ed educazione all’IIS “Alessandrini” Abbiategrasso: approccio penalista con polizia
A metà novembre 2025, all’interno del progetto “Senza Filtro: Consapevolezza e Legalità contro la Droga”, la Polizia Locale di Abbiategrasso (MI), in collaborazione con la Polizia Penitenziaria – Nucleo Cinofili, ha svolto un’iniziativa di formazione rivolta a studentesse e studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alessandrini”. Per l’ennesima volta, su un tema complesso e articolato, come quello relativo alle dipendenze, la scuola rinuncia a farsi carico della formazione degli alunni e delle alunne, delegando questo compito alle forze dell’ordine, senza neanche prevedere la presenza di chi, a partire dagli operatori dei SerD, dispone di adeguate competenze e professionalità per affrontare queste problematiche. Per come è stato organizzato l’evento, è evidente che obiettivo dell’incontro non fosse quello di aumentare conoscenze ed empowerment di ragazze e ragazzi, ma, come si legge nei comunicati ufficiali, di «informare e responsabilizzare i giovani studenti sui rischi connessi all’uso e allo spaccio di droghe, nonché di promuovere una maggiore consapevolezza sui comportamenti corretti e rispettosi della legge». Non, quindi, una specifica occasione per far crescere il dialogo didattico-educativo, ma – secondo la logica di sorvegliare e punire – il solito elenco di pericoli per la salute e delle eventuali conseguenze legali, che conta almeno tre quarti di secolo di fallimenti, morti ed emarginazione. Non a caso, in spregio a qualsiasi “regola pedagogica”, ma anche al buon senso, sono stati riuniti nella stessa aula 140 studenti e studentesse (quasi tutti e tutte di secondo anno insieme con una classe del quinto!) che, in quelle condizioni non sono stati, certo, sollecitati a intervenire, esprimere dubbi e problematiche personali, ma sono stati trattati come “sacchi vuoti”, pronti a essere riempiti da adulti sconosciuti. Come, di fatto, ammettono gli stessi organizzatori quando scrivono: «Il momento più coinvolgente per gli studenti è stato la dimostrazione pratica delle unità cinofile antidroga. Gli operatori hanno illustrato le modalità operative nel contrasto allo spaccio, permettendo ai ragazzi di vedere “sul campo” come lavorano i cani addestrati e come avviene l’interazione tra conduttore e animale». Insomma, una sorta di spettacolo circense di serie B, che non si comprende in che modo abbia potuto accrescere conoscenze e consapevolezza. Purtroppo, quanto avvenuto ad Abbiategrasso non rappresenta certo un’eccezione, ma il modo concreto di operare di questo governo. Premesso che su questo tema non c’è una sostanziale soluzione di continuità con gli esecutivi precedenti, vanno ricordate le parole (maggio 2025) del sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano: «Si dicono tante cose inesatte, come che esistono sostanze leggere che leggere non sono fanno danni irreversibili; non esistono droghe leggere, sono droghe e basta e fanno male». Un approccio esclusivamente proibizionista (in un Paese, l’Italia, che ha posizioni opposte su droghe “di stato” come alcol e sigarette), confermato dalla VII Conferenza nazionale governativa sulle dipendenze (novembre ’25), che ha causato, insieme con il paternalismo e le politiche panpenaliste, danni peggiori di quelli delle stesse dipendenze. Si tratta della stessa, fallimentare, impostazione del progetto “Scuole Sicure” promosso dal Ministero degli Interni, che finanzia iniziative di prevenzione e contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi degli istituti scolastici. Un’iniziativa che prevede anche contributi «per la realizzazione di sistemi di videosorveglianza, l’assunzione a tempo determinato di agenti di Polizia locale, il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario del personale della Polizia locale, l’acquisto di mezzi ed attrezzature e la promozione di campagne informative volte alla prevenzione e al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti». In sostanza, nulla di nuovo rispetto alla “war on drugs”, mentre in altri Paesi europei si discute sulle politiche di “riduzione del danno”, ovvero su quelle buone pratiche che tutelano la salute delle persone dipendenti, rimettono in discussione stigmi e stereotipi e producono, anche, ottimi risultati rispetto alla sicurezza pubblica. Un’impostazione, quest’ultima, che, opportunamente modulata in base all’età di alunne e alunni, dovrebbe essere fatta propria da tutte le istituzioni scolastiche se l’obiettivo è quello di costruire una vera comunità educante. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Catania
Piantedosi: “Crittografia di WhatsApp, Telegram e Signal? Bilanciare privacy e sicurezza”
Matteo Piantedosi è intervenuto all’evento per i 20 anni del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic). Il ministro dell’Interno ha indicato questo nuovo bilanciamento di diritti a cui spera le piattaforme di messaggistica (da WhatsApp a Signal fino a Telegram) si adeguino presto per consentire alle Forze dell’Ordine di “rompere” la crittografia end-to-end per le attività investigative contro i cyber criminali. “Le policy delle grandi piattaforme sono molto incentrate sull’offerta della privacy degli utenti”, ha osservato Piantedosi. “Io credo”, ha aggiunto il ministro, “che il bilanciamento di interessi, tra libertà democratiche, costituzionalmente garantite, e elementi di sicurezza è il vero snodo su cui si gioca la sfida del futuro, ossia tra la attività di Polizia per contrastare i crimini e la privacy”. Durante lo stesso evento, il prof. Sala ha dichiarato “secondo me una soluzione su cui lavorare c’è per consentire gli scopi della Forze dell’Ordine, perché, essendo l’algoritmo crittografico una forma matematica, il modo in cui è utilizzato e l’ambiente in cui è sviluppato, permette dei margini in cui si può, in qualche modo, indebolire un pochino la sicurezza del sistema, tenendola, però, sempre accettabile, consentendo quindi le investigazioni della Polizia”. Quindi, come aveva già annunciato il ministro in estate, il governo italiano sarebbe al lavoro per ridurrre il livello di sicurezza della crittografia end to end, per favorire le attività poliziesche: “Una nuova autorità pubblica sotto il Ministero dell’Interno – in particolare presso la Polizia Postale – per vigilare sui servizi di messaggistica crittografata come WhatsApp, Signal e Telegram” Quindi, se Chat Control sembra per il momento bloccato, in Italia già si pensa a un sistema simile, che ci porterebbe a essere molto vicini ai regimi dittatoriali come Cina e Russia. Fonte web
Educazione e Legalità, l’alleanza tra istituzioni civili e militari trova sponda… in chiesa
Una sindaca, Daniela Ghergo eletta da una coalizione a guida PD, un parroco intraprendente, Aldo Buonaiuto e un questore “pedagogo” ante litteram sono stati i padrini (o padroni?) dell’iniziativa denominata di “Prossimità” cha ha visto 200 ragazz3 di Fabriano, nel quadro delle attività ludico-educative di un centro-estivo parrocchiale, a contatto con un gruppo di  poliziotti. Come in altri casi, sempre nelle Marche, si è vista la presenza di bellissimi cani-lupo, anti-droga, anti-esplosivi, anti-tutto, ecc..  La fantasia delle istituzioni che in Italia gestiscono l’ordine pubblico e che in questi ultimi anni tentano in tutti i modi di far passare la narrazione che il disagio sociale o psicologico, l’emarginazione e l’esclusione, le sofferenze per il non trovare casa o lavoro, quando si esprimono  in modo violento, vanno innanzitutto repressi e poi, se avanza tempo, si affrontano con altri mezzi, non conosce limiti. Anche perché sarà questo il loro principale impiego futuro in società, dal momento che l’unico reato in aumento significativo, mentre tutti gli altri sono in caduta libera, sono quelli informatici (clonazione carte, phishing, ecc.) e le truffe on-line. Tra il 2013 e il 2022 i furti in appartamento sono diminuiti del 46,9% e il balzo in alto tra il ’23 e il ’24 di circa il 10% non giustifica l’allarme dei media mainstream in quanto, in ogni caso, non si sono superati i dati del 2013. D’altra parte il balzo è anche legato all’effetto post-pandemia, all’aumento del turismo di massa che espelle sempre più persone in zone periferiche abbandonate a sé stesse e non ultimo l’impoverimento generalizzato della popolazione. Ciononostante è sempre allarme sociale, i furti sono dietro l’angolo la percezione, più che i dati di fatto è in crescita. D’altro canto, anche, la crescita dei reati informatici e truffe, se in valore assoluto sono in crescita, il loro valore percentuale andrebbe calcolato sul numero totale delle transazioni on-line, sul numero totale di utenti che navigano, acquistano e quindi subiscono pubblicità profilate. Allora cos’è che spinge gli educatori, in questo caso il parroco, a mettere in contatto i/le bambn3 con i poliziotti? La risposta la dà il questore di Ancona in persona “percorrere insieme i tempi che cambiano fa sì che i giovani trovino sempre e sempre più naturale fidarsi ed affidarsi alla Polizia di Stato in una prospettiva di prevenzione dei reati e di sana crescita generazionale (fonte ANSA)”. Le parole-chiave, dunque, sono affidarsi e fidarsi, (alle forze dell’ordine) contro nemici interni immaginari o reali/creati, senza curarsi della cause sociali, dei percorsi di devianza che portano a commettere furti o spaccio di stupefacenti ma anche da quelli esterni reali/creati, anche qui senza curarsi di spiegare come, un amico, ad esempio il Putin “berlusconiano”, un tempo desideroso di entrare addirittura nella NATO, si trasformi in un acerrimo nemico, tanto da costringerci a tagliare letteralmente i ponti con lui oltre che i tubi del gas russo, per comprare costosi carburanti in giro per vari paesi del  mondo compreso gli USA. Non si spiega altrimenti l’immancabile show degli artificieri con i loro robottini guidati dall’A.I. che disinnescano bombe, trovate sempre dal solito cane-poliziotto, sogno di tutt3 i/le bambin3. Preso forse dal senso di colpa per aver fatto immergere i proprio gregge di bambin3 in un clima di guerra e di lotta contro un crimine che non esiste se non a livello percettivo, il parroco alla fine si ricorda (anche) dei più sfortunati e quindi “non ha fatto mancare, a tutti i presenti, un profondo pensiero sulla drammaticità della condizione dei bambini nei mondi in cui fame e guerre mettono a rischio la loro vita (fonte ANSA)”. Al parroco della chiesa S. Niccolò di Fabriano, nella tranquilla e ordinate Marche, diciamo, a questo punto, da educatore a educatore che se non se la sente di seguire le orme di Don Pino Puglisi, ucciso nel 1993 nel  giorno del suo 56° compleanno dai sicari dei fratelli Graviano nel quartiere-feudo di Totò Riina e Leoluca Bagarella, il famigerato quartiere Brancaccio di Palermo, può fare richiesta come cappellano militare, così forse farà meno danni alle giovani generazioni, cui si prospetta un futuro di precariato lavorativo, relazioni (forse) coniugali senza figli e sullo sfondo, sempre nuove guerre. Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Il meccanismo che garantisce l’impunità agli agenti di polizia in Italia
In Italia la disciplina degli agenti di polizia è un complesso insieme di norme contraddittorie che ne garantiscono quasi sempre l’impunità persino per gravi reati penali. L’articolo 8 del DPR 737/1981 prevedeva il licenziamento automatico.[1] Tuttavia, tale articolo è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 971 del 12-14 ottobre 1988.[2] In pratica, il principio attualmente vigente è che la destituzione dell’operatore delle polizie debba sempre essere disposto a seguito di un procedimento disciplinare istituito dal Consiglio Superiore Disciplinare di ciascuna forza di polizia. Ogni forza di polizia italiana ha un proprio regolamento disciplinare e un proprio Consiglio di Disciplina, che stabilisce le eventuali sanzioni per i comportamenti non conformi a tali regolamenti (vedi note seguenti). Questo Consiglio disciplinare è istituito dai vertici di ciascuna polizia che di fatto quasi mai arriva alla misura di destituzione. L’autonomia del procedimento disciplinare dal parallelo procedimento penale da parte di tribunali è da tempo consolidata (sentenza 51/2014 della Corte Costituzionale[3]). Come confermato anche dalla Sessione Plenaria del Consiglio di Stato n. 1 del 29 gennaio 2009[4], il procedimento disciplinare deve essere sospeso fino alla conclusione del procedimento penale solo a partire dal momento del rinvio a giudizio del dipendente. Esistono anche disposizioni di coordinamento (come gli articoli 653 e seguenti del Codice di Procedura Penale) che definiscono i criteri in base ai quali l’esito di un procedimento penale è considerato determinante ai fini dell’accertamento della responsabilità per il fatto per il quale il dipendente è stato condannato. Tuttavia, il Consiglio di Disciplina (articolo 16 del citato DPR 737/1981), organo competente a decidere sulle sanzioni oltre al rimprovero (e quindi alla sospensione dal servizio e al licenziamento), ha ampia discrezionalità nel valutare il danno disciplinare connesso a quanto accertato nel procedimento penale (ciò vale in particolare per il Consiglio Supremo e per il Consiglio di Disciplina Centrale). È qui che nascono le discordanze applicative, ben note agli addetti ai lavori (avvocati e sindacati di polizia): la discrezionalità si trasforma in assoluto arbitrio e persino comportamenti identici possono valutati in modo estremamente diverso. Il Consiglio Supremo di Disciplina della Polizia di Stato[5] è istituito annualmente con decreto del Ministro dell’Interno ed è composto da: il Ministro o, per sua delega, il Sottosegretario di Stato (che lo convoca e lo presiede); il Capo della Polizia, che è anche Direttore Generale della Pubblica Sicurezza (o il suo Vice-Direttore); e due funzionari della Polizia di Stato con qualifica dirigenziale, designati dai sindacati di polizia più rappresentativi a livello nazionale. Le deliberazioni del consiglio sono adottate a maggioranza assoluta dei suoi membri. Il Consiglio Centrale Disciplinare è istituito con decreto del Capo della Polizia ed è composto da: a) il Direttore Centrale del Personale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (o, per sua delega, il Direttore di un servizio della Direzione Centrale, che lo convoca e lo presiede); b) due funzionari della Polizia di Stato con qualifica dirigenziale; c) due ufficiali della Polizia di Stato con qualifica dirigenziale non inferiore a quella dell’imputato, designati di volta in volta dai sindacati di polizia più rappresentativi a livello nazionale. Il Consiglio Disciplinare Provinciale è istituito con decreto del Questore ed è composto da: a) vice questore con funzioni vicarie che lo convoca e lo presiede; b) da due funzionari del ruolo direttivo della Polizia di Stato; c) da due appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato di qualifica superiore a quella dell’incolpato, designati di volta in volta dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano provinciale. Per le altre forze di polizia, il regolamento prevede procedure specifiche, tuttavia analoghe a quelle della Polizia di Stato, attribuendo sempre potere decisivo ai vertici nazionali e locali. Di fatto i vertici delle forze di polizia hanno sempre cercato di evitare sanzioni gravi, fortemente sostenuti a tal proposito dai sindacati o dai rappresentanti del personale, anzi spesso non hanno comminato alcuna sanzione. È ovvio che il codice disciplinare dovrebbe essere radicalmente riformato e che un codice unico per tutte le forze di polizia sarebbe opportuno, ma come detto in nostre precedenti pubblicazioni, nessuna autorità istituzionale o forza politica osa infrangere l’autonomia, il libero arbitrio e la pressoché totale impunità del personale di queste forze. Per un archivio delle impunità Ricordiamo che nessuno degli alti ufficiali di polizia condannati, anche di quarto grado, per reati penali commessi al vertice del G8 di Genova è stato destituito nonostante le gravi condanne. Lo stesso vale anche per tutti i casi di reati commessi da dirigenti e operatori delle polizie in molteplici circostanze. Si pensi ai responsabili di torture del caso Dozier, nonché ai poliziotti autori delle torture alla caserma Ranieri durante il Global Forum di Napoli (prologo del G8 di Genova), ai casi quali l’assassinio di Stefano Cucchi, quello di Federico Aldrovandi ucciso come George Floyd e i cui assassini sono reintegrati in servizio, e tanti altri ancora (citati in Polizie, sicurezza e insicurezze). L’ultimo caso emblematico e assai sconcertante è quello del Fabrizio Ledoti che nel 2001 era uno dei capi squadra del Settimo nucleo del Reparto mobile di Roma, artefice della “mattanza messicana alla Diaz e condannato a 4 anni per lesioni gravi (vedi articolo di Marco Preve) condanna prescritta perché non c’era legge sulla tortura e le torture erano classificate come semplici lesioni e quindi punite con circa 3 anni e presto prescrittibili, ma promosso ispettore e risarcito. Seguendo peraltro l’esempio dell’eccellente analisi pubblicata dal presidente della sezione riesame del Tribunale di Perugia, Pino Narducci, l’Osservatorio Repressione si impegna a creare un archivio di tutte i casi di impunità. Chiediamo di segnalarci documenti e informazioni a tale proposito.   NOTE: [1] NEL PUBBLICO IMPIEGO ITALIANO, IL “LICENZIAMENTO DI DIRITTO” CONSISTE NELL’ESPULSIONE AUTOMATICA DI UN DIPENDENTE PUBBLICO A SEGUITO DI UNA SPECIFICA CONDANNA PENALE, SENZA LA NECESSITÀ DI ULTERIORI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI. IN ALTRE PAROLE, NEI CASI PREVISTI DALLA LEGGE, UNA CONDANNA PENALE COMPORTA AUTOMATICAMENTE IL LICENZIAMENTO DEL DIPENDENTE. MA COME MOSTRIAMO IN QUESTO ARTICOLO QUESTO NON VALE PER GLI OPERATORI DELLE POLIZIE PROPRIO GRAZIE AL MECCANISMO DI GARANZIA DELLA LORO IMPUNITÀ. [2] LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA INCOSTITUZIONALE IL DECRETO PRESIDENZIALE 25 OTTOBRE 1981, N. 737 (SANZIONI DISCIPLINARI PER IL PERSONALE DELL’AMMINISTRAZIONE DELLA PUBBLICA SICUREZZA E DISCIPLINA DEI RELATIVI PROCEDIMENTI): HTTPS://GIURCOST.ORG/DECISIONI/1988/0971S-88.HTML [3] ALLORA LA CORTE COSTITUZIONALE ERA COMPOSTA DA ALCUNI FRA I PIÙ IMPORTANTI MINISTRI DEI PASSATI GOVERNI E ANCHE DALL’ATTUALE PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA: HTTPS://WWW.CORTECOSTITUZIONALE.IT/ACTIONSCHEDAPRONUNCIA.DO?ANNO=2014&NUMERO=51. [4] HTTPS://SIULP.IT/PROCEDIMENTO-DISCIPLINARE-LESERCIZIO-DELLAZIONE-PENALE-E-PRESUPPOSTO-OSTATIVO-CONS-STATO-SENT-NR-109-DEL-15-DICEMBRE-2008/ [5] HTTPS://WWW.FSP-POLIZIA.IT/D-P-R-25-OTTOBRE-1981-N-737/ E  HTTPS://WWW.INTERNO.GOV.IT/SITES/DEFAULT/FILES/MODULISTICA/CODICE_COMPORTAMENTO_DEI_DIPENDENTI_DEL_MINISTERO_DELLINTERNO.PDF Salvatore Turi Palidda
Graphic-novel di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza: la militarizzazione avanza
Va avanti sempre più spedita la propaganda della “cultura militarizzata” che punta da alcuni anni anche al pubblico dei fumetti, il quale, a parte i nostalgici e/o affezionati storici, si avvicina anche alla fascia di età 20-30. Avendo a disposizione sempre nuove risorse finanziarie pubbliche, al contrario delle case editrici pienamente sul mercato, che arrancano, alzano i prezzi di copertina o chiudono, le forze dell’ordine cooptano prestigiosi disegnatori, tutti di “bocca buona”, per realizzare improbabili graphic novel, certamente non all’altezza creativa delle storie che coinvolgono personaggi come Dylan Dog, Tex o Nathan Never. Vediamo, ad esempio, cosa partorisce la mente creativa della casa editrice di Polizia Moderna, dove è nata la saga auto-definita sul loro sito web, totalmente “made in Polizia di Stato”. Come tutti sanno, in Calabria, si è accumulato negli anni un know-how che ci fa eccellere in tutto il mondo nell’ambito del business della cocaina. D’altra parte, tutte le statistiche contenute in diversi studi sulla devianza e la criminalità organizzata ci dicono che gli omicidi In particolare quelli per mafia sono in calo drastico fin dagli anni Novanta, con oltre 3mila omicidi contro i poco più di 300 degli anni ’20 del 2000. Nasce quindi l’esigenza di inventarsi un nuovo ruolo alle forze dell’ordine, non più intente a sventare sparatorie nelle strade come ci descrivevano i film delle saghe “poliziottesche” degli anni ’70, ma a infondere sicurezza nella popolazione. Questa, dal canto suo, era ed è sempre più alle prese con un’altra forma di insicurezza, quella della precarietà lavorativa, delle emergenze climatiche, della caduta in basso dei salari e del potere d’acquisto delle famiglie, solo per citarne alcune. Questo ruolo protettivo quasi “materno” delle forze dell’ordine, che saranno sempre più impegnate nel sedare rivolte sociali e non più ad arrestare mafiosi incalliti, viene impersonata appunto da questi personaggi grotteschi ben disegnati, ma inseriti in sceneggiature che dire improbabili è farle un complimento! Vediamo quali sono, appunto, queste storie avventurose, quasi marziane, attraverso la presentazione del sito web della Polizia di Stato dell’ultimo numero del commissario Mascherpa impegnato in una terra infestata dalla ‘ndrangheta: «Marta e Mascherpa, si concedono una fuga d’amore sulla Sila innevata (ma col cambiamento climatico occorre andare in altissima quota per trovare neve! n.d.r.) , ma nel corso di un’escursione in slitta accadrà l’impossibile. In aiuto arriveranno i colleghi della polizia di montagna, per fortuna presenti sul posto per il servizio di sicurezza sulle piste da sci (sono anni che le piste da sci sono il più delle volte chiuse per assenza di neve, n.d.r.) Le indagini che seguiranno porteranno a sgominare una banda di criminali anche grazie all’intervento dei Nocs. Nel frattempo a Cosenza una ragazza si risveglia stordita e sta quasi per cadere dal cornicione di un palazzo storico, ma verrà salvata e aiutata da una psicologa della Polizia di Stato a ricostruire cosa è accaduto e ad affrontare una terribile verità». Come si può notare, c’è proprio un corto-circuito, un compiacimento tutto autoreferenziale verso personaggi che forzatamente vengono inseriti per dipingere ruoli accudenti e salvifici che in realtà potrebbero benissimo, e spesso già lo sono, essere svolti, per esempio, dal soccorso alpino o da associazioni di auto-mutuo aiuto per il presunto stato di disagio psicologico di cui soffrirebbe la ragazza del fumetto. Lo stile fumettistico è stato preso in prestito in passato anche per i famosi calendari, come quello del 2019 che sottolineava con enfasi come «ad ogni tavola, sono associati i nuovi segni distintivi di qualifica, che consentono di cristallizzare, anche graficamente, l’identità civile della Polizia di Stato. I nuovi segni di qualifica saranno adottati dalla Polizia di Stato nel prossimo anno e offriranno la possibilità di proiettare l’Istituzione verso il futuro, chiudendo il percorso di smilitarizzazione intrapreso con la riforma del 1981». Purtroppo non bastano dei nuovi segni di qualifica, oppure una legge, per trasformare una cultura militare in una di “servizio civile”, lo spirito repressivo legalitario è sempre più spesso all’esercizio arbitrario ed illecito della forza tipico degli anni ’70, permangono e spesso, come in questi ultimi anni, subiscono un’accelerazione dettata da chi sta al governo. Potendo contare sulle nostre tasse per produrre questi capolavori artistici per fini propagandistici, il prezzo di copertina viene interamente devoluto alla sezione Assistenza della Polizia di Stato – Piano Marco Valerio, istituito per sostenere i figli minori dei dipendenti della Polizia di Stato affetti da gravi patologie. Questa sorta di “welfare aziendale” pagato, anche se indirettamente, sempre dalle nostre tasse, va ad aggiungersi a tutti gli altri benefit degli appartenenti alle forze dell’ordine non ultimo quelli introdotto dall’ultimo ex-decreto sicurezza, che offre ai poliziotti la tutela legale gratuita in caso di controversie penali e civili. D’altra parte quest’opera di mistificazione, purtroppo, viene portata avanti anche colpendo fasce di età inferiori, quelle che abitualmente giocano a colorare le figure di alcuni album, con favole e personaggi vari. Nel “Carabifantasy da colorare”, ideato dai creativi della II Sezione ufficio Cerimoniale Stato Maggiore V Reparto presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, troviamo la carabiniera-Biancaneve, un carabiniere-cacciatore nerboruto che protegge un Cappuccetto Rosso intento a fare il saluto militare e la linguaccia, al lupo cattivo che scappa, è un carabiniere-Geppetto che accoglie tra le sue braccia un Pinocchio di legno. Accudimento, quasi materno, protezione, difesa dei più deboli, immagine rassicurante e pacificatrice e onnipresente, questi sono i concetti che tentano di veicolare nel pubblico dei più piccoli le forze dell’ordine nell’intento strategico di normalizzare un approccio alla vita e alla convivenza tra persone ispirato alla logica militare. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università