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Legge antimaranza: ulteriore passo del processo di militarizzazione della società
Criminalizzazione dei giovani; securitarismo fuori controllo; certezza della pena con tanto di imputabilità penale per i minorenni al fine di arrestare i reati commessi da chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. Queste affermazioni sono quelle ricorrenti nei commenti al disegno di legge definito “antimaranza”, se preferiamo misure e strumenti atti a prevenire e contrastare la criminalità giovanile soprattutto nei luoghi della movida o nelle stazioni. In fondo non solo l’impianto legislativo, ma anche la campagna mediatica non si discosta molto da quanto avvenuto con i primi pacchetti sicurezza, la differenza è che allora erano presi di mira i senza fissa dimora (e per questo le panchine o le fontanelle pubbliche sono divenute una rarità rendendo meno accoglienti i centri storici piegati ormai alle logiche del commercio e della movida), oggi l’allarme sociale suona, con la puntualità di un orologio di alta precisione, contro le giovani generazioni protagoniste delle proteste contro il genocidio palestinese. Prima di addentrarci in ulteriori riflessioni dovremmo sgomberare il campo da alcuni equivoci: esiste un pericolo sociale derivante dai giovani? Oppure hanno fallito le politiche di inclusione, le carenze del nostro welfare sono tali da non comprendere la necessità di accrescere le risorse allo stato sociale con dei progetti rivolti anche ai giovani, con scuole aperte e un approccio meno incline alla burocrazia? Siamo certi che quanto accade oggi in Italia è stato già vissuto in altri paesi europei con la differenza che in certe nazioni la risposta non è stata quella securitaria che affida alla revisione del codice penale la soluzione di ogni problema. E ancora una volta i decreti vanno a rafforzare il potere delle forze dell’ordine. Inutile girarci attorno, forte è la tentazione di deviare l’attenzione mediatica verso le violenze diffuse contro le forze dell’ordine giustificando poi, in nome dell’ordine pubblico, il potenziamento dei poteri delle stesse.  Si respira da tempo un’aria da caserma; si arriva a ipotizzare il divieto di aggregazione disposto dal questore nei di gruppi di giovani frettolosamente ribattezzati baby gang; l’assembramento viene vietato in presenza di cinque o più persone: sembra ricordare il divieto di assemblamento di epoca fascista. Si ricorre perfino al fermo preventivo con la stessa logica della repressione preventiva che colpisce sistematicamente il nemico di turno. Se esistessero fenomeni di devianza giovanile, essi andrebbero prima compresi e studiati, cercando di capire se gli interventi sociali, pedagogici, educativi e scolastici possano essere letteralmente bypassati, come avviene da tempo, da una mera azione repressiva. E ancora una volta il ruolo della stampa diventa fondamentale per far approvare certe leggi alimentando ad arte la paura, il pericolo sociale e la emergenza di provvedimenti eccezionali. Anche in questo caso lo stesso copione che ha portato ad approvare le norme contro i rave e soprattutto le disposizioni intraprese contro i movimenti sociali e sindacali. Del resto, certezza della pena e fine della impunità, anche in questo caso, sono pratiche manipolatorie di massa, se pensiamo alla composizione sociale dei carcerati: nella maggioranza dei casi certi reati finiscono con misure alternative alla pena, reati diversi e penalmente meno rilevanti si traducono in lunghe pene detentive. E in molti casi parlare di giustizia di classe non è un retaggio ideologico del passato. Un altro aspetto saliente delle manovre securitarie governative è affidato alle sanzioni pecuniarie in via di sperimentazione contro i movimenti protagonisti delle lotte di un anno fa. Stanno arrivando multe, decreti penali di condanne e sanzioni per cifre astronomiche. La richiesta esosa di danni ha lo stesso significato delle richieste di risarcimento avanzate contro giornalisti scomode. Le querele temerarie si vanno allargando allo spettro delle sanzioni penali di condanna. Il provvedimento aumenta innumerevoli sanzioni, ma ci restituisce anche un’ulteriore norma, cioè l’onere della prova è sempre a carico dell’accusato, la cui colpevolezza segna l’inizio dell’azione penale. Un autentico rovesciamento delle norme di diritto per rafforzare il potere accusatorio e securitario dell’azione penale. Il ddl poi va nella direzione auspicata dei grandi fautori della proprietà privata da difendere ad ogni costo. Il risarcimento dalla vittima che si è difesa nei casi previsti dalla legge è un autentico regalo alla giustizia da far west e a tale scopo mira la campagna intrapresa a destra per la grazia a Mario Roggero: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», questo il commento della Presidenza del Consiglio che invoca uno Stato giusto attento a modificare norme che non funzionano. Non si tratta di saggezza governativa, ma di retorica di uno smemorato pater familias, avvezzo a non occuparsi minimamente dei propri familiari, ma autonominatosi loro protettore. Ci sono decine di norme da cambiare, ma il fatto che si inizi, e si finisca, sempre con quelle penali dimostra il vero intento di questo Governo ossia trasformare ogni devianza, ogni problema sociale in questione di ordine pubblico, costruire quella società della sorveglianza che si nasconde dietro a norme penali discutibili per lo stesso diritto borghese, capaci di ignorare i problemi reali che affliggono il Paese. Certe trasmissioni radio o televisive, dove i luoghi di comuni diventano indicazioni precise alla iniziativa legislativa, sono lo specchio di un’epoca nella quale ogni problematica sociale, che imporrebbe anche una spesa pubblica maggiore, viene silenziata per favorire al meglio la risposta penale. In tempi nei quali l’economia di guerra imperversa, anche certe logiche securitarie rientrano nella cultura del dominio e del controllo. Queste dinamiche repressive hanno molto a che vedere con la cultura militarista che non si manifesta solo quando devono giustificare l’aumento delle spese militari, ma per ricostruire un modello sociale dove il dissenso diventa oggetto di morbosa attenzione del codice penale, un modello sociale che ha bisogno di costruire degli scenari di paura per giustificare poteri maggiori alle forze dell’ordine e autentiche contrazioni degli spazi di libertà e di democrazia  Chiudiamo con alcune considerazioni minori, ma degne di note: gli Enti locali da anni subiscono l’erosione degli organici e il comparto ha perso quasi 50mila unità. Ebbene, invece di porre fine a una disparità di trattamento tra i comparti pubblici, in termini economici e non solo; invece di allentare le norme in materia di assunzione e di spesa di personale, si parla di aumento della spesa per la videosorveglianza e nuove assunzioni della Polizia Municipale le cui funzioni, a rigor di logica, sono molteplici e assai poco orientate verso l’ordine pubblico. Trasformare gli agenti locali in pretoriani delle ordinanze dei Sindaci è un pericolo oggettivo. Aggiungiamo poi il fascino esercitato dalla società USA o israeliana con civili armati fino ai denti, siamo certi che questa suggestione presto alimenterà nuovi interventi legislativi, nel frattempo le forze dell’ordine sono autorizzate a portare le armi anche fuori servizio, della serie non esiste distinzione tra attività lavorativa e tempo libero, si è sempre in servizio contro i pericoli della malavita che assedia le nostre città. Tradotto in altri termini, un popolo non in armi per difendere la propria libertà e autodeterminazione, ma un processo di militarizzazione destinato ad auto alimentarsi nei prossimi mesi. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Decreto “anti-maranza”: un testo culturale “oltre il moderno” – di Pietro Saitta
Probabilmente non vi è alcuna ragione per scrivere l’ennesimo articolo scandalizzato e critico sull’atrocità del decreto “anti-maranza”. Farlo sembrerebbe postulare l’esistenza di interlocutori e di razionalità classiche. Implicherebbe, cioè, l’illusione di muoversi entro spazi sociali in cui a contare sono la capacità di pressione dell’opinione pubblica, l’interesse per le argomentazioni razionali sui temi della [...]
August 1, 2026
Effimera
La dialettica e il dissenso. L’Osservatorio contro la militarizzazione difende le sue analisi
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci sentiamo di rispondere all’articolo di Mao Valpiana su «Pressenza» del 28 luglio scorso, nel quale usa toni davvero poco “pacifici” e poco rispettosi del pensiero “altro” rispetto al suo. Le analisi e le valutazioni fatte da alcuni membri dell’Osservatorio sul testo di iniziativa di legge popolare “Un’altra difesa è possibile” [PdL] rispecchiano il pensiero e l’elaborazione dell’intero Osservatorio, e nel loro articolarsi sono molto circostanziate e analizzano i contenuti della proposta di legge; non sono «calunnie», bensì il risultato dello studio attento dei documenti di programmazione sia italiani sia internazionali (vedi documentazioni e dichiarazioni ufficiali di vari singoli Paesi europei, dell’Unione Europea e della NATO) in materia di difesa. Il tutto con particolare attenzione alla loro “applicazione” nel mondo della formazione. Il concetto di “difesa totale” è il perno delle nostre analisi, è ciò che ci fa affermare che questa iniziativa di legge popolare non ci convince, perché definisce la difesa civile non armata “complementare” e “integrata” rispetto alla difesa militare. Ciò significa, per esempio, che, nel caso di un conflitto scatenato da un’aggressione coloniale e imperialista di un Paese della NATO ad un Paese terzo, i generali delle forze armate italiane apparirebbero con una moltitudine di mansioni nonviolente e non armate (ma non per questo non funzionali allo sforzo bellico, anzi) già pianificate insieme al CIMIC* e pronte da far svolgere alla popolazione civile. D’altronde, sarebbe alquanto illusorio immaginare che basti collocare il Servizio Civile Universale in un Dipartimento in capo alla Presidenza del Consiglio per metterlo al riparo da un utilizzo degli obiettori scevro da qualsiasi funzionalità rispetto alle esigenze belliche, le quali nel contesto attuale possono estendersi anche alla sfera della Protezione civile e coinvolgere anche un’eventuale Difesa non armata e nonviolenta. La logica della guerra totale, le pressioni della NATO sugli Alleati, i rapporti economici e militari con USA e Israele e la narrativa ufficiale dell’UE, in particolare in merito a preparedness e readiness*, ci suggeriscono un quadro meno idilliaco di quello delineato dalla PdL. Inoltre, è nelle scuole dei vari Paesi europei che rileviamo una progettata ingerenza volta alla costruzione di una identità collettiva nuova e funzionale alla guerra, basata sulla sua normalizzazione e sull’elogio delle forze armate in contesti scolastici di totale assenza di contraddittorio. L’Osservatorio nasce proprio con lo scopo di impedire la militarizzazione delle scuole e delle università. Questo include il lavoro per contrastare la costruzione da parte delle istituzioni (in modo bipartisan) della “cultura della difesa“, del Nemico, della logica identitaria, di un mondo chiuso alla diversità, dell’insicurezza e della paura, dell’obbedienza senza coscienza, della banalità del male. E questo è il motivo per cui oggi l’Osservatorio si trova coinvolto in questa riflessione collettiva, portando il suo contributo dalla sua prospettiva, sì limitata (come tutte) ma che ha la “forza che viene dal fare ciò che si sa”. Il nostro non è un attacco ai promotori e alle promotrici della PdL, ma una manifestazione di quelle criticità che è nostra responsabilità politica condividere. Questa proposta non ci convince perché è facilmente strumentalizzabile dai centri di comando militare italiani e della NATO. Ciò che prevede la teoria della Difesa Totale troverebbe nella formulazione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta presente nella PdL uno strumento per attuarsi nel “nome” del pacifismo e della nonviolenza. Prima che venisse pubblicata, nessuna richiesta di confronto ci è mai arrivata e quando fu pubblicata, provammo a contattare le realtà promotrici, ma senza risultato. Questo non significa che la riflessione collettiva non possa e non debba continuare comunque, come sta accadendo non solo tra sei persone, ma sia su diverse testate giornalistiche online (obiezionedicoscienza.org) sia all’interno di varie associazioni e organizzazioni come Disarmisti Esigenti, il Movimento Internazionale di Riconciliazione, il Centro Studi Economico-Sociali di Pax Christi e Osservatorio. Dissentire è un diritto e spesso un aiuto nella discussione dialettica; purtroppo non nel caso e nei modi usati contro di noi pochi giorni fa. Nessuno ha la verità in tasca; le considerazioni critiche, suffragate da contenuti chiari e da analisi serie, sono sempre per noi le benvenute. Il senso dell’obiezione di coscienza totale e collettiva da noi richiamata è non soltanto il necessario rifiuto individuale della guerra, ma anche la scelta collettiva di non diventare ingranaggi di una enorme macchina di morte fondata sulla militarizzazione, sulla repressione e sulla costruzione del nemico. Infine, obiettare significa anche rifiutare una scuola che insegna a competere, invece che a prendersi cura; che sorveglia, invece di ascoltare; che censura, invece di educare alla libertà e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà nella direzione che ha intrapreso sin dalla sua fondazione. È una forma di resistenza civile. Ed è, prima ancora, una responsabilità educativa. * Il CIMIC (Gruppo Multinazionale per la Cooperazione Civile Militare) è un reparto militare multinazionale e interforze della NATO. *Per quanto riguarda readiness [“essere pronti“] e preparedness [“essere preparati”] dell’Unione Europea, citiamo ad esempio il report “Più sicuri insieme: rafforzare la preparedness e la readiness civile e militare europee” commissionato dalla Presidente Ursula von der Leyen, la dichiarazione ufficiale “Strategia dell’UE sull’Unione della preparazione: prevenire e reagire alle minacce e alle crisi emergenti” e peggio ancora l’articoli 164 della risoluzione del 2 aprile 2025 del Parlamento Europeo, che riguarda la diffusione della cultura della difesa fra i e le giovani, anche attraverso interventi nelle scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La malattia mentale – di Marco Ciambellini
La malattia mentale costituisce il nucleo critico dei saperi psy, ed è al centro di dispute riguardanti i criteri di demarcazione della psicopatologia. La malattia mentale pone problemi sulla relazione tra cultura e biologia, tra cervello e fenomenologia, tra coscienza e sociale, tra esistenziale e linguaggi possibili. Finora, nonostante la grande quantità di letteratura [...]
July 11, 2026
Effimera
Massa, 12 luglio: incontro “Normalizzare la guerra, militarizzare scuola e società”
DOMENICA, 12 LUGLIO, ORE 18:00 MASSA, PALAZZO DUCALE IN PIAZZA ARANCI L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipa a un incontro organizzato dall’associazione Mycelium con ha già collaborato in passato. Il dibattito verterà sui temi della guerra e della militarizzazione della società. Insieme alla nostra Serena Tusini, docente e attivista, tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, parteciperà all’incontro il prof Angelo d’Orsi, storico e saggista, già docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. L’incontro si svolgerà domenica 12 luglio alle ore 18:00 a Massa nel palazzo Ducale in piazza Aranci. L’ingresso è libero. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: Disarmare la cultura della guerra: dalla militarizzazione della società alla civiltà della cura
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 29 GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 29 giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «La costruzione della pace non passa soltanto attraverso il rifiuto delle guerre e del riarmo, ma richiede una profonda trasformazione culturale capace di contrastare la progressiva militarizzazione della società, della ricerca, della scuola e dell’università. È una riflessione che trova eco anche nelle iniziative dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università e nelle analisi del prof. Michele Lucivero, che denunciano la crescente permeabilità delle istituzioni educative alle logiche militari e invitano a promuovere una cultura della pace, della cooperazione e della responsabilità civile…continua a leggere su www.ilfaropdiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente