Formazione degli ITS e militarizzazione: analisi della situazione a Torino
Sono un’insegnante di un istituto superiore di Torino le cui classi quinte sono
state recentemente coinvolte dal consueto incontro con i formatori degli ITS
(gli Istituti Tecnologici Superiori o ITS Academy, istituiti con la legge
99/2022).
Le perplessità relative all’opportunità dell’ingresso di questi soggetti
all’interno delle scuole sono di varia natura, a partire dalla strategia
comunicativa dei formatori, che tendono a svilire il lavoro delle e dei docenti
(soprattutto liceali), esprimendo posizioni dichiaratamente
antintellettualistiche nel sottolineare quanto le tipiche lezioni che si
svolgono nelle nostre aule siano tendenzialmente noiose e inutili sia perchè
spesso frontali, sia perché è prevalente un approccio teorico e non pratico,
troppo ancorato alle conoscenze e troppo poco attento alle competenze (per
questo dibattito l’ovvio rimando è al recente e dibattutissimo documentario
D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre).
Fatta questa premessa, da cui è chiarissima la matrice ideologica da cui gli ITS
sono nati, dobbiamo però tornare al tema della militarizzazione delle scuole e
dunque sottolineare come l’offerta formativa proposta comprenda, tra le diverse
«aree tecnologiche considerate strategiche nell’ambito delle politiche di
sviluppo industriale e tecnologico e di riconversione ecologica»
(https://www.mim.gov.it/web/guest/cosa-sono), anche il settore della
meccatronica e dell’aerospazio, che oggi come non mai è fondamentale per la
sperimentazione e implementazione di nuove tecnologie legate indirettamente o
direttamente all’industria bellica. L’aerospazio d’altronde, soprattutto in una
città come Torino, in cui questo settore è cresciuto in maniera esponenziale
anche a seguito del declino dell’automotive, rappresenta oggi uno degli ambiti
produttivi in cui risultano centrali gli interessi di grandi aziende come
Leonardo e Thales Alenia Space, di cui troviamo importanti esponenti proprio nel
Comitato tecnico-scientifico degli ITS.
Al netto di intrecci già ampiamente dimostrati e studiati e limitandoci
all’ambito scolastico, ciò che qui denunciamo è che per “militarizzazione” non
si intende soltanto il pur gravissimo ingresso di personale in divisa nelle aule
scolastiche e universitarie, ma anche la penetrazione a 360 gradi degli
interessi e della propaganda dell’industria bellica tra le e gli student3, che
in un momento decisivo e potenzialmente fragile della loro esistenza vengono
esposti a un messaggio seducente, che nel caso degli ITS fa balenare loro la
possibilità di ottenere in tempi relativamente brevi un titolo di studio per il
quale non sono previsti oneri (i corsi sono gratuiti) e spendibile in breve
tempo sul mercato del lavoro.
La militarizzazione della scuola penetra nelle nostre aule anche attraverso il
canto delle sirene/pescecani di guerra che oggi “regalano” formazione in cambio
di un impiego sicuro, in un ambito del quale ci facciamo carico di segnalare,
come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, le
gravissime implicazioni etiche e politiche. Il volantino consegnato alle e agli
student3 e qui riprodotto rappresenta in modo più che evidente la strategia
seduttiva messa in campo dalla propaganda bellica: vi compare infatti una bella
e giovane donna sotto il cui sguardo compare la scritta “abbiamo una luce
diversa negli occhi”.
Nostro è dunque il compito, oggi più che mai imprescindibile, di svelare
l’intreccio tra un settore produttivo apparentemente innocente e una guerra che
di settimana in settimana si estende a macchia d’olio con la complicità del
nostro governo.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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