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Strage di Cutro: rinviato il processo
Il comunicato di Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS Mediterranèe. A seguire altri materiali. Tribunale di crotone Ritardi soccorsi naufragio Cutro: processo subito rinviato Errore tecnico nell’assegnazione del collegio penale. Nuova udienza fissata il 30 gennaio CROTONE – E’ durata il tempo dell’appello degli imputati e delle parti civili la prima udienza del processo per i
Processo penale sul naufragio di Cutro. Il 14 gennaio prima udienza a Crotone
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE sono parti civili nel processo penale sul naufragio di Cutro, che ha inizio a Crotone il prossimo 14 gennaio. Amnesty International Italia sarà presente al processo come osservatore. Le ONG  chiedono il rispetto del diritto internazionale nel Mediterraneo e che le autorità responsabili rispondano della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso in mare. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che lo scorso anno si era costituita parte civile, sarà formalmente parte nel processo penale sul naufragio di Cutro, la cui prima udienza è fissata per il 14 gennaio a Crotone.   Da tempo le ONG mirano ad ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo 80 sono sopravvissute.  Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. “Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente, ma una negligenza da sanzionare” – commentano le ONG. In questo caso specifico, le autorità italiane hanno prima dato priorità all’operazione di polizia e poi ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione  ha avuto conseguenze drammatiche. Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo hanno ampiamente documentato come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto, il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando. “Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre. È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli, di questo come di altri naufragi restino impuniti” – dichiarano ancora le ONG. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere giustizia e supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Alla prima udienza che si terrà il prossimo 14 gennaio presso il Tribunale di Crotone sarà presente Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia, insieme a rappresentanti di tutte le ONG, che nel corso del processo saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici individuati nelle liste testi delle Organizzazioni. Sarà presente anche Amnesty International Italia in qualità di osservatore.   Redazione Italia
Riapre Centro pediatrico di EMERGENCY in Sudan a Mayo
Dopo più di due anni e mezzo ha riaperto le porte il Centro pediatrico di EMERGENCY in Sudan a Mayo chiuso nell’aprile 2023 dopo l’inizio della guerra a causa delle mancate condizioni di sicurezza per staff e pazienti. Già nei primi giorni di apertura sono stati ricevuti in media tra i settanta e i novanta bambini al giorno. Tra loro anche malnutriti: tutti portano le conseguenze della guerra sulla loro pelle. “Quando ad aprile 2023 in Sudan è iniziata la guerra il campo profughi di Mayo, 20 chilometri da Khartoum e centinaia di migliaia di abitanti, è stato colpito duramente da attacchi che lo rendevano privo delle condizioni di sicurezza necessarie a portare avanti la nostra attività – spiega Matteo D’Alonzo, direttore programma EMERGENCY in Sudan –. Per ovviare alla chiusura dell’ambulatorio di Mayo e andare incontro ai bisogno emersi durante questi due anni di conflitto siamo riusciti comunque a portare avanti le cure per i pazienti pediatrici aprendo un Centro pediatrico nello stesso compound del Centro Salam di cardiochirurgia nel quartiere di Soba, zona sud di Khartoum, che continua la sua attività con flussi di settanta pazienti al giorno, ma ora che la situazione è più tranquilla siamo felici di poter ricevere i bambini in un luogo più vicino a dove vivono. Nei primi giorni di apertura abbiamo ricevuto oltre duecento minori, segno che era fondamentale un altro intervento a favore della popolazione pediatrica, la più colpita dal conflitto”. Al momento sono impiegati nella clinica cinque infermieri, un pediatra, un medical officer, due tecnici di laboratorio, due farmaciste, quattro addetti alle pulizie. Alcuni di loro lavoravano in clinica prima che fosse chiusa nel 2023. La clinica di Mayo fornirà cure gratuite ai bambini fino ai 14 anni di età, un programma di assistenza prenatale e screening per la malnutrizione, un programma di vaccinazioni, servizio di ostetricia per visitare le donne incinte, seguirne la gravidanza e offrire consulenze per la pianificazione familiare. I casi che necessiteranno di ricovero, inoltre, verranno riferiti al Centro pediatrico all’interno del Centro Salam, dove è presente un reparto che può ospitare fino a sedici pazienti ricoverati. “Degli oltre duecento bambini visitati in questi giorni, un quarto presentavano condizioni critiche e sono dovuti passare in osservazione – racconta Denu Fedaku, pediatra di EMERGENCY a Mayo –. Tra le diagnosi più frequenti: malnutrizione acuta, patologie respiratorie, anemia falciforme, malaria. Tra i primi piccoli pazienti un bambino di sei anni gravemente malnutrito e con sospetta tubercolosi. Qui, inoltre, vediamo che anche le mamme sono malnutrite: il poco cibo che hanno, quando c’è, lo danno ai loro bambini.” Secondo l’ultima fotografia scattata dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC)[1] l’85% della popolazione sudanese si trova tra la seconda e la quarta fase di insicurezza alimentare su cinque, con una situazione che si aggrava nella regione del Darfur. La fame e la malnutrizione erano già a livelli record prima dei combattimenti, ora 26 milioni di persone – metà della popolazione – si trovano ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Al momento il Sudan è tra i primi quattro paesi al mondo con più alto livello di insicurezza alimentare, e il primo nell’Africa orientale, con una stima di 3,7 milioni di bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi e un milione di donne incinte e che allattano gravemente malnutrite. Si stima che nel 2025 circa 3.2 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni abbiano sofferto di malnutrizione acuta.[2] “Nella seconda fase dell’apertura, a gennaio, attiveremo un secondo ambulatorio, un servizio di salute sessuale e riproduttiva, un programma di nutrizione clinica per i bambini sotto i 5 anni.   – conclude D’Alonzo –. I bisogni sono tanti e siamo pronti a riattivare gradualmente tutte le attività per tornare a pieno regime, con la differenza che ora la popolazione di Mayo è aumentata notevolmente. Dobbiamo ringraziare i nostri colleghi sudanesi che hanno reso possibile la ripartenza e che da più di due anni e mezzo di consentono di restare qui e mandare avanti tutti i nostri centri nel Paese.” EMERGENCY è presente in Sudan dal 2004, e non ha mai lasciato il Paese dall’inizio del conflitto. Attualmente è presente a Khartoum con il Centro Salam di cardiochirurgia e con un ambulatorio e un reparto pediatrico; con un centro pediatrico a Port Sudan, nello stato del Mar Rosso. A Nyala, in Sud Darfur con un centro pediatrico; ad Atbara nel nord-est del Paese, a Kassala, vicino al confine con l’Eritrea, e a Gedaref, a sud-est con degli ambulatori cardiologici.  -------------------------------------------------------------------------------- [1] IPC, Sudan: Acute Food Insecurity Situation for September 2025 and Projections for October 2025 – January 2026 and for February – May 2026, https://www.ipcinfo.org/ipc-country-analysis/details-map/ en/c/1159787/?iso3=SDN [2] UNICEF, Generational crisis looms in Sudan, https://www.unicef.org/sudan/ stories/generational-crisis-looms sudan#:~:text=Some%203.2% 20million%20children%20under,life%2Dthreatening%20form%20of%20malnutrition. Emergency
“Un Panettone Fatto per Bene” di Emergency ad Alessandria, Asti, Casale Monferrato, Cuccaro e Novi Ligure
Dal 5 all’8 dicembre prossimi verrà distribuito ai banchetti allestiti in piazze, centri e ospedali. Il suo acquisto contribuisce a garantire cure gratuite alle vittime della guerra e della povertà nei Paesi in conflitto dove l’ONG opera attivamente, come a Gaza, in Ucraina e in Sudan. Appositamente realizzato dalla storica pasticceria VERGANI secondo la classica ricetta milanese, con farina di grano tenero italiano e lievito madre naturale, uvetta sultanina e scorze di arancia candite, Un Panettone Fatto per Bene pesa 1 kg ed è venduto sul sito emergency.it/panettone e nei temporary-shop EMERGENCY aperti dal 22 novembre al 24 dicembre in 25 città italiane: Milano, Roma, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Brescia, Padova, Napoli, Bari, Catanzaro, Teramo, Cagliari, Catania, Ferrara, Aosta, Macerata, Mestre, Reggio Emilia, Livorno, Reggio Calabria, Trieste, Messina. Accompagnato da una shopper in cotone naturale decorata dall’artista e musicista @dario_sansone, al prezzo di 22 euro viene distribuito ai banchetti allestiti in 700 località italiane nelle giornate dal 5 all’8 dicembre. Ad Alessandria verrà distribuito in tre date e luoghi differenti: * giovedì 4 dicembre presso l’Ospedale Infantile dalle 9:30 alle 16:30; * venerdì 5 dicembre presso l’Ospedale Civile dalle 9 alle 17; * sabato 6 dicembre all’ICS ETS (via Dossena 27) dalle 10 alle 12 e dalle 15:30 alle 18:30. A Casale Monferrato sarà in distribuzione venerdì 5 dicembre, nell’androne dell’Ospedale Santo Spirito (ingresso da viale Giolitti 2) dalle 10 alle 17. Nella giornata di sabato 6 dicembre verrà distribuito a * Asti, in piazza Alfieri, dalle 10 alle 12; * Novi Ligure, presso il SOMS (via Cavanna 12) dalle 15 alle 18:30. Nella giornata di domenica 7 dicembre il banchetto sarà allestitito dalle 9 alle 17 nella ‘cornice’ del Mercatino di Natale di Cuccaro Monferrato, dove i volontari di EMERGENCY nella stessa data organizzano una camminata in costume.   Redazione Piemonte Orientale
Più guerra che pace, R1PUD1A bocciata in due collegi docenti
«Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità».  Gino Strada, Stoccolma 30 novembre 2015 celebrazione Right Livelihood Award, il Premio Nobel alternativo. Hanno scritto all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università due insegnanti; tra di loro non si conoscono, ma hanno vissuto la stessa situazione spiacevole. Essi hanno proposto nel loro Collegio Docenti di collegare la propria scuola alla community R1PUD1A di Emergency e incredibilmente hanno trovato in alcuni insegnanti e nel/la dirigente scolastico/a un muro.  Ci hanno scritto che preferiscono mantenere l’anonimato loro e della scuola, ma ci tenevano a farci sapere dell’accaduto. Possiamo ipotizzare che ci siano altri casi simili nelle nostre scuole, e che ce ne saranno in futuro. Se volete siamo qui a raccogliere la vostra esperienza e a denunciarla.  Ci hanno scritto: «La mozione della campagna di Emergency aveva raccolto 40 firme. Ne abbiamo discusso. La preside ha parlato prima della votazione dicendo che la scuola non fa politica. Risultato: dei 40 firmatari abbiamo votato a favore solo in 17». «Quando il dirigente dà un suo parere contrario, gli insegnanti si sentono costretti ad aderire alla sua linea». Alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, con la scusa che a scuola non si debba fare politica, bocciano iniziative lodevoli di un’associazione riconosciuta come Emergency, che da anni entra in punta di piedi nelle scuole primarie e secondarie a spiegare la brutalità delle guerre. Sono gli stessi dirigenti scolastici e insegnanti che talvolta abbracciano le nuove collaborazioni con il Ministero della Difesa e se ne fanno partecipi, legittimando il militarismo dilagante e diventando essi stessi il punto debole del sistema scolastico in un contesto globale segnato da conflitti e riarmo. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo vicini a chi sente la scuola come un pilastro fondativo di una società che non va arruolata alla guerra e lotta per costruire percorsi di pace e nonviolenza, come quello che si è svolto a Verona l’8 novembre e che ha visto la partecipazione di circa 250 insegnanti al II Forum nazionale delle scuole per la nonviolenza. A scuola non trasmettiamo solo competenze, ma costruiamo la coscienza civica. Per questo pensiamo che la visione di dirigenti scolastici e insegnanti sia dirimente. Possono avere lungimiranza, incoraggiare la partecipazione, rendere la scuola un luogo vivo, capace di incidere sul presente oppure no.  Ringraziamo chi ci ha scritto e invitiamo altri insegnanti, genitori, studenti a farlo. Tutto quello che interessa la scuola ci interessa, che siano ostacoli o traguardi raggiunti, vedete per esempio questa serie di mozioni per la pace. Appena trascorsa la giornata del 4 novembre, data simbolo della fine della Prima Guerra mondiale, che la legge n. 27 del 1 marzo 2024 ha rinominato “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate” in una dubbia esaltazione del passato bellicista e della attuale difesa armata, noi riprendiamo a segnalare i casi di militarizzazione delle scuole, delle università e, in generale, dei territori.  A chi volesse sottrarsi suggeriamo di leggere e usare i moduli che abbiamo scritto con l’aiuto di legali e sindacalisti vicini al nostro Osservatorio.  Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 
Napoli R1PUD1A la guerra
In Piazzetta Aldo Masullo, associazioni, scuole e cittadini si uniscono all’appello di EMERGENCY per trasformare il principio costituzionale del ripudio della guerra in un gesto collettivo di memoria e impegno civile. Promosso da EMERGENCY, al Vomero un flash mob che fa “rumore per la pace” e trasforma un principio costituzionale in un gesto collettivo e in una memoria viva. “ Ripudiamo la guerra, abbracciamo la pace. ” Napoli, città abituata al suono della vita, sceglie di farsi sentire ancora una volta per ciò che conta davvero: la pace. L’iniziativa nasce per riaffermare il valore della pace e per ribadire, con un gesto semplice ma dal forte significato simbolico, che la guerra non rappresenta il popolo italiano. È questo il messaggio che sabato 8 novembre, dalle ore 12 , risuonerà in Piazzetta Aldo Masullo , nel cuore del Vomero, dove associazioni, cittadini, studenti, insegnanti e volontari parteciperanno al flash mob – sit-in collettivo “Facciamo rumore” , promosso da EMERGENCY nell’ambito della campagna nazionale “R1PUD1A” . Un flash mob per ricordare che la pace non è un’utopia, ma una scelta quotidiana che si rinnova nei gesti, nelle parole e nella cura reciproca. IL SIGNIFICATO DELLA CAMPAGNA R1PUD1A Il nome della campagna, R1PUD1A , gioca graficamente con numeri e lettere: l’“1” sostituisce la “I” e richiama direttamente l’articolo 11 della Costituzione italiana : “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…” Un articolo spesso citato, talvolta dimenticato, che torna a risuonare tra le voci e i suoni di una piazza decide di ricordare come la pace non sia un’astrazione, ma un impegno quotidiano. Quel principio costituzionale deve diventare azione, voce, presenza . UN PROGETTO PER SCUOLE E TERRITORI EMERGENCY rilancia iniziando questo principio attraverso un progetto ampio e concreto, rivolto a scuole e territori: una piattaforma di educazione alla pace che invita a riflettere su quanto la guerra colpisca la vita dei civili ea diffondere l’idea che la pace non è semplice assenza di guerra, ma una scelta attiva che richiede partecipazione. R1PUD1A vuole raggiungere tutti i territori, essere inserito stabilmente nei programmi scolastici e nelle agende delle amministrazioni locali. Scegliere di “ripudiare la guerra” diventa più forte se accompagnato da educazione permanente, eventi e continua sensibilizzazione. OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA * Diffondere il valore della pace in un momento storico in cui aumentare conflitti e spese militari. * Coinvolgere attivamente i cittadini, in particolare le scuole, che possono scaricare kit e materiali didattici per organizzare attività in classe. * Far vivere l’articolo 11 non come una citazione astratta, ma come un impegno concreto, calato nei singoli contesti. Qualsiasi soggetto — cittadini, scuole, istituzioni — può aderire all’iniziativa. Napoli , insieme a oltre 300 comuni italiani, ha già aderito alla campagna. IL FLASH MOB UN GESTO SEMPLICE E POTENTE CHE TRASFORMA IL VALORE COSTITUZIONALE IN AZIONE CONCRETA , IN CORPO , IN COMUNITÀ , PERCHÉ “LA SOLIDARIETÀ È UNA FORZA IMMENSA CHE APRE ALLA DIGNITÀ E ALLA SPERANZA CONDIVISA”, SPIEGANO GLI ORGANIZZATORI. Dopo l’intervento iniziale di EMERGENCY , che spiegherà il senso dell’evento, seguirà la lettura dell’articolo 11 della Costituzione Italiana , per ricordare come, dopo le tragedie dei conflitti mondiali e milioni di morti, “L’Italia non vuole più fare la guerra”. Ha scelto la rinascita, la pace e la solidarietà come principi fondativi della propria Costituzione. Come ricorda EMERGENCY, la nostra storia ci insegna a non tacere, a impegnarci insieme per abolire la guerra , per risolvere i conflitti con la diplomazia e la politica , e per non dimenticare mai le vittime . Poi esploderà il rumore . La piazza si riempirà di suoni, voci e strumenti di ogni tipo: un “rumore collettivo” per attirare l’attenzione e trasformare l’indignazione in partecipazione. Seguirà il silenzio , a capo chino, come segno di dolore e consapevolezza: un silenzio pieno di memoria e di rispetto per tutte le vittime, ma anche di impegno — quello di continuare a ripudiare la guerra ogni giorno , in nome della vita e del futuro delle prossime generazioni. VIENI A PARTECIPARE TUTTI SONO INVITATI A PARTECIPARE “ARMATI” DI FISCHIETTI, TAMBURI O QUALSIASI OGGETTO CHE FACCIA RUMORE, PER CREARE INSIEME UN GRANDE SUONO COLLETTIVO CHE CATALIZZI L’ATTENZIONE E RIAFFERMI IL NO ALLA GUERRA . Tutti sono invitati a indossare un capo con i colori di EMERGENCY : il bianco e il rosso . * Il bianco simboleggia la pace e gli sforzi di EMERGENCY per costruire un mondo senza guerre. * Il rosso rappresenta il coraggio, l’impegno contro i conflitti, l’emergenza medica e la necessità di cura, ma è anche il sangue, la vita umana che EMERGENCY si impegna a salvare. È un vero atto di resistenza civile , un modo per riaffermare che la pace non è assenza di conflitto, ma presenza di giustizia, dialogo e solidarietà . Perché la pace “è un fatto di popolo: nasce dal basso, cresce nella partecipazione, si costruisce nei gesti quotidiani”. E quando il rumore si placherà, resterà un silenzio pieno — di memoria, di dolore, ma anche di promessa: quella di non smettere mai di ripudiare la guerra e di credere, ostinatamente, che un altro mondo sia possibile. Chiuderanno l’evento gli interventi dei soggetti partecipanti. All’iniziativa di EMERGENCY aderiscono: ANPI Napoli Vomero – Sezione Aedo Violante , IoCiSto APS Associazione per il Sociale , Libreria IoCiSto Presidio Permanente di Pace , FIAB Cicloverdi di Napoli , insieme ad altre realtà associative del territorio. Durante la manifestazione sarà allestito un punto informativo dove sarà possibile ricevere indicazioni sulla campagna R1PUD1A e aderire formalmente all’iniziativa. RIPUDIARE LA GUERRA Ripudiare la guerra non è solo rispettare un principio costituzionale, ma è un obbligo morale : significa scegliere la vita, la solidarietà, il futuro delle prossime generazioni. Nessuno può restare in silenzio di fronte ai conflitti: il messaggio che resta è che dobbiamo impegnarci tutti per costruire un mondo fondato sul dialogo, sulla cooperazione e sulla pace . Gina Esposito
La presenza rassicurante della nave Life Support di Emergency. Diario di bordo dalla Global Sumud Flotilla
Secondo giorno di navigazione e tutto procede per il meglio, sebbene l’onda lunga faccia soffrire molte persone in quasi tutti gli equipaggi. Sulla barca Zefiro si viaggia con un parlamentare dissidente della parte maggioritaria al Parlamento polacco e proprio per la fortuita coincidenza tra questa presenza e la bandiera polacca dell’imbarcazione il team legale del deputato sta valutando tutte le ripercussioni in caso di abbordaggio delle truppe scelte israeliane:  per esempio, un’imbarcazione che batte bandiera polacca può essere considerata territorio polacco a tutti gli effetti e quindi interpretare l’azione e il conseguente rapimento dei membri dell’equipaggio come un atto di guerra? Come si comporterà il governo polacco nei confronti di quello israeliano rispetto a tale azione? Sicuramente questo metterà in difficoltà il governo Netanyahu, così come gli eventuali segnali di SOS lanciati dalle barche attraverso l’EPIRB, un sistema satellitare di ricerca e soccorso previsto nelle convenzioni marittime internazionali, che obbliga ciascun Paese responsabile nella propria zona SAR a intervenire. Anche questo fa parte della strategia di disobbedienza civile inserita nel quadro di una pressione politica contro il governo israeliano, affinché sospenda l’assedio a Gaza, interrompa il regime di apartheid e si sieda ad un tavolo per il raggiungimento di una convivenza pacifica per le prossime generazioni palestinesi ed israeliane. Nel frattempo vediamo alla nostra poppa la nave Life Support di Emergency, una presenza rassicurante per tutta la flottiglia che ogni giorno discute su tutte le ipotesi possibili di reazione violenta dell’esercito sionista: blocco navale con fuoco di avvertimento, utilizzo di droni con sistemi avanzati di repressione, affondamento delle imbarcazioni,  abbordaggio, ecc… Ciò che può ottenere alto il morale, oltre alla nave ospedale all’orizzonte, è l’ipotesi di una reazione tutto sommato nonviolenta, perché qualsiasi atto contro la flottiglia sarebbe un boomerang insostenibile per un Paese che ormai da molti anni e soprattutto negli ultimi due, si sta isolando da tutto il contesto geopolitico internazionale, ma soprattutto dalla maggioranza delle popolazioni, che in quasi tutti i Paesi cominciano a manifestare in piazza sempre più duramente contro la cinica strategia geopolitica israelo-statunitense. Non si tratta ovviamente di fenomeni di recrudescenza di un presunto, strisciante antisemitismo, ma semmai della presa di coscienza di che cosa realmente rappresentino il sionismo e la sua ideologia portata alle massime conseguenze nei confronti di una popolazione inerme, sottoposta a un regime di apartheid da oltre 80 anni anche grazie al supporto di un padrino facoltoso come gli Stati Uniti, senza il quale tutto ciò non sarebbe stato possibile. Stefano Bertoldi
La Life Support salpa da Siracusa con la Global Sumud Flotilla
La Life Support, la nave di EMERGENCY, è in partenza dal porto di Siracusa insieme alla delegazione italiana della Global Sumud Flotilla. La nave di ricerca e soccorso dell’Ong fondata da Gino Strada sarà l’ultima a partire delle barche italiane dirette a Gaza, avrà il ruolo di nave osservatrice e offrirà supporto medico e logistico alle navi che dovessero averne necessità. EMERGENCY insieme alla flotta italiana si incontrerà poi con la delegazione internazionale, composta da tutte le barche partite dalla Spagna e dalla Tunisia e lungo la rotta anche con quelle partite dalla Grecia. La Life Support offrirà assistenza sanitaria ai partecipanti in caso di necessità, garantirà assistenza per riparare attrezzature tecniche danneggiate e contribuirà al rifornimento di acqua e viveri alle barche della flotta. “EMERGENCY ha deciso di aderire a questa iniziativa promossa dalla società civile perché ha visto direttamente le condizioni della popolazione nella Striscia – dichiara Anabel Montes Mier, capomissione della Life Support di EMERGENCY. Lo staff, che lavora nella Striscia in due centri sanitari nel governatorato di Khan Younis, riporta una situazione gravissima, mai vista prima. Di fronte al silenzio e all’inazione dei governi, l’ampia partecipazione dei cittadini alle manifestazioni a sostegno di questa cordata umanitaria è segno di una volontà di pace e giustizia che condividiamo e vogliamo sostenere.” La Life Support, nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, è operativa dal dicembre 2022 e da allora ad oggi ha soccorso un totale di 3.001 persone con 36 missioni nel Mediterraneo Centrale. Per la Flotilla partirà domani chiudendo la delegazione italiana con un equipaggio di 29 persone formato da medici, infermieri, logisti, mediatori culturali, soccorritori e marittimi. EMERGENCY è a Gaza da agosto 2024 e attualmente lavora nella sua clinica nella località di al-Qarara, nel governatorato di Khan Younis. Qui offre primo soccorso, assistenza medico-chirurgica di base per adulti e bambini, attività ambulatoriali di salute riproduttiva e follow up infermieristico post-operatorio, stabilizzazione di emergenze medico-chirurgiche e trasferimento presso strutture ospedaliere. Nella clinica dall’apertura, a gennaio 2025, a fine luglio ha visitato in media 241 persone al giorno con picchi anche di 400. Su un totale di oltre 23 mila visite effettuate nello stesso periodo, oltre la metà sono state su minori. Prosegue inoltre il lavoro dell’Ong per offrire assistenza sanitaria di base alla popolazione nella clinica di medicina di base allestita dall’associazione locale CFTA (Culture & Free Thought Association) ad al-Mawasi. Dall’inizio delle attività, a novembre 2024, a fine luglio, in questo presidio sanitario ha effettuato oltre 19 mila visite. Qui i pazienti possono ricevere cure di base, farmaci e le medicazioni necessarie in seguito a interventi chirurgici.       Emergency
Global Sumud Flotilla smentisce la presenza di barche non autorizzate
In merito alle recenti dichiarazioni di Claudio Locatelli sulla sua presunta partecipazione alla missione Global Sumud Flotilla con un cosiddetto “vascello stampa”, la delegazione italiana del Global Movement to Gaza smentisce categoricamente l’aggregazione alla missione di barche non precedentemente autorizzate. “La barca “press” di Claudio Locatelli non è mai stata formalmente autorizzata a far parte della Global Sumud Flotilla, men che meno a raccogliere fondi a nome della Flotilla. La nostra è una missione seria. Le persone e le imbarcazioni che ne fanno parte hanno affrontato e superato un lungo e rigido processo di controllo e formazione, oltre a un percorso di condivisione di valori e pratiche di pacifismo e nonviolenza”, afferma la portavoce italiana Maria Elena Delia, membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. Le uniche due barche autorizzate, non strettamente facenti parte della Global Sumud Flotilla, sono quelle di Emergency con il vascello di ricerca e soccorso Life Support, e della Freedom Flotilla Irlanda, che accompagnerà la flotta con un team di osservatori legali. Altre imbarcazioni, come il “vascello stampa”, non sono mai state autorizzate né a unirsi né a raccogliere fondi a nome della Global Sumud Flotilla. “Questo non è un gioco. Il rumore che abbiamo generato collettivamente sulla missione può avvicinare anche persone o organizzazioni con cui non abbiamo condiviso valori e pratiche, ma nessuno deve avere altri interessi che non siano quelli di rimanere in ogni momento al fianco della popolazione palestinese. Questo deve essere sempre messo al centro; non c’è bisogno di eroi ‘combattenti’, la nostra unica arma è la nonviolenza”, conclude Delia. Come già annunciato, il Global Movement to Gaza ribadisce che le notizie ufficiali sulla missione verranno fornite esclusivamente tramite interviste alla portavoce, comunicati stampa, canali social ufficiali e dichiarazioni degli attivisti autorizzati in precedenza dal comitato direttivo. Redazione Italia
La Flotilla dell’umanità è in viaggio sotto un cielo stellato; le stelle, però, sono droni
Partita da Barcellona per Gaza, la Global Sumud Flotilla affronta sorveglianza militare, minacce e sostegno internazionale . Il 2 settembre, le prime barche della Global Sumud Flotilla erano partite da meno di 48 ore da Barcellona, quando, intorno alle 22:30 ora italiana, mentre navigavano a circa novant miglia nautiche dall’isola di Minorca, sono state intercettate da tre droni. Ma cos’è la Global Sumud Flotilla? È un’azione civica, nata dal basso, nell’ambito del Movimento Globale a Gaza, composta da circa cinquanta imbarcazioni civili, con a bordo attivisti provenienti da quarantaquattro paesi del mondo. L’obiettivo è creare un corridoio umanitario per Gaza, sotto assedio israeliano da mesi. Sulla flottiglia è puntata l’attenzione di quella parte di mondo che riconosce i diritti umani e il valore della vita; purtroppo, però, non soltanto di quella. La presenza dei droni sulla flottiglia è stata comunicata dall’attivista Thiago Avìla attraverso una diretta lanciata sul profilo Instagram del movimento @globalmovementtogaza. Thiago è ormai un volto noto per chi segue la causa palestinese: climattivista e militante per i diritti umani, è stato protagonista di una precedente spedizione della Freedom Flotilla, membro dell’equipaggio della barca Madleen, bloccata illegalmente dall’IDF, sempre attraverso droni e quadcopters (quadricotteri militari). Nella diretta, Thiago ha evidenziato, mettendo in allerta il resto dell’equipaggio, che i droni potevano essere lì per una ricognizione di sorveglianza ordinaria dell’autorità marittima competente su quelle acque; oppure per un attacco militare. A chi non abbia seguito attentamente gli ultimi sviluppi dell’invasione di Gaza potrebbe sembrare un’affermazione forte. Invece, la seconda ipotesi è molto plausibile. Infatti, come chi scrive sottolineava poco prima, all’enorme e commovente solidarietà che è giunta da ogni parte del globo (è notizia recente che anche Emergency sosterrà la flotta e affiancherà le imbarcazioni con natanti di supporto logistico e medico), si sono contrapposte le dichiarazioni del governo israeliano: sul Jerusalem Post di tre giorni fa, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, annunciava che stava per presentare un piano al governo secondo cui «tutti gli attivisti arrestati saranno trattenuti in detenzione prolungata, a differenza della precedente prassi, nelle prigioni israeliane di Ketziot e Damon, utilizzate per detenere i terroristi in condizioni rigorose tipicamente riservate ai prigionieri di sicurezza. Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell’agiatezza». Tale piano è stato considerato illegittimo da vari giuristi esperti di diritto internazionale. La relatrice speciale Onu per i territori palestinesi, Francesca Albanese, ha definito l’azione della Global Sumud Flotilla «pienamente conforme al diritto internazionale». Secondo Albanese, «ogni tentativo di fermare o intercettare le imbarcazioni nelle acque internazionali costituirebbe una violazione della libertà di navigazione sancita dal diritto marittimo». È questo il clima in cui naviga oggi la flotta per Gaza, la flotta dell’umanità. Ma torniamo ai droni, ai quadricotteri. Tutti e tutte ne abbiamo sentito parlare. Vengono usati come regalo per i bambini al compleanno, dai fotografi per i matrimoni, dalla protezione civile per la prevenzione degli incendi. Eppure, facendo una ricerca su AI Overviews, leggiamo che sono “piccoli aerei a pilotaggio remoto, utilizzati per ricognizione, sorveglianza e attacchi mirati, che offrono una maggiore protezione delle forze armate grazie alla fornitura di dati in tempo reale e riducendo la necessità per i soldati di accedere ad aree pericolose. Dotati di sensori e telecamere avanzati, questi droni possono operare di giorno e di notte e alcuni modelli sono dotati di funzionalità sull’intelligenza artificiale per l’edge computing e la navigazione avanzata. Le loro dimensioni ridotte e laità rapida di impiego li rendono ideale per le unità di fanteria, sebbene la loro proliferazione, in particolare nei conflitti come quello di Gaza, abbia sollevato anche significative preoccupazioni etiche riguardo all’impatto sulla popolazione civile e al potenziale uso improprio”. Non bisogna essere esperti di ingegneria aerospaziale per capire, quindi, che i droni sono l’esempio perfetto delle tecnologie dual use, cioè di quell’insieme di dispositivi e sistemi operativi che, nati per scopo pacifico, sono oggi largamente utilizzati nelle attività belliche. Un tema che solo di recente è giunto alla ribalta della cronaca, soprattutto per l’uso che se ne sta facendo in Palestina. Che la questione sia delicata lo dimostra il fatto che l’unica base giuridica che prova a disciplinare la materia sia il Regolamento (UE) 821/2021, attraverso cui le produzioni di questi dispositivi vengono supervisionate dall’Unione Europea. I primi droni, però, da ciò che ci dicono le fonti, sono stati impiegati già nel XX secolo, in particolare dagli Inglesi nella Prima guerra mondiale. Non è un po’ tardi arrivare, solo nel 2021, all’adozione di un regolamento europeo per questa materia? Sì, lo è: se, nel secolo scorso, a Sarajevo, durante l’assedio, per sparare alla popolazione civile in mezzo alle strade venivano assoldati mercenari che si posizionavano sui tetti dei palazzi o sulle colline circostanti, nel terzo millennio il cecchinaggio avviene attraverso la tecnologia. Le testimonianze su come l’IDF usi i droni contro la popolazione civile non si contano più, da parte della stampa, dei medici, dei sanitari. La robotizzazione della sparatoria aumenta esponenzialmente la distanza tra la bocca e la vittima e, quindi, trasporta l’atto omicida verso una derivazione di disumanizzazione che non ha precedente. Così, il lavoro delle bombe intelligenti viene coadiuvato perfettamente dai droni killer. La Global Sumud Flotilla, flotta dell’umanità, naviga verso la spiaggia di Gaza che, ricordiamolo sempre, rispetto all’Italia è soltanto dall’altra parte del Mediterraneo; come per i Gazawi, anche per gli attivisti della Sumud il pericolo può arrivare dall’alto, silenzioso e imprevedibile, sotto forma di una piccola lucina nel cielo, che però non è una stella. Non c’è protezione dai droni, per i civili disarmati di Gaza come per gli equipaggi delle imbarcazioni. Forse, però, i nostri occhi possono farsi luce, diventare fari. Tenerli aperti su Gaza e sulla flottiglia può essere una missione, per chi crede che questo massacro vada fermato. La difesa del diritto alla vita dei Gazawi e della permanenza dignitosa sulla loro terra è difesa del diritto internazionale e, quindi, delle nostre stesse esistenze. Ogni cosa è connessa. Da terra, si può e si deve costruire una flotta, che attraversi tutti i paesi e che faccia pressione sui governi, come un’azione internazionalista tra i popoli, a protezione delle barche. È quello che sta facendo il GMTG in tantissime città. Seguiamola, quest’onda, portiamo i nostri corpi nelle piazze e rispondiamo numerosi alla chiamata per le flotte di terra che ci sarà il 4 settembre. Sulle pagine del GMTG ci sono tutti gli appuntamenti: a Napoli, ci vediamo alle 18:00 in Largo Berlinguer. Sosteniamo la Global Sumud Flotilla Fonti Jerusalem Post, 30 agosto 2025 – http://link https://www.jpost.com/israel-news/article-865898 La Repubblica, 1 settembre 2025 Redazione Napoli