Guardia di Finanza nelle scuole di La Spezia: riflessioni contro la militarizzazioneIl protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e del merito e Banca d’Italia
prevede l’inserimento dell’educazione finanziaria tra le materie incluse
nell’educazione civica. L’obiettivo dichiarato è abituare studenti e studentesse
alla gestione del denaro, al risparmio e all’utilizzo di strumenti finanziari,
nonché a pubblicizzare la previdenza integrativa a fronte della disgregazione
del sistema di previdenza universale.
Tuttavia, se in un contesto socioeconomico caratterizzato dalla perdita del
potere d’acquisto e dalla precarizzazione del lavoro, quando sentiamo parlare
della Guardia di Finanza a scuola pensiamo alla riduzione dell’educazione civica
a un insieme di buoni precetti sulla gestione del denaro, evidentemente siamo
stati tratti in inganno, considerando l’esempio del Liceo Economico Sociale “G.
Mazzini” della Spezia.
Qui i progetti proposti esulano dalle competenze specifiche della Guardia di
Finanza e toccano questioni come la prevenzione dell’uso di stupefacenti. Forse
un medico, un biologo o un chimico potrebbero essere di miglior ausilio per una
corretta informazione, ma evidentemente il buon senso si scontra con la
militarizzazione delle scuole. Qui il personale in divisa veicola, tramite
incontri e lezioni, un messaggio ben preciso. Non è in effetti chiaro quale
dovrebbe essere la competenza dei finanzieri nell’affrontare temi relativi alle
diffuse fragilità delle/dei giovani, per affrontare le quali un pedagogo o uno
psicologo sarebbero senza dubbio le figure professionali più titolare a
confrontarsi con le classi.
Ed è così che ascolto e orientamento per le/i giovani si risolvono in un banale
intervento sulla contraffazione (di solito associata alla figura dei migranti),
al contrasto del contrabbando e perfino alla tutela dell’ambiente. Quest’ultimo
punto, anche a fronte dei recenti e gravissimi fatti di Niscemi, necessiterebbe
di un approccio ben diverso per contrastare i reati ambientali che funestano il
nostro territorio.
Ma la presenza della Guardia di Finanza e delle altre forze dell’ordine e armate
ha oggi, dopo l’uccisione dello studente Youssef Abanoub, l’ulteriore obiettivo
di rivolgersi alla pancia del Paese e di ristabilire un ordine connotato in
senso securitario proprio laddove più sarebbe opportuno lavorare sulla
prevenzione.
Un articolo pubblicato sulla stampa locale sottolinea l’attenzione riservata
dalle/dagli student3 alla lezione e il loro coinvolgimento, ma crediamo la
presenza di figure professionali non in divisa avrebbe sollecitato un interesse
ancora maggiore, attraverso un approccio basato su competenze ed empatia.
Ancora una volta l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università richiama l’attenzione del mondo della scuola su queste intrusioni
militariste il cui fine è ben altro rispetto agli scopi annunciati a mezzo
stampa.
E la cultura del rispetto, dell’ascolto e della vita non possono essere
associate, a nostro avviso, alle forze dell’ordine quando sono proprio i docenti
a svolgere questi ruoli ogni giorno con tutte le difficoltà legate alla
ristrettezza dei mezzi a loro disposizione. Se esiste un’indifferenza da
combattere è proprio quella dei vertici istituzionali che non assegnano alla
scuola la dovuta attenzione e i necessari finanziamenti per affrontare
quotidianamente e adeguatamente il mandato educativo di cui essa è titolare.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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