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Codice nero, la prima settimana del podcast "Piede sinistro"
Un podcast di Fabrizio C. Nella prima settimana Piede Sinistro entra nel cuore pulsante del capitalismo nell'era delle Big Tech. C’è chi lo definisce anarcocapitalismo, chi parla di tecnofascismo o tecnofeudalesimo. Ma, al di là delle etichette, quello che vogliamo fare è scoperchiare la realtà dei fatti: la tecnologia oggi non è un servizio per il cittadino, ma il motore di un’infrastruttura di controllo senza precedenti. Siamo davanti a un sistema dove le stesse aziende che hanno costruito il nostro mondo digitale hanno trasformato le nostre vite in dati e la nostra identità in merce. Fabrizio C unisce i puntini mostrando che le tecnologie non sono neutrali. Risentono della cultura e degli obbiettivi di chi le progetta e le realizza. Nel caso delle Big Tech lo scopo non è certamente il bene comune. Ma siccome il pessimismo va lasciato a tempi migliori, la serie codice nero si conclude con una voce di speranza che accenna all'esistenza di alternative tecnologiche solide, pronte all'uso. Si trattra di volontà. Politica e personale! Piede Sinistro è un podcast di approfondimento, analisi e racconto di notizie, attualità e non solo. Uno spazio che non punta a dare risposte, ma a fornire chiavi di lettura e strumenti per affrontare la complessità del presente in autonomia. Ascolta il podcast
Tabula Rasa, puntata dedicata a 3 saggi sull'IA e le Big Tech
il tema della puntata di giovedì 2 aprile è l'impatto dell'intelligenza artificiale e il potere delle big tech. Ospiti della puntata: * Irene Doda autrice de "Onnipotenti" Nel suo libro, Irene Doda ricostruisce la traiettoria ideologica e politica che ha trasformato il cuore dell’innovazione tecnologica occidentale nel laboratorio politico della nuova destra globale. E mostra come la retorica della libertà individuale e dell’emancipazione digitale abbia mascherato vecchie e nuove forme di dominio: disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici. * Dario Guarascio autore di "Imperialismo digitale" Le Big Tech supportano strategie belliciste e partecipano direttamente alle attività militari e di intelligence. Lo Stato non può fare a meno delle loro capacità finanziarie, infrastrutturali e tecnologiche. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. * Luca Ciarrocca "L'anima nera della Silicon Valley, la vera storia di Peter Thiel" Thiel cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza Your browser does not support the audio tag. Ascolta le altre puntate di Tabula Rasa
Guerra ai giganti tech: l’Iran dichiara “obiettivi legittimi” Google e Apple
Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18 aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi vertici Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì 31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione. La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi, iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28 febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti: si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche, piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza, usati proprio per evitare interruzioni. leggi l'articolo