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Cuori ancora connessi. Sulle collaborazioni tra multinazionali e forze dell’ordine
«Vai da Conad! Conviene!»: così recita lo slogan di una delle recenti campagne pubblicitarie dei supermercati. Ma Conad non è solo questo: come ha scritto già un anno fa Stefano Bertoldi sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il gruppo ha altre ambizioni, vuole fare del bene alle nostre famiglie, ai nostri adolescenti. Lo fa, come segnalava già Bertoldi, tramite la sua Fondazione, ente non profit, terzo settore (ETS). Il consorzio di cooperative, come spiega il sito dell’azienda, ha creato un Osservatorio (il vocabolo sta diventando inflazionato…tutti sembrano tener d’occhio qualcosa, qualcuno, ed è davvero così) per studiare fenomeni sociali non solo italiani, ma nel mondo (https://www.fondazioneconadets.it/la-fondazione/i-soci-fondatori). Infatti, grazie alla collaborazione (call, si dice) con la società IPSOS-Doxa (https://www.ipsos.com/it-it), ventimila professionisti sono al lavoro dal 1975 per perfezionare tecniche di mercato, per i quali la dòxa, l’opinione, diventa episteme, sapere certo, quando tutto si cerca e si documenta in sicurezza: «You act better when you are sure», è la frase-guida dei ricercatori. Ma le due parole chiave sono mercato e sicurezza. Vendere-consumare in ragione della messa a valore, nel caso che commentiamo, delle preoccupazioni delle famiglie che hanno bisogno non solo di cibo e detersivi, ma di un aiuto qualificato per affrontare le dipendenze dei figli, dalla tecnologia, dalle droghe, da ogni altro malessere dell’età e tipiche del momento storico-sociale. La sicurezza, in vario modo declinata, è ormai entrata a far parte della nostra vita quotidiana grazie ai provvedimenti del governo (nella fattispecie del trio interministeriale Piantedosi-Crosetto-Valditara) che la enfatizza come obiettivo della repressione di Stato. Le iniziative recenti della Fondazione Conad sono improntate al Rispetto, in tutte le sue forme, per le differenze di genere, nell’uso dei social, per condurre una vita sostenibile nelle nostre città, perché non si impedisca alle donne di accedere al tetto di cristallo (si chiama empowerment, il possibile oltre il probabile, nella vita, soprattutto nella carriera). Ovviamente, come ormai consuetudine, non manca la collaborazione attiva della Polizia di Stato. L’identità di genere, il rispetto, si precisa per tutti i generi, rientra nel novero dei Diritti Umani, quindi nella loro difesa, anche armata, come ci hanno insegnato le guerre umanitarie passate e in corso. Il filosofo Slavoj Žižek, nelle sue affilatissime analisi, derubricava la locuzione come una forma di perverso godimento politico, un modo per coprire con la genericità dell’assunto la sostanziale inacessibilità ad essi proprio mentre, nell’attuale assetto neoliberista, vengono proclamati. Per dargli ragione basta guardare come oggi, nelle nostre galere, nei centri per migranti, nei conflitti scatenati dalla furia israeliana e statunitense, essi sono una farsa. Ma sono questioni da lasciare alle forme necessarie della violenza di Stato, perché, ci vien detto, essa deve essere riconosciuta nel consorzio sociale dove alligna, e fatta battere in ritirata con buone pratiche sociali ed educative. Basta – Conad dixit – affidarsi ai materiali didattici di supporto per insegnanti, ai manuali per genitori, alle buone letture, di cui ci ha raccontato già Stefano Bertoldi (Luca Pagliari, Cuori connessi. Cyberbullismo, bullismo e storie di vita, realizzato con il supporto della Polizia di stato e di Unieuro, azienda di informatica, di telefonia, di videogiochi e dispostivi vari – Unieuro Polizia di Stato Cuori connessi marketing militarizzazione https://share.google/Tjih5ZhOBf89f6C8O). La campagna sulla sicurezza nel web è anche una preoccupazione europea visto che un’altra giornata gli è stata dedicata e si aggiunge, sempre per il mercato, alla Festa della Mamma, del Papà, dei Nonni, ecc. (https://www.internetfestival.it/programma/cybersecurity-day/). All’operazione della campagna della Fondazione Conad collaborano anche altri attori, diversamente collocati sul mercato dei beni materiali e culturali: – la rassegna della Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra in Europa il 17 novembre, fin dal 1941, in ricordo degli eccidi e delle deportazioni naziste in Boemia del 1939; promossa dal MIM con un editoriale del Ministro Valditara sul sito del dicastero, in collaborazione con l’Università RomaTRE, quest’anno cerca fra gli studenti i talenti e le loro performances celebrative (entreranno come crediti nel curriculum finale, prima – forse – nelle   ore di Educazione Civica); – le iniziative call to action (contro le deep fake e tutto il resto che fa immondizia in rete, almeno quella che si vede, ben altro si nasconde nei magazzini sotterranei del web), le ritroviamo anche nell’ambito della Giornata della Sicurezza in Rete (Safer Internet Day SID, dal 2005), quest’anno svoltosi il 9 febbraio, promossa dalla Commissione Europea (https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2026/01/14/sid-safer-internet-day-2026/); – il Festival del Cinema di Giffoni, dedicato lo scorso anno all’intelligenza artificiale, il prossimo luglio (17-25) propone la rassegna “The impossible things”, come guardare alle esperienze che sembrano impossibili e tali non sono: «[…] gli esseri umani sono capaci di vedere ciò che non c’è. L’impossibile cede terreno lì, nell’immaginazione. È biologia del desiderio». Un bel messaggio non c’è dubbio (https://www.giffonifilmfestival.it/). E sul filo del desiderio di crescere sicuri i propri figli, nella difesa immunitaria da coloro che rappresentano un pericolo, che siano bulli, stranieri, o semplicemente adolescenti, giovani, si muove il mercato. E si muovono le onnipresenti divise di tutti i corpi militari, mobilitati a occupare gli spazi dove serva far capire che, solo grazie alla persuasiva disciplina, al rispetto dell’ordine costituito, si deve quella difesa tanto desiderata. Per leggere, vedere film, giocare, meglio mettersi in divisa. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gli spartani della Brigata Azov a Tor Vergata: esempio di retorica militaristica
Il Governo in questi giorni ha fatto i suoi giri di valzer (per la verità piuttosto vorticosi!) sulla mozione della maggioranza che chiedeva di ridurre le spese militari, in uno spiraglio di consapevolezza della situazione economica del Paese, dell’inflazione galoppante, della sanità e della scuola alla canna del gas. Mozione respinta, resta il famigerato patto di stabilità del 2023, guarda caso negoziato da un esponente di sinistra, Paolo Gentiloni. Una premessa che serve anche a capire l’impegno pervicace del Governo Meloni sul riarmo, i ripetuti richiami del Ministro Guido Crosetto sulla difesa totale, e la costante presenza dei militari in tutti gli ordini di scuola. Le segnalazioni all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano a decine ogni settimana, insieme a notizie su eventi, incontri e manifestazioni che tentano di allertare famiglie, studenti, studentesse e insegnanti sul pericolo rappresentato da un esecutivo guerrafondaio, alleato del peggior stato mediorientale, e dalla strisciante elaborazione di consenso verso l’inevitabilità della guerra. Il gruppo giovanile CambiareRotta, il 19 aprile scorso, pubblica un articolo, corredato da un dossier, su un master  di Studi Strategici Militari organizzato dal Centro Studi per la Difesa dell’Università Tor Vergata di Roma. (clicca qui). Lo stesso giorno il sito Fanpage pubblica le chat che, studenti, studentesse, insegnanti e militari si scambiano mentre si gioca alla guerra con una simulazione in stile videogioco (clicca qui). I contenuti sono impressionanti, i commenti razzisti (obiettivo gli zingari), perlopiù inneggianti al fascismo. Ma la nota più allarmante riguarda la presenza, fra i militari italiani, dei mercenari della famigerata brigata Azov, le rune celtiche (naziste) sfoggiate sulle spalline. Ne abbiamo ripetutamente sentito parlare di questi soldati di ventura, impegnati nel conflitto russo-ucraino e operativi anche come supporto (di chi? di chi paga di più, come è sempre accaduto nel rapporto fra mercenario e committente) nelle innumerevoli guerre locali in Africa. Il 19 aprile la segnalazione viene ripresa e commentata dal sito NewMediaEuropeanPress (clicca qui). Valerio Nicolosi – della redazione di Fanpage e conduttore della rassegna-stampa quotidiana Scanner, torna a commentare il wargame giocato all’università, sul sito di MicroMega (clicca qui). Il giornalista riprende la storia della 12° Brigata Azov, fondata nel 2014. A questi battaglioni sono affidate le operazioni speciali, quelle più dure, difficili, in cui la guerra è  totale, senza alcun rispetto delle regole internazionali, della protezione dovuta alla popolazione civile nei territori dove agisce. La gloria per alcune battaglie vinte ha fatto sì che venisse inclusa nella struttura regolare delle forze armate ucraine. Ovviamente, piace alla destra, quella da sempre filostatunitense, appassionata della NATO, dei respingimenti, del carcere a vita e altre nequizie, nella persona di Giuliano Ferrara (di cui andrebbe raccontata la biografia politica: dalla presenza nelle fila giovanili della sinistra alla destra più convinta). Si deve a questo ineffabile personaggio il paragone fra i mercenari Azov e gli Spartani. Il modello glorioso è la battaglia delle Termopili (480 a.C), Leonida contro Serse, il persiano (un caso: la vecchia Persia, oggi Iran?). Del resto, sono i fondatori della brigata a giocare alle guerre greche, visto che – si legge nel web – Azov ricorda il nome di Tanais, città fondata dai greci, in quello che oggi è territorio russo. Mi domando cosa ne pensa l’ingegnere Levialdi Ghiron Nathan, rettore dell’università Tor Vergata (malignità: con questi nome e cognome forse nel 1938 non se la sarebbe cavata molto bene). Ma, del resto, non stupisce il servilismo universitario verso i militari. Michele Lancione, professore al Politecnico di Torino, ha più volte raccontato i rapporti fra il polo universitario sabaudo e la società Leonardo SpA, il partenariato con l’industria delle armi e con la Nato per il settore della ricerca (clicca qui). Per approfondire la natura sociale della Leonardo, sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si può leggere un contributo molto puntuale (clicca qui). Concludendo, credo che sia importantissimo unire forze, risorse, intelligenze contro la militarizzazione, contro la guerra come unica modalità di risoluzione dei conflitti. L’osservatorio di CambiareЯotta è un’utile sodale del nostro, in fondo, con le lenti dei rispettivi binocoli, osserviamo gli stessi fenomeni, li portiamo all’attenzione pubblica, ne facciamo oggetto di convegni e di seminari, delle lotte, delle campagne di mobilitazione. A queste ultime due  – parola e locuzione – lavoriamo a dare nuovo significato, diverso spessore semantico, dunque politico.  Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Comune-info.net: Minuto di silenzio
DI RENATA PULEO SU COMUNE-INFO DEL 18 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Renata Puleo, pubblicato su Comune-info.net il 18 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Vengo alla memoria personale, a un episodio a cui ho ripensato nell’ambito delle riflessioni svolte dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, di cui faccio parte. Il 17 settembre 2009, sei militari italiani del reggimento di élite Folgore 186, in missione di supporto ISAF in Afghanistan, occupato dagli Stati Uniti, trovano la morte in un attentato presso l’aeroporto di Kabul. Il governo italiano dichiara il lutto nazionale, il diritto ai funerali di stato e, malgrado si tratti di una guerra non dichiarata (un’invasione), un minuto di silenzio nelle pubbliche istituzioni per le vittime uccise nell’espletamento del loro “dovere di difesa della Patria” (sic)...continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Scuola Allievi Carabinieri al Polo Tecnico Professionale “Righi-Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria
Il Polo Tecnico Professionale “Righi-Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria ha organizzato, nello scorso aprile per le classi del quinto anno, un incontro con la Scuola Allievi Carabinieri della città. La segnalazione, arrivata con una circolare della scuola all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, riguardava un’attività con scopi e intenti impegnativi (https://www.righiboccionifermi.edu.it/circolare/incontro-didattico-presso-la-scuola-allievi-carabinieri-di-reggio-calabria/). La nota interna rivolta a studenti, studentesse e insegnanti richiamava argomenti che molti istituti superiori ritengono non prescindibili, a livello didattico, ovvero gli strumenti, le tecniche atti a dar corpo ai curricula di Educazione Civica, alla Formazione Scuola Lavoro, e propedeutici alla preparazione per l’esame di maturità. Dunque, compiti educativi – in primis – rivolti ad alunni e alunne maggiorenni con pieno godimento dei diritti a partecipare all’attività civica e politica della Repubblica. In cosa consistano questi compiti di “innovazione didattica” (sic, come si specifica i vari documenti ministeriali), propri della funzione-docente, lo si evince dal riferimento, specificato nella circolare dell’ufficio di dirigenza dell’istituto, alla cultura della legalità, al principio della difesa nazionale come obbligazione etica di ciascun cittadino. Trovano quindi rilievo le “tematiche di rilevanza sociale” che non fatichiamo a individuare nei temi del rispetto delle differenze di genere, del bullismo in tutte le sue forme, dell’obbedienza alle regole anche quando in contrasto con la coscienza personale, dunque illegittime seppur formalmente legali. Del resto, con buona pace dell’autonomia scolastica, i dirigenti sempre più stretti in una logica gerarchico-discendente  e, paradossalmente manageriale, non fanno che rispettare il protocollo che tre dicasteri, istruzione, difesa, lavoro hanno firmato con le Forze Armate, diventati anche  singoli accordi formali con i diversi corpi dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri (clicca qui). L’incontro in oggetto, immagino, sarà stato condotto da un ufficiale con la presenza di allievi della scuola-accademia, insomma giovani esempio per altri giovani, modello importante in un periodo storico in cui è proprio la gioventù a essere criminalizzata, oggetto di misure repressive per qualsiasi espressione di dissenso o per comportamenti considerati devianti, anticamera di futuri reati (si vedano in proposito i recenti commenti di Vincenzo Scalia, sociologo del diritto e della devianza presso l’Università di Firenze: https://volerelaluna.it/autori/vincenzo-scalia/; https://www.sinistrasindacale.it/; altri testate e siti on line). La scuola allievi bandisce – con periodicità variabile – concorsi di ammissione che prevedono, in alcuni casi, anche 3000 posti, per una ferma di 4 anni in cui poter sviluppare arti militari, addestramento tecnico, attività volte al conseguimento della prestanza fisica. Dopo il superamento della prova concorsuale (test, elaborati scritti, esami orali) si può chiedere l’arruolamento e svolgere la carriera mediante i concorsi interni. Insomma, un esempio di attività lavorativa che può incoraggiare i giovani, sempre più disorientati rispetto alle scelte future. I contenuti dell’incontro, precisa ancora la nota interna della scuola, sono inoltre utili alla redazione del capolavoro finale, da presentare all’esame di maturità insieme agli altri crediti e da inserire nel curriculum dello studente. Il capolavoro è veramente un capolavoro di manipolazione. Si tratta di autorappresentarsi con i propri interessi, con le attività che si svolgono, con le proprie aspirazioni e, soprattutto, competenze. Competenze oggi soprattutto digitali come recita l’Ordinanza Ministeriale sul nuovo esame di maturità, attualmente oggetto di consultazione da parte delle forze sociali (https://www.mim.gov.it/-/ordinanza-ministeriale-n-54-del-26-marzo-2026). Inutile sottolineare come il capolavoro diventi con il portfolio personale un ghiotto magazzino di dati personali che potranno esser usati dai soliti predatori in piattaforma. Sul sito della scuola la voce relativa alla descrizione del contesto è desolante. Il polo situato in zona semiperiferica accoglie alunni di provenienza sociale marginale, fino a forme di notevole pauperizzazione. Del resto, è un dato comune ad ampie aree urbanizzate e a siti rurali della Calabria. Forse, l’impegno per trovare sbocchi lavorativi ai propri alunni è giustificata ma, la realtà è ben più amara e a poco vale forzare percorsi di scuola-lavoro, il lavoro non c’è. Ecco dove arrivano i corpi delle Forze Armate con i loro incontri orientativi: offerte di impiego futuro di fatto obbligatoriamente orientati al servizio militare.    Qualche nota sulla intitolazione della scuola come faccio spesso, chiedendomi quanto gli studenti e le studentesse ne sappiano dei cognomi che appaiono nelle intestazioni dei siti e dei documenti ufficiali. Cognomi associati, frutto degli sconsiderati accorpamenti fra istituti (il Polo in questione ha 950 alunni,65 classi!). Forse il meno noto è Augusto Righi, fisico e senatore del Regno d’Italia. Più famoso Umberto Boccioni, il futurismo, il dinamismo, la velocità come obiettivi e come forma di vita artistica e personale: il suo interventismo nella Prima Guerra Mondiale sembrava frustrato dalla mancanza di un desiderato sbocco eroico, la guerra era “una noia”. Ma il destino tenne in scacco l’artista con un colpo imprevisto, la morte – non proprio eroica – a soli 33 anni per una caduta durante un addestramento equestre. Di Enrico Fermi, ragazzo di Via Panisperna, massone, premio Nobel nel 1938, sappiamo molto, magari di questi tempi si tende a oscurare la sua compromissione con il fascismo e quella con la ricerca statunitense che portò alla bomba atomica. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Attività di Orientamento con Aeronautica Militare all’Istituto “Enrico Fermi” di Roma
La circolare diffusa ai docenti in servizio nell’Istituto Industriale Statale “Enrico Fermi” di Roma, giunta all’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, prevedeva un’attività di orientamento attraverso l’incontro con l’Aeronautica Militare nella biblioteca della scuola, il 13 aprile scorso (clicca qui). Si direbbe che dirigenti e comandi militari abbiano mangiato la foglia: la ricerca sul sito della scuola non dà risultati esplicativi sul tipo di incontro; su quello del Comando Militare il rinvio – digitando la voce iniziative di orientamento negli istituti superiori  – per questa occasione – è al sito scolastico, e il circolo si chiude. Non solo, spesso le circolari interne sono a carattere riservato, anche quando riguardano attività rivolte agli studenti e alle studentesse. Tutela risibile, visto che i ragazzi, le ragazze e gli/le stessi/e insegnanti ne potrebbero fare l’uso pubblico che vogliono. Sicché non si può che arguire, sulla base dei dati che già possediamo su attività di questo tipo, di cosa si tratti. Sull’orientamento previsto dalla normativa vigente (DM 328, 22/12/2022 Linee Guida in ottemperanza alla missione. 4 del PNRR) si possono trovare informazioni direttamente sulle pagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nello specifico per gli ITIS il MIM assicura che gli studenti e le studentesse, grazie agli incontri con il mercato, completeranno la formazione delle «competenze che permettono un IMMEDIATO inserimento nel mondo del lavoro». Vengono magnificati anche i quadriennali (4+2) frutto della recente controriforma, con l’eventuale percorso successivo presso le Academy. Nelle scuole, soprattutto durante l’ultimo anno di frequenza, a organizzare le attività ci pensa il docente con incarico specifico di orientatore, coadiuvato dallo staff dei tutori (in proposito si veda sul portale UNICA del MIM: https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/il-tuo-percorso/docente-tutor). Come abbiamo più volte annotato sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’orientamento, che alcuni accademici hanno proposto come occasione di una formazione umana, addirittura letteraria (ad esempio il professor Federico Batini ordinario all’Università Sapienza di Roma, in un seminario dedicato all’orientamento: https://pratika.net/wp/le-nuove-linee-guida-per-lorientamento/), è ben altro. Infatti, molto spesso, viene esternalizzato a società private, oppure ai corpi militari, come in questo caso (il 13 maggio, sempre al Fermi, è previsto un incontro con la società ADVANT, azienda di consulenza tecnologica per aziende: https://www.itisfermiroma.edu.it/circolare/orientamento-classi-quinte-incontro-con-advant-s-r-l/). L’istituto Enrico Fermi si trova nel quartiere Monte Mario, nella periferia romana, dove la via Via Trionfale porta, con un lungo e trafficato percorso, verso la provincia di Viterbo, Nord del Lazio. La Stazione di Monte Mario, dietro la scuola, dovrebbe agevolare gli spostamenti degli alunni che, in netta maggioranza, vengono dalle urbanizzazioni oltre il raccordo anulare di Roma e dai paesi della provincia. Sempre quando funziona…visto che molto spesso ci sono problemi sulla linea e le attese si fanno lunghe, le assenze e i ritardi degli studenti notevoli. Come scrive il sociologo Eli Friedman, il capitalismo ha smesso di funzionare per i giovani «per la generazione Z- persone nate tra la fine del1990/2000 – ormai lavorare è più deprimente che essere disoccupati» (riportato da Le Monde Diplomatique, aprile 2026, pag 5). Ma è sempre pronta la carriera militare, la paga del soldato è buona, nei corpi di élite ottima, con i tempi che corrono… Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comune-info.net: La pervasività dell’ideologia della guerra
DI RENATA PULEO SU COMUE-INFO DEL 22 APRILE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Renata Puleo, pubblicato su Comune-info.net il 22 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al Convegno nazionale svolto a Torino il 17 aprile 2026 dal titolo “Il trauma della guerra”. «Il 17 aprile 2026 si è svolto a Torino il terzo convegno (precedenti 2024, 2025 a Roma) dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in collaborazione con l’Associazione Scuola e Società (Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio) titolato “Il trauma della guerra”. Come si evince dal sito, ha visto la presenza di 400 persone in remoto e 200 in sala. Dopo la censura del ministro Giuseppe Valditara che ha bloccato l’esonero per gli insegnanti che si erano iscritti all’Assemblea convocata il 4 novembre 2025, in quanto i fini non sono stati ritenuti congruenti con la funzione docente, stavolta tutto tace e cammina sottotraccia. Non mancano, infatti, continue intimidazioni alle scuole che organizzano attività e incontri non in linea con i decreti del trio ministeriale Valditara-Crosetto-Piantedosi, nel combinato congiunto di provvedimenti del MIM, della Difesa, degli Interni…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, il centro commerciale diventa centro di reclutamento militare
Al centro commerciale Aura, in Viale Di Valle Aurelia a Roma, l’Esercito Italiano sta svolgendo una campagna di informazione per il reclutamento. Ha avuto inizio il 20 marzo finirà il 17 maggio, con un orario esteso dalle 10 alle 19. La presenza dei militari è all’insegna della discrezione: un solo gazebo al piano rialzato, una ragazza e quattro ragazzi di cui solo uno sembra sulla trentina (non so leggere i gradi sulle divise). Appena mi avvicino e, malgrado sia un sabato affollato sono l’unica a farlo, si alzano tutti in piedi sorridendo. Mi invento che sono la nonna di un ragazzo di 17 anni e chiedo a cosa si deve esattamente la loro presenza. La ragazza mi dice che stanno presentando la possibilità di arruolamento volontario e mi invita a far venire mio nipote così saranno più chiare e dirette le spiegazioni. Allora, chiedo se sanno qualcosa sulla leva e sugli elenchi in cui sarà iscritto mio nipote a cura dei servizi anagrafici. Leva? Il militare che sembra più anziano, mi dice che non sanno nulla perché la leva è stata abolita (io sussurro sospesa…ah sì vero sospesa) e, comunque, ogni anno i sindaci sono tenuti a mandare gli elenchi ai comandi militari. Insisto: «ma il Ministro della difesa Guido Crosetto sembra intenzionato a ripristinare la leva obbligatoria e la cosiddetta difesa totale in cui includere anche il servizio civile, tutta la cittadinanza come supporto in caso di conflitto». Mi guardano stupefatti: «Ma noi dipendiamo dai nostri comandi…non sappiamo nulla, forse lei si sbaglia o ha letto informazioni che noi non conosciamo». Ringrazio mentre la ragazza, visibilmente in imbarazzo, mi consegna il volantino con tutti i QRcode per mio nipote e due grandi poster, da mettere se vuole nella sua stanza (sic!). Proverò a tornarci domani, e la settimana prossima di pomeriggio, quando arrivano dalle vicine zone della periferia Nord folle di ragazzi. Valle Aurelia (dove vivo da 41 anni) è una periferia qualificata, dove l’aggettivo indica opere di risanamento delle vaste zone verdi che la circondano, l’attuale restauro di una fornace, della vecchia Casa del Popolo, la ristrutturazione completa dei cinque palazzoni in cui sono stati spostati, durante il mandato di Luigi Petroselli (1979/1981), gli abitanti del borghetto dei Fornaciari. Fin dalla Roma repubblicana qui si fabbricavano laterizi. Le ultime due fornaci sono state chiuse nel secondo dopoguerra, ma molte famiglie hanno continuato ostinatamente a vivere attorno alle vecchie fabbriche. Gli sgomberi non sono stati facili, malgrado le parole rassicuranti del Comune e del Municipio (allora Circoscrizione): la futura opera di recupero delle abitazioni, alcune molto belle (e della chiesetta), avrebbe permesso ai vecchi inquilini di tornarci. Oggi il Borghetto è stato trasformato in un elegante centro di B&B, la chiesa è stata riaperta, e nessuno è ritornato nelle abitazioni occupate da secoli. Valle Aurelia è anche un nodo ferroviario importante, Il Vaticano sta a venti minuti a piedi. Dall’approvazione dei decreti sicurezza, per eliminare alcuni punti di spaccio nei pressi della stazione della metropolitana e proteggere i pellegrini diretti a San Pietro, il prefetto ha emanato il provvedimento che qualifica come zona rossa l’intera area intorno al centro commerciale. La microcriminalità si è spostata verso Primavalle, dove del resto, spaccio, piccoli furti, risse fra giovani di diversa appartenenza etnica, scippi sono da sempre all’ordine del giorno. Insomma, un problema di decoro urbano e il circolo vizioso per cui la paura genera bisogno di sicurezza e l’eccesso di misure securitarie aumenta la paura…e così anche l’arruolamento nell’Esercito Italiano appare un modo efficace per dare sicurezza alla popolazione, che invece avrebbe bisogno di servizi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Parma, contestato l’EOS (Fiera delle Armi) e la presenza di minori
All’European Outdoor Show (“Fiera EOS”), tenutosi a Parma dal 28 al 30 marzo e giustamente ribattezzato Fiera delle Armi dal coordinamento di realtà che vi si è opposto, hanno partecipato anche minori. È quanto denunciano il Fatto Quotidiano in un articolo del 5 aprile e Federica di Docenti per Gaza in un’intervista di Stefano Bertoldi, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, trasmessa da Radio Onda d’Urto il 18 aprile scorso. La stessa fiera si era tenuta soprattutto a Brescia, per oltre trenta edizioni, sotto il nome di EXA: EX-posizione internazionale di Armi da “caccia, security e outdoor”. Dopo una pausa iniziata nel 2014 per scarsa partecipazione, nel 2019 tutto è ripartito grazie a nuovi investimenti e un rebranding tutto green per cui EXA è diventata “Energie X l’Ambiente”. Nel 2022, finalmente con l’acronimo attuale (EOS), è passata a Verona. Dove però non è stata benaccetta: importanti manifestazioni organizzate a più voci ad ogni edizione e culminate in un corteo nazionale nel 2025 hanno infatti ottenuto che gli organizzatori, per l’edizione 2026, cercassero una nuova location. E così arriviamo a Parma, e al Coordinamento contro la Fiera delle Armi. E anche qui, come a Verona, un’ecologia di soggetti si è unita contro la guerra. L’appello è partito ancora a fine 2025 dalla Casa della Pace, realtà pacifista e nonviolenta attiva anche nel campo dei diritti delle persone migranti, ed ha visto l’adesione di realtà ambientaliste, del coordinamento Palestina (fra cui Docenti per Gaza), di realtà di lotta per l’abitare e di partiti. A Parma, l’ente fiera vede una compartecipazione per il 36% di enti locali. Così che, come sottolinea Docenti per Gaza, la responsabilità etica e economica dell’evento è anche pubblica. Come per Leonardo S.p.a. ed il tentativo tutto europeo di reintroduzione della leva, si fronteggia lo stesso connubio di armi, interessi economici e complicità dell’istituzione statale che porta al genocidio in Palestina. Tra i presenti alla fiera, Beretta, Fiocchi e Benelli. Le stesse che vendono armi e munizioni ai coloni israeliani, come mostra l’inchiesta di Elisa Brunelli per Altreconomia. E SIG Sauer, la stessa che ha venduto armi all’IDF per una commissione di 100 milioni di euro. E minori. Studenti dell’Istituto alberghiero “Pellegrino Artusi” di Chianciano Terme, partecipante per una dimostrazione sulla cucina della selvaggina dal titolo “Gusto selvaggio”. Oppure ragazzi e ragazze in visita, che girano tra gli stand e maneggiano armi. Nonostante il Comune di Parma avesse rassicurato il rispetto di un certo codice etico ad un’assemblea pubblica richiesta dal Coordinamento contro la Fiera delle Armi. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non è un episodio sorprendente. Ormai è consueta la presenza di militari, l’esposizione di armamenti (e addirittura le esperienze di prova del loro funzionamento), nelle scuole, nelle fiere e nei raduni di ogni tipo. Fin dall’infanzia bisogna abituare le creature piccole, i minori, ad avere un atteggiamento confidente, non solo con le divise di ogni arma, ma anche con la tecnologia applicata alla guerra. Le armi non sono banali strumenti, si inventano, si producono, si vendono per le guerre. Altre narrazioni sono false e servono a creare naturalizzazione e abitudine alla logica amico-nemico. Negli istituti superiori, soprattutto i tecnico-professionali, ma anche di primo grado (la ex scuola media), e nei licei, l’esercito italiano e i carabinieri sono una presenza costante. Le tematiche delle gite agli aeroporti militari, alle caserme, le conferenze tenute nelle ore di Educazione Civica, di Formazione Scuola Lavoro (già PCTO), sono spesso bonariamente inserite nella ampia categoria della educazione alla legalità. Legalità come rispetto acritico delle norme, anche le più restrittive e liberticide, come i recenti decreti sulla sicurezza (decreto Caivano del 2023 e individuazione zone rosse nei quartieri considerati a rischio). Legalità che, anche quando caratterizzata – lo abbiamo già scritto – da evidenti illegittimità costituzionali, prevede che gli alunni (e i loro insegnanti) conoscano come si contrasta la violenza di genere, cos’è la prevenzione all’uso di droghe, le manifestazioni del bullismo, soprattutto cyber. Per gli ITIS (istituti superiori di II°) nelle loro tante varianti di indirizzo, l’orientamento svolto dai corpi militari costituisce, negli obiettivi inseriti nei Piani dell’Offerta Formativa (PTOF), il supporto (o la sostituzione nel compito) alle figure docenti incaricate di guidare gli alunni verso un futuro lavoro post diploma, come prescrive la Missione n. 4 del PNRR. Anche qui nessuna novità, l’abbattimento dello scarto fra formazione scolastica e mercato, fra domanda e offerta di lavoro (mismatching), era una fissazione di Matteo Renzi che ne fece il punto chiave della Buona Scuola (L. 105/2015). E la Fiera delle Armi, European Outdoor Show, è per scopo un luogo armato: è dedicato alle attività di caccia, organizza corsi di tiro, un mercato di presentazione delle aziende di armamenti, e molto altro relazionato agli strumenti di offesa. Il resto è puro spettacolo, uno show, qualcosa che sta fra la fiera paesana e l’esposizione di oggetti per far divertire, mentre si insegnano le specifiche abilità necessarie all’uso. I minori, riporta Il Fatto Quotidiano, devono essere accompagnati almeno fino a 12 anni, ma tutti, con mamma e papà o con i coetanei adolescenti, possono ammirare armi di ogni tipo, saggiare i risultati della ricerca tecnologica più avanzata, giocare alla guerra come nei peggiori videogiochi. Bambine e bambini sono un bacino di capitale umano, uno stock di materie prime e di prodotti in uscita dal ciclo produttivo, così lo definiscono alcuni ricercatori statunitensi e nostrani (INVALSI insegna… ). Un esempio è quello relativo agli studi dell’economista Orazio Attanasio, ospite di passate edizioni del Festival dell’Economia di Torino, che di allevamento di tale deposito di valore economico si occupa da tempo. La sua ricerca, portata in Italia all’Università della Calabria e finanziata dal Fondo Italiano per la Scienza, è orientata all’efficacia delle misurazioni in ambito sociale. Si tratta di chiudere nella gabbia delle competenze-chiave, considerate sempre misurabili oggettivamente, la conoscenza, le discipline sia umanistiche che scientifiche (la retorica STEM, sempre nel PNRR), per preparare le giovani generazioni per la forza-lavoro che serve, le alte specializzazioni per i meritevoli e, verso il basso della scala sociale, il vasto nuovo proletariato. I corpi dell’esercito – del resto – sono un ambito non solo lavorativo, dove impiegare le due macrocategorie ma, in senso proprio, sono soprattutto luogo di istruzione basilare, di disciplinamento, per le figure di alto profilo e per la carne da cannone. Nelle attuali guerre non si muore solo di tecnologia applicata, di droni intelligenti, di algoritmi capaci di governare gli scenari, ma anche, ancora, nelle trincee, negli assalti a campo aperto, Insomma, bisogna essere preparati. La fiera di Parma svolge anche questo servizio. Ma per quanto ancora? Dopo Verona, via anche da Parma. E chi l’Osservatorio ringrazia per aver partecipato alla Fiera, fuori con la mobilitazione di denuncia o dentro con i loro corpi, sono il Coordinamento contro la Fiera delle Armi, Docenti per Gaza, e quelle attiviste e attivisti di Extinction Rebellion che sono riuscite e a entrare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università Ndr: le fotografie sono preziose testimonianze prodotte da Extinction Rebellion tra il 28 e il 30 marzo 2026 a Parma, vedi qui.
Bullismo e Codice Rosso: a Fiumicino fa lezione la Polizia di Stato
La Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, ha organizzato una conferenza, prolusione, incontro di formazione all’Istituto di Istruzione Superiore (liceo e tecnico agrario) “Leonardo da Vinci“, sabato 14 aprile (CI 232 del 31 marzo), di cui è arrivata segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università con testo della circolare citato, giacché ormai questa iniziative vengono nascoste al pubblico. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata Codice Rosso. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare le violenze di genere, soprattutto quelle domestiche ben note alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Penso che sia stato a tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social (uno di questi gruppi di lavoro è citato nella circolare). La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), il rifiuto verso differire  e la tendenza a immunizzarsi dal diverso, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano,  dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Il sito della scuola recita che tutto il personale è una “comunità educativa vibrante”, per cui proviamo a fidarci delle vibrazioni, anche quando delegate alle divise. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto ammnistrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritta il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Nello specifico questa di cui scrivo, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti “interessati” – “eventualmente” aggiungo io – a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi, l’aggettivo relativo all’interesse è lo spiraglio che un docente non interessato all’evento, può utilizzare. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – maternage femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una Parola che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto  – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto (ancora Leonardo da Vinci, il titolare). Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Incontri sulla violenza di genere con la Polizia all’IC “Ungaretti” di Teverola (CE)
La lettura della circolare interna della Dirigente Scolastica dell’IC “Giuseppe Ungaretti” di Teverola, in provincia di Caserta, concernente un incontro con la Polizia di Stato sulle violenze di genere, inviata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui), mi invita ad aprire il sito dell’Istituto. Come sempre, fatto in serie, ovvero identico nell’impostazione a qualsiasi altro sito istituzionale: il logo di Futura campeggia evocando le misure economico-politiche, soprattutto culturali, della Missione 4 del PNRR, il richiamo ai PON (Europa docet!) e comunicazioni di servizio. L’autonomia scolastica sembra una coperta assai stretta, si sta ben dentro ai margini dettati dall’alto, anche per le iniziative progettuali intorno al tema della legalità  (clicca qui). “Questo non è amore” il titolo degli incontri con i poliziotti. Lo spirito e l’intento sono ammirevoli, si tratta di distinguere l’amore fra i sessi (quali? quelli convenzionalmente legati ai ruoli uomo-donna, visto che il problema è sempre e ancora la violenza maschile, come da cronaca), distinguendolo dai legami perversi, irrispettosi, illegali. Non sappiamo cosa effettivamente è stato raccontato ai preadolescenti della secondaria di primo grado, quindi torno al sito, alla settimana 16/20 marzo 2026 fitta di iniziative, conferenze, laboratori, ecc. Per cambiare “l’intera società” (sic!) effettivamente nulla di più appropriato di una scuola, anche se forse i termini andrebbero invertiti: modi, stili educativi, formazione, istruzione e conoscenze sono legati ai rapporti sociali, da esplorare in un contesto violento, suprematista, povero fino alla miseria materiale prima che morale, come quello in cui viviamo. Per suffragare i miei dubbi senza farne una retorica del contrario, torno alla circolare sulla settimana di marzo. Per le creature più piccole, quelle che frequentano il grado della scuola d’infanzia e i primi anni delle elementari (la primaria) nulla di meglio che colorare bandiere (anche questo già visto in altre scuole come “lavoretto molto coinvolgente”), dell’ascolto e del canto collettivo dell’inno nazionale. I fratelli d’Italia inneggianti al destarsi della patria con l’elmo di Publio Scipione l’Africano, per carità di patria (!) li lasciamo al Mameli repubblicano. Lo derubrichiamo come fatto storico, in fondo, Goffredo era un repubblicano della Repubblica Romana, con la sua utopica carta costituzionale. Per contro, non possiamo tralasciare che queste attività scendono dritte-dritte dalle Linee Guida sull’Educazione Civica (clicca qui). Divise, come ormai da dettato europeo e dal conformismo italico, per sezioni dedicate alle otto competenze, fra i traguardi, i descrittori gli obiettivi troviamo un insistente appello alla Patria e ai suoi valori. Trasversalmente un richiamo al rispetto delle diversità, incidentalmente anche un accenno al rapporto uomo-donna. La stessa solfa si ritrova nelle Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo. I talenti richiamati nei due testi, non a caso prodotti dal genio dello staff di Giuseppe Valditara che ha introdotto “merito” nella denominazione del Ministero, sono quelli che rientrano nei parametri del rispetto della legge, diventata un insieme di performance, di obbedienza, sposata però con l’auto-promozione. La legge, non le sfumature della legittimità costruita/decostruita passo-passo nel cuore delle comunità e dei consorzi umani, è il riferimento per talentuosi individualisti. Conforta, ma bisognerebbe sapere come è stato declinato e da chi, l’omaggio a un sacerdote, Peppe Diana, ucciso dalla camorra. Camorra che, tipica organizzazione di questa zona del paese, migrata al nord dove stanno i soldi, è di nuovo un problema che va ben al di là di una questione legale, ma tant’è. Mi sposto nuovamente sul sito della scuola. Trovo altri suggerimenti, così insistenti, da esser ben altro che semplici schede didattiche, semmai imposizioni di stili e metodi. Un esempio sono le schede su come si insegna l’italiano e la sua grammatica (clicca qui). Pregrafismo, ortografia, lezioni di dizione per dimenticare il dialetto, sintassi del buon italiano a seconda delle diverse età degli alunni sono un corpo legale, di regole. Infatti, si specifica, saranno oggetto di verifica secondo “le indicazioni ministeriali”. Ovvero, prove parallele per classi in preparazione della valutazione seria, quella di INVALSI. E qui mi viene in mente un bel libro. Vi si racconta come la grammatica con la G maiuscola sia un insieme instabile di convenzioni a cui ci richiamano proprio i dubbi, gli errori dei bambini, guarda caso soprattutto degli “stranieri”. «La scuola tende ad essere identificata con una casa di correzione […]. Così la grammatica, la lingua, il suo insegnamento diventano per un verso forme di sperimentazione di rapporti di potere […] metafore di una società che si vuole conforme al modello di una caserma» (G. Faso, Le regole non piovono dal cielo. Grammatiche immaginarie, Pungitopo, 2026, p. 13). Ancora, per stare al tema della segnalazione, un’ultima considerazione. La violenza scollata dal rapporto con l’aggressività che tutti ci caratterizza, come forma primordiale di difesa da accogliere e indirizzare attraverso l’educazione, soprattutto nel piccolo gruppo sociale ed epistemico (costruttore di saperi comuni) una classe, una sezione di scuola dei piccoli, diventa un problema di polizia, di reati, di prevenzione, di paura che non trova forma di mettersi in parole. Le famose soft skills le educano i poliziotti, i carabinieri, gli aviatori e gli ammiragli. Gli insegnanti dove sono finiti? Se ancora sono reperibili come educatori, e non come animatori-sorveglianti, provo a dar loro una voce: «Non ne posso più di stare murato/Nel desiderio senza amore/Una traccia mostraci di giustizia/La tua legge qual è?/Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall’inquietudine/Sono stanco di urlare senza voce» (G. Ungaretti, La pietà, 1928). Del resto, la scuola è intitolata al poeta! Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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