Campagna internazionale per porre fine all’isolamento e per l’attuazione del “diritto alla speranza”
Il Comitato Internazionale per gli Incontri con Abdullah Öcalan e la difesa del
“Diritto alla Speranza” ha lanciato una petizione internazionale per chiedere la
revoca dell’isolamento di Imrali e l’attuazione del “diritto alla speranza”.
La campagna, che coinvolge politici, accademici, intellettuali e artisti di
diversi paesi, ha raccolto rapidamente oltre 500 firme. Grazie a questo forte
sostegno, il comitato ha portato le sue richieste all’attenzione dell’opinione
pubblica e delle istituzioni internazionali.
La dichiarazione sottolinea che rimanere in silenzio in un momento in cui il
mondo è segnato da guerre, oppressione e incertezza significa rendersi complici
dell’ingiustizia.
Il comunicato aggiunge: “In un’epoca in cui il mondo è sempre più avvolto da
guerre, repressioni e un restringimento degli orizzonti, noi, come voce della
coscienza umana risvegliata, ci rifiutiamo di rimanere in silenzio. Assistere in
silenzio a un’ingiustizia significa esserne complici.”
Il comitato Internazionale a seguito di uno sforzo globale coordinato e
sostenuto da oltre 500 firme di eminenti personalità politiche, accademiche,
culturali e artistiche di diverse nazionalità, presenta al pubblico e alle
istituzioni internazionali la sua richiesta fondamentale: la cessazione
immediata dell’isolamento di Abdullah Öcalan e la realizzazione globale del
“Diritto alla speranza”.
Il comunicato prosegue: “Abdullah Öcalan, pensatore e ideatore del paradigma
della “Civiltà Democratica”, è detenuto nel carcere di massima sicurezza
dell’isola di Imrali dal 15 febbraio 1999. Per oltre 27 anni, ha subito una
condizione che trascende la semplice detenzione fisica; si tratta di una
privazione sistematica di “speranza”, “dialogo” e “possibilità di
trasformazione”.
Il suo prolungato isolamento non è solo una sofferenza individuale. Riflette una
politica sistemica più ampia, concepita per mettere a tacere le voci
dissenzienti e sopprimere gli orizzonti emancipatori. Oggi, Imrali non è più
solo il nome di una prigione, è il simbolo dell’imprigionamento del concetto
stesso di speranza.
Il comitato ha annunciato che l’appello, rafforzato dalla campagna di raccolta
firme, sarà presentato alle istituzioni internazionali competenti, in
particolare all’Unione europea e alle Nazioni Unite.
La petizione è disponibile qui.
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