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Appello alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: mozione per il primo collegio e attività per il primo giorno
Quanto segue è un appello a partecipare alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza” che abbiamo pensato insieme Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per l’inizio di questo anno scolastico. Invitiamo a far discutere durante il primo collegio docenti una mozione che: * esprime solidarietà al popolo palestinese e condanna il genocidio e ogni forma di connivenza e collaborazione; * serve a ricordare che la libertà d’insegnamento caratterizza, attraverso una norma di rango costituzionale, la scuola italiana; * impegna e invita a tenere una lezione durante il primo giorno di scuola in solidarietà al popolo palestinese, a partire da 5 attività qui di seguito proposte (vedi mozione). Attraverso questa mobilitazione pacifica ma netta, si intende rivendicare con un atto pratico il diritto d’insegnare liberamente che ci spetta per Costituzione e con cui intendiamo mantenere la nostra postura docente per questo anno che inizia. Questo perché, nonostate le numerose e infondate ispezioni dell’anno scorso non abbiano portato a nulla, il discorso ufficiale del MIM, di molti dirigenti scolastici e di molte università oggi continua nel suo tentativo di: * collaborare con università israeliane e aziende delle armi; * equiparare antisionismo e antisemitismo; * militarizzare le scuole; * reprimere e indurre autocensura nel corpo docente. Ci troviamo in un momento storico in cui come docenti siamo chiamate e chiamati a fare il nostro lavoro con la responsabilità e la coscienza che ci contraddistinguono. Le governances europee investono fondi pubblici nel riarmo invece che nella scuola, i ministeri della difesa studiano come reintrodurre la leva e come diffondere la cultura della difesa, i principali attori statali internazionali tornano a considerare pubblicamente l’utilizzo di armi nucleari per “risolvere i conflitti”. Le forze armate di vari paesi della NATO considerano le menti della popolazione un campo di battaglia. Ciò significa che mettono in atto operazioni militari con l’obiettivo di influenzare le opinioni pubbliche verso un’identità collettiva centrata su un’idea di Patria e di Nemico. L’obiettivo è una società militarizzata che sostenga il loro operato perfino con il voto. Questo è uno degli aspetti che denunciamo come tentativo di “israelizzare la società“. Questo significa autoritarismo e fascismo dai vertici delle istituzioni scolastiche da una parte e lezioni sul cyberbullismo tenuti nelle nostre classi non da noi ma da uomini e donne sorridenti e in divisa dall’altra. Con noi docenti accanto a annuire e a legittimarli. Questa prima mobilitazione è per rivendicare una postura diversa, di resistenza. Per portarla nella tua scuola: * manda in questi giorni una mail alla tua scuola chiedendo l’inserimento della mozione “Non dimentichiamoci di Gaza” all’odg del primo collegio docenti dell’anno. * durante il primo collegio, leggi la mozione e descrivi le 5 attività. Ogni docente, in modo pienamente legittimo, sarà libero/a di sceglierne una da fare in classe il primo giorno di scuola. Se la mozione non viene approvata, coloro che sono comunque intenzionate e intenzionati a portarla avanti possono dichiarare, sempre in sede di collegio, di avvalersi quindi dell’opzione di minoranza (vedi mozione). * il primo giorno di scuola, tieni la lezione che desideri! * quando torni a casa, compila il form per la raccolta delle resituzioni (A QUESTO LINK). Solo in questo modo potremo avere un’idea incontestabile della nostra forza e legittimità. È che un clima di paura e autocensura va in frantumi se rendiamo collettivo e visibile questo atto di pace, educante e politico. Infine, se scegli l’attività degli aquiloni, mi raccomando prova a farne volare almeno uno prima! Perché la bellezza delle idee si traduce spesso nella fatica di capire come caspita si scioglie un nodo mostruoso. E nella gioia di capire quando correre (accelera per farlo alzare). Insomma torniamo bambini e bambine un attimo prima di questo nuovo inizio di anno scolastico. Perché rifiutare un sistema, fare un atto d’amore e insegnare qualcosa… È solo un inizio. Buon vento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte Non dimenticare GazaDownload Mozione-e-attivitàDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, 21-22 novembre: 3° Forum nazionale Scuole per un’educazione nonviolenta
SABATO 21 NOVEMBRE 2026 ORE 9.00 – 18.00 DOMENICA 22 NOVEMBRE 2026 ORE 10.00 – 13.00 PRESSO ISTITUTO COMPRENSIVO SINOPOLI FERRINI VIA P. MASCAGNI, 172 – ROMA Dopo un anno di lavoro condiviso online, ci ritroviamo per la III edizione del Forum nazionale per un’educazione nonviolenta in presenza. Quest’anno il Forum cresce: per la prima volta saranno due giornate di incontro! La prima dedicata a laboratori e tavole rotonde. La seconda dedicata ai gruppi di ricerca e ai percorsi condivisi tra scuole e reti. Due giornate per scambiare pratiche, costruire ricerca comune e mettere insieme esperienze. Siamo stati il primo Forum nazionale ad aprire uno spazio stabile di confronto su questi temi, e mai come oggi sentiamo la necessità di unirci, mettere insieme esperienze, strumenti e visioni. Abbiamo invitato anche le associazioni che si occupano di pace e nonviolenza per facilitare l’incontro con le scuole. L’incontro è aperto a docenti, educatori, educatrici, associazioni che lavorano con le scuole, studenti universitar3, genitori, professionist3 del settore. PARTECIPAZIONE GRATUITA La giornata costituisce iniziativa di formazione ai sensi della Direttiva n. 170 del 2016. I/le docenti partecipanti hanno diritto all’esonero dal servizio e all’attestato di partecipazione. A breve tutte le informazioni e il programma. Questa terza edizione oltre al comitato promotore, composto da Rete ED.UMA.NA, Rete Polo Europeo della Conoscenza, Rete Scuole che Promuovono Salute, Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e dell’Università, IC Nazario Sauro–Rinascita e Istituto Comprensivo Sinopoli Ferrini, vede la collaborazione per l’organizzazione sul territorio delle associazioni Energia per i Diritti Umani e La Comunità per lo Sviluppo Umano. CLICCA QUI PER ACCEDERE AL MODULO ISCRIZIONI -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione: dalla propaganda alle serie TV. Strumenti per una didattica antimilitarista
Siamo alle solite: ecco che in piena estate rispunta quella che ormai è chiaro a tutti si tratti della punta di un iceberg, ovvero l’ennesimo caso aberrante di mala-polizia che in questo caso coinvolge la Polizia Locale a Milano e dintorni ( clicca qui per le informazioni). Anche in questo caso possiamo individuarne una chiave di lettura sociologica, ma soprattutto trarne degli spunti che possono tradursi in strumenti didattici per stigmatizzare fenomeni che troppo superficialmente vengono derubricati, nel pensiero mainstream, nel capitolo “poche mele marce”. Un’altra formula per derubricare queste violenze spesso adotta il linguaggio cinico e razionale del diritto penale ad esempio “eccesso colposo della legittima difesa” che fanno tornare alla memoria il nauseante dibattito intorno al presunto “omicidio perfetto” di Marta Russo per il quale fino al giudizio in Cassazione si portò avanti il concetto di “omicidio colposo…con dolo eventuale“. I tragici fatti di Milano con il loro lungo strascico di polemiche intorno a quel lungo elenco di “reati in divisa”, rappresenta un caso che mette a dura prova la voglia di tranquillità di quest’inizio d’agosto in cui, come ogni estate, per chi ha voglia di scavalcare a piè pari la solita montagna di “gossip da spiaggia”, può osservare da un lato i tentativi della politica di portare a casa le peggiori leggi/decisioni dell’anno (vedi le chat di Delmastro, il riconoscimento facciale, la clausola di salvaguardia per le spese militari, ecc.ecc.) dall’altro, appunto, i tentativi di una contro-narrazione di una militarizzazione tossica dilagante presentata invece come accattivante, affascinante, parte di quell’uso delle “maniere forti” dei bei tempi andati. I fatti di Milano, infatti, non sono un fulmine al ciel sereno, ma, purtroppo, la punta di un iceberg di una cultura che nel migliore dei casi è accondiscendente rispetto, appunto, alle cosiddette “maniere forti” (ricordiamo l’attuale clamore per il gioielliere che a rapina terminata insegue i malviventi, ormai in fuga, uccidendone due alle spalle e ferendone gravemente un terzo), ma anche semplicemente verso comportamenti diametralmente opposti a quelli suggeriti da un sedicente Stato di diritto. Negli ultimi dieci-quindici anni, in aggiunta al filone poliziottesco aggiornato al nuovo millennio, che ha visto pullulare su tutti i canali a pagamento e/o pubblici diverse serie con poliziotti Carabinieri o magistrati, si sono fatti strada filoni in cui il confine tra legalità e illegalità, tra il bene e il male appaiono sempre più sfumati fino a sfociare nella giustificazione plateale di comportamenti violenti da parte di personaggi che rappresentano le forze dell’ordine. In classe, quindi, rimanendo nell’ambito della cultura italiana potremmo ad esempio analizzare insieme agli studenti e alle studentesse, alcune scene salienti di Rocco Schiavone, il vice questore “romano de Roma”, giunto alla sua settima edizione (iniziata nel 2016). Rocco, il protagonista, appartiene alle forze dell’ordine e rappresenta l’autorità nel suo livello dirigenziale: è vice-questore, un ruolo che nelle puntate viene più volte ribadito da Schiavone stesso nell’ intento di rimarcare il proprio ruolo di potere. Pur rivestendo quel ruolo, Marco Giallini, alias Rocco Schiavone, infrange regole, procedure e leggi: la serie tende a presentarcelo dietro con una mal celata simpatia, senza approvarlo in modo esplicito, ma spingendoci sempre dalla sua parte, deridendo le regole, sempre troppo strette per lui, comprendendone le motivazioni o presentandolo come uno che “fa quello che deve essere fatto”. In questo senso, Rocco Schiavone è quasi il caso perfetto per i nostri tempi: viene addirittura descritto come un poliziotto con un’etica personale, ma che purtroppo, spesso, non coincide con quella prevista per un poliziotto e le cui azioni, proprio per questo, giocoforza oltrepassano frequentemente i margini della legalità. Dopo un fatto grave in cui a pagarne le conseguenze è stata addirittura la moglie che aleggia sempre, come in un sogno/incubo in ogni puntata, il nostro vice-questore, dalla piazza di Roma, terreno di coltura a lui congeniale, viene spedito praticamente al “confino” ad Aosta. Qui porta con sé le proprie malsane abitudini compresa quella di una contiguità con la malavita, tutte però sempre funzionali al raggiungimento finale della cattura del malvivente, tramite una giustizia in po’ addomesticata. Risulta chiaro, però, che quel confine tra legalità e illegalità presentato sempre come bonariamente labile o infrangibile all’occorrenza se applicato tout-court alla realtà attuale e alle modalità tendenziose di buona parte dei mass-media nel presentare fatti di mala-polizia, diventi alla fine un pericoloso elemento più che giustificatorio di tali fatti, diremmo addirittura assolutorio. Rimanendo alle produzioni italiane possiamo poi presentare un altro personaggio anch’esso bonariamente “assolto” su tutti i fronti, attraverso però un’originale chiave tragicomica, in tutte le sue esternazioni violente sessiste e molto spesso anche pesantemente razziste: l’ispettore Coliandro per la regia dei fratelli Manetti. Qui la serie si presenta ancora più accondiscendente nei confronti dell’atteggiamento del protagonista perché lo inserisce, nel meccanismo della commedia all’italiana. Lo spettatore viene piacevolmente spinto a derubricare questi fatti fittizi di malapolizia anche con una semplice battuta sintetizzabile in “in fondo è un bravo ragazzo”, oppure “ma guarda che scemo!”… facendo passare in secondo piano il fatto che il protagonista è un poliziotto, un rappresentante in divisa dello Stato. La chiave tragicomica è quindi la modalità scelta per banalizzare il male commesso dal braccio armato della legge e alla fine assolverlo. Rimanendo sempre in tema di formazione e strumenti didattici, possiamo prendere in prestito un terzo personaggio che ha influenzato molto, (anche in quanto rappresentante emblematico di quella cinematografia “colonizzante” proveniente dagli USA), quella visione manichea semplificatoria di una società divisa in buoni e cattivi che non ha nessuna intenzione di scavare tra le cause sociali della devianza: l’ispettore Callaghan. Qui la filosofia, volutamente meno articolata sul piano socio-psicologico ma più basata sugli “effetti speciali”, è basata sostanzialmente sul criminale pericoloso che spinge il poliziotto-sempliciotto Callaghan, di fronte a criminali incalliti, ad essere ancora più duro di loro: insomma la forza individuale, contro un sistema burocratico. Sebbene quest’ultimo ancora oggi possa incontrare l’interesse di quel pensiero fascio-leghista dominante in Italia, Rocco Schiavone, al confronto ha un profilo molto più articolato, prevarica spesso illegalmente il “malvivente”, ma porta con sé il dolore e come si diceva qui sopra, la perdita, gli amici, la nostalgia di Roma: è proprio in questa formula di coinvolgimento empatico che sta la pericolosità sociale del personaggio che possiamo stigmatizzare in classe. Per concludere questa trilogia possiamo a questo punto passare ad una rappresentazione filmica per nulla accondiscendente verso tali comportamenti, con il “Cattivo tenente” di Abel Ferrara, interpretato dal grande Harvey Keitel nel 1992: qui senza nessun intento assolutorio o compiacente si scava a fondo nella psiche umana analizzando l’abisso in cui sprofonda il protagonista che diventa alla fine più delinquente degli stessi delinquenti che dovrebbe reprimere. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione: «condividiamo iniziative didattiche di Pace»
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è un gruppo di scopo i cui obiettivi sono: 1. Monitorare e denunciare, attraverso specifiche segnalazioni, le attività militari nelle scuole di ogni ordine e grado, spesso agite nel silenzio complice e/o intimorito degli insegnanti e delle famiglie; 2. Mettere in luce la virata subita dalla ricerca universitaria verso le esigenze economiche, finanziarie, di controllo sociale dei grandi complessi dell’industria militare; 3. Aprire alla riflessione su temi attinenti il concetto di difesa della Patria (art 52 della Costituzione Italiana) ricontestualizzandolo nell’attuale situazione storica; 4. Offrire strumenti di lotta negli Organi Collegiali ai docenti e di opposizione alla presenza militare  ai genitori (si vedano sul sito il manifesto, l’elenco dei valori di riferimento, il Vademecum). 5. Sensibilizzare sui contesti di guerra nel mondo e, in particolare, sul genocidio che si sta consumando in Palestina. L’Osservatorio, al fine di una maggiore efficacia anche di studio delle situazioni segnalate, si è dotato di sottogruppi di lavoro che elaborano proposte su campi specifici (università, leva, genitori, eventi, ecc.). Uno di questi è dedicato alla raccolta, alla diffusione e allo studio di attività scolastiche, di cui sul nostro sito esiste già un piccolo archivio denominato “didattica”. È però necessario che non si archivino iniziative episodiche, ma esperienze capaci di capillarizzarsi fra docenti, famiglie, studenti, in grado di intaccare i paradigmi stessi delle discipline insegnate. Pertanto, è fondamentale tenere salda la barra politica che informa gli scopi dell’osservatorio. Serve elaborare un chiaro orientamento che riesca a incidere sulle scelte pedagogiche (quadro teorico relativo ai processi di educazione rivolti all’età evolutiva), sulle forme assunte dall’ideologia propria dell’agenda politica del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), definibili come orto-pedagogia o psico-istruzione. Per il MIM, attraverso indicazioni nazionali sui traguardi formativi, protocolli con le forze armate, note e circolari, si tratta di piegare abilità cognitive e affettivo relazionali (soft skills) al pensiero convergente, accettante la logica della difesa totale, interna ed esterna, l’obbedienza come postura etica, la negazione del dissenso. La premessa ci indica la necessità di evitare la confusione fra mezzi e fini, fra elementi valoriali e strumenti attraverso i quali si fa scuola. È altresì necessario sdoganare il politico dalla politica come ideologia e tecnica di governo, per ricondurlo al significato classico aristotelico: ciascuno di noi è animale politico, per il quale la facoltà di parola si deve tradurre in attività nella polis, attività capace di instaurare cambiamenti nel modello sociale in cui viviamo e operiamo. Una scelta di Vita activa, nella consapevolezza che l’azione è parola politica, non solo opera e lavoro (Hannah Arendt). Occorre che la didattica venga ridefinita come insieme degli strumenti, delle strategie, dei materiali di lavoro direttamente derivante dagli scopi su richiamati. L’EDUCAZIONE ALLA PACE, COME CAPACITÀ DI ELABORARE CONFLITTI FUORI DALLA LOGICA AMICO-NEMICO, LO SVILUPPO DEL SENSO CRITICO E ANTAGONISTA VERSO IL MODELLO DI SOCIETÀ CHE ALIMENTA I VENTI DI GUERRA, DEVE ESSERE CAPOSALDO DELLE INIZIATIVE DIDATTICHE. PROPOSTA Il gruppo di lavoro dell’Osservatorio che si occupa di didattica si è proposto di cominciare a raccogliere, archiviare, rendere fruibili proposte e progetti la cui condivisione, studio, discussione tra insegnanti permetta di ricostruire una riflessione pedagogica alternativa e di opposizione rispetto alla didattica del sistema, finalizzata a rafforzare l’ordine neoliberista e il suo apparato militare-industriale. La didattica promossa dal sistema neoliberista è quella che abitua gli studenti ai crediti, ai questionari e test a risposta chiusa, all’uso acritico della tecnologia, alla finalizzazione dello studio al mondo del lavoro  (o meglio del lavoro sfruttato), alla burocrazia insensata, alla militarizzazione della società. Un modello di scuola classista, militarista, sessista che ha come scopo quello di produrre individui privi di senso critico, anestetizzati e incapaci di immaginare mondi diversi e di agire per renderli possibili. A partire da questa analisi, il gruppo didattica dell’Osservatorio ritiene fondamentale entrare in relazione con chi quotidianamente porta dentro le aule scolastiche, e non solo, pratiche e progetti che mettono al centro un’educazione alla pace, alle differenze, allo sviluppo del pensiero critico e all’agire collettivo e trasformativo di un esistente, sempre più cupo, violento e asfittico. Nella consapevolezza che sono molti i gruppi e le realtà che si occupano con una prospettiva simile di pedagogia e didattica, senza avere pretese di esaustività o sussunzione, ci piacerebbe porre al centro di questo lavoro il nesso tra didattica, resistenza e lotta contro la militarizzazione della scuola e della società, promuovendo su questa tema dibattito e condivisione tra insegnanti, anche attraverso lo scambio e la connessione con le realtà che già da molto tempo lavorano in questa direzione. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita docenti di ogni ordine e grado a inviare al GRUPPO DIDATTICA (clicca qui per iscriverti e partecipare alle attività) esperienze che siano capaci di costituire un esempio, un modello transdisciplinare pervasivo, critico verso l’impianto epistemologico delle materie scolastiche, del taglio che manuali e libri di testo a esse conferiscono. Esperienze lontane da suggerimenti di diretta fonte ministeriale, da percorsi di formazione proni al modello calato dall’alto, da proposte  orientate da interessi  privati. Il materiale inviato, che sarà pubblicato sulla pagina dedicata alla didattica scolastica, dovrebbe caratterizzarsi come resoconto di un processo, non tanto di un risultato finale, un prodotto, una performance. Pertanto, si chiede di indicare ad ogni invio: 1. Gli scopi pedagogici 2. Il contesto in cui si opera (tipologia di istituto scolastico, discipline coinvolte, situazione socioculturale del territorio) 3. Obiettivi a lungo e medio termine 4. Mezzi e strategie 5. Valutazione rispetto agli scopi e agli obiettivi: formativa con gli alunni (valorizzazione del percorso complessivo e del lavoro per gruppi cooperativi); sintetica/finale restitutiva verso i docenti (in considerazione di errori, attesi imprevisti, provvisorietà strategica, complessità di tutto il processo, effetti di rilancio, ecc.). I MATERIALI ANDRANNO INVIATI A: OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Gruppo didattica -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Grosseto, 18 giugno: Edizione locale del Forum Scuole per un’educazione nonviolenta
Il Forum Scuole per un’educazione nonviolenta, con il quale l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha collaborato attivamente sin dalla prima edizione di Milano, avrà la sua prima edizione locale in provincia di Grosseto, grazie all’Istituto Comprensivo Roccastrada, che ha fortemente voluto questo evento. L’evento si terrà giovedì 18 giugno, dalle 9.15 alle 17.00, presso il plesso della Scuola Primaria e Secondaria di Ribolla. L’edizione locale ricalca, in formato ridotto, la struttura del Forum nazionale e si propone di favorire un sempre maggiore radicamento territoriale, affinché sia possibile sperimentare e condividere, anche in presenza, esperienze e pratiche di pace e nonviolenza nei contesti scolastici. PROGRAMMA 9.15 Registrazione 9:30 Benvenuto della Dirigente scolastica 9:35 Presentazione del «Forum nazionale permanente Scuole per un’Educazione Nonviolenta» 9:45 Tavola rotonda: Come promuovere un’educazione per la pace e la nonviolenza a scuola 10:45 pausa ore 11.00 – 13.00 Prima sessione laboratori ore 13.00 Pranzo libero ore 14.30 – 16.30  Seconda sessione laboratori ore 16.45 Plenaria ore 17.00 Chiusura Maggiori informazioni sui laboratori >Le virtù che educano. Riconoscere il meglio di sé e dell’altro per costruire relazioni educative nonviolente. – Jaqueline Mera e Stefano Colonna >Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza. Per prendersi cura di sé stessi, degli Esseri viventi, del Pianeta, del Mondo. – Dino Mancarella >Cominciamo noi. La comunicazione generativa e le relazioni nonviolente – Annabella Coiro >Si può parlare di economia e guerra alla scuola primaria e secondaria di 1°grado? – Mario Sanguinetti >Chi educhiamo? Un laboratorio di esperienza e riflessione sull’essere che cerchiamo di educare – Solo primaria – Oliver Turquet >Lo spaventaguerra. La guerra è entrata dalle porte e dalle finestre e bimbe e bimbi se ne sono accort*: quali strumenti per parlarne insieme? Solo primarie e infanzia – Alice Moracchioli e Marta Monini La partecipazione è aperta a tutti e tutte ed è gratuita. La giornata costituisce iniziativa di formazione ai sensi della Direttiva n. 170 del 2016. Per ulteriori informazioni: Sara Conte, docente IC Roccastrada e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: sara.conte@istitutocomprensivoroccastrada.edu.it --------------------------------------------------------------------------------
Spunti didattici: primaria “G. Stancati” di Rende (CS) realizza Jina, cortometraggio su Maysoon Majidi e Jina Mahsa Amini
> Aggiornamento: la scorsa settimana il cortometraggio è stato finalista al > concorso nazionale di CinemAmbiente Junior al Museo Nazionale del Cinema di > Torino. Clicca qui per l’articolo. Alla primaria “Giuseppe Stancati” di Rende (Cosenza), le insegnanti Serena Criscuolo, Giulia Falcone e Alessandra Lanzillotti, partendo da un racconto illustrato ispirato alla vita di Maysoon Majidi e Jina Mahsa Amini, hanno accompagnato le loro classi nella realizzazione del cortometraggio Jina, una fiaba che attraversa il Mediterraneo e che racconta l’incontro spirituale tra due giovani curdo-iraniane. La narrazione affronta temi come il viaggio, l’oppressione, la solitudine ma anche la fiducia e la solidarietà. È pensata per parlare a tutti, anche ai più piccoli, per ricordare l’importanza di credere in sé stessi e nella giustizia e non stancarsi mai di difendere i diritti inviolabili. Il cortometraggio è l’opera di due classi seconde e il percorso è parte di un progetto più ampio che include un albo illustrato gigante (50/times 70 cm) disegnato (inchiostro di china e 14 tavole ad acquerello) da Serena Criscuolo e Pietro Barone e realizzato presso la “Stamperia artigiana senza pressa” di Cosenza. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pubblichiamo con entusiamo il cortometraggio e i materiali ricevuti affinché possano essere spunti su più livelli per chi ci legge. Vediamo infatti in questo progetto un esempio di manifestazione artistica dell’essere insegnante. E non solo per via della settima arte, ma per la capacità e l’emozione con cui esperienze di migrazione, patriarcato e violazione dei diritti umani sono state intrecciate e rese fruibili (e vincibili!) per bambine e bambini di 8 anni. Dopo il video, potete scaricare la descrizione dell’unità didattica. Ringraziando le colleghe per questa meraviglia, auspichiamo presto di ricevere altre “segnalazioni” così. Perché quando ci affermiamo con una didattica alternativa e creatrice di pace, ci troviamo a contrastare la militarizzazione in un modo “indiretto” ma altrettanto efficace… Se non di più. Buona visione. Descrizione dell’unità didattica: Jina.dal.racconto.al.cortometraggioDownload Fotografia del librone illustrato: Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Maurizio Bonati al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il terzo intervento ha visto protagonista Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano. Attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico, pubblicato nel volume Il cronico trauma della guerra, Bonati ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Il-trauma-della-guerra_Torino-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La pedagogia della guerra. L’educazione ai diritti umani e la “cultura della difesa”
In occasione dell’iniziativa svoltasi il 24 gennaio 2025 presso la Biblioteca Universitaria di Genova con Antonio Mazzeo, di cui abbiamo dato notizia anche attraverso il nostro sito (clicca qui), l’organizzatrice del progetto, Stella Acerno, Presidente del Centro per l’Educazione ai Diritti Umani OdV, ha curato la pubblicazione degli atti con il volume dal titolo La pedagogia della guerra. L’educazione ai diritti umani e la “cultura della difesa”. Nell’introduzione del volume Stella Acerno scrive: «Ci si può chiedere se docenti o genitori possono opporsi alle attività di formazione militare nelle scuole. Ricordiamo a questo proposito il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, costituitosi per monitorare e denunciare l’attività di militarizzazione nelle scuole e nelle università. Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio mette a disposizione per i docenti modelli di mozioni da presentare nel Collegio docenti e opzioni di minoranza. Ha inoltre redatto un Vademecum contro la militarizzazione delle scuole: strumenti pratici e mozioni». Indice Ringraziamenti – Stella Acerno Prefazione – Roberto Sinigaglia Premessa: Ripensare la scuola – Andrea Carosso Introduzione – Stella Acerno Il processo di militarizzazione dell’istruzione riguarda tutta l’Italia – Antonio Mazzeo Un modello di ispirazione fascista – Giuseppe Giliberti Il conflitto è dentro di noi – Nitamo Montecucco Militarizzare la scuola. Un ossimoro diseducativo – Fabio Bajetto La presenza delle forze armate nelle scuole tedesche – Intervista a Martina Schmerr a cura di Anne Drerup Bibliografia Clicca qui per scaricare il libro in pdf. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dalla Resistenza di ieri alle “resistenze” di oggi: Adelmo Cervi incontra le scuole a Torino
> Il collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino ha > organizzato un assemblea d’istituto in cui ha invitato Adelmo Cervi, figlio di > uno dei sette fratelli Cervi, contadini partigiani che vennero fucilati dai > fascisti nel 1943. L’incontro s’è sviluppato lungo un unico filo dalla > Resistenza partigiana alle “resistenze” di oggi. Pubblichiamo qui l’articolo > di Fabio Sarni, studente portavoce del collettivo del “Santorre”, e Irene > Carnazza, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e > delle università. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha come suo scopo statutario il monitoraggio e la segnalazione di tutte quelle situazioni in cui gli ambienti dedicati allo studio e alla libera costruzione del senso critico vengono penetrati in modi più o meno evidenti sia dalla propaganda militarista sia dagli interessi dell’industria bellica. Tuttavia una parte importante del nostro lavoro è anche ragionare sui percorsi alternativi che le/i docenti e le/gli studentesse/studenti mettono in atto anche con l’obiettivo di porre un argine nei confronti di questo fenomeno che, per quanto dilagante, può e deve essere contenuto da quante/i nella scuola vivono e lavorano tutti i giorni. In questo anno scolastico caratterizzato dall’attivismo delle/dei ragazze/i, che si sono riversate/i nelle piazze a sostegno della Flotilla, oggi nuovamente sotto attacco, o nella partecipazione agli imponenti scioperi autunnali, appare particolarmente importante la crescita dei tanti collettivi studenteschi che si sono sollevati contro il genocidio in Palestina e che nella giornata del 7 maggio sciopereranno contro il riarmo e la reintroduzione della leva. Tra i tanti gruppi disseminati in tutta Italia vogliamo qui raccontare come, nelle giornate sempre intense a cavallo tra 25 aprile e 1° maggio, il piccolo ma vivace collettivo dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino abbia lavorato alla costruzione di un’assemblea di istituto che ha mutuato dalla Resistenza di ieri una vocazione sempre più decisa verso le tante “resistenze” di oggi. Non senza difficoltà le/gli studentesse/i hanno convocato per il 27 aprile un’assemblea di istituto alla quale è stato invitato Adelmo Cervi. Ecco le parole con cui uno dei rappresentanti di istituto degli studenti, Fabio Sarni, (che il nostro collaboratore dell’Osservatorio, Stefano Bertoldi, aveva intervistato lo scorso autunno in una puntata di “Scuola Resistente”) ha presentato alle/i compagne/i questo importante testimone delle lotte di ieri e di quelle di oggi: > «Sono onorato di annunciarvi l’ospite di questa assemblea, Adelmo Cervi, che è > venuto a trovarci direttamente dall’Emilia. Adelmo è un combattente, un uomo > che lotta da tutta una vita seguendo le orme di suo padre Aldo e della sua > famiglia: oggi è qui con noi per raccontarci una storia, la storia dei suoi > sette padri, come dice lui, e di tanti altri che hanno pagato con la vita la > loro scelta di libertà, storia di uomini che hanno avuto paura ma davanti alla > paura non si sono mai arresi, storia di uomini che volevano lottare per > sconfiggere le ingiustizie, una lotta cominciata la prima volta che un essere > umano ha detto no per ribellarsi ad un’imposizione, storia di uomini che > avevano capito che era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere > uomini, di morire da uomini per vivere da uomini. > > Vi ringrazio per aver accettato il mio invito a questa assemblea, per > ascoltare la testimonianza di una conquista, la conquista della libertà che > come tutte le conquiste non è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a > portarle via, per cui resistere ancora oggi è un dovere e una necessità di noi > giovani ed è importante essere qui oggi.» Adelmo Cervi ha dialogato con le/gli studentesse/i da pari a pari, con una freschezza e una vivacità che hanno emozionato chi, tra noi docenti, ha avuto la possibilità di partecipare all’incontro. Nel teatro del Santorre campeggiava un enorme striscione che riportava le parole di “Per i morti di Reggio Emilia”, scritta nel 1971 da un altro torinese, il cantautore Fausto Amodei: > > Sangue del nostro sangue > > > > nervi dei nostri nervi > > > > come fu quello dei fratelli Cervi. Queste stesse parole sono state poste in esergo al libro di Adelmo Cervi, I miei sette padri, che l’ospite ha presentato, intervallando il racconto con la proiezione dell’omonimo documentario di Luciana Davì, uscito nel 2023. I miei sette padri: titolo che evidentemente fa da contraltare al celeberrimo I miei sette figli scritto nel 1955 da Alcide Cervi, che nelle foto che scorrono sullo schermo tiene in braccio proprio un piccolissimo Adelmo. Nel teatro della scuola ospitante abbiamo tutte/i provato la fortissima emozione di essere, come ha osservato Fabio Sarni, “legate/i da uno stesso filo”, che attraversa le generazioni, che scorre attraverso il tempo e che oggi si snoda oltre i confini di Torino e dell’Italia, e arriva alla Palestina, al Venezuela, all’Iran, al Libano, e nella sua forza delicata travolge i confini e le barriere e i nazionalismi. La testimonianza di Adelmo è stata importante per le classi perché non si è limitato a raccontare la storia della propria famiglia, ma si è posto come esempio vivente di come si può oggi stare nella lotta e fare resistenza, nel mondo in cui il capitale e i signori della guerra ci vogliono invece resilienti e passive/i. A conclusione dell’incontro, ascoltando le note di “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani e di “La pianura dei sette fratelli” dei Modena City Ramblers le/i ragazze/i hanno abbracciato Adelmo, hanno scattato fotografie insieme a lui e hanno fatto la fila per farsi autografare il libro, che è anche stato donato alla scuola. Ecco le parole del comunicato finale dedicato a un bilancio dell’incontro, che il rappresentante del Santorre ha scritto a quattro mani con un altro studente torinese, Zeno Lazzari, rappresentante presso la Consulta Provinciale degli Studenti del Liceo “Gobetti-Segrè” (il terzo istituto superiore di Torino che, insieme al “Santorre” e al Liceo “Einstein”, ha ospitato Cervi): > > > > «Ieri mattina, all’assemblea d’istituto, è venuto a trovare gli studenti > > > > Adelmo Cervi, figlio di un uomo che diede la vita per il suo sogno di > > > > libertà. > > > > > > > > È stata una giornata di resistenza, in cui gli studenti hanno ricordato > > > > sette fratelli che ebbero paura ma, davanti ad essa, non si arresero > > > > mai: sette fratelli contadini che lavorarono per tutta la vita la terra > > > > emiliana e che decisero di partecipare attivamente alla Resistenza > > > > contro il nazifascismo. > > > > > > > > Nel novembre del 1943 qualcuno denunciò l’intera famiglia per le loro > > > > attività antifasciste; la loro casa fu circondata da più di cento > > > > fascisti e venne data alle fiamme. I fratelli e il loro padre, Alcide, > > > > vennero arrestati e, il 28 dicembre, i sette fratelli furono fucilati a > > > > Reggio Emilia. Alcide riuscì a fuggire di prigione pochi giorni dopo, > > > > durante un bombardamento. > > > > > > > > È stata ricordata una conquista: la conquista della libertà ottenuta > > > > grazie ai partigiani. Ma, come tutte le conquiste, non è per sempre: c’è > > > > sempre qualcuno interessato a togliercela. Gli spazi di democrazia > > > > dentro le scuole sono necessari per cogliere questo esempio e continuare > > > > la lotta contro le barbarie di questo sistema, con l’obiettivo di una > > > > scuola libera non dalla politica, ma dai soprusi di chi ci vorrebbe > > > > passivi e senza libertà. > > > > > > > > II 7 maggio scioperiamo, spalla a spalla con i lavoratori, continuando a > > > > lottare contro tutti coloro che vogliono la guerra per i loro sporchi > > > > interessi e che vorrebbero piegare le scuole al profitto!» La percezione che la memoria sia energia viva e che il ricordo non debba restare un’operazione inerte ma vivere nelle lotte di oggi è evidente nelle ultime parole del comunicato, in cui si rivendica una scuola in cui la politica non sia censurata o ridotta a teatrino dalla logica del contraddittorio. Quanto questi temi siano importanti per le studentesse e gli studenti emerge anche da una piccola intervista che abbiamo proposto al rappresentante di istituto del “Santorre”: si tratta di un piccolo esempio di come le/i docenti e le/gli studentesse/studenti possano insieme lavorare su questioni che rappresentano il cuore pulsante di un’autentica “educazione alla cittadinanza”. Irene: Perché proprio nel corso di questo anno scolastico voi studenti avete ritenuto importante tornare sul tema della Resistenza? Fabio: Abbiamo iniziato scendendo in piazza in autunno con gli scioperi del “blocchiamo tutto” per la Palestina, in quel momento abbiamo notato che la repressione contro le varie forme di dissenso continuava ad aumentare, ogni sciopero si concludeva con scontri con la polizia e nelle settimane successive seguivano una serie di arresti soprattutto di studenti che impedivano loro di frequentare la scuola. Questa situazione ci ha fatto pensare che fosse necessario parlare agli studenti, dai più grandi ai più piccoli, di cosa è stata la resistenza e come anche oggi bisogna continuare questa lotta. L’incontro con Adelmo Cervi è stato fondamentale per ribadire questo concetto, lasciando lo spazio agli studenti di esprimersi. Vi siete posti il problema di come reagire a eventuali richieste di contraddittorio? Ci abbiamo pensato, perché Adelmo è una persona molto esposta politicamente, però sarebbe stato assurdo se qualcuno avesse chiesto il contraddittorio quando si parla di resistenza contro la pagina più oscura della storia del nostro paese quale è stata il nazifascismo. Vedendo i tempi in cui viviamo il problema ce lo siamo posti, ma fortunatamente almeno tra i banchi il fascismo è ancora considerato come la morte di tutte le idee nonostante qualcuno stia cercando di legittimarlo. Che rapporto c’è tra la giornata con Adelmo e lo sciopero del 7 maggio? Durante l’incontro, Adelmo ha parlato di come la sua famiglia, i suoi 7 padri come dice lui, lottarono contro il nazifascismo ma anche contro le guerre nel senso più ampio della parola, ha trasmesso un messaggio pacifista che noi stiamo portando avanti da mesi, per questo torneremo in piazza giovedì 7 maggio per ribadire il nostro dissenso nei confronti della campagna di militarizzazione che sta portando avanti il nostro governo e il resto dell’Europa, ci opporremo alla leva militare che sta tornando in molti paesi europei e coglieremo l’occasione per ribadire la nostra ferma condanna alla riforma 4+2 per gli istituti tecnici. In che senso le scuole possono essere dei presidi di libertà anche in riferimento alla situazione di una città come Torino? Credo che le scuole possano essere dei presidi di libertà lasciando agli studenti la possibilità di prendere la parola perché gli studenti hanno molta voglia di esprimere le loro idee e le loro opinioni. Spesso si dice che a scuola non bisogna fare politica; io credo che questa affermazione sia completamente sbagliata perché gli studenti proprio a scuola devono imparare a confrontarsi, devono imparare a dibattere e ad interessarsi su ciò che gli accade attorno, non si può pensare che la scuola si debba isolare da tutto ciò che ci circonda, sarebbe profondamente sbagliato, verrebbe a meno la volontà degli studenti che invece a scuola vogliono proprio fare politica, vogliono confrontarsi, vogliono interessarsi e lo abbiamo visto quando centinaia di studenti si sono riversati in corso Regina Margherita dopo lo sgombero dell’Askatasuna, sgombero che ha tolto nuovamente un luogo di aggregazione per i ragazzi e non solo. I ragazzi hanno voglia di fare, di interessarsi, bisogna solo dar loro la possibilità di farlo. Qual è la parte dell’ intervento di Adelmo che ti ha più emozionato? Quando abbiamo ascoltato “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani, io mi ero seduto a fianco ad Adelmo che nel mentre fotografava lo striscione che avevamo fatto per l’occasione e devo dire che quel momento mi ha davvero commosso. È stato in quel momento che ho compreso che eravamo riusciti a fare ciò che ci eravamo prefissati, avevamo creato uno spazio di democrazia all’interno delle scuola, è stata una grande soddisfazione. Nel fare il bilancio di questa esperienza, chi scrive ha avuto modo di confrontarsi con le/i colleghi rispetto al ruolo della scuola nella trasmissione della memoria e vorrei concludere queste considerazioni con le parole di una mia collega, che scrive: Abbiamo tramandato a questi ragazzi sensibili come noi quello che in passato ci aveva toccato al punto di orientare il nostro percorso. Io direi che abbiamo fatto un bel lavoro. L’unico che devono fare gli insegnanti… Fabio Sarni, portavoce del collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly