Oggi come ieri, no alle guerre
“Tutti i popoli amanti della pace debbono dunque unirsi perché gli orrori di una
nuova e più atroce guerra siano risparmiati all’umanità” di Eugénie Cotton 1948
Era il 14 marzo 1948, una domenica. Al Foro Italico di Roma si riunirono 30.000
donne per una grande manifestazione, le Assise della Pace. Sull’Unità del 14
marzo, il giorno seguente, venne definita “la più grande manifestazione
nazionale femminile che si sia avuta dalla liberazione ad oggi. La parola di
Pace che uscirà da questa Assise per iniziativa del Fronte democratico popolare
dovrà varcare i limiti stessi di una affermazione nazionale e divenire il primo,
grande appello delle donne italiane alle donne di tutto il mondo perché madri,
spose, sorelle, giovani donne di ogni paese, e con esse combattenti e reduci che
della guerra hanno sofferto le atroci conseguenze, si uniscano in un fronte
internazionale contro i pericoli incombenti di un nuovo conflitto”.
Pochi anni erano trascorsi dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalle due
bombe atomiche che, sganciate su Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945
aggiunsero morti e terrore alle sofferenze già patite nei lunghi anni di guerra.
Conflitto concluso certo ma nuove tensioni si stavano delineando: il blocco
occidentale e quello orientale si stavano delineando e il mondo venne diviso in
sfere d’influenza, non senza strappi, forzature e preoccupazioni.
La preoccupazione per nuovi conflitti spinse l’UDI – Unione Donne Italiane,
riunite durante il secondo congresso nazionale dell’ottobre ’47 a Milano, di
promuovere una petizione popolare per richiedere al Presidente della Repubblica
e all’Organizzazione delle Nazioni Unite il disarmo degli eserciti e
l’interdizione delle armi atomiche. Ciò in collegamento con altri gruppi di
donne attivi in oltre 50 paesi europei. Fu la prima petizione popolare nella
storia della Repubblica italiana. Fu un grande successo. Le donne dell’Udi si
mossero capillarmente, nelle città e nelle campagne, alla fine raccolsero più di
due milioni di firme che vennero consegnate al Presidente della Repubblica De
Nicola la grande Assise di Pace di marzo partecipata da 30.000 donne proveniente
da ogni provincia. Quelle stesse firme vennero poi consegnate a Benjamin Cohen,
segretario generale aggiunto dell’Onu, a Parigi il 4 novembre 1948, grazie ad
una delegazione italiana.
Sono passati ben più di 70 anni da quella grande manifestazione eppure ci si
sente unite e uniti attraverso i decenni dal timore di nuove guerre. Una stessa
dolorosa familiarità ci sorprende anche con un’affermazione di Eugénie Cotton
presidentessa della FDIF – Federazione Democratica Internazionale Femminile.
Durante la quinta sessione dell’esecutivo della Federazione, avvenuta nello
stesso ’48 denunciò “la politica bellicista del governo degli Stati Uniti e la
sua ingerenza scandalosa negli affari interni d’Italia e di altri paesi che esso
vorrebbe attrarre nella sua orbita, nel suo blocco di guerra”.
La stessa volontà di dire no a tutte le guerre è quella che muove gli aderenti
del Coordinamento Agite a partecipare ai Sabati di Pace. Il 21 marzo in piazza
Carignano ci si riunirà per il consueto appuntamento, il 212° sabato dall’inizio
della guerra in Ucraina. No alle guerre e no all’utilizzo dell’atomica,
richiedendo la ratifica da parte dello Stato italiano del Trattato sulla
Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) approvato dall’ONU il 7 luglio 2017 ed
entrato in vigore il 22 gennaio 2021.
La necessità di questa ratifica e della messa al bando di tutte le armi nucleari
è un’evidenza chiara anche sole a partire dal numero delle vittime delle due
bombe sganciate nel 1945: 70.000 la prima e 35.000 la seconda senza contare i
dispersi e la distruzione dell’intero territorio. Chi sopravvisse è chiamato in
Giappone hibakusha. I loro figli e nipoti sono hibakusha di seconda e terza
generazione, tutte persone che in un modo o nell’altro hanno avuto grossi
problemi di salute, in primis la leucemia. È possibile ascoltare alcune loro
testimonianze, oltre ad approfondimenti sull’atomica e sui suoi effetti durante
la mostra Senzatomica visitabile ancora fino al 10 aprile presso il Centro
Culturale Le Serre di Grugliasco.
Tutti modi per riflettere sulla necessità di riflessione ma anche azione.
Sara Panarella