Famiglia palestinese trucidata da Israele: madre, padre e due bambini uccisi a freddo nella valle del Giordano
Tornavano in auto nel villaggio, quando un’unità in borghese ha aperto il fuoco.
Uccisi anche Othman, 7 anni, cieco e Mohammed di 5. Dopo il crimine il commento
barbaro: “Erano cani”.
di Umberto De Giovannangeli,
l’Unità, 17 marzo 2026.
I palestinesi piangono al funerale di quattro membri della famiglia Odeh uccisi
in auto dalle forze di sicurezza israeliane durante un’operazione militare a
Tammun, in Cisgiordania, domenica 15 marzo 2026. (AP Photo/Majdi Mohammed)
Questa è la storia di un’esecuzione. L’esecuzione di una intera famiglia
palestinese. Questa è la storia di ciò che è diventato, sotto il governo
fascista e messianico di Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich, l’“esercito più etico
del mondo”. Gli aedi mainstream del fu Belpaese, ultras del “Bibistan” – ciò che
è diventato Israele sotto il dominio del primo ministro criminale di guerra
Benjamin Netanyahu – sono pronti a sbraitare contro l’informazione
pro-Pal e antisemita. E allora ecco l’editoriale di Haaretz, giornale
indipendente di Tel Aviv, tra i più autorevoli e diffusi quotidiani israeliani,
e il j’accuse di una delle più conosciute e affermate giornaliste israeliane a
livello internazionale: Amira Hass.
Così l’editoriale: “La responsabilità dell’uccisione della famiglia Odeh a
Tammun, nella Valle del Giordano settentrionale, avvenuta nella notte di sabato,
ricade sul comando superiore delle Forze di Difesa Israeliane, sulla Polizia
israeliana e sul governo israeliano. Le scuse non servono a nulla: senza alcuna
giustificazione, un’unità in borghese della Polizia di Frontiera in Cisgiordania
ha aperto il fuoco contro un’auto che trasportava innocentemente un padre, una
madre e quattro bambini mentre tornavano a casa. I soldati non erano in pericolo
e, anche se avessero percepito una minaccia, nulla può giustificare quella
raffica di colpi pesante e indiscriminata. L’unità in borghese è entrata nel
villaggio a bordo di un’auto con targa palestinese mentre la famiglia stava
tornando da Nablus, dove era andata a fare la spesa in vista del Ramadan.
Secondo testimoni oculari, le truppe hanno aperto il fuoco contro di loro. I
primi ad essere colpiti sono stati Othman, 7 anni, che secondo quanto riferito
aveva bisogni speciali ed era cieco, e Mohammed, 5 anni, seguiti dai loro
genitori, Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni, e Waad Othman Bani Odeh, 35 anni. Un
terzo bambino, Khaled, di 11 anni, sopravvissuto all’attacco, ha raccontato che
dopo la sparatoria un soldato lo ha tirato fuori dall’auto, lo ha picchiato e ha
detto: ‘Abbiamo ucciso dei cani’.
Il portavoce dell’Idf ha affermato che il veicolo ‘ha accelerato verso le
truppe’ e che l’unità ‘si è sentita in pericolo’. Un parente ha chiesto: ‘Un
padre, una madre e quattro bambini. Chi accelererebbe? Questo è un omicidio a
sangue freddo’.
La vita dei palestinesi in Cisgiordania è diventata a poco prezzo, sia per i
coloni in uniforme o in abiti civili, sia per l’esercito. Né la polizia né
l’esercito, che a volte si oppone alla violenza e a volte vi si unisce, possono
lavarsene le mani.
Tutto questo sta avvenendo sotto il comando del capo del Comando Centrale Avi
Bluth, che ha intrapreso una politica sconsiderata in Cisgiordania, un Capo di
Stato Maggiore che non sta facendo nulla per porvi fine e un Ministro della
Sicurezza Nazionale assetato di sangue.
La situazione si è deteriorata nelle ultime settimane. All’incendio di case e
terreni agricoli, all’abbattimento di alberi e agli attacchi con mazze si è
aggiunto l’uso di armi da fuoco. Sabato i coloni hanno ucciso un abitante del
villaggio di Qusra. La scorsa settimana, tre palestinesi sono stati uccisi a
colpi d’arma da fuoco a Khirbet Abu Falah, mentre un abitante di Wadi al-Rahim è
stato ucciso da un colono in uniforme militare. Una settimana prima, un colono
in servizio di riserva ha ucciso due abitanti a Qaryout. E tre settimane fa, un
giovane abitante di Mukhmas è stato picchiato e ucciso a colpi d’arma da fuoco,
mentre le truppe dell’Idf erano nella zona.
Questi atti non rappresentano un crollo, ma sono il risultato di politiche che
consentono ai coloni e ai soldati di agire senza controllo e di fare del male a
palestinesi innocenti. L’unità affari interni della polizia ha aperto
un’indagine, ma quando la norma è che nessuno venga perseguito e l’esercito si
rifiuta di assumersi la responsabilità, gli omicidi non faranno che aumentare.
Dal punto di vista del governo guidato da Benjamin Netanyahu, promotore del
“Piano Decisivo”, di Bezalel Smotrich, del temerario ministro della Difesa
Israel Katz e del ministro della Sicurezza Nazionale kahanista Itamar Ben-Gvir,
l’uccisione fa parte di un piano volto ad annettere la Cisgiordania ed espellere
la sua popolazione palestinese”.
Questo l’editoriale di Haaretz. Più chiaro di così.
Tra tutti i giornalisti, non solo israeliani, che in questi decenni hanno
raccontato la tragedia palestinese, Amira Hass, storica firma di Haaretz, è la
più coraggiosa, capace. La più brava. Amira Hass la vita dei palestinesi, con il
dolore, la sofferenza, le umiliazioni quotidiane, non l’ha solo raccontata in
centinaia di reportage, e in libri, che hanno fatto il giro del mondo e che le
sono valsi, più che meritatamente, premi e riconoscimenti internazionali; quella
vita Amira l’ha vissuta in prima persona, quando ha deciso di trasferirsi per un
lungo periodo in Cisgiordania, attirandosi per questo, anche per questo, l’odio,
con tanto da minacce di morte, da parte della destra messianica e dei coloni
pogromisti.
Questo è il suo report-j’accuse , sempre da Haaretz: “Abitanti di Beita, vi
consigliamo di cominciare a fare le valigie’, ha commentato lunedì
l’amministratore del gruppo WhatsApp in lingua ebraica News of the Hills, dopo
aver spiegato che ‘Beita è solo un esempio di ciò che accade quando gli ebrei
decidono… di comportarsi come padroni di casa’. Come al solito, ha tirato in
ballo Dio, concludendo il suo sermone con: ‘C’è una sola soluzione: il
trasferimento. Accadrà presto, se Dio vorrà’.
L’amministratore ha pubblicato un consiglio simile meno di un giorno dopo che
alcuni ebrei israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Khirbet Abu Falah
e ucciso a colpi d’arma da fuoco due dei suoi residenti: ‘A tutti i piccoli
terroristi di Abu Falah… il miglior consiglio che potrete ricevere è
semplicemente quello di fuggire. Trasferitevi in Turchia, a Dubai o in Francia.
… Qui non avete futuro. Le colline vi sconfiggeranno’. In quasi tutti i casi
noti, gli aggressori ebrei recitano alle vittime palestinesi il consiglio di
fuggire in un altro paese.
E così, in pieno giorno, sotto le telecamere di sorveglianza delle Forze di
Difesa Israeliane e del servizio di sicurezza Shin Bet e nei video in diretta
streaming degli attaccati, le squadre terroristiche ebraiche continuano
instancabilmente a sparare ai palestinesi, a distruggere boschetti e condutture
idriche, invadono i campi e picchiano e tormentano donne e anziani, giovani e
anche il bestiame, picchiano a morte gli attivisti di ‘presenza protettiva’ e
poi si vantano apertamente che l’obiettivo è espellere i palestinesi dalla loro
patria.
La spiegazione si articola in due parti. La prima è che la loro “soluzione” di
espulsione si adatta perfettamente ai piani ufficiali che non sono più nascosti
nel presente e alle linee guida politiche segrete che sono state attuate in
passato. Inoltre, la loro visione da incubo risponde alle speranze, ai desideri
e ai lunghi anni di lavaggio del cervello etnocentrico di fin troppi ebrei
israeliani.
La seconda parte è che alla maggior parte dei membri della società ebraica
israeliana non importerebbe se i palestinesi scomparissero completamente da
questa terra, e non solo dietro recinti di filo spinato, muri di separazione, la
Strada 6 e i ristoranti di Wadi Ara.
La prima parte dice che dietro ogni adolescente trasandato o cowboy con tzitzit
e pistola c’è una lunga fila di avvocati e pianificatori ben vestiti, laureati
nelle migliori università, ministri del governo e funzionari del Fondo Nazionale
Ebraico, comandanti militari e capi e ispettori dell’Amministrazione Civile.
Quelli che per anni hanno finto che la ‘sicurezza’ fosse l’unica ragione per
dichiarare zone di tiro e divieti di coltivazione dei terreni. Quelli che, in
nome dell’applicazione della legge, hanno ordinato la distruzione delle cisterne
d’acqua e hanno proibito alle comunità palestinesi di allacciarsi all’acqua e
all’elettricità. Quelli che hanno redatto e stanno redigendo leggi e ordinanze
che stabiliscono, in crudo linguaggio militare o in pomposo gergo legale, che i
terreni pubblici saranno assegnati solo agli ebrei.
Sono loro che hanno progettato e autorizzato muri di separazione e autostrade in
modo da divorare quanto più possibile di terreni agricoli palestinesi e futuri
lotti edificabili – su entrambi i lati della Linea Verde, nel Negev e in
Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Il terrore sacro ebraico, che raggiunge
ogni giorno nuovi livelli, non fa che accelerare notevolmente la violenza
burocratica e l’espropriazione che lo Stato porta avanti da decenni.
Le colline hanno già vinto, anche se la soluzione finale che stanno delineando
non si concretizzerà. Stanno vincendo in virtù del fatto che solo la violenza
che provoca lesioni gravi o la morte supera la soglia della cronaca. Stanno
vincendo semplicemente perché l’opposizione anti-sionista non ha inviato le sue
migliaia di sostenitori con esperienza di combattimento a proteggere le comunità
palestinesi. Le colline stanno vincendo perché i partiti di opposizione non
arabi chiariscono con il loro silenzio che ciò che stanno facendo i pogromisti
non li disturba. Le colline stanno vincendo perché le comunità ebraiche
all’estero continuano a sostenere Israele, il che incoraggia il terrorismo
ebraico a conquistare più territorio, in modo da poter accogliere più immigranti
in cerca di una casa per le vacanze invernali”, conclude Amira Hass.
In una intervista a l’Unità, Ehud Olmert, ex primo ministro (Likud) d’Israele,
un moderato perbene, ha parlato di terrorismo ebreo. Un terrorismo dei coloni ma
anche un terrorismo in divisa militare. Ecco cos’è quel terrorismo che ha
annientato la famiglia Odeh. Un terrorismo di stato.
Intanto, l’esercito israeliano ha invaso il Libano. Oltre 900mila sfollati,
oltre mille civili uccisi, tra cui circa 100 bambini. Il Paese dei Cedri, la
“nuova Gaza”.
https://www.unita.it/2026/03/17/famiglia-palestinese-trucidata-da-israele-madre-padre-e-due-bambini-uccisi-a-freddo-nella-valle-del-giordano/