17 marzo: “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera a scuola”. Ancora retorica nazionalistica!
La legge 23 novembre 2012, n. 222 rappresenta l’ennesimo tentativo di imprimere
all’immaginario collettivo del Paese una svolta dichiaratamente nazionalistica
mediante una retorica architettata ad hoc. Infatti all’articolo 1, comma 3, la
legge «riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino,
nell’anno 1861, dell’Unità d’Italia, quale “Giornata dell’Unità nazionale, della
Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di ricordare e promuovere,
nell’ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di
una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare
l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica».
Di conseguenza, la nota n. 944 del 13/03/2026 del Ministro dell’Istruzione e del
Merito (in allegato) costituisce un ulteriore esempio di quella “comunicazione
circolare”, indirizzata ai “dirigenti scolastici e ai coordinatori didattici” di
tutta Italia, compresi quelli della regione Valle d’Aosta e delle province di
Bolzano e di Trento, orientata a costruire un universo simbolico di stampo
nazionalistico a partire dal ricordo della “Giornata dell’Unità nazionale, della
Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.
E di tale memoria civile, si afferma, bisognerebbe infarcire la scuola per mezzo
di una “didattica diffusa” con lo scopo di consolidare l’identità nazionale:
«Tale ricorrenza costituisce un’importante occasione per informare e suscitare
la riflessione, fra le studentesse e gli studenti, sugli eventi e sul
significato del Risorgimento, nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità
nazionale, alla scelta dell’inno e della bandiera nazionale e all’approvazione
della Costituzione, anche alla luce della evoluzione della storia europea».
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non
può fare a meno di notare che negli ultimi quindici anni il Parlamento italiano
ha stabilito ben due ricorrenze per l’unità nazionale, associandola al 4
novembre, la celebrazione delle Forze Armate, e, nella data di oggi, ad un
corpus simbolico militare, prima che identitario.
Come denunciamo da ormai tre anni, nelle scuole vengono imposte indicazioni
mediante circolari e linee guida modellate sulla cultura del controllo, della
difesa e della sicurezza e alle studentesse e agli studenti si parla di
sacrificio per la patria, di imprese eroiche pescate in alcune vicende storiche
che avrebbero bisogno di analisi critica, piuttosto che di esaltazione retorica.
Il tricolore torna nella loro vita come chiara insegna militare nelle cerimonie
dell’alzabandiera, spesso all’interno delle caserme, dove gli studenti e le
studentesse vengono invitate/i a partecipare spesso di fianco alle autorità
militari, religiose e civili.
Quello che sappiamo come Osservatorio è che le infarciture militaresche non
hanno mai portato vantaggi alla società civile, né a breve né a lungo termine.
Non aderiamo allo spirito nazionalistico suggerito dalla nota ministeriale,
tuttavia non ci esimiamo dal considerare criticamente come, anche storicamente,
la questione dell’Unità nazionale (1861) vada tenuta separata dalla Costituzione
(quella antifascista del 1948) e dalla storia del tricolore, che risale alla
fondazione della Repubblica Cispadana, avvenuta a Reggio Emilia il 7 gennaio
1797, ed evidentemente ispirata alla bandiera francese, i cui valori
rivoluzionari si erano diffusi anche nei territori che sarebbero diventati più
tardi italiani.
Insomma, è chiaro, il disegno retorico della “comunicazione circolare” del
Ministero dell’istruzione e del merito, che da tempo cerca di riscrivere la
storia con lo scopo di ingenerare negli studenti e nelle studentesse un universo
simbolico sempre più marcatamente nazionalistico, approfittando della docilità
di docenti più docili che si lasciamo condizionare del clima di repressione e
intimidazione diffuso con frequenti ispezioni a carico di chi, ad esempio, cerca
di sensibilizzare sul genocidio del popolo palestinese, ampiamente negato dai
nostri rappresentanti politici.
AOODGSIP.REGISTRO-UFFICIALE.2026.0000944Download
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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