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La follia, anche economica, dell’aumento delle spese militari
C’è chi parla di keynesismo di guerra, e non c’è dubbio che gli USA abbiano abbondantemente praticato questa strategia economica in cui la spesa pubblica, in particolare quella per gli armamenti e la difesa, viene usata come il principale strumento per stimolare la domanda aggregata (l’importo totale di beni e servizi che tutti i soggetti di un sistema economico sono disposti ad acquistare in un determinato periodo di tempo e a un dato livello generale dei prezzi), creare occupazione e prevenire crisi economiche. Quindi, seguendo questo ragionamento, la richiesta di Donald Trump agli europei di alzare i fondi della difesa al 5%, dovrebbe contribuire a un miglioramento dello stato di salute dell’economia. Ora, al di là, dell’ovvia considerazione del fatto che se aumentano le spese militari, non si procede verso la pace, ma verso la guerra, siamo sicuri che il keynesismo di guerra faccia bene? Non la pensa così Philip Lane, membro del comitato esecutivo della BCE ed ex governatore della Banca di Irlanda. Come scrive «Il Fatto Quotidiano» del 27/08/26: «L’impatto della spesa militare non è uniforme, ma penalizza duramente i Paesi ad alto debito e con forte dipendenza dall’import di armi. Come l’Italia». Quindi ordinare e acquistare F35, Missili JASSM-ER, Sistemi di artiglieria HIMARS, veicoli corazzati o il sistema Skynex, spendendo miliardi di euro (anche ricorrendo a prestiti) non porterà nessun beneficio economico, anzi, si tratta di cifre importanti che andranno all’estero (in prima fila USA e Israele) e che, quindi, non stimoleranno l’economia nazionale. Per capirci. Visto il rapporto debito/PIL italiano e con uno spazio fiscale (ovvero, il margine di manovra che lo Stato ha nel proprio bilancio per aumentare la spesa pubblica o tagliare le tasse) decisamente ridotto il moltiplicatore del PIL della spesa militare è sostanzialmente nullo, tenendo conto, come si è detto, che l’Italia importa, in quantità significative, materiale militare, specialmente per sistemi d’arma complessi e ad alta tecnologia. Sempre secondo «Il Fatto Quotidiano»: «Nei modelli della BCE, un aumento dell’import di armi, dal 16 al 50%, più che dimezza il moltiplicatore del PIL da circa 0,8 a 0,3. In parole povere: per ogni aumento di 1 euro dell’import militare il PIL cresce non di 80 ma solo di 30 centesimi. Soldi buttati, insomma». Infine, la nostra industria della difesa ha una presenza disomogenea nel Paese, quindi incentivando tale produzione crescerà ulteriormente il divario fra nord e sud. Certo, sarebbe sufficiente, per non aderire al keynesismo di guerra, ricordare che puntare sull’espansione dell’industria militare rende molto più probabili i conflitti, ma è altrettanto importante sottolineare che una tale scelta sottrae risorse fondamentali al welfare, e quindi ai diritti sociali. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Spese militari dell’Italia: +57% in soli dieci anni
Il nuovo rapporto SIPRI colloca l’Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi). L’aumento […] L'articolo Spese militari dell’Italia: +57% in soli dieci anni su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Perfino la pacifista Irlanda sposa il riarmo e l’aumento delle spese militari
L’Irlanda non è mai stato un Paese guerrafondaio, la guerra piuttosto l’ha subita attraverso il colonialismo e l’occupazione militare inglese, la riunificazione del Paese (con il Nord fino a pochi anni fa occupato dalla Gran Bretagna) è un fatto recente. Negli anni scorsi l’Irlanda è stato un Paese in cui delocalizzare produzioni per le bassissime tassazioni, per l’applicazione di contratti precari ma la novità è data dalla spesa di 1,7 miliardi di euro tra equipaggiamenti militari, infrastrutture e divise anti droni. Poi leggiamo della rinnovata capacità di scoraggiare potenziali sabotaggi dei cavi sottomarini da parte Russa, un paura forse infondata visto che i sabotaggi fino ad ora subiti dai paesi europei, se escludiamo quelli cyber, sono arrivati da potenze amiche o, vista la non ufficialità, da interessi economici assai vicini agli USA. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha sviscerato un po’ di documentazione irlandese, ad esempio il piano quinquennale per le spese militari, tra le quali troviamo il potenziamento di alcune basi dislocate nel paese che ricordiamo non è membro della Alleanza Atlantica. Eppure, all’Irlanda stanno vendendo quasi 20 milioni di euro in tecnologia anti-droni, i finanziamenti stanziati dal Governo per il settore della Difesa sono passati da 141 milioni di euro nel 2022 a 300 milioni nel 2026, per arrivare da qui al 2029 alla cifra di 360 milioni. Maggiori approfondimenti sulle voci di spesa e sui capitoli di bilancio ai quali saranno destinati gli investimenti per la difesa sono reperibili direttamente dal sito del Governo https://www.gov.ie/en/department-of-defence/press-releases/minister-for-defence-launches-17-billion-defence-sectoral-national-development-plan-20262030. E l’aumento delle spese per la guerra sta risvegliando anche settori dei movimenti pacifisti irlandesi, ad esempio siamo venuti a conoscenza di  patto segreto di difesa tra Irlanda e Regno Unito che consente ai caccia della RAF (l’aeronautica militare inglese) di operare senza autorizzazione nello spazio aereo sovrano irlandese per un ventennio almeno in cui la notizia è stata oscurata e non diffusa per evitare l’opposizione del popolo irlandese. L’accordo bilaterale tra i due paesi, in qualche misura secretato, è stato sottoscritto a seguito dell’11 settembre permettendo ai caccia supersonici RAF Typhoon di intercettare e abbattere aerei dentro lo spazio aereo irlandese. E non sappiamo quanti e quali minacce siano state mosse contro l’Irlanda, fatto sta che alcuni deputati irlandesi di opposizione, realtà territoriali si sono attivati contro questo patto segreto di natura militare che violerebbe la Carta costituzionale perché solo il Parlamento nazionale dovrebbe autorizzare una potenza straniera ad operare all’interno dei territori nazionali e per conto dello Stato: https://www.independent.ie/irish-news/secret-defence-pact-allowing-raf-jets-in-irish-airspace-undermines-our-neutrality-says-td-berry/40526069.html Ulteriore dimostrazione di come il Riarmo stia alimentando continue forzature che limitano la sovranità dei paesi e bypassano sovente i tradizionali ambiti democratici facendo venir meno i luoghi deputati ai processi decisionali come i Parlamenti nazionali. E quindi ben vengano queste notizie da un paese di cui, mesi or sono, si è parlato solo per i venti razzisti e xenofobi contro i migranti sui quali soffiano settori della estrema destra tradizionalmente vicini a istanze militariste. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente