Claudio Piersanti / Una finestra sulla vita
Claudio Piersanti esordisce nel 1981, con Casa di nessuno, edito da Feltrinelli,
e da quel momento si impone come una delle voci più autorevoli del panorama
letterario italiano. Non è mai stato un autore prolifico, solo in questi ultimi
anni i suoi titoli hanno acquistato una cadenza più regolare, ma quello che fa
di lui un caposaldo della narrativa nostrana è il suo rigore letterario. Del
resto, è stato amico fraterno di Romano Bilenchi, uno dei più apprezzati
scrittori del Novecento, di cui Maria Corti, una delle più importanti studiose e
critiche letterarie dell’epoca, definiva l’ossessione per la perfezione come una
“nevrosi stilistica”. Non c’è mai niente di superfluo nei testi dello scrittore
abruzzese, non ci sono parole che stonano, i suoi romanzi, come i pochi racconti
che ha scritto e pubblicato, purtroppo, sono sinfonie dove le parole sono note
musicali.
Questa ricerca incessante di armonia stilistica fa sì che la maggior parte dei
suoi libri diventino un’opera d’arte letteraria, capace di coinvolgere il
lettore in un’esperienza emotiva e intellettuale intensa. Ogni pagina rivela la
meticolosità di una mente che tratta la scrittura come un’arte sacra, dove anche
il più piccolo dettaglio ha un significato profondo.
Roberto è un avvocato sulla quarantina che vive in una città di mare, solitario
e disincantato, che non si aspetta alcuna buona notizia dalla vita. Abitudinario
e deluso, ha un segreto che custodisce gelosamente: una piccola casa a picco sul
mare dove è cresciuto con la madre scomparsa e in cui si rifugia nei momenti bui
oppure solo per rilassarsi senza avere nessuno intorno. Il suo unico amico, che
frequenta abbastanza regolarmente, è Piero, uomo iperattivo e ambizioso che fa
del teatro e dell’arte la sua ragione d’essere. Scontroso e irritabile, è
sposato con Maria, di cui Roberto è da sempre segretamente innamorato. Non ha
mai confessato il suo sentimento alla donna perché pensa che sarebbe solo un
motivo per perdere anche la sua amicizia. Ma le cose a un certo punto
accelerano, la verità viene a galla e Maria non si dimostra né sorpresa né
irritata ma anzi, dopo qualche giorno si fa sentire. Il suo rapporto con Piero
non è dei migliori, il marito pretende sempre il ruolo del protagonista,
racconta sempre le sue gesta non prestandole mai troppa attenzione. Roberto le
mostra il suo rifugio segreto che diventerà il “loro” luogo. La vicenda si
complica, Piero scopre il tradimento della moglie col suo migliore amico e
cambia atteggiamento passando sia alle minacce che alla richiesta di
comprensione, ma non otterrà l’effetto voluto. Alla fine, un suo gesto estremo
metterà in pericolo l’amore di Roberto e Maria che dovranno combattere contro i
fantasmi del senso di colpa.
Piersanti, come suo solito, si rifà alla grande tradizione della letteratura del
Novecento lasciando a margine la tecnologia – se non quella indispensabile alla
storia – rifacendosi ai grandi classici. Forse il più classico degli scrittori
contemporanei, non usa mai stratagemmi per attirare l’attenzione del lettore se
non quella di uno stile pulito, senza fronzoli, di una storia lineare e
credibile e approfondendo la psicologia dei personaggi in un modo che
difficilmente riesce ad altri. Un caso unico nel panorama della letteratura
italiana e europea.
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