Distopia, distopia, per piccina che tu sia… Intervista a Simone AngeliniSimone Angelini, classe 1980, nasce a Chieti e collabora con riviste come
“Linus” e “Alias Comics”, l’inserto del “Manifesto”. Una dozzina di anni fa
inizia il sodalizio con lo scrittore e fumettista Marco Taddei. La loro graphic
novel più famosa è la pluripremiata Anubi, pubblicata nel 2015, e che gli vale
tra gli altri il premio Boscarato.
Rifrazione Fantasma (Coconino Press, 2025, p. 264, euro 17,96), è la nuova
graphic novel distopica di Angelini, con un tono leggero e un’estetica colorata
che racconta la vicenda di Falco Lomuncolo, un ex ingegnere che esce di carcere
dopo una detenzione lunga anni e si ritrova in un mondo che non riconosce più,
dominato dai social network e da onnipresenti droni spia che controllano
costantemente la vita delle persone. Sarà una sua vecchia invenzione la chiave
della personale ribellione.
Rifrazione Fantasma è un’opera divertente da leggere e ricca di spunti, che
riflette sulla società contemporanea con ironia e lucidità. In occasione di
Lucca Comics and Games 2025 abbiamo intervistato l’autore.
PULP: Nella tua opera Rifrazione Fantasma troviamo una serie di elementi di
world building distopico, la popolazione è sottoposta ai “crediti universali” e
ha assunto una pigmentazione in “pantone caramello”, insieme a tanti altri
elementi che compongono un quadro preciso. Vogliono essere un affresco politico?
Di che genere?
SA: Sicuramente sono riferimenti… Mi piace dire che è una realtà che si muove
con qualche secondo di sfasamento rispetto alla nostra, quindi non troveremo
sicuramente una fantascienza estrema, con elementi impensabili. Rappresenta una
realtà vicina alla nostra, ma si potrebbe anche parlare di retrofantascienza,
nel senso che nessuno vieta di pensare che stiamo muovendoci in una società meno
progredita della nostra, ma più sviluppata sotto il punto di vista tecnologico,
sotto alcuni aspetti. Utilizzare quegli elementi è servito anche per creare quel
contatto con la nostra realtà e, quindi, per avviare una sorta di riflessione
senza prendere una posizione, aprendo un dialogo che susciti un ragionamento nel
lettore e porti in superficie degli elementi che pensavo potessero essere di
riflessione anche per un nostro contemporaneo.
PULP: Uno di questi elementi in particolare, la volgarità come fattore di
decurtazione del credito sociale, suscita due domande. La prima: fai una satira
di quella che qualcuno chiama cancel culture e dell’idea che una certa parte
politica sia eccessivamente suscettibile? La seconda domanda è: si tratta di una
citazione da Demolition Man?
SA: Demolition Man non lo ricordo assolutamente; è un film che penso di aver
visto circa trent’anni fa e la mia memoria ormai è quella che è. Il riferimento
al contemporaneo, quindi alla cancel culture, c’è sicuramente. Vivo in questa
realtà e mi piace ragionare su queste cose. Però è anche una riflessione
leggera, o un voler tornare all’infanzia, quando i genitori ti dicevano: “Hai
detto una parolaccia, adesso metti le cento lire dentro al salvadanaio”. Più o
meno, è anche un voler riflettere sull’infantilizzazione che stiamo subendo come
cittadini: ci stanno trasformando in bambini in cui a gestire tutto è chi sta in
alto e che, come un genitore, decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, come ci
dobbiamo muovere e parlare. Quindi, era un po’ riflettere anche su tutto questo
utilizzando un escamotage narrativo.
PULP: Secondo te perché la distopia sembra essere un genere tanto attuale,
sempre sul pezzo nel descrivere i nostri tempi?
SA: Io in realtà penso che ci sia un modo di fare fantascienza e distopia che è
molto evidente. A me piace invece la fantascienza che non ti fa capire subito
cosa vuole dirti. Ti lancia un messaggio che devi capire solo dopo un po’ che
stai leggendo o guardando un film, che ti fa ragionare. Quando invece è un
qualcosa di spiattellato e rappresentativo diretto, non stiamo parlando di
quello, non c’è più la parte del ragionamento che sicuramente è importante che
ci sia. Questa importante presenza di racconti distopici non può che farmi
piacere, perché è giusto che ci sia, è giusto che si rifletta non soltanto con i
post sui social di gente che ti dice “questo è giusto, questo è sbagliato”, ma
anche leggendo e facendo ragionare la nostra testa, raccogliendo informazioni
tramite le opere culturali.
PULP: Visto che parli molto dei social network nel tuo libro, secondo te, oltre
a essere strumenti di platformizzazione, di controllo, di omologazione, hanno
anche spazi di libertà?
SA: Gli spazi ci sono, senza dubbio. Non sono assolutamente una persona che
pensa a chissà quale tipo di cospirazione, però dobbiamo anche riflettere sul
fatto che i social network sono strumenti di multinazionali, che devono fare
denaro, fondamentalmente, a meno che non parliamo dei social network
indipendenti che si muovono su reti indipendenti. Ma quelli di larga fruizione
sono tutte macchine per far soldi. Dipende molto da come li utilizziamo: se ci
lasciamo trascinare nell’utilizzo standard che ci viene suggerito dagli
algoritmi — da tutti questi algoritmi infernali che stanno brevettando — siamo
semplicemente un ingranaggio di quel sistema per fare soldi. A quel punto, la
libertà magari si dovrebbe trovare fuori da quei sistemi.
PULP: Parliamo ora dell’aspetto visuale di Rifrazione Fantasma. Il volume ha
un’estetica anni ‘80 che sembra ispirarsi anche alla grafica pubblicitaria
dell’epoca. Come l’hai costruita e che ispirazione hai preso? È una scelta
deliberata o lavori sempre così?
SA: In realtà, questo è un lavoro che spicca subito graficamente. Non dico che
sia distante dai miei lavori precedenti, però gli ho dedicato un tempo diverso.
È un tipo di riflessione diverso, perché è un libro che è nato, come idea, circa
quindici anni fa. Non è una storia nata adesso, quindi ho avuto tanto tempo per
pensarlo e solo nell’ultimo anno l’ho materialmente disegnato. Avevo già in
mente come farlo, e l’estetica che sono andato a scegliere è un’estetica non
direttamente ispirata agli anni ’80; volevo un’estetica colorata e stravagante.
Le spalline imbottite provengono dalle mie ricerche, dai miei archivi e da cose
che vorrei mettere nei fumetti e che sono riuscito a incastrare in questo libro.
Poi sicuramente io sono un figlio degli anni ’80, sono nato esattamente nel 1980
e quindi sicuramente ho portato nel libro questi elementi. Rileggendo il libro,
ho ripensato a Ritorno al futuro e a tante altre fonti d’ispirazione che sul
momento ho usato senza pensarci.
PULP: Il personaggio di Falco Lomuncolo è uno smanettone, non è un semplice
utente della tecnologia, ma è uno che ci mette mano. È un po’ il Tuttle di
Brazil, è quella persona che si trova nella posizione di ribellarsi, volente o
nolente. Rappresenta dunque la generazione hacker degli anni ’80 e ’90, quando
un po’ tutti mettevano le mani nei computer, facendo anche pirateria e violando
la legge?
SA: Sì, sicuramente è come dici. Cioè, lui è il figlio di quegli anni lì.
Appunto, facendo leva sulla sua passione da smanettone, è arrivato a essere un
ingegnere per l’esercito. Falco arriva da quel mondo, dal poter mettere mano
alle cose e crearle. Come ho detto prima, non utilizza la tecnologia in modo
preconfezionato. Lui quella maniera la rifiuta, lui spacca i sistemi che gli
vengono lanciati contro, come la sfera drone che lo perseguita. Preferisce
tornare a lavorare sul progetto che stava realizzando per l’esercito e che aveva
sviluppato da ragazzino, semplicemente per andare a spiare le compagnucce di
scuola nel bagno, diventando invisibile. Per lui la tecnologia non è fatta di
massimi sistemi, ma risponde a un bisogno diretto.
PULP: Il mondo di Rifrazione Fantasma è pieno di occhi che ci guardano, e un
fattore di liberazione è l’invisibilità. Perché Falco diventa invisibile
attraverso il sudore? C’è una simbologia dietro?
SA: In realtà no, è qualcosa che mi è venuto in mente così. Non essendo io uno
scienziato, né un tecnico in grado di inventare qualcosa, ho dovuto pensare a
una tecnologia che smaterializzasse le persone, non avendo minimamente idea di
come poterla rendere un minimo credibile. Quindi, con la sospensione
dell’incredulità, ho pensato questa cosa. Questo elemento ha sviluppato anche
altre parti del libro, il bisogno di arrivare a Falco quando suda è andato a
influenzare anche il suo look e certe scene di fuga.
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