Grosseto, 14 aprile: studenti in caserma, la scuola incontra le armi
Martedì 14 aprile le classi quarte del polo tecnologico “Manetti–Porciatti” di
Grosseto parteciperanno a una visita guidata presso il museo e le officine
meccaniche del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º). Presentata come attività
formativa e di orientamento, questa iniziativa si inserisce in una sequenza
ormai sempre più fitta di eventi analoghi che, dall’inizio dell’anno, hanno
visto la presenza costante di forze armate e forze dell’ordine dentro e intorno
alle scuole del territorio.
Non si tratta più di episodi isolati. In pochi mesi si contano già diversi casi:
progetti come “Train to be cool” della Polfer nelle scuole, attività di
orientamento tecnico collegate all’industria militare, incontri con personale
delle forze armate, fino alle visite dirette in basi e strutture operative. Una
continuità che segnala un cambio di passo: la presenza delle istituzioni armate
nel mondo scolastico non è più straordinaria, ma sempre più normalizzata.
L’iniziativa conferma la proposta dell’ambiente militare come opzione
caldeggiata per accogliere i ragazzi all’uscita dalla scuola superiore,
evidentemente in linea con quanto previsto dal progetto dell’Ufficio Scolastico
Regionale della Toscana dal titolo Conferenze scolastiche di informazione e
orientamento e visite scolastiche presso le Unità dell’Esercito per l’anno
scolastico 2025-2026.
Il linguaggio utilizzato – “educazione”, “cultura della sicurezza”,
“orientamento” – contribuisce a rendere neutra e quasi invisibile la natura di
queste attività. Ma è proprio questa neutralizzazione a sollevare interrogativi.
Quando la presenza è costante, smette di essere una proposta tra le altre e
diventa parte del contesto educativo stesso. La scuola, da spazio critico e
pluralista, rischia di trasformarsi in un luogo di legittimazione simbolica di
quelle specifiche istituzioni dello Stato, atte alla repressione e controllo.
Particolarmente delicato è il tema dell’orientamento. Le iniziative vengono
spesso presentate come opportunità per conoscere percorsi professionali. Ma
quanto è realmente libera una scelta quando una sola opzione – quella militare o
delle forze dell’ordine – viene proposta con questa frequenza, con il sostegno
istituzionale e con un forte impatto simbolico? E soprattutto: viene garantito
lo stesso spazio e la stessa visibilità ad alternative civili, sociali,
cooperative, culturali?
A ciò si aggiunge un problema di fondo: l’asimmetria dell’informazione. Le
attività tendono a mostrare aspetti tecnologici, organizzativi, persino
“affascinanti” del mondo militare, mentre restano sullo sfondo – o del tutto
assenti – le implicazioni reali dell’uso della forza, della guerra, della
violenza istituzionalizzata.
Il punto non è negare il ruolo delle forze armate o delle forze dell’ordine in
uno Stato, ciò meriterebbe un approfondimento a parte. Il punto è distinguere
tra conoscenza critica e promozione implicita. Tra educazione civica e
costruzione del consenso. Una scuola pubblica dovrebbe offrire strumenti per
comprendere la complessità, non indirizzare verso una visione univoca.
Non è un caso che una presenza così pervasiva delle istituzioni armate nei
percorsi educativi sia storicamente tipica di contesti autoritari o fortemente
militarizzati, così come di quelle “democrazie” che hanno costruito la propria
identità attraverso guerre, espansioni e violenze sistemiche. In questi
contesti, la scuola diventa uno degli strumenti principali per normalizzare la
dimensione militare nella società, fin dalle età più giovani.
Il caso di Grosseto, da questo punto di vista, è emblematico. La città
rappresenta uno dei principali poli militari della Toscana: ospita il 4º Stormo
dell’Aeronautica Militare, tra le basi aeree più rilevanti del Paese, reparti
dell’Esercito come il Savoia Cavalleria e il Cemivet, oltre a una presenza
significativa di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Si
stima che circa 4.000 persone lavorino in questi comparti, su una popolazione di
circa 80.000 abitanti. Una proporzione molto alta.
Questo dato ha anche un riflesso sociale diretto: è plausibile che in molte
classi siano presenti studenti e studentesse con genitori impiegati in questi
settori. Una condizione che rende più complesso, e talvolta più delicato,
introdurre uno sguardo critico sul tema. Il rischio è che il dibattito venga
implicitamente disinnescato, non per mancanza di questioni, ma per la difficoltà
di metterle in discussione in un contesto così fortemente interconnesso.
C’è poi un ulteriore elemento da considerare: la trasformazione del concetto
stesso di “sicurezza”. Da tempo, nel discorso pubblico, la sicurezza viene
sempre più associata a controllo, ordine, repressione. Molto meno si parla di
sicurezza economica, sociale, abitativa, sanitaria. Eppure è proprio su questi
piani che si gioca la qualità della vita delle persone. Portare nelle scuole
quasi esclusivamente una visione securitaria legata alle divise significa
contribuire a restringere l’immaginario collettivo su cosa significhi davvero
“vivere in sicurezza”.
Di fronte a questa tendenza, alcune domande diventano inevitabili. Chi decide
queste iniziative? Con quali criteri vengono approvate? Qual è il ruolo degli
organi collegiali delle scuole? Esiste un equilibrio tra le diverse proposte
educative? Viene garantito il pluralismo?
La visita del 14 aprile al Savoia Cavalleria non è quindi un episodio isolato,
ma l’ennesimo tassello di un processo più ampio. Un processo che merita
attenzione, discussione pubblica e, soprattutto, trasparenza.
Una comunità democratica non teme il confronto tra punti di vista diversi. Ma
proprio per questo ha bisogno di scuole che restino luoghi autonomi, critici e
aperti, capaci di distinguere con chiarezza tra educazione e influenza, tra
conoscenza e indirizzo.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
Grosseto
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente