Depositata in Cassazione la proposta di legge per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta”. Parte ora la nuova raccolta firme
di Rete Italiana Pace e Disarmo,
20 marzo 2026.
La campagna “Un’altra difesa è possibile” rilancia la proposta di iniziativa
popolare per istituire il “Dipartimento della Difesa Civile, non armata e
nonviolenta” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il 16 marzo a Roma, una delegazione delle tre Reti promotrici della campagna
“Un’altra difesa è possibile” (CNESC – Conferenza Nazionale Enti di Servizio
Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!) ha depositato presso la
Corte di Cassazione il testo della proposta di legge di iniziativa popolare
“Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile,
non armata e nonviolenta”. All’atto del deposito hanno preso parte
rappresentanti di numerose associazioni e organizzazioni aderenti alle tre Reti
promotrici, a testimonianza della vitalità e della profondità del movimento
civile che sostiene questa iniziativa.
Un percorso lungo e tenace
Nel luglio 2014 venne depositato per la prima volta in Cassazione il testo della
proposta, ora aggiornata, e nel maggio 2015, dopo sei mesi di raccolta in tutta
Italia, vennero consegnate alla Camera dei Deputati oltre 53.000 firme. Nel
luglio 2017 poi la proposta venne incardinata e calendarizzata in sede di
discussione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della
Camera (risultato definibile come storico) ma senza mai giungere
all’approvazione definitiva. La Campagna non si è mai fermata: petizioni al
Parlamento, incontri istituzionali, mobilitazioni territoriali hanno tenuto viva
l’istanza fino ad oggi. Il testo di Legge depositato il 16 marzo ne preserva
l’impianto originario, aggiornandolo al mutato contesto normativo e
internazionale.
Cosa prevede la proposta
La proposta istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un
“Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta”,
riconosciuta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e
di sicurezza della Repubblica, in attuazione degli Articoli 2, 11 e 52 della
Costituzione e nel solco della sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del
1985 che ha riconosciuto l’esistenza di forme “civili” di difesa della Patria.
Il Dipartimento andrebbe a coordinare i Corpi Civili di Pace, un Istituto di
ricerca per la pace e il disarmo, operando in sinergia con il sistema di
protezione civile e il Servizio Civile universale.
Nel quadro della proposta formulata dalle organizzazioni della società civile,
il finanziamento del Dipartimento sarà garantito da un Fondo nazionale
alimentato dalla Legge di Bilancio e da uno strumento fiscale innovativo e di
grande valore simbolico: la facoltà, per ogni contribuente, di destinare il 6
per mille della propria IRPEF al Fondo stesso, senza alcun onere aggiuntivo. Si
tratta di una vera e propria opzione fiscale tra due modelli di difesa. In piena
analogia con chi in passato, chiamato al servizio militare, aveva potuto
scegliere di non imbracciare un’arma grazie all’obiezione di coscienza, se la
Legge verrà approvata ciascun cittadino e ciascuna cittadina potrà scegliere
anche dove indirizzare la propria quota di spesa pubblica per la sicurezza.
Verso la difesa militare o verso quella civile e nonviolenta.
Una risposta civile alla corsa al riarmo
Il deposito della proposta avviene in un momento in cui il dibattito pubblico
europeo e italiano sembra aver ceduto definitivamente a una logica pericolosa e
fallace: quella secondo cui la sicurezza si garantisce con più armi, più spesa
militare, più deterrenza. La Campagna “Un’altra difesa è possibile” ribadisce
con chiarezza una prospettiva opposta: la sicurezza reale si costruisce con la
prevenzione dei conflitti, la mediazione, l’educazione alla pace, la coesione
sociale e la cooperazione internazionale.
Questa proposta è figlia diretta della Campagna lanciata nel 2014, ma affonda le
radici ben più in profondità: è l’erede di decenni di azioni per l’obiezione di
coscienza al servizio militare e delle lotte di quanti hanno pagato di persona
il rifiuto delle armi, aprendo la strada al riconoscimento giuridico
dell’obiezione e poi del Servizio Civile. Quella stessa tradizione di resistenza
nonviolenta chiede oggi di compiere un passo ulteriore: non limitarsi a
obiettare individualmente, ma dotare la Repubblica di una struttura pubblica,
stabile e finanziata, capace di praticare e promuovere la difesa della Patria
con strumenti civili e non armati.
QUI i dettagli sulla struttura e le funzioni del Dipartimento proposto
Ora servono almeno 50.000 firme
A seguito del deposito del Testo di Legge di iniziativa popolare, e dopo la
prevista pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha preso ufficialmente avvio la
raccolta delle firme necessarie a portare la proposta in Parlamento. L’obiettivo
è raggiungere almeno 50.000 firme. Rispetto alla precedente fase di Campagna i
cittadini hanno a disposizione uno strumento in più: è possibile firmare
comodamente da casa attraverso il portale online apposito della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, autenticandosi con SPID o CIE. Nessuna necessità di
recarsi fisicamente a un banchetto o a uno sportello: con pochi semplici
passaggi e tramite la propria identità digitale la sottoscrizione sarà
immediatamente valida.
PER FIRMARE:
Cliccare innanzitutto QUI e poi
sulla pagina che si apre, cliccare ancora in alto a destra su “ACCEDI”
Procedere infine con SPID o CIE
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