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Logistica come servizio essenziale. Una minaccia contro le lotte del settore
Una nuova stretta sul diritto di sciopero colpisce il settore della logistica. Con una recente delibera, la Commissione di Garanzia ha esteso le limitazioni previste dalla legge 146/1990 all’intera filiera, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali. Questo significa più vincoli, obblighi di preavviso in caso di scioperi e margini di azione ridotti per lavoratrici e lavoratori, organizzati e non, lungo tutta la catena, dai magazzini alla distribuzione. Una scelta politica che arriva dopo anni di significative mobilitazioni in uno dei settori più attivi sul piano del conflitto sociale, in cui negli ultimi anni scioperi e blocchi hanno portato alla luce condizioni diffuse di sfruttamento, precarietà e illegalità e ottenuto miglioramenti concreti su salari e diritti. Secondo i sindacati di base che da anni organizzano i lavoratori e le lavoratrici nel settore si tratta infatti di un tentativo di svuotare l’efficacia dello strumento-sciopero proprio dove aveva inciso di più e tutelare così la continuità dei profitti. Di fronte a questa stretta, annunciano nuove mobilitazioni. Ne abbiamo parlato con Eddi del sindacato SI COBAS:
March 21, 2026
Radio Blackout - Info
Logistica come servizio essenziale. Una minaccia contro le lotte del settore
Una nuova stretta sul diritto di sciopero colpisce il settore della logistica. Con una recente delibera, la Commissione di Garanzia ha esteso le limitazioni previste dalla legge 146/1990 all’intera filiera, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali. Questo significa più vincoli, obblighi di preavviso in caso di scioperi e margini di azione ridotti per lavoratrici e lavoratori, organizzati e non, lungo tutta la catena, dai magazzini alla distribuzione. Una scelta politica che arriva dopo anni di significative mobilitazioni in uno dei settori più attivi sul piano del conflitto sociale, in cui negli ultimi anni scioperi e blocchi hanno portato alla luce condizioni diffuse di sfruttamento, precarietà e illegalità e ottenuto miglioramenti concreti su salari e diritti. Secondo i sindacati di base che da anni organizzano i lavoratori e le lavoratrici nel settore si tratta infatti di un tentativo di svuotare l’efficacia dello strumento-sciopero proprio dove aveva inciso di più e tutelare così la continuità dei profitti. Di fronte a questa stretta, annunciano nuove mobilitazioni. Ne abbiamo parlato con Eddi del sindacato SI COBAS:
March 21, 2026
Radio Blackout
Operazione repressiva a Milano dopo i fatti del 22 settembre. Il commento di una compagna del CSA Lambretta
La mattina del 18 marzo è stata condotta un’operazione di polizia che ha portato alla notifica di numerosi procedimenti penali nei confronti di 27 persone a Milano. tra cui 11 appartenenti al CSA Lambretta e a Gaza FREEstyle I fatti contestati risalgono al 22 settembre, giornata in cui, nell’ambito delle mobilitazioni per la Palestina, si verificò il tentativo di occupazione della Stazione Centrale. In quelle settimane, infatti, milioni di persone hanno partecipato a manifestazioni in numerose città italiane ed europee, chiedendo la fine della guerra nella Striscia di Gaza e denunciando le responsabilità politiche che l’hanno resa possibile e che continuano a sostenerla. Ne abbiamo parlato con una compagna del CSA Lambretta
March 20, 2026
Radio Blackout - Info
Operazione repressiva a Milano dopo i fatti del 22 settembre. Il commento di una compagna del CSA Lambretta
La mattina del 18 marzo è stata condotta un’operazione di polizia che ha portato alla notifica di numerosi procedimenti penali nei confronti di 27 persone a Milano. tra cui 11 appartenenti al CSA Lambretta e a Gaza FREEstyle I fatti contestati risalgono al 22 settembre, giornata in cui, nell’ambito delle mobilitazioni per la Palestina, si verificò il tentativo di occupazione della Stazione Centrale. In quelle settimane, infatti, milioni di persone hanno partecipato a manifestazioni in numerose città italiane ed europee, chiedendo la fine della guerra nella Striscia di Gaza e denunciando le responsabilità politiche che l’hanno resa possibile e che continuano a sostenerla. Ne abbiamo parlato con una compagna del CSA Lambretta
March 20, 2026
Radio Blackout
Cayos Cochinos – Honduras: Garífuna contro esproprio e reality show
I Cayos Cochinos, al largo della costa dell’Honduras, sono abitati da oltre due secoli dal popolo Garifuna, comunità afro-indigena con un legame profondo con il mare e il territorio. Come racconta ai microfoni di Radio Blackout Wilman Arzu, la svolta arriva nel 1993, quando il governo dichiara l’area riserva naturale affidandone la gestione a una fondazione privata, escludendo di fatto gli abitanti locali. Da allora, denunciano i Garifuna, si moltiplicano restrizioni alla pesca, limitazioni alla mobilità e episodi di violenza e intimidazione. Parallelamente, l’arcipelago diventa location di reality show internazionali come Supervivientes e L’Isola dei Famosi, con un impatto significativo sull’ambiente e sulla vita della comunità. Le tensioni per il controllo del territorio arrivano presto anche sul piano internazionale: nel 2003 l’Organización Fraternal Negra Hondureña OFRANEH presenta una petizione alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dichiarata ammissibile nel 2007. Nel 2020 la Commissione emette un rapporto di merito con raccomandazioni allo Stato honduregno, rimaste però senza attuazione, fino alla decisione — nel 2023 — di deferire il caso alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. Il 4 marzo 2026 arriva così una sentenza storica: la Corte condanna l’Honduras per la violazione dei diritti della comunità Garifuna, tra cui la proprietà collettiva, la consultazione previa e la partecipazione alle decisioni sul territorio. I giudici stabiliscono che la creazione dell’area protetta e le restrizioni successive sono avvenute senza un adeguato consenso libero e informato, e riconoscono anche l’impatto negativo di turismo e produzioni televisive sulle pratiche tradizionali. Tra le misure ordinate: la restituzione di diritti territoriali, indagini sulle violenze denunciate e garanzie di partecipazione nella gestione dell’area.
March 19, 2026
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Cayos Cochinos – Honduras: Garífuna contro esproprio e reality show
I Cayos Cochinos, al largo della costa dell’Honduras, sono abitati da oltre due secoli dal popolo Garifuna, comunità afro-indigena con un legame profondo con il mare e il territorio. Come racconta ai microfoni di Radio Blackout Wilman Arzu, la svolta arriva nel 1993, quando il governo dichiara l’area riserva naturale affidandone la gestione a una fondazione privata, escludendo di fatto gli abitanti locali. Da allora, denunciano i Garifuna, si moltiplicano restrizioni alla pesca, limitazioni alla mobilità e episodi di violenza e intimidazione. Parallelamente, l’arcipelago diventa location di reality show internazionali come Supervivientes e L’Isola dei Famosi, con un impatto significativo sull’ambiente e sulla vita della comunità. Le tensioni per il controllo del territorio arrivano presto anche sul piano internazionale: nel 2003 l’Organización Fraternal Negra Hondureña OFRANEH presenta una petizione alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dichiarata ammissibile nel 2007. Nel 2020 la Commissione emette un rapporto di merito con raccomandazioni allo Stato honduregno, rimaste però senza attuazione, fino alla decisione — nel 2023 — di deferire il caso alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. Il 4 marzo 2026 arriva così una sentenza storica: la Corte condanna l’Honduras per la violazione dei diritti della comunità Garifuna, tra cui la proprietà collettiva, la consultazione previa e la partecipazione alle decisioni sul territorio. I giudici stabiliscono che la creazione dell’area protetta e le restrizioni successive sono avvenute senza un adeguato consenso libero e informato, e riconoscono anche l’impatto negativo di turismo e produzioni televisive sulle pratiche tradizionali. Tra le misure ordinate: la restituzione di diritti territoriali, indagini sulle violenze denunciate e garanzie di partecipazione nella gestione dell’area.
March 19, 2026
Radio Blackout
USA – Texas: “Antifa” in tribunale come cellula terrorista
L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che definisce “antifa” una organizzazione terroristica domestica riaccende un nodo giuridico e politico già emerso durante il suo primo mandato: negli Stati Uniti non esiste infatti un quadro legale che consenta di designare gruppi interni come terroristi, a differenza di quanto avviene per organizzazioni straniere. Esperti di politica interna sottolineano come “antifa” non sia un’organizzazione strutturata, ma una galassia fluida e decentralizzata di attivisti, priva di gerarchie, iscritti o leadership, rendendo la definizione stessa difficilmente applicabile sul piano legale. In questo contesto si inserisce anche un passaggio decisivo: in Texas, un gruppo di manifestanti è stato riconosciuto colpevole di aver fornito supporto al terrorismo e di altri reati, in un caso molto seguito in cui l’accusa ha sostenuto che attivisti anti-ICE facessero parte di una cellula “antifa”. Il processo, legato a una protesta del 4 luglio al Prairieland detention center nei pressi di Fort Worth, rappresenta la prima volta in cui il governo statunitense porta in tribunale l’idea di “antifa” come organizzazione terroristica. Un precedente che molti osservatori considerano un banco di prova cruciale per il Primo Emendamento e per l’uso estensivo delle leggi antiterrorismo contro il dissenso politico. Ne parliamo con la giornalista Giovanna Branca, che scrive per il Manifesto ed è coautrice del podcast Sindrome Americana.
March 19, 2026
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USA – Texas: “Antifa” in tribunale come cellula terrorista
L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che definisce “antifa” una organizzazione terroristica domestica riaccende un nodo giuridico e politico già emerso durante il suo primo mandato: negli Stati Uniti non esiste infatti un quadro legale che consenta di designare gruppi interni come terroristi, a differenza di quanto avviene per organizzazioni straniere. Esperti di politica interna sottolineano come “antifa” non sia un’organizzazione strutturata, ma una galassia fluida e decentralizzata di attivisti, priva di gerarchie, iscritti o leadership, rendendo la definizione stessa difficilmente applicabile sul piano legale. In questo contesto si inserisce anche un passaggio decisivo: in Texas, un gruppo di manifestanti è stato riconosciuto colpevole di aver fornito supporto al terrorismo e di altri reati, in un caso molto seguito in cui l’accusa ha sostenuto che attivisti anti-ICE facessero parte di una cellula “antifa”. Il processo, legato a una protesta del 4 luglio al Prairieland detention center nei pressi di Fort Worth, rappresenta la prima volta in cui il governo statunitense porta in tribunale l’idea di “antifa” come organizzazione terroristica. Un precedente che molti osservatori considerano un banco di prova cruciale per il Primo Emendamento e per l’uso estensivo delle leggi antiterrorismo contro il dissenso politico. Ne parliamo con la giornalista Giovanna Branca, che scrive per il Manifesto ed è coautrice del podcast Sindrome Americana.
March 19, 2026
Radio Blackout
Guerra in Iran: tenuta della Repubblica Islamica e percezioni del popolo@1
La guerra imperialista all’Iran solleva una serie di livelli e di percezioni popolari che impongono uno sguardo che tenga conto della complessità dei territori coinvolti. Di queste prospettive, delle contraddizioni e della capacità di tenuta della Repubblica Islamica abbiamo parlato con Montassir Saki, autore di un libro in via di traduzione anche in italiano in merito agli itinerari dei giovani europei partiti in Siria nel 2011 e con Tara Riva, analista italo-iraniana specializzata in Medio Oriente e Iran. Montassir Saki Tara Riva
March 19, 2026
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Guerra in Iran: tenuta della Repubblica Islamica e percezioni del popolo@0
La guerra imperialista all’Iran solleva una serie di livelli e di percezioni popolari che impongono uno sguardo che tenga conto della complessità dei territori coinvolti. Di queste prospettive, delle contraddizioni e della capacità di tenuta della Repubblica Islamica abbiamo parlato con Montassir Saki, autore di un libro in via di traduzione anche in italiano in merito agli itinerari dei giovani europei partiti in Siria nel 2011 e con Tara Riva, analista italo-iraniana specializzata in Medio Oriente e Iran. Montassir Saki Tara Riva
March 19, 2026
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