Alla Federico II il confronto sul referendum della giustizia richiama una folla di studenti
Nell’ateneo napoletano il dibattito tra le ragioni del Sì e del No con Giuseppe
Conte e Gennaro Sangiuliano. Ma il dato più forte della giornata è stata la
partecipazione dei giovani, oltre le previsioni.
Le scale della Federico II si sono riempite presto, molto prima dell’orario
previsto. Nell’atrio sostavano gruppi di ragazzi, nei corridoi cresceva
l’attesa, davanti alla sala Pessina diventava sempre più difficile avvicinarsi.
Prima ancora che il confronto sul referendum sulla giustizia cominciasse, la
scena diceva già molto della giornata.
L’iniziativa, promossa dagli studenti del Dipartimento di Giurisprudenza
dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha raccolto una
partecipazione così ampia da rendere necessario allestire un’aula aggiuntiva e
una diretta streaming. La scelta della sala Pessina rispondeva anche al valore
rappresentativo del luogo all’interno dell’ateneo, ma l’affluenza ha superato le
previsioni, mostrando fin da subito quanto forte fosse l’interesse attorno
all’incontro.
Proprio nell’aula aggiuntiva predisposta per i giovani rimasti fuori dalla sala
principale, Giuseppe Conte e Gennaro Sangiuliano hanno fatto una prima sosta
prima dell’avvio del dibattito, salutando gli studenti che non erano riusciti a
entrare nella sala Pessina. È stato lì che il clima si è alleggerito per un
momento in uno scambio legato al loro passato universitario comune: Sangiuliano
ha ricordato di avere sostenuto un esame con Conte docente, e il leader del
Movimento 5 Stelle gli ha risposto con una battuta sorridente, prima che il
confronto entrasse nel vivo.
Il dibattito ha riunito voci istituzionali, tecniche e politiche. A intervenire
sono stati il rettore Matteo Lorito, la direttrice del Dipartimento Carla Masi
Doria, la presidente dell’Associazione Studenti Giurisprudenza Diomira Molinini,
il professor avvocato Vincenzo Maiello per il Sì, il consigliere Francesco
Cananzi per il No, Gennaro Sangiuliano e Giuseppe Conte, con la moderazione
dell’avvocato Aldo Saggese.
L’atmosfera è rimasta intensa per tutta la durata dell’incontro. L’arrivo di
Conte è stato accolto da applausi, cori e richieste di selfie, all’interno di un
clima già molto partecipato. Tra le scale dell’ateneo si è sentito anche un
“Bravo presidente”. Fra i segni più immediati della giornata c’era anche un
cartellone dedicato al voto degli studenti fuori sede, unico visibile durante
l’incontro. In un’università piena di giovani, quel richiamo aggiungeva un
ulteriore livello di lettura al dibattito: mentre dentro si discutevano le
ragioni del Sì e del No, tra gli studenti emergeva anche una richiesta concreta
di partecipazione, quella di poter esercitare davvero il diritto di voto anche
studiando lontano dalla propria residenza.
Nel merito del referendum, Giuseppe Conte ha sostenuto con nettezza le ragioni
del No. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, la riforma non risponde a un
bisogno dei cittadini, ma rischia di incidere sull’equilibrio tra politica e
magistratura. Conte ha insistito sul fatto che la legge debba restare uguale per
tutti, politici compresi, e ha contestato in particolare l’impianto della
riforma sulla separazione delle carriere, sostenendo che essa sia già in gran
parte nei fatti, anche alla luce dei limiti già esistenti nel passaggio da una
funzione all’altra. Da qui la sua contrarietà a una modifica costituzionale di
questa portata, letta come un possibile primo passo verso un ridimensionamento
dell’autonomia della magistratura.
Di segno opposto la posizione espressa da Gennaro Sangiuliano, che ha illustrato
le ragioni del Sì insistendo sulla necessità di leggere il referendum nel merito
e non come uno scontro tra schieramenti. L’ex ministro ha richiamato il
principio della terzietà del giudice e la necessità che la magistratura sia
credibile nel suo operare. A suo giudizio, nella riforma non vi sarebbe alcun
elemento che lasci immaginare una subordinazione del giudice alla politica.
Sangiuliano ha inoltre indicato nel sorteggio uno strumento di garanzia
democratica, utile a sottrarre il Consiglio superiore della magistratura al peso
delle correnti e a correggere quelle distorsioni che, secondo la sua lettura,
hanno finito negli anni per compromettere la fiducia nel sistema.
Il confronto ha così messo di fronte due letture diverse della stessa riforma:
da una parte la preoccupazione che essa possa alterare un equilibrio delicato
tra i poteri dello Stato, dall’altra la convinzione che possa rafforzare la
terzietà del giudice e correggere criticità interne alla magistratura. Per gli
studenti presenti, e più in generale per chi è chiamato a votare, l’incontro ha
rappresentato la possibilità di ascoltare dal vivo argomenti contrapposti su una
materia tutt’altro che semplice.
Ed è forse proprio qui che la forte partecipazione registrata alla Federico II
acquista un significato ancora più ampio. Il dato assume un valore particolare
se si considera il contesto: quello di un ateneo in cui si studia Giurisprudenza
e dove molti studenti hanno già strumenti per avvicinarsi a questi temi. Eppure
il bisogno di ascoltare, confrontarsi e capire è apparso ugualmente molto forte.
È un segnale che aiuta a misurare la complessità del referendum, e a comprendere
quanto la scelta possa risultare difficile per molti cittadini al di fuori degli
ambiti più preparati.
Accanto alle posizioni espresse sul Sì e sul No, è rimasto quindi evidente anche
un altro elemento. Le parole del rettore Matteo Lorito, che ha ricordato come
l’iniziativa fosse stata voluta dagli studenti e come la partecipazione avesse
superato le attese, hanno dato voce a un fatto visibile per tutta la durata
dell’incontro: la presenza dei giovani. Al di là delle opposte ragioni sostenute
dai relatori, alla Federico II si è vista una partecipazione studentesca forte,
concreta e attenta. Ed è forse questa l’immagine che più resta della giornata.
Le fotografie dell’album sono diLucia Montanaro
Lucia Montanaro