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“A capofitto nella guerra”. La Conferenza Internazionale Rosa Luxemburg
La conferenza internazionale Rosa Luxemburg è un appuntamento annuale organizzato dalla Junge Welt dal 1996, che riunisce attivisti, teorici, sindacalisti e movimenti progressisti da tutta Europa e oltre, con l’obiettivo di analizzare criticamente l’attualità politica, sociale e antimperialista.  Il titolo e i dibattiti della 31ª edizione si sono concentrati sui pericoli del […] L'articolo “A capofitto nella guerra”. La Conferenza Internazionale Rosa Luxemburg su Contropiano.
Facebook e l’ondata militarista. Uno studio
Riceviamo e pubblichiamo dal ricercatore sociale Andrea Pancaldi questo interessante studio sul militarismo su Facebook L’ondata militarista/guerresca che si sta abbattendo da settimane sui post e reels di Facebook si può catalogare attorno ad alcune tipologie generali: inviti massicci all’arruolamento, corsi in preparazione per i bandi di arruolamento modello CEPU o modello Rambo, campi scuola estivi per ragazzi organizzati da associazioni combattentistiche, coltelli/machete/laser/pistole/teaser che spuntano da tutte le parti (vere e proprie armi di cui si chiarisce che possono essere acquistate online…ma non portate in pubblico), armi/esercito/militarismo come brand per vendere, fascino degli armamenti tecnologici e del soldato/Rambo, retoriche dell’ardimento/sprezzo del pericolo/sacrificio della vita per la patria, militarizzazione dei bambini a cui si fanno imbracciare armi e trotterellare alla materna con sottofondo di marcette militari. L’ondata viaggia parallelamente ad una analoga ondata, quantitativamente inferiore, di tipo “revisionista” (anche se probabilmente non tutto può stare sotto questa etichetta), centrata su varie tematiche: auspicare un ritorno della Monarchia Savoia, la restituzione all’Italia di Istria e Dalmazia con qualche eco sulle Foibe, l’esaltazione dei martiri della RSI, vittime e non delle vendette dei partigiani “rossi”, perfino la riabilitazione del regime franchista di Spagna e anche, specularmente, un piccolo (per ora) accenno all’irredentismo sud tirolese o alto atesino che dir si voglia. C’è poi un terzo filone classico, da sempre presente, fatto di piume di bersaglieri, nenie degli alpini, vigore e ardimento di lagunari e paracadutisti, cerimonie ai sacrari e in occasione delle date attinenti la materia della prima guerra mondiale. Un ulteriore quarto filone può essere individuato nella più spiccata militarizzazione di corpi come le guardie penitenziarie o le stesse guardie giurate o società di servizi di vigilanza e sicurezza che tendono a dare una immagine di sè più “aggressiva e tecno-armata-vestita”…se così si può dire. Dal punto di vista dei contenuti una abbondante dose di machismo e ripetuti (…Vannacci docet) gli inviti espliciti ad abbandonare valori come la solidarietà, l’empatia, l’inclusione, l’accoglienza per ritornare al coraggio, la forza, lo sprezzo del pericolo “…tutto quel bagaglio valoriale che fa dell’uomo un combattente!” ricordando inoltre che “…abbiamo dilapidato un tesoro valoriale di oltre 650mila ragazzi morti per difendere la patria nelle trincee del Carso” e interrogandosi su “…poi chi ci mandiamo in guerra? …quelli dei gay pride!?” Nonostante l’humus culturale identico i post, e il loro corredo di foto e video, hanno una articolazione leggermente diversa. Come nei video abbiamo anche qui l’accoppiata esercito/armi come brand per vendere: vestiario, magliette seminostalgiche, oggettistica, strumenti per difesa. Anche un filone dedicato alle retoriche della RSI. Specifici dei post sono poi il ricordo degli eroi della prima e seconda guerra mondiale (nord Africa essenzialmente) e un ulteriore filone dedicato a Case editrici specializzate in volumi sugli eroi della seconda guerra mondiale, italiani, tedeschi e della RSI. Anche qui con qualche esplicita eco nostalgica qua e la. (Case editrici oggetto della recente polemica relativa alla Fiera romana dei piccoli e medi editori). Sotto alleghiamo una breve “antologia” (il 3%) del materiale esaminato accorpandolo per macrocategorie. In tutto ben 748 documenti di cui 110 post e 638 reels, ma l’algoritmo ve ne sputa fuori in continuazione dopo che ne avete visionato un certo numero. “Ecco gli elmi dei vinti. E quando un colpo ce li ha sbalzati dalla testa non fu allora la nostra sconfitta. Fu quanto obbedimmo e li mettemmo in testa” (B.Brecht) – Aspetti valoriali, retoriche https://www.facebook.com/reel/1448573383124471 https://www.facebook.com/reel/1181553107358108 https://www.facebook.com/reel/1134771518759122 https://www.facebook.com/reel/1381165639648501 https://www.facebook.com/reel/1494141778316232 – Revisionismo e accenni nostalgici https://www.facebook.com/reel/1753519602072355 https://www.facebook.com/reel/1847555225845687 https://www.facebook.com/reel/1547861616104316 – Coinvolgimento di minori https://www.facebook.com/reel/2197456507443725 https://www.facebook.com/reel/1516621696284431 https://www.facebook.com/reel/1426524186141100 https://www.facebook.com/reel/1583333992660844 – Arruolamento, corsi di preparazione, corpi e armamenti accattivanti https://www.facebook.com/reel/1312154193942870 https://www.facebook.com/reel/632247592680918 https://www.facebook.com/reel/729546780132534 – Vendita armi, prodotti e corsi per difesa, addestramento alle armi https://www.facebook.com/reel/1465693898004174 https://www.facebook.com/reel/24723660830600120 https://www.facebook.com/reel/1892526674635812 https://www.facebook.com/reel/811878268522036 https://www.facebook.com/reel/1880501799339209 Redazione Italia
Che succede tra Cina e Giappone?
Shanghai non può più essere colpita con missili Tomahawk dalla base dei marine di Iwakuni. I lanciatori Usa Typhon – rimasti nella prefettura giapponese di Yamaguchi ben oltre la durata del war game Usa-Giappone “Resolute Dragon 2025”, per il quale vi erano stati installati a settembre – sono stati infine […] L'articolo Che succede tra Cina e Giappone? su Contropiano.
Net@, ovvero: la propaganda militarista-sionista dentro le nostre scuole
Le sorprendenti ‘scoperte’ dell’inchiesta di Assemblea Scuola Torino sul progetto avviato in Israele nel 2003, importato a Milano nel 2018 e ora in procinto di espandersi in tutte le scuole italiane. L’obiettivo del programma didattico è diffondere la rivoluzione digitale “made in Israel”, come affermato dal CEO di Appleseeds  Academy, Dafna Gaber Lifshitz, dichiarando “Dobbiamo puntare molto sulle scuole e abbiamo insegnanti giovani e carismatici che dovranno sfidare un sistema scolastico spesso molto tradizionale portando energia e innovazione”. Net@ si presenta come un progetto di PCTO (da poco Formazione Scuola-Lavoro), proposto agli studenti come un’opportunità imperdibile per sviluppare digital and social skills utili per la propria crescita umana, professionale e imprenditoriale. L’immagine che vogliono trasmettere è legata a un approccio innovativo, interculturale e utile a colmare diseguaglianze digitali soprattutto nelle zone economicamente e socialmente più svantaggiate. Lo scopo è diffondere competenze digital high-tech, in inglese, per studenti delle scuole superiori. Il progetto di durata pluriennale, spesso si presenta come ‘giovane’ perché, a differenza delle lezioni curricolari standard, è condotto da universitari che capiscono gli studenti e, di conseguenza, sono in grado di proporre un insegnamento molto più efficace rispetto alla scuola tradizionale. All’interno del programma viene insegnato come creare siti web per sponsorizzare prodotti, avviare start up, parlare in pubblico, il time management, ecc. Il programma del terzo e quarto anno in particolare prevede di occuparsi anche di cyber security. Tutto questo è gratuito per le famiglie perché sponsorizzato da istituti, fondazioni, associazioni private e dalle stesse scuole. Quindi un progetto per i giovani, coinvolgente dove la politica non c’entra assolutamente nulla. O quasi. Net@ è un progetto nato in Israele nel 2003. Lì viene pubblicizzato come un merito il fatto che chi esce dopo anni di formazione con Net@ sia in grado di rappresentare una risorsa preziosa per il mercato miliardario delle start up della cybersicurezza e delle tecnologie di guerra, focalizzate sul deep tech, anche per la necessità di dare risposta ai ‘problemi’ di ‘difesa’ e ‘sicurezza’ del paese (che questo settore rappresenti già un rischio per la nostra privacy e le nostre democrazie ce l’hanno rivelato scandali come il software “Pegasus” e lo spyware “Graphite”, spiando decine di migliaia di cittadini tra capi di stato, giornalisti e attivisti in tutto il mondo). Un altro fiore all’occhiello dei promotori di Net@ è che il 56% dei diplomati si arruola nelle unità tecnologiche d’élite dell’IDF. Dal 2018 Net@ si è diffuso per la prima volta all’estero con un progetto pilota a Milano. A offrire i locali e promuovere a Milano il progetto è la Comunità ebraica, la stessa che ha recentemente invitato Adi Karni,  un militare dell’IDF accusato di probabili crimini di guerra, a incontrare gli studenti dei licei per raccontare che a Gaza ha visto “solo odio”, che “stiamo facendo il lavoro sporco per voi” e spiegando che “l’Islam avanza in Europa”. La volontà, esplicitamente espressa dagli organizzatori fin da subito, è di portarlo nel resto del territorio italiano e anche esportarlo in altri paesi. Net@ è promosso e sostenuto dal Keren Hayesod, fondo nazionale di costruzione d’Israele e la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale, e dall’Agenzia ebraica per Israele (Jewish Agency for Israel – Sochnut, organizzazione sionista israeliana che sostiene l’ebraicità di Israele) che dal 1967 si occupa anche delle attività dei coloni israeliani insediatisi in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nelle alture del Golan. Oltre alla Jewish Agency for Israel e al Keren Hayesod, altri partner sono l’Appleseeds Academy, l’Associazione Educazione Digitale Italia, la Fondazione Camis De Fonseca e Proedi Media. In un video pubblicato in rete la CEO di Appleseeds, Dafna Lifshitz, afferma che i finanziamenti più importanti di Net@ arrivano dalla USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale – agenzia governativa statunitense creata nel 1961 per contrastare l’influenza dell’Unione Sovietica nel mondo, che aveva la funzione di sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e viene indicata come uno dei suoi strumenti di soft power, da alcuni paesi accusata di essere una copertura della CIA e di essere parte delle politiche di interventismo degli Stati Uniti nel mondo). A partire dal 2019 il progetto è arrivato a Torino all’Istituto Germano Sommeiller e alla scuola ebraica. I docenti inizialmente sono Shinshinim, ovvero giovani israeliani che hanno completato la scuola superiore e rimandano di un anno il servizio militare obbligatorio per prestare servizio nelle comunità ebraiche all’estero. Il loro nome è un acronimo ebraico per “Shnat Sherut” o “anno di servizio”. Agiscono come ambasciatori culturali, portando la cultura e lo stile di vita israeliani, la lingua ebraica e le tradizioni ebraiche alle comunità locali prima di arruolarsi nell’esercito. A maggio 2022 il Keren Hayesod decide di non continuare il programma all’estero per mancanza di risorse. L’organizzazione e la diffusione presso le scuole sono allora affidate alla Fondazione Camis de Fonseca che da quel momento le promuove a Torino e dall’anno 2023/2024 il progetto parte anche al Liceo Monti di Chieri. La Fondazione Camis De Fonseca (ora anche associazione), con lo scopo di trovare partner italiani per poter continuare il progetto, finanzia “Grow in tech” composta generalmente da giovani studenti universitari che, una volta formati in Israele e alla metodologia, possono entrare nelle classi. Recentemente sono stati coinvolti nel progetto anche Merende Digitali e ESSE I Solutions. Lo scopo è quello di creare un ‘nuovo’ progetto Net@ Italia, ‘ripulito’, ma sempre funzionale alle organizzazioni e agli obiettivi strategici originari. Questo è stato detto in modo esplicito e pubblico durante un convegno del 21 maggio 2023 organizzato nella sede della Fondazione Camis De Fonseca in cui, tra gli altri passaggi significativi, viene data la parola al rappresentante del Keren Hayesod per l’Italia, Eyal Avneri, il quale dice: “Stiamo lavorando tutti insieme per continuare il progetto Net@ a Torino con formatori italiani e farò il possibile, per la parte mia, per aiutarvi a realizzarlo, mettendo i contatti con Net@ in Israele, almeno a distanza. Sarà, secondo me, una bellissima collaborazione internazionale. […] Vi auguro un in bocca al lupo e spero di vedervi tutti a novembre in Israele”. Durante le attività capita che partecipi la fondatrice della Fondazione De Fonseca, Laura Camis De Fonseca che, sui social, condivide post dove vengono attaccati come antisemiti Papa Bergoglio, la Chiesa Cattolica e agenzie dell’ONU. Si arriva a leggere che “le organizzazioni internazionali sono peggio di una barzelletta, sono diventati organismi criminali che aiutano i jihadisti” e che “gli Stati europei e l’Europa quasi tutta, esattamente come la Chiesa, si riallacciano alle loro vergognose tradizioni antiebraiche”. La fondazione De Fonseca si occupa di geopolitica e ha una posizione politica sul conflitto israelo-palestinese. Basta scorrere velocemente il sito per capire che è una celebrazione del progetto israeliano con una visione piuttosto parziale. Durante l’anno scolastico vengono invitati esperti che propongono un’idea di scuola e di formazione estremamente aziendalistica e imprenditoriale. Altre attività didattiche hanno avuto anche lo scopo di dare una visione estremamente positiva di Israele come “una terra nata da sogni e speranze”, tecnologica, green e inclusiva. Nel 2022 tra gli studenti che partecipano al progetto viene proposto un concorso dal titolo “Israele. Storia, tradizione, sostenibilità e innovazione tecnologica”. I vincitori hanno in premio un viaggio d’istruzione in Israele: visite al museo della diaspora, al Muro del pianto, alla tomba di Ben Gurion. In conclusione, Net@ è un cavallo di Troia che promuove un’idea di scuola aziendale e imprenditoriale al servizio del mercato, valorizza ‘risorse’ per il mondo delle start up e della cybersicurezza, legato mani e piedi al genocidio di Gaza, alla pulizia etnica e alla diaspora palestinese. Forma futuri soldati d’élite nelle unità tecnologiche ed è ideato, organizzato e diffuso da organizzazioni, Istituti e fondazioni sioniste che, non solo negano o non condannano quanto sta avvenendo in Palestina da ottant’anni, ma che ne sono, spesso, direttamente coinvolti. Forse, ancora peggio, Net@ si presenta come un’organizzazione tecnologica giovanile che, proponendo parole d’ordine accattivanti come Be your best self, Be involved, Be open-minded, Be unlimited, Be cool sta consapevolmente formando un movimento giovanile e una parte della futura leadership economica e politica, con lo scopo di renderli funzionali ai suoi obiettivi strategici e organici alla sua ideologia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Rete Antimilitarista del Nord Italia: contro “la guerra, la militarizzazione e le politiche del governo Meloni”
I promotori della manifestazione che domani, sabato 15 novembre, dal centro di Cameri si muoverà fino allo stabilimento della Leonardo SpA propongono l’aggregazione e l’allenza tra i molteplici gruppi locali che in Italia settentrionale sono impegnati in attività di contrasto all’espansione dell’industria bellica. PER UNA RETE ANTIMILITARISTA DEL NORD ITALIA DA CAMERI, CONTRO LA GUERRA, LA MILITARIZZAZIONE E LE POLITICHE DEL GOVERNO MELONI L’Europa e l’Italia sono in piena fase di riarmo. Da ben prima del governo Meloni il Paese sta destinando risorse pubbliche senza precedenti alla produzione e all’acquisto di armi – dai nuovi F-35 allo stabilimento FACO di Cameri, cuore pulsante della fabbrica di guerra europea – mentre sanità, scuola, servizi sociali e transizione ecologica vengono smantellati. Il 15 novembre 2025, a Cameri, si partecipa ad una mobilitazione popolare che non si riduce a un singolo presidio. Facciamo anche qui un primo passo di una rete antimilitarista diffusa, che unisce collettivi, associazioni, comitati locali, sindacati di base, attivisti per la pace, per i diritti umani e per la giustizia climatica, con l’obiettivo di coordinarsi su scala regionale e nazionale. ● Opporsi al riarmo dell’Europa e del governo Meloni e alla militarizzazione dell’economia ● Bloccare l’aumento della spesa militare (da 30 a 100 miliardi entro il 2035) e restituire risorse a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica ● Denunciare il ruolo di Leonardo S.p.A. e delle altre aziende belliche come attori di guerra protagonisti di violazioni dei diritti umani ● Promuovere la riconversione civile delle industrie oggi dedite alla produzione di armi ● Costruire un fronte comune tra Nord e Sud Italia, connesso alle lotte antimilitariste europee e internazionali La rete si fonda sui principi di * nonviolenza attiva * trasparenza * democrazia orizzontale * solidarietà internazionalista Attraverso assemblee locali, campagne informative, iniziative di disobbedienza civile nonviolenta e pressione sulle istituzioni, miriamo a rendere visibile e inarrestabile il rifiuto popolare alla guerra. Prime adesioni: Coordinamento Novara per la Palestina Comitato Vercelli per la Palestina Individualità lombarde e piemontesi No Army No Border / Il nero drappo VCO ADESIONI E CONTATTI : prochannel@protonmail.com Redazione Italia
La Germania militarista verso l’arruolamento obbligatorio nelle forze armate
Alcuni incubi della storia a volta sembrano tornare. Uno di questi, purtroppo ricorrente, è il militarismo tedesco. In Germania, la CDU e la SPD – alleati di governo – hanno messo mano di comune accordo alla riforma del servizio militare. Come richiesto dal ministro federale della Difesa Boris Pistorius (SPD), […] L'articolo La Germania militarista verso l’arruolamento obbligatorio nelle forze armate su Contropiano.
Se la scuola non si arruola
di Valentina Pazé* La politica insiste nel preparare la guerra ma, per fortuna, l’attrazione per le armi appartiene più alla classe politica che ai cittadini. “La scuola non si arruola”, …
La Catania che non ha festeggiato il 4 novembre
Indetto dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ieri pomeriggio a Catania si è svolto – sul tema “Il 4 novembre non c’è nulla da festeggiare” – un partecipato presidio in piazza Dante, che ha registrato l’intervento al microfono aperto di tantissime voci. Presente alla manifestazione una nutrita […] L'articolo La Catania che non ha festeggiato il 4 novembre su Contropiano.
La stupidità collettiva indotta dal militarismo
Può darsi che, al momento opportuno, le classi popolari cerchino una via d’uscita diversa da quella militarista indicata dalle élite. Essendo uno che non disprezza la speranza — e che crede che le contraddizioni non si facciano scrupolo di travolgere tutto e tutti —, penso che potrebbe accadere. Ecco, sì: […] L'articolo La stupidità collettiva indotta dal militarismo su Contropiano.
Israele come Sparta? La delirante visione di Netanyahu
L’ammissione di Netanyahu, secondo cui Israele sta affrontando un crescente isolamento sulla scena mondiale e dovrà diventare una “super-Sparta”, si presta a molte considerazioni. “Israele è in una sorta di isolamento” – ha riconosciuto Netanyahu – “Avremo sempre più bisogno di adattarci a un’economia con caratteristiche autarchiche“, ha continuato, definendo […] L'articolo Israele come Sparta? La delirante visione di Netanyahu su Contropiano.