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Regione Toscana, controlli sulle acque e PFAS: ritardi, silenzi e mancanza di trasparenza. Le associazioni chiedono risposte
Le Associazioni (Forum Toscano Movimenti per l’Acqua ODV, Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV e Associazione per i Diritti dei Cittadini APS, che fanno parte della Rete Toscana Tutela Beni Comuni e di Zero PFAS Toscana) chiedono risposte alla Regione Toscana e ai suoi bracci operativi: AUSL e ARPAT sul rispetto delle norme di legge, della trasparenza e della partecipazione! “Oltre un mese fa abbiamo presentato un accesso agli atti – spiegano le Associazioni – chiedendo alle tre USL toscane “se avessero attivato tutte le procedure previste dal D.Lgs. n.18/2023 (come controlli esterni) e dal D.Lgs. n.102/2025, per l’adozione dei programmi di controllo sulle acque potabili previsti dalle norme sui PFAS e copia del programma di controllo; la stessa richiesta è stata rivolta ad ARPAT, in quanto Ente competente per le analisi delle acque destinate alla potabilizzazione. Ebbene la USL Sud Est, ci ha risposto in modo esaustivo e solerte inviandoci anche il cronoprogramma di controllo delle acque INFORMANDOCI purtroppo che” il Laboratorio di Sanità Pubblica dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest, incaricato di svolgere le analisi, non ha ancora dato disponibilità alla ricezione di tali campioni. L’USL Nord Ovest ha confermato di non essere attualmente in grado di effettuare le analisi sui PFAS, nonostante la legge imponga la ricerca di tali parametri. Ha inoltre comunicato che è stata espletata una gara per l’acquisizione della strumentazione necessaria (senza indicazioni sui tempi) e che per tali analisi si stanno predisponendo convenzioni con ARPA Veneto, Istituto Zooprofilattico Sperimentale Toscana Lazio e ulteriori analoghe convenzioni con laboratori esterni accreditati (che contesteremo se dovessero coincidere con quelli dei gestori del servizio idrico). L’USL Centro, ad oggi, non ha fornito alcun riscontro. “Chiediamo – Commentano le Associazioni – quando entreranno pienamente in funzione tutte le procedure previste per effettuare le analisi disposte e, risposte formali dall’ex Assessore alla Sanità Bezzini, sulle ragioni che hanno determinato un ritardo così significativo, nonché all’attuale Assessore Monni su come intenda recuperarlo. Riteniamo infatti grave che, a distanza di due mesi dall’entrata in vigore della legge che limita la presenza di PFAS nelle acque potabili, non sia ancora possibile disporre di alcuna analisi. Sorge inoltre un interrogativo che non può essere ignorato, anche alla luce di una risposta rilasciata al giornale Avvenire, in cui l’allora assessore all’Ambiente dichiarò che i PFAS non rappresentavano una sua priorità: oggi, nel ruolo di assessore alla Sanità, come si concilia tale posizione con l’assenza dei controlli previsti dalla legge? ARPAT ci ha risposto – proseguono le associazioni – informandoci di aver avviato dal 2017 il monitoraggio di 6 PFAS nelle acque destinate alla potabilizzazione e che tale rete è attualmente oggetto di revisione nell’ambito di un tavolo con Regione Toscana e Servizio Idrico Integrato. Inoltre, pur non avendo competenze dirette sulle 30 molecole per le quali sono previste analisi nell’acqua potabile, ha condotto con successo prove su 14 di queste e sta ampliando le analisi alle 30 che costituiscono la Somma PFAS. Ha infine riferito di svolgere analisi sulle acque di scarico, sui sedimenti e sulle polveri derivanti dai controlli della qualità dell’aria. Ci AUSPICHIAMO che sia avviato un confronto continuo con ARPA Veneto e Piemonte sulle metodologie già da loro adottate. “Gli aspetti da approfondire sono ancora tanti e i ritardi che emergono inaccettabili, – proseguono le associazioni – continueremo a vigilare e a chiedere chiarimenti: come sulle procedure di infrazione commisurate all’Italia per quanto di competenza regionale” L’ infrazione n° (INFR 2207/2025) concerne il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque, direttiva 2000/60/CE, quindi l’obbligo di eseguire il riesame periodico dei permessi relativi alle risorse idriche (programmi che devono comprendere misure volte al controllo dei diversi tipi di pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici, quali l’estrazione, gli scarichi da origini puntuali e le fonti diffuse di inquinamento). Dato che le autorizzazioni ai prelievi vengono rilasciate da organi regionali e un DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE (21 APRILE 2015, n. 51/R) disciplina proprio gli obblighi di misurazione delle portate, dei volumi dei prelievi, delle restituzioni di acqua pubblica e delle modalità di trasmissione dei risultati delle misurazioni. · chiediamo il motivo per cui, nell’adozione del nuovo Piano di Tutela delle Acque (iniziato nel 2024 con l’allora Assessore all’Ambiente Monni, con una procedura ad oggi non conclusa), non troviamo traccia dei prelievi da acque superficiali e di falda da agricoltura e industria (risultano disponibili dati soltanto sui prelievi del Servizio Idrico Integrato sul sito dell’Autorità Idrica Toscana), né di come vengano restituite le acque dalle attività produttive dopo l’uso. Riteniamo che il compito di colmare tale lacuna spetti al nuovo Assessore Barontini, dal quale aspettiamo ancora risposta alla nostra richiesta di incontro istituzionale nella quale lo abbiamo informato dell’intenzione di discutere, tra gli altri temi, anche del rispetto delle norme della legge regionale 69/2011 e della necessità del rinnovo o reinsediamento del Comitato per la qualità del servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti urbani, nel rispetto dei principi di partecipazione previsti dalla normativa regionale. La politica si deve ricordare che escludere i cittadini attivi dai processi decisionali non è un segnale positivo per la salute della democrazia. Redazione Toscana
March 12, 2026
Pressenza
Un atlante dei conflitti: capire le guerre per costruire la pace
Capire le guerre per costruire la pace: dall’Atlante dei conflitti una riflessione e un appello ai giovani, dal tema dell’ambiente, ai diritti,  alla finanza etica. Mercoledì 11 marzo, nella Sala delle Esposizioni della Regione Toscana in Piazza Duomo a Firenze, è stata presentata la XIV edizione dell’“Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo”, il progetto editoriale realizzato dall’Associazione 46° Parallelo ETS e diretto da Raffaele Crocco, che dal 2009 analizza i conflitti contemporanei cercando di comprenderne cause, dinamiche e conseguenze dal punto di vista delle popolazioni coinvolte. L’iniziativa, promossa con il sostegno della Regione Toscana, ha riunito studiosi, giornalisti e rappresentanti di istituzioni e società civile in un confronto che ha messo al centro non solo l’analisi dei conflitti, ma anche il ruolo dell’educazione, dei giovani, dell’ambiente e della finanza etica nella costruzione di alternative alla guerra. Ad aprire l’incontro è stata Mia Diop, vicepresidente della Regione Toscana, che ha ricordato come la Toscana abbia una lunga tradizione di impegno per la pace e per i diritti. In questo quadro, il sostegno all’Atlante non è solo un contributo culturale ma anche politico e civile: conoscere i conflitti, comprenderne le radici e diffondere informazioni indipendenti è un passaggio fondamentale per costruire consapevolezza e responsabilità pubblica. La vicepresidente ha sottolineato l’importanza del lavoro educativo che ruota attorno all’Atlante, soprattutto nelle scuole e nelle università, dove la conoscenza dei conflitti globali diventa occasione per formare cittadini più attenti e critici rispetto alle dinamiche internazionali. Nel suo intervento Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre, ha ripercorso il significato di un progetto che negli anni è diventato un punto di riferimento nel giornalismo indipendente sui conflitti. L’obiettivo dell’Atlante non è solo descrivere gli scenari geopolitici, ma mettere in luce le cause profonde delle guerre: disuguaglianze economiche, violazioni dei diritti umani, sfruttamento delle risorse naturali, traffici di armi e interessi economici. Crocco ha evidenziato anche il forte legame con la Toscana, territorio che negli anni ha sostenuto il progetto e dove si sviluppano numerose attività formative. In particolare ha richiamato l’importanza del lavoro con scuole e università, finalizzato a formare nuove generazioni di giornalisti, ricercatori e operatori della pace capaci di leggere criticamente la realtà internazionale. Tra gli interventi, quello di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha richiamato l’attenzione sul legame tra conflitti armati e violazioni dei diritti umani. Noury ha sottolineato come in molti contesti di guerra la popolazione civile continui a pagare il prezzo più alto, mentre la comunità internazionale fatica a intervenire in modo efficace. L’Atlante, secondo questa prospettiva, rappresenta uno strumento prezioso perché contribuisce a mantenere alta l’attenzione su conflitti spesso dimenticati e a restituire voce alle popolazioni coinvolte. Uno dei temi più ricorrenti nel corso dell’incontro è stato quello del ruolo delle nuove generazioni. In diversi interventi è emersa l’idea che i giovani non siano affatto disinteressati ai temi della pace e della politica globale, ma abbiano bisogno di spazi e strumenti per esprimere il proprio impegno. In questa prospettiva, l’Atlante viene utilizzato anche come supporto didattico in percorsi educativi e progetti di cittadinanza attiva. L’obiettivo è trasformare l’informazione sui conflitti in occasione di partecipazione e responsabilità civile, contrastando la narrazione che dipinge le nuove generazioni come passive o disimpegnate. Il rapporto tra conflitti e crisi ambientale è stato uno dei temi affrontati anche dal professor Giovanni Scotto, studioso dei processi di pace e trasformazione dei conflitti. Scotto ha ricordato come sempre più guerre abbiano un legame diretto o indiretto con l’accesso alle risorse naturali, dall’acqua alle materie prime strategiche. Per questo motivo la costruzione della pace non può essere separata dalle politiche ambientali e dalla gestione sostenibile delle risorse. La crisi climatica, ha osservato, rischia di diventare uno dei principali fattori di instabilità geopolitica dei prossimi decenni. Un altro punto centrale emerso nel dibattito riguarda il rapporto tra economia, finanza e guerra. Interventi come quello di Simone Siliani, impegnato sui temi della cooperazione e della finanza etica, hanno evidenziato come le scelte economiche possano contribuire sia ad alimentare i conflitti sia a costruire alternative. La finanza etica viene indicata come uno degli strumenti concreti per orientare investimenti e risorse verso progetti di sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale e promozione dei diritti, sottraendoli invece ai circuiti dell’economia di guerra. Gli interventi di Enrica Capussotti e Laura Greco hanno richiamato l’importanza della dimensione culturale e informativa nel racconto dei conflitti contemporanei. La costruzione di una narrazione critica e documentata diventa infatti fondamentale per superare semplificazioni mediatiche e letture superficiali delle guerre. L’Atlante delle guerre rappresenta in questo senso un lavoro collettivo che coinvolge giornalisti, ricercatori e realtà della società civile, contribuendo a costruire una conoscenza condivisa e accessibile. A chiudere l’incontro è stata la convinzione condivisa che comprendere le guerre sia un passaggio necessario per costruire la pace. In un contesto internazionale segnato da conflitti diffusi e da nuove tensioni geopolitiche, iniziative come l’Atlante delle guerre assumono un valore particolare: quello di offrire strumenti di lettura critica e di promuovere una cultura della responsabilità. In questa prospettiva, il lavoro con giovani, scuole e università, l’attenzione ai diritti umani, all’ambiente e alla finanza etica indicano alcune delle strade possibili per affrontare le radici profonde dei conflitti e immaginare modelli di sviluppo e convivenza alternativi alla logica della guerra.   Paolo Mazzinghi
March 11, 2026
Pressenza
Infanzia ferita. Gaza e il trauma che non finisce
Il convegno “Infanzia ferita. Salute mentale e sostegno alle vittime di conflitto: il caso di Gaza”, svoltosi il 16 dicembre presso il Meyer Health Campus di Firenze, ha rappresentato molto più di un momento di aggiornamento scientifico. È stato uno spazio di testimonianza, di presa di posizione etica, politica e di riflessione collettiva sul senso stesso della cura quando il trauma non è un evento isolato, ma una condizione permanente. Organizzato dal Centro di Salute Globale della Regione Toscana e dall’AOU Meyer IRCCS, con il coinvolgimento di Oxfam Italia e PCRF-Italia, l’incontro ha messo al centro la salute mentale dei bambini colpiti dai conflitti, con uno sguardo specifico sulla Striscia di Gaza, oggi teatro di una devastazione che colpisce in modo sistematico l’infanzia, le famiglie e i sistemi di cura. La responsabilità della sanità pubblica e delle istituzioni Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali, che hanno subito chiarito la cornice politica e culturale dell’iniziativa. La Regione Toscana e il Comune di Firenze hanno ribadito il valore della sanità pubblica come strumento universale di tutela dei diritti e come presidio di umanità nei contesti di guerra. È emersa con forza l’idea che la salute mentale non sia un ambito secondario o accessorio, ma una componente essenziale della risposta alle crisi umanitarie, soprattutto quando coinvolgono bambini e adolescenti. La Toscana, è stato ricordato, ha costruito negli anni un modello di accoglienza diffusa e integrata, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e servizi socio-sanitari. Un modello oggi messo sotto pressione da politiche nazionali restrittive, ma che continua a rappresentare un riferimento, in particolare per l’accoglienza di minori e famiglie provenienti da aree di conflitto. In questo quadro si collocano anche le esperienze di evacuazione sanitaria (Medevac), che hanno consentito a bambini feriti o gravemente malati di essere curati negli ospedali toscani, e i progetti di cooperazione sanitaria internazionale, come gli ospedali da campo e i poliambulatori pediatrici pronti a intervenire nelle emergenze. Gaza: quando il trauma non è “post” Il cuore del convegno è stato dedicato alla riflessione clinica e psicosociale. Gli interventi degli psicologi e dei neuropsichiatri hanno messo in discussione categorie diagnostiche consolidate, a partire dal disturbo post-traumatico da stress. Nel caso palestinese – è stato più volte sottolineato – non esiste un “post”: il trauma è continuo, cumulativo, intergenerazionale. I bambini di Gaza non vivono un singolo evento traumatico, ma una sequenza ininterrotta di bombardamenti, lutti, sfollamenti, fame, perdita dei riferimenti materiali e simbolici. I sintomi – disturbi del sonno, regressioni, mutismo, iperattaccamento, anestesia emotiva – non possono essere letti come patologie individuali isolate, ma come risposte adattive a una violenza strutturale. Questa situazione ha influito e influisce anche sul linguaggio che, anche nei piccoli, ruota tutto attorno alla guerra. Bambini neonati che come prima parola, anziché “mamma” o “babbo” dicono “bomba”! Da qui la critica a un approccio esclusivamente individualistico e medicalizzante. La salute mentale, in questi contesti, è inseparabile dalla dimensione familiare, comunitaria e politica. Curare un bambino significa sostenere i genitori, ricostruire routine, offrire contenimento emotivo e restituire un minimo di senso e di continuità alla vita quotidiana. La famiglia come spazio di cura e di frattura Un tema trasversale a molti interventi è stato il ruolo della famiglia, colpita anch’essa dal trauma e spesso privata della possibilità di svolgere la propria funzione protettiva. Genitori stremati, padri resi impotenti dall’impossibilità di garantire sicurezza e futuro, madri sopraffatte dal dolore e dalla paura: tutto questo incide profondamente sul benessere dei bambini. È emersa con forza la necessità di interventi che vadano oltre la presa in carico del singolo minore e coinvolgano l’intero nucleo familiare. Senza questo sostegno, il rischio è la cronicizzazione del trauma e la sua trasmissione alle generazioni successive. In questo senso, le esperienze di lavoro con famiglie palestinesi accolte in Toscana mostrano come l’emersione della sofferenza possa avvenire anche a distanza di mesi dall’arrivo, quando la sicurezza fisica permette finalmente al dolore di manifestarsi. L’accoglienza, allora, non può limitarsi all’emergenza, ma deve essere pensata come un processo di lungo periodo. Testimoniare, non solo curare Particolarmente toccanti sono state le testimonianze dei professionisti palestinesi, che hanno intrecciato esperienza personale e competenza clinica. Il racconto di chi ha vissuto la guerra come padre e come psicologo ha reso evidente come, in certe situazioni, il confine tra ruolo professionale e dimensione umana si dissolva. Essere presenti, ascoltare, condividere un momento di normalità – anche solo attraverso un gesto, una musica, un silenzio – diventa parte integrante della cura. La clinica, in questo senso, si trasforma anche in un luogo di testimonianza: dare parola al dolore significa riconoscerlo, sottrarlo all’invisibilità, contrastare l’annientamento simbolico di un popolo. È stato sottolineato come il lavoro psicologico non possa essere neutrale. Ignorare le cause politiche e storiche della violenza equivale a rendere incomprensibile la sofferenza che si incontra nei servizi. Da qui la proposta di un approccio psicopolitico e culturalmente situato, capace di riconoscere il trauma collettivo e le specificità culturali, senza imporre modelli occidentali inadeguati. Molto interessante è stata la testimonianza e il confronto dello psicologo palestinese che, assieme ai medici italiani, ha permesso di approfondire la “psicologia islamica”, una disciplina che ha le proprie radici all’interno della cultura musulmana e della religione islamica. Fare rete, costruire futuro Il convegno ha mostrato l’importanza della rete: tra servizi sanitari, accoglienza, scuola, mediazione culturale, cooperazione internazionale. Nessun attore, da solo, può rispondere alla complessità di questi bisogni. Allo stesso tempo, è emersa la necessità di prendersi cura anche degli operatori, dei mediatori, di chi quotidianamente entra in contatto con storie di dolore estremo e rischia la traumatizzazione vicaria. In conclusione, Infanzia ferita ha restituito l’immagine di una sfida enorme ma non eludibile: riconoscere che la salute mentale dei bambini di Gaza – e di tutti i bambini colpiti dalla guerra – riguarda anche noi. Non solo come professionisti, ma come comunità. Curare, in questo contesto, significa resistere alla disumanizzazione, mantenere aperto uno spazio di dignità, e affermare che, anche nel cuore della devastazione, la vita dei bambini continua a contare: il bene psicologico non è accessorio ma primario e di questo va tenuto ancor conto ora che “la finta pace” ha fatto abbassare i riflettori su Gaza.   LOCANDINA . INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA PROGRAMMA PARTE 1. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA PROGRAMMA PARTE 2. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Monia Monni - Assessora alla Sanità, al Diritto alla Salute e alle Politiche Sociali, Regione Toscana INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Maria José Caldés Pinilla Direttrice del Centro di Salute Globale, Regione Toscana Consigliere comunale Firenze - Caterina Arciprete - AVS Consigliere comunale Firenze - Caterina Arciprete - AVS INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Roberto Barbieri - Direttore Generale Oxfam Italia. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Mohamed Tuaima Psicologo Psicoterapeuta e Presidente dell'Associazione SCH Gaza per la cura delle persone con disabilità nella Striscia di Gaza Mario Landi - Direttore UFC Salute Mentale dell'Infanzia e Adolescenza, Firenze, AUSL Toscana Centro. Mohamed Abushawish - Psicologo. Filippo Alderghi - Psicologo Psicoterapeuta UFC Salute Mentale dell'Infanzia e Adolescenza, AUSL Toscana Centro. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Marianna Scollo Abeti - Psicologa Psicoterapeuta AOU Meyer IRCCS. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Foto Paolo Mazzinghi Paolo Mazzinghi
December 18, 2025
Pressenza
Il progetto “Ponte da donne per donne” a sostegno delle pazienti oncologiche in Kurdistan
È stato presentato oggi a Viareggio il progetto “Ponte da donne per donne”, promosso da Udik in collaborazione con la Regione Toscana e l’associazione L’Uovo di Colombo. L’iniziativa è dedicata al sostegno delle donne colpite da tumore al seno, con particolare attenzione alle pazienti mastectomizzate in Kurdistan, dove Udik opera da due anni in risposta alle richieste arrivate dalle dottoresse Susan e Raman del Centro Oncologico di Erbil. Le necessità più urgenti riguardano la fornitura di reggiseni post-operatori, corsi di prevenzione, supporto psicologico e programmi di riabilitazione. Grazie alla collaborazione con l’azienda Amoena di Milano, ai contributi delle associate e degli associati e al sostegno dello SPI CGIL Metropolitano di Venezia, della CISL Venezia e dello SPI CGIL Emilia-Romagna, Udik è riuscita finora a organizzare due spedizioni. I materiali sono stati distribuiti dalle dottoresse referenti e dall’associazione Chatr di Kirkuk. L’organizzazione è stata inoltre contattata dalla Mezzaluna Rossa Kurda per supportare il reparto oncologico dell’Ospedale di oncologia e talassemia di Qamishli: a dicembre è prevista una nuova consegna di reggiseni destinati al centro clinico locale. Nel frattempo sono arrivate in Italia due donne kurde selezionate da Kurdistan Save the Children, che ha anche messo a disposizione gli spazi del proprio Centro Giovanile per l’avvio di un laboratorio di cucito. Entro la fine del mese, dopo una formazione dedicata, Udik acquisterà due macchine da cucire: i reggiseni prodotti saranno distribuiti gratuitamente alle strutture sanitarie e direttamente alle pazienti in Kurdistan e in Iraq, senza distinzione di etnia o religione. Il progetto prevede inoltre la formazione di altre donne per rendere autonome ulteriori realtà locali. La Regione Toscana ha finanziato parte dell’iniziativa, mentre la restante quota è coperta da Udik tramite autofinanziamento e raccolte fondi. Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, Claudia Dinelli della Segreteria delle Donne Democratiche della Toscana, Anna Graziani l’assessora del Comune di Camaiore, rappresentanti di associazioni e numerose cittadine. Le due donne kurde resteranno in Italia fino al 14 dicembre. Il sostegno alle pazienti oncologiche non si ferma però qui. Udik ha costituito un’équipe di Medici e specialisti in oncologia e tumore al seno, come psico oncologa, e terapisti riabilitativi, coordinata dalla Rita Molinaro, in vista di una missione in Kurdistan. La partenza, prevista per giugno, era stata rinviata a causa della chiusura dello spazio aereo seguita ai 12 giorni di conflitto tra Iran e Israele. L’obiettivo è avviare la missione nei primi mesi del nuovo anno. Infine, grazie alla collaborazione con la Fondazione AVAPO, il materiale informativo sulla corretta alimentazione per le donne oncologiche sarà tradotto in lingua kurda e distribuito nei principali centri oncologici della regione. Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
November 15, 2025
Pressenza
Il Parco Nazionale Foreste Casentinesi assediato dall’industrializzazione eolica: nuovo mega impianto industriale nel Comune di Londa
Un nuovo impianto industriale mega eolico proposto dalla Società Hergo Renewables incombe sul Comune di Londa: Londa, niente meno che Porta di accesso al Parco Nazionale Foreste Casentinesi e Montagna Fiorentina insieme al Comune di San Godenzo! La Coalizione ambientale TESS, 130 Associazioni e Comitati, tra cui i Comitati riuniti del Mugello Valdisieve, ha chiesto il 26 agosto al Sindaco di Londa, Tommaso Cuoretti, un Incontro informativo e un’assemblea pubblica per confrontarsi con la cittadinanza in merito al progetto. Il 28 agosto il Sindaco con un post sulla pagina del Comune ha informato la popolazione dell’esistenza di un progetto di impianto industriale eolico nel Comune di Londa. Il 9 settembre il Sindaco ha risposto alla Coalizione ambientale Tess comunicando che sarebbe stata indetta prossimamente un’Assemblea pubblica con la cittadinanza per esporre il progetto. Al primo ottobre non sono ancora pervenuti da parte del Sindaco la data e il luogo dell’Assemblea pubblica. La Coalizione ambientale TESS chiede che si informi la popolazione riguardo al Progetto prima che si addivenga a decisioni, dato che il progetto sta seguendo il suo normale iter e il confronto aperto con la cittadinanza è importante e necessario. Il silenzio del Sindaco dalla primavera ad oggi allarma la popolazione, preoccupa tutti coloro che hanno a cuore la vocazione naturalistica, economica e turistica del Comune di Londa, che non merita di essere svalutata, degradata o sottoposta ad espropri. Il 20 settembre scorso, appena 10 giorni fa, la Coalizione ambientale TESS ha organizzato un Convegno a Castagno d’Andrea, San Godenzo, FI, sulle criticità dell’eolico sull’Appennino che ha avuto risonanza mediatica e grande partecipazione di pubblico, con la presenza di noti relatori esperti di biodiversità, di boschi, di acqua, sentieristica e dissesto idrogeologico. La materia è quanto mai attuale e complessa. Se i territori andranno incontro a destinazione industriale, le modifiche saranno irreversibili e irripristinabili. Interessante osservare poi come si sia scelto per la presentazione della documentazione del progetto proprio il mese di agosto a uffici in genere sottodimensionati per il personale in ferie, documentazione la cui presa di visione richiede operazione complessa tempo e impiego di numerose e specifiche competenze per segnalare le parti incomplete o mancanti. Entro un mese e mezzo al Comune di Londa, interessato al posizionamento delle torri eoliche, e a tutte le Amministrazioni coinvolte, arriveranno le integrazioni al Progetto su cui esprimere parere tecnico giuridico. Un passaggio fondamentale prima della pubblicazione progetto da parte della Regione Toscana. L’iter prevede infatti dopo pochi mesi la pubblicazione del Progetto sul sito della Regione Toscana e la possibilità di fare osservazioni in uno spazio circoscritto a soli 30 giorni. A tutt’oggi la popolazione del Comune di Londa, non sa nulla del Progetto di impianto industriale eolico denominato Londa, tranne forse che alle bollette dei residenti del Comune di Londa non porterà alcuna riduzione o beneficio immettendo con cavidotto l’elettricità nella rete nazionale, come si legge nei commenti al post sulla pagina del Comune e che le compensazioni, che non hanno il carattere di obbligatorietà delle royalties, non potranno mai in nessun caso compensare la qualità naturalistica dei confini del Parco Nazionale declassati e degradati per sempre a siti industriali, soggetti a implementazione numerica delle torri eoliche sia in estensione che in altezza. Nessuno leverà mai più le ampie basi di cemento, le fondazioni di ferro e acciaio, i macropali che penetrano in profondità i crinali per reggere l’enorme peso di torri eoliche che impattano visivamente su decine di Comuni anche lontanissimi. La Coalizione ambientale TESS ritiene che Londa, Comune del Parco Nazionale, non meriti, per le sue caratteristiche uniche di paesaggio e pregio naturalistico, la svalutazione di immobili, attività e produzioni e gli espropri obbligati per pubblica utilità, il taglio di ettari di foreste che tali impianti industriali implicano nei territori e che hanno ricadute negative in termini di bellezza, salute, economia locale e benessere sulle comunità che li abitano e li hanno scelti per la qualità degli ecosistemi naturali, delle produzioni locali, dei boschi, e dei sentieri che attirano turismo e costituiscono le reali condizioni per ogni possibile sviluppo futuro del Comune. Le alternative al degrado industriale dei confini del Parco nel territorio del Comune di Londa esistono, sono tutte rinnovabili, sostenibili e senza consumo di suolo, realizzabili da subito attraverso la costituzione di Comunità Energetica Rinnovabile senza soggetti di profitto, in forma Cooperativa e Associativa, dove tutti contano uno e concorrono democraticamente alla pari in merito alle scelte da esercitare in modo etico e solidale senza lucro e senza speculazione. Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione   Redazione Toscana
October 5, 2025
Pressenza
L’incontro con i bambini Saharawi per la lotta all’autodeterminazione di tutti i popoli
Oggi, 14 luglio alle ore 10.30 si è svolto l’incontro con l’amministrazione regionale presso la sede in Palazzo Strozzi Sacrati e la presentazione della mostra fotografica “I PRIGIONI” di Andrea Sawyerr, curata da Città Visibili APS. Erano presenti oltre all’autore delle foto, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, gli assessori Serena Spinelli e Alessandra Nardini, il presidente di Città Visibili Simone Bolognesi, i sindaci di Rignano e di Pontassieve, rappresentanti del comune di Rufina e di Fucecchio, oltre i rappresentanti delle associazioni Hurria, SaharwaInsieme e Comitato Selma.   Andrea Sawyerr ha spiegato che le foto rappresentano alcune persone saharawi che sono imprigionate nel deserto e cercano di uscirne fuori. Il fotografo ha poi brevemente ricordato la storia di questo popolo senza terra, costretto a fuggire dal Sahara Occidentale per rifugiarsi nella parte più inospitale del deserto del Sahara in territorio algerino. Le foto cercano di rappresentare delle scene della vita quotidiana dei saharawi e la loro grande organizzazione, nonostante le condizioni di vita.  Ha poi terminato invitando i presenti a conoscere la storia del popolo saharawi, la loro dignità, la loro perseveranza, la loro grande umanità e accoglienza.   Il presidente Giani ha ringraziato i bambini saharawi ed i rappresentanti per la partecipazione all’incontro, ricordando l’amicizia con questo popolo che dura ormai da 50 anni “perché sono una grande nazione”. Giani ha poi ricordato la recente missione a febbraio di Serena Spinelli, lo storico impegno dei comuni della Toscana, alcuni presenti all’incontro, per il supporto al popolo saharawi e l’accoglienza estiva dei bambini ed anche i patti di amicizia che molti comuni hanno stretto con le diverse Wilaya e Daira dei campi in Algeria.   L’assessora Serena Spinelli, dopo aver ringraziato il popolo saharawi e il presidente per l’accoglienza, assieme a tutte le associazioni che hanno collaborato a organizzare la bella esperienza fatta quest’anno con i 4 giorni nei campi. Ha poi ricordato la grande partecipazione delle donne al governo delle istituzioni: partecipazione da cui dovrebbero imparare i nostri paesi occidentali.   L’assessora Alessandra Nardini ha ricordato l’impegno delle associazioni, presenti e non presenti all’incontro, senza le quali non sarebbe possibile, ad esempio, l’accoglienza dei bambini: questo “è il cuore della nostra Toscana, una terra da sempre accogliente, una terra che da sempre è aperta e impegnata per i diritti dei popoli. Questa è la nostra storia, la nostra cultura, il nostro DNA. E’ quindi per noi naturale essere legati da anni a solidi patti di amicizia con il popolo saharawi, perché siamo una parte di ogni uomo che lotta per la propria autodeterminazione…  E oggi parlare di pace, parlare di autodeterminazione non ci può non far pensare alle guerre, alle azioni che continuano a insanguinare i popoli: permettetemi di ricordare oggi anche le tante sorelle, i fratelli, le bambine e i bambini palestinesi… pensiamo anche a Gaza e siamo vicini anche alla lotta per la autodeterminazione e liberazione del popolo palestinese e di tutti quei popoli che ogni giorno vedono negati i propri diritti, diritti che nel caso della Palestina e di Gaza, vengono calpestati ben prima del 7 ottobre”. Nardini conclude con l’augurio che i bambini saharawi “possano tornare a visitare la nostra terra della Toscana, le nostre belle città, i nostri meravigliosi borghi, ma lo possano fare con le proprie famiglie, da cittadine e cittadini liberi, per svago e non per obbligarci a schiudere gli occhi su quello che da anni il loro popolo sta vivendo e sta subendo”   Il gruppo si è poi trasferito a Palazzo Vecchio per l’incontro e un saluto con la sindaca Funaro e la presidente della commissione 7 per la pace, Stefania Collesei.     Paolo Mazzinghi
July 14, 2025
Pressenza
Multimage al Salone Internazionale del Libro di Torino
L’importanza delle migliaia di libri esposti al salone internazionale della fiera del libro di Torino per l’alto valore e ideale della conoscenza e del sapere che si tramandano di generazione in generazione nella storia dell’umanità. Libri che spaziano tra varie tematiche dalla pace al disarmo ora esposti al salone internazionale del libro di Torino, insieme ad altre eminenti realtà editoriali e importanti case editrici, tra cui la nostra Multimage, la casa editrice dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Multimage APS, un’associazione editoriale no-profit, mira a diffondere l’Umanesimo Universalista, valorizzando diritti umani, pace, nonviolenza, inclusione, diversità, economia solidale e spiritualità. La valenza pedagogica e culturale della scrittura e della lettura rappresentano un antidoto, un modo per fornire strumenti al fine di sviluppare anticorpi contro l’indifferenza, l’odio, l’ignoranza e quindi contro ogni forma di violenza e di razzismo. Proprio per questo motivo, momenti e eventi come il Salone internazionale del libro sono fondamentali e soprattutto è di fondamentale importanza la partecipazione di piccole, ma molto attive e creative, realtà editoriali come Multimage. Il Salone del Libro di Torino! È uno degli eventi culturali più importanti in Italia, dedicato ai libri e alla lettura. Si tiene ogni anno a Torino, solitamente a maggio, e attira migliaia di visitatori, autori e editori da tutto il mondo. È uno dei principali appuntamenti per gli amanti dei libri e della lettura. Con le Edizioni Multimage tutto questo si arricchisce di una innovativa validità e idealità e fondamentale presenza con importanti autori del mondo della Nonviolenza e del pacifismo sempre più che mai attuali in una congiuntura drammatica come quella contemporanea con la terza guerra mondiale a frammenti in prospettiva e il genocidio di Gaza e Cisgiordania in atto. Durante il Salone, a cui quest’anno parteciperà anche Multimage Edizioni, si potranno trovare tra una decina di libri delle edizioni Multimage, tra cui i saggi di Alberto L’Abate e Gianmarco Pisa, anche il nuovo saggio di impegno e attivismo di Pierpaolo Loi, dal titolo profondo e al contempo accattivante e provocatorio, “Il Dio in cui non credo”, con la mia prefazione. La mia prefazione a un libro a cui credo. Il Dio in cui non credo. Saggio del nostro amico Pierpaolo Loi. E sono felice e lusingata e entusiasta di aver contribuito a questa significativa opera autobiografica e storica e pedagogica con la mia prefazione. I Libri sono correlati e collegati da un medesimo leitmotiv, da uno stesso filo conduttore, da un coerente filo rosso che trasporta e conduce il lettore nella fascinazione della lettura e della conoscenza dal concetto di pace e nonviolenza attiva all’esigenza del disarmo nucleare, per il clima e la pace e la solidarietà tra i popoli, le genti e le minoranze. Per questo invitiamo ad andare a visitare il salone internazionale del libro di Torino e a leggere la nostra cospicua produzione che si pone l’obiettivo di aiutare e sostenere e solidarizzare con le varie realtà e comunità di impegno civile e di resistenza attiva contemporanea e di nonviolenza creativa presenti oggi nella nostra realtà nazionale e internazionale di attivismo nonviolento. Presso lo stand di Toscana Libri saranno presenti appunto alcuni libri di Multimage Edizioni: Le porte dell’arte (di Gianmarco Pisa) Vuoi fare pace (di Cassarà, Bruno, Meloni) Giovani e pace (di Alberto L’Abate) Il Samudaripen: genocidio dei rom e sinti nella Seconda guerra mondiale (a cura di Andrea Vitello) Il Dio in cui non credo (di Pierpaolo Loi) Carcere ai ribell3 (a cura di Nicoletta Salvi) La scatola dei biscotti (di Giovanni Mereghetti) Il Pelecidio (di Luca Sciacchitano) La guerra all’idrossiclorochina al tempo della Covid-19 (di Lorenzo Poli) Erbe di casa (di Emanuela Annetta). Sostiene Pierpaolo Loi, autore importante di Multimage: “Grazie a Laura Tussi per la prefazione alla mia raccolta di scritti dal titolo “IL DIO IN CUI NON CREDO. Alla scuola di Oscar Arnulfo Romero martire per la giustizia la nonviolenza la pace”, Multimage 2025. Ringrazio la Multimage, la casa editrice dei diritti umani, per la fiducia accordatami e per l’accurato lavoro editoriale.  Il libro sarà presente, insieme ad altri volumi della Multimage, al Salone del libro di Torino, stand Regione Toscana, dal 9 al 13 maggio. […] La prefazione – per l’impegno encomiabile di Laura Tussi – è stata pubblicata su diversi organi di informazione. La potete leggere anche sul portale Unimondo oltre che su vari siti web”. È un’occasione perfetta per scoprire nuovi autori, acquistare libri e vivere l’atmosfera culturale della città. Sei un appassionato di letture? Durante il Salone, si potranno trovare Stand di editori e librerie con le ultime novità e bestseller e interagire con incontri con autori e dibattiti su temi attuali tramite presentazioni di libri e workshop per adulti e bambini e mostre e installazioni artistiche ispirate ai libri. Il Salone del Libro di Torino è un’occasione unica per approfondire e aprire i nostri orizzonti culturali e letterari. Se siamo appassionati di libri, il Salone del Libro di Torino è un evento che non si può perdere! Laura Tussi
May 7, 2025
Pressenza
Maxi eolico Badia del Vento: la Toscana non può devastare il Montefeltro
La posizione della Regione Toscana di approvare il maxi impianto eolico denominato Badia del Vento, con impatto devastante sulla Valmarecchia e sulle Marche, è un atto di prevaricazione che non possiamo accettare. Le recenti reazioni dell’Emilia Romagna e del suo Presidente Michele De Pascale nei confronti del Presidente della Toscana Eugenio Giani e dell’Assessore all’Ambiente Monia Monni, sono un chiaro segnale di quanto questa scelta sia inammissibile sotto ogni punto di vista. La Valmarecchia, un territorio di grande valore ecologico e paesaggistico, rischia di essere devastata: boschi abbattuti, sbancamenti dei crinali, trivellazioni profonde, infrastrutture invasive e tonnellate di cemento armato per sostenere gigantesche torri eoliche di 180 metri che sarebbero oltretutto impiantate in zone prospicienti dissesti. Il Prof. Gian Battista Vai, geologo e già direttore del Museo Geologico dell’Università Alma Mater di Bologna, nell’ambito di questo procedimento aveva evidenziato che «le stesse ditte proponenti presentano i loro progetto con aerogeneratori di enormi proporzioni, con vaste aree di fondazione che andrebbero ad insistere su un territorio tra i più franosi d’Italia e tra i più inadatti a ospitare infrastrutture, soprattutto di grande peso e dimensioni, che necessitano di fondazioni profonde che, a loro volta, vanno ad attivare o riattivare piani di scivolamento e di distacco». Non è accettabile voler realizzare impianti di energia a fonti rinnovabili ad ogni costo, ovunque e comunque, senza il rispetto delle regole! L’Italia contribuisce per lo 0,71% alle emissioni globali e il settore dell’industria delle energie rinnovabili riceve miliardi di incentivi, puntualmente scaricati sulle bollette dei cittadini e delle imprese. È vero, ciascuno deve fare la propria parte per la lotta al cambiamento climatico e le rinnovabili sono necessarie, ma devono essere sviluppate nelle aree già urbanizzate come certificato da ISPRA e non in territori di grande valore ambientale e paesaggistico come l’alta Valmarecchia foraggiando l’industria del settore energetico. L’abbattimento di boschi di altissimo pregio necessario per installare queste enormi pale con tutto il loro indotto, non solo è un insulto al buon senso, ma è un totale controsenso rispetto agli obiettivi delle cosiddette fonti rinnovabili che dovrebbero contenere le emissioni. In ambito procedurale, inoltre, devono essere chiariti alcuni aspetti relativi all’iter autorizzativo. La richiesta di superare la Valutazione di Incidenza negativa sulle aree naturali protette attraverso misure compensative, è stata pubblicata dalla Regione Toscana ad un anno di distanza dalla trasmissione al proponente, dopo ripetuti solleciti e accessi agli atti da parte del Comune di Casteldelci e di alcune associazioni che hanno evidenziato, tra l’altro, potenziali situazioni di conflitti di interesse. Anche il comportamento del Comune di Badia Tedalda (AR), che ha voluto fin dall’inizio questo impianto, desta forti perplessità per il fatto di aver sottoscritto con il Proponente un accordo con l’impegno di rilasciare tutte le autorizzazioni a fronte di misure compensative di tipo economico, ancor prima di aver eseguito le necessarie valutazioni tecniche e ambientali. Infine la secretazione dello studio anemologico desta dubbi sulla trasparenza della procedura amministrativa. Risulta infatti che la Regione Toscana abbia negato l’accesso agli atti da parte di Italia Nostra Valmarecchia sullo studio di ventosità del crinale, dando seguito alla volontà del proponente di non rilevare dati che invece dovevano essere resi pubblici anche a fronte di osservazioni secondo cui il vento nei nostri Appennini ha una forza nettamente inferiore rispetto ai paesi del nord Europa. La Regione Toscana dovrà fornire diverse spiegazioni sul proprio operato, anche per le proprie istruttorie tecniche in procedimenti che riguardano zone toscane dello stesso valore ambientale e paesaggistico che portano puntualmente alla bocciatura degli impianti, mentre per Badia del Vento, il maxi eolico in faccia alla Romagna e alle Marche, si deve per forza autorizzare e andare avanti. TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) www.coalizionetess.com Redazione Toscana
May 2, 2025
Pressenza