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VENEZUELA: ALMENO 40 MORTI NELL’AGGRESSIONE MILITARE USA. TRUMP MINACCIA MEZZO CONTINENTE AMERICANO
Almeno 40 morti, tra militari e civili, è il primo bilancio parziale dell’aggressione militare Usa contro il Venezuela di sabato 3 gennaio 2025. Un assalto militare che ha pochi precedenti nei tempi moderni, quello contro il Venezuela ordinato da Trump, per rapire il presidente Nicolas Maduro e la moglie, Cilia Flores, caricarli su una nave militare Usa e processarli negli Stati Uniti (con quali garanzie e quale autorità non è dato sapere…) per “narcotraffico e terrorismo”. Maduro e Flores sono arrivati effettivamente a New York e, scesi dalla nave da guerra Uss Iwo Jima, deportati al Metropolitan Detention Center, carcere federale di Brooklyn. Intanto, dopo gli attacchi terroristici della notte del 3 gennaio, non ci sono stati ulteriori sviluppi, almeno pubblici. Per ora. “Siamo pronti a un nuovo attacco”, annuncia il tycoon promettendo che gli Usa “gestiranno Caracas fino alla transizione”, mettendo le mani sul petrolio e le altre imponenti risorse naturali del Venezuela. Non solo questo, però; i raid Usa mandano un messaggio lampante a tutti gli altri Paesi, a partire da quelli del SudAmerica, non ancora allineati alla dottrina neocoloniale e imperiale Usa; da Trump minacce dirette sono andate, in ordine sparso, a Cuba, Colombia, Brasile, Messico e pure…il Canada, tutti accusati a vario livello di “narcotraffico”. Su questo, dal Messico, Paese simbolo dei disastri causati nei decenni dalle varie “guerre alla droga”, la corrispondenza con Andrea Cegna, nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino dedicata al SudAmerica. Ascolta o scarica Sul fronte del futuro del Venezuela, dall’estero si fa sentire -‘è arrivata l’ora della libertà’, le sue parole – la premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione fascista e golpista Maria Corina Machado, che si dice “pronta a governare”. Trump però la scarica subito: ‘non ha il sostegno necessario’. La Casa Bianca guarda quindi prima a cosa accadrà a Caracas, dove la situazione è in evoluzione. A muoversi per prima la Corte Suprema,che ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dandole così mandato di rispondere all’attacco Usa e delineare il futuro della stessa Repubblica Bolivariana e più in generale del Venezuela, di cui discuterà lunedì 5 gennaio anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a cui Caracas si era appellata fin dalle ore successive dell’aggressione militare Usa. Su Radio Onda d’Urto l’analisi di Rodrigo Andrea Rivas, ex esule politico cileno in Italia, giornalista, saggista, economista e profondo conoscitore della realtà politica sudamericana. Ascolta o scarica
AMERICHE: GLI USA ATTACCANO IL VENEZUELA. RAID SULLA CAPITALE CARACAS
Attacco militare Usa contro il Venezuela. Nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026 raid di Washington hanno squarciato il cielo di Caracas e di altre regioni del Paese caraibico, al centro ormai dall’estate 2025 delle mire espansionistiche di Trump, con continui attacchi nei mari antistanti il Venezuela (e un centinaio di vittime), che la Casa Bianca ha genericamente definito come (presunti) “narcotrafficanti”. Ora l’accelerazione bellica anche dentro il territorio venezuelano, con attacchi che colpiscono infrastrutture militari in particolare attorno e dentro Caracas, oltre a zone fortemente simboliche – e senza nessun risvolto militare – del potere bolivariano, come il mausoleo dove riposano le spoglie di Hugo Chavez. In una nota, Maduro parla di “gravissima aggressione militare Usa” in “siti civili e militari nella città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”. Sempre secondo la dichiarazione riportata da Tele Sur, “lo scopo dell’aggressione è l’appropriazione delle risorse strategiche del Venezuela. L’obiettivo non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. E ancora: “il presidente Maduro ha attivato tutti i piani di difesa nazionale e ha ordinato l’attuazione del decreto che dichiara lo stato di turbativa esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata”, anche se – al momento – non ci sono risposte della contraerea venezuelana all’attacco Usa, ancora in divenire. Su Radio Onda d’Urto un primo commento (ore 10 del mattino) con Andrea Muratore, analista di scenari geopolitici e collaboratore di Inside Over.  Ascolta o scarica   ITALIA – In Italia, Rete dei Comunisti, Osa e Cambiare Rotta annunciano per lunedì 5 gennaio una giornata di mobilitazione nazionale “contro l’aggressione militare Usa al Venezuela e con i popoli della Repubblica Bolivariana”. Qui il comunicato, diffuso da Contropiano.org 
CAMPAGNA ABBONAMENTI: TRASMISSIONI D’ARCHIVIO PER I PRIMI 40 ANNI DI RADIO ONDA D’URTO
Campagna Abbonamenti di Radio Onda d’Urto: 1985 – 2025! Per i primi 40 anni della Radio, da lunedì 15 a sabato 20 dicembre 2025 la programmazione quotidiana sarà dedicata in buona parte alla Campagna Abbonamenti della nostra e vostra emittente. Dentro lo Spazio Approfondimenti, dalle ore 11.10 a mezzogiorno e dalle ore 17.40 alle ore 18.45 riprenderemo file storici dai nostri archivi, per ripercorrere e attualizzare assieme il nostro percorso di lotta e di informazione dal basso, senza un secondo di pubblicità. Lunedì 15 dicembre – pomeriggio: Lunedì 15 dicembre – mattina: antifascismo. 5 novembre 19888: il dirigente del Movimento sociale italiano, il fascista Pino Rauti tiene un comizio al Quadriportico di Piazza Vittoria il 5 novembre. La Brescia antifascista non tollera che a pochi passi da Piazza Loggia ci sia un raduno dell’ MSI e con la pratica dell’antifascismo militante cerca di impedirlo.  Ascolta o scarica   ABBONATI! – Abbonarsi a Radio Onda d’Urto significa versare una sottoscrizione mensile di 8 euro – o più – alla nostra emittente (per un totale di almeno 96 euro all’anno) attraverso diverse modalità. Abbonarsi a Radio Onda d’Urto è fondamentale per la Radio. La nostra emittente non ha introiti pubblicitari e può vivere solo attraverso l’autofinanziamento che garantisce una totale autonomia di pensiero e di azione, coprendo le (ingenti) spese di gestione di una Radio che trasmette informazione indipendente e libera 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, in FM, DAB, digitale terrestre, streaming e app gratuita. Come puoi abbonarti? * * Contanti  nei nostri studi radiofonici di via Luzzago, 2/b a Brescia, nei giorni feriali dalle 7 alle 19, il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 , la domenica (o festivi) dalle 9 alle 12. * Con una contribuzione postale tramite bollettino. * In banca, anche tramite modulo Sepa/ex Rid. * Direttamente online su PayPal all’indirizzo ufficio@radiondadurto.org * con sottoscrizione IBAN tramite: CONTO CORRENTE BANCARIO intestato a RADIO ONDA D’URTO ODV presso BANCA POPOLARE ETICA – IBAN: IT54Y0501811200000011007481 Tutte le informazioni dettagliate le trovi qui!
BRESCIA: IN MILLE AL CSA MAGAZZINO 47 PER RICORDARE, IN MUSICA, IL NOSTRO JEAN LUC STOTE
Almeno un migliaio di persone ha attraversato, domenica 7 dicembre 2025, il centro sociale Magazzino 47 di Brescia per il Pop Club in versione extralarge per Jean Luc Stote, storico redattore di Radio Onda d’Urto, scomparso lo scorso 30 settembre, Dal pomeriggio fino a tarda serata oltre una ventina di gruppi, musiciste e musicisti sul palco del centro sociale di Brescia tra tanti concerti live, aneddoti, ricordi e pensieri per e con il nostro Jean. Il modo migliore, crediamo, per non disperdere lo straordinario patrimonio di idee, relazioni e legami che Jean Luc Stote è riuscito a creare, in 20 anni da responsabile delle trasmissioni musicali di Radio Onda d’Urto, e altri anni da redattore e collaboratore. Per rivedere la lunga diretta, 9 ore, di Radio Onda d’Urto puoi cliccare qui. Di seguito, il video e audio della giornata.  
POP CLUB PER JEAN-LUC STOTE: DOMENICA APPUNTAMENTO AL MAGAZZINO 47. LA CONFERENZA STAMPA
Pop Club per Jean-Luc Stote: domenica 7 dicembre al centro sociale Magazzino 47 di via Industriale 10, a Brescia. Conferenza stampa di presentazione dell’appuntamento di domenica, dalle ore 15 alle ore 22, con la versione extralarge del Pop Club, una delle tante creazioni di Jean-Luc Stote, storico redattore della Radio, scomparso il 30 settembre. Una giornata, quella al Magazzino 47, per ricordare assieme Jean-Luc nel modo che, crediamo, avrebbe preferito. Sul palco oltre 20 tra band, artiste-i, tra musica dal vivo, bar e cucina, aneddoti, immagini, racconti su e per il nostro Jean, che – ricordava sempre – “per non morire deficienti…bisogna uscire la sera”. Dalla conferenza stampa: * Michele, della redazione informativa di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. * Laura, della redazione musicale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. * Simone, della redazione musicale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. Di seguito la line-up della giornata:  15:00 – 15:20 Ailex 15:20 – 15:40 Starship Collective 15:40 – 16:00 Cek Franceschetti 16:00 – 16:20 Noalter band 16:20 – 16:40 Laura Sirani 16:40 – 17:10 Bonebreakers/Gangsters 17:10 – 17:30 Ettore Giuradei 17:30 – 17:50 Hellfred & Riverjumpers 17:50 – 18:10 Gab De La Vega & the open cages 18:10 – 18:30 Ovlov 18:30 – 18:50 Andrea Van Cleef & The Blackjacks 18:50 – 19:10 Ottavia Brown 19:10 – 19:30 Jet Set Roger 19:30 – 20:00 Grande Orchestra del Disastro 20:00 – 20:20 Ducoli – Gaffurini duo 20:20 – 20:40 Garrapateros 20:40 – 21:00 Claudia is on the sofa 21:00 – 21:20 The Great Inferno 21:20 – 21:40 Giovani al doppio gin 21:40 – 22:00 Sipolo 22:00 – end Putan Club #jeanlucstote
NASCE IL COMITATO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI MARWAN BARGHOUTI E DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI NELLE CARCERI ISRAELIANE
In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, sabato 29 novembre prende avvio anche in Italia la Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri militari israeliane, tra cui minori, operatori sanitari, giornalisti, donne e persone con disabilità. Organizzazioni della società civile italiane, impegnate nella tutela dei diritti umani e nel rispetto del diritto internazionale, hanno aderito alla mobilitazione globale istituendo un Comitato Nazionale per garantire un’azione coordinata sul territorio. La campagna si propone di promuovere iniziative pubbliche finalizzate a chiedere: 1. la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, 2. la liberazione del leader politico palestinese Marwan Barghouti, 3. la chiusura dei centri di tortura israeliani, 4. la tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti, 5. il rispetto della Terza e la Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e il diritto internazionale umanitario, 6. l’accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) alle carceri e ai detenuti palestinesi in Israele. Si invitano associazioni, reti e realtà locali ad aderire alla campagna e coordinarsi per promuovere iniziative territoriali a partire dal 29 novembre e durante tutto il periodo della campagna. La liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi rappresenta un passo essenziale verso un percorso di giustizia, pace e libertà. PER INFORMAZIONI E ADESIONI: freemarwanitalia@proton.me Su Radio Onda d’Urto intervista a Simonetta Rossi, del Comitato nazionale Free Marwan Barghouti. Ascolta o scarica.
“LATINOAMERICA”: PRESIDENZIALI IN CILE E REFERENDUM IN ECUADOR. LA PUNTATA DI LUNEDI’ 17 NOVEMBRE 2025
LatinoAmerica è la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. Ogni due settimane, 30 minuti in volo libero e ribelle…tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia. 30 minuti su Radio Onda d’Urto, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”: appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 17 novembre 2025 ci porta in Cile ed Ecuador. * Cile: al primo turno, domenica 16 novembre, delle elezioni presidenziali la candidata del Partito Comunista, Jeannette Jara, ottiene il 26,85% ed è al primo posto. Non è però un buon risultato, anzi: l’unica candidata non esplicitamente di destra si ferma ben al di sotto del 30%, considerato il livello minimo per pensare concretamente a vincere il ballottaggio. Le destre, divise in tre candidati, sono sopra il 50%, sommando i loro consensi. Al ballottaggio ci sarà l’estremista di destra, esplicito nostalgico di Pinochet e nemico dichiarato di donne, poveri e migranti, Kast, del (cosiddetto) Partito Repubblicano col 23,92% delle preferenze. * Ecuador: anche qui si è votato, domenica 16 novembre, per 4 referendum presentati dal presidente conservatore Noboa. A sorpresa, elettori ed elettrici hanno sonoramente cassato i quattro quesiti, a partire da quello sull’abrogazione della legge che vieta la costruzione di basi militari straniere (cioè Usa) nel Paese. Bocciati anche i quesiti sull’eliminazione dei finanziamenti ai partiti, la riduzione del numero dei parlamentari e la nascita di un’Assemblea costituente, per piegare l’attuale Costituzione in vigore a Quito in senso più nazionalista, estrattivista e iper-capitalista. Di Cile ed Ecuador parliamo con Rodrigo Andrea Rivas, compagno cileno, esule in Italia dopo il colpo di Stato di Pinochet e da allora giornalista e attento osservatore e analista di questioni sudamericane. Ascolta LatinoAmerica di lunedì 17 novembre. Ascolta o scarica.
MESOPOTAMIA: RESOCONTO CON COMPAGNE-I DI RIENTRO DAL ROJAVA, SIRIA DEL NORD E DELL’EST
Nuova puntata, su Radio Onda d’Urto, per Mesopotamia – Notizie dal Vicino Oriente, ogni quattro venerdì, alle ore 18.45, dentro il ciclo “Cassetta degli Attrezzi” (in replica il lunedì successivo, alle ore 6.30 del mattino) La puntata di venerdì 7 novembre 2025 è tutta dedicata a un resoconto con compagne e compagni appena rientrati dal Rojava, i territori dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est. Tra loro anche inviate e inviati della Redazione di Radio Onda d’Urto, che nelle scorse settimane avevano già realizzato due reportage; * la prima corrispondenza, del 10 ottobre, relativa alle mobilitazioni del 8 ottobre in 15 città dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan, al grido di “non puoi spegnere il nostro sole” e “non c’è vita senza leader”. *  la seconda corrispondenza, del 22 ottobre, era invece relativa agli “Stadi della Rivoluzione”. Nella conversazione in studio del 7 novembre, ci concentriamo invece su come si sta declinando in Siria del Nord e dell’Est il processo aperto dallo storico Appello di Ocalan del febbraio 2025, oltre alle relazioni tra movimento di liberazione curdo (ma non solo) e il neo”governo” al potere a Damasco, quello di Al Jolani. In chiusura, cerchiamo invece di fare il punto sulle conquiste già ottenute e sulle sfide ancora aperte per l’esperienza rivoluzionaria del Rojava, in corso dal 2012. Ascolta Mesopotamia – Notizie dal Vicino Oriente di venerdì 7 novembre 2025. Ascolta o scarica  
MOVIMENTO DI LIBERAZIONE CURDO: “RITIRIAMO LE NOSTRE UNITA’ MILITARI DALLA TURCHIA. ORA ANKARA COMPIA I SUOI PASSI”
Nuova, storica mossa del Movimento di liberazione del Kurdistan; “ritiriamo le nostre unità combattenti dal territorio dello Stato turco. Siamo impegnati a rispettare le risoluzioni del XII Congresso (quello di maggio 2025, con lo scioglimento del PKK nelle forme attuali, ndRodu) e decisi a metterle in pratica. Affinché queste risoluzioni possano essere attuate, è necessario adottare determinati approcci legali e politici e rispettare le necessità del processo.” In una conferenza stampa a Qandil, quartier generale sulle montagne del Kurdistan iracheno, un gruppo di combattenti delle Forze di Difesa del Popolo (le HPG) e delle Unità Femminili Libere (YJA Star), ha fisicamente lasciato il territorio dello Stato turco e si è attestato, in attesa di nuovi sviluppi, nelle aree controllate dalla guerriglia sulle montagne del nord-Iraq. A comunicare il ritiro la voce di Sabri Ok, del comitato esecutivo del KCK (Unione delle comunità del Kurdistan), in conferenza stampa di Qandil. Al suo fianco c’erano 25 guerrigliere-i, tra cui Vejîn Dersîm, delle YJA Star (Unità femminili libere) e Devrîm Palu, del Consiglio di Comando delle HPG, giunti dal Kurdistan turco a quello iracheno. Il Movimento di liberazione del Kurdistan ha quindi annunciato di “aver avviato il processo di ritiro di tutte le forze di guerriglia dalla Turchia alle Zone di Difesa di Medya (Kurdistan iracheno), al fine di far avanzare il processo di Pace e Società Democratica alla seconda fase. La dichiarazione di domenica 26 ottobre sottolinea la necessità di adottare senza indugio approcci politici e legali e invitiamo l’intera popolazione a mobilitarsi” in tal senso. La mossa di Qandil rappresenta una nuova ricaduta pratica e politica che segue “L’appello per la pace e per una società democratica” diffuso a febbraio da, Abdullah Ocalan, tutt’ora rinchiuso dallo Stato turco nell’isola-carcere di Imrali. Un appello a cui è seguito, a maggio, il 12esimo congresso del PKK, quello dello scioglimento, inteso come “non una fine, ma un nuovo inizio”, secondo le parole di Duran Kalkan, membro del Comitato esecutivo del PKK. Come leggere la mossa di Qandil dentro l’attuale quadro del Movimento di liberazione curdo? E quali sono le risposte interne al Movimento e quelle esterne (ossia dello Stato turco) di fronte all’Appello di Ocalan? Radio Onda d’Urto ne ha parlato con redattori-trici della nostra emittente, che attualmente si trovano inviate-i in Rojava, la Siria del Nord e dell’Est, territori sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma rivoluzionaria, ispirata dai principi del confederalismo democratico elaborato da Ocalan. Ascolta o scarica   (immagine tratta da qui)