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IRAN: ANCORA BOMBE USA SUL PAESE. IL PUNTO CON FARIAN SABAHI
Gli Usa attaccano l’Iran. Il Pentagono parla di 80 raid, in particolare nei dintorni di Hormuz, oltre a basi militari e impianti petrolieri nel sud, in “risposta alle azioni di Teheran contro le navi in transito nello Stretto”, citando 3 imbarcazioni colpite negli ultimi giorni. Dopo il primo round di attacchi della notte, in mattinata si segnalano altri attacchi nel sudovest, in Khuzestan, sono state colpite in mattinata dagli Usa: sono Hamidieh e i due porti di Mahshahr ed Imam. Droni in azione pure nel Bushehr, compresa una base militare a Dashti e una a Chaghadak. “Per me la tregua potrebbe essere finita”, dice da Ankara – sede del vertice Nato che si chiude oggi – Trump commentando l’attacco, per poi aggiungersi, con la solita modalità da spaccone: “L’Iran è malato e bugiardo. Se i negoziatori vogliono continuare a parlare lo facciano… ma a me loro non piacciono, sono un cancro”. Dietro gli attacchi, i più estesi dalla firma del fragile accordo, c’è però tanto altro oltre a Hormuz, a partire dalle differenze abissali che permangono al tavolo negoziale. Una stagnazione che Trump ha provato a spezzare – ancora una volta – con le bombe, fatte cadere copiose sull’Iran, non casualmente nelle ore in cui si avvia l’iter di tumulazione della guida suprema Khamenei, ammazzato da Tel Aviv e Washington a febbraio, all’inizio di un’aggressione militare mai davvero chiusa. Dal canto proprio l’Iran annuncia la morte di un proprio militare della Marina e parla di “palese violazione del memorandum di intesa”. Raid di risposta contro le basi Usa in Bahrain e Kuwait. Per il capo negoziatore Ghalibaf, “l’era del bullismo e dell’estorsione è finita. Non ci pieghiamo di fronte a gravi violazione degli accordi, compresa la reintroduzione delle sanzioni sul petrolio” disposta da Trump. Risultato immediato: schizza in alto la speculazione, con petrolio e gas al +6%. L’intervista a Farian Sabahi, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, Visiting Senior Fellow presso il Dipartimento di Storia della London School of Economics e autrice di numerosi volumi dedicati all’Iran, alla sua storia e alla sua politica. Ascolta o scarica
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
RADIO AFRICA: I DRONI “ROMPONO IL MONOPOLIO STATALE DEI CONFLITTI”, ANCHE IN SUDAN
In questa puntata ci focalizziamo sull’uso dei droni, che è sempre più diffuso all’interno dei conflitti che interessano anche il continente africano. Il giornalista Andrea Spinelli Barrile, co-fondatore della testata giornalista Slow-News.com, firma del quotidiano Il Manifesto e di Africa rivista, ci illustra come i droni a basso costo hanno spezzato il monopolio aereo degli Stati, ridefinendo di fatto gli equilibri tra eserciti regolari e gruppi armati. I droni al centro anche del conflitto in Sudan sul quale torniamo con il direttore di Africa Rivista Marco Trovato, che ha realizzato un’inchiesta intitolata “Sudan, la guerra invisibile – reportage sui monti Nuba”. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 18 giugno alle ore 18.45 e in replica venerdì 19 giugno, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
June 18, 2026
Radio Onda d`Urto
L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano
Abstract Il presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e [...]
June 1, 2026
Effimera
TORNA L’EBOLA NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, TRA CONFLITTO PERMANENTE E CAOS POLITICO
Sono già novantuno i morti accertati e oltre trecento i casi sospetti addebitati ad un nuovo ceppo del virus Ebola che torna nella Repubblica Democratica del Congo per la diciassettesima volta dal 1976. “Non è pandemia, ma si diffonde in fretta” informano i vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno lanciato l’allarme. Il direttore generale dell’organizzazione internazionale basata a Ginevra Tedros Adhanom Ghebreyesus ha puntualizzato che “esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Data la situazione potenzialmente esplosiva, le frontiere tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, sono già state chiuse.  Il virus sarebbe partito dall’Uganda mietendo due vittime, per poi diffondersi nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro attuale dei casi segnalati, in particolare nel capoluogo Bunia. Due morti sono stati registrati anche nelle province del Nord e Sud Kivu. Come raccontato ai nostri microfoni da Leopoldo Rebellato, attivo nell’est del paese dagli anni ottanta, si tratta di territori dove le comunicazioni sono complesse, dato che “la rete internet è scadente o inesistente” e in pochi dispongono di una radio. A questo si aggiunge una “guerra sempre in atto” per la gestione del potere e delle immense risorse naturali presenti nel sottosuolo. Ad esempio “a Kavumu, nel Sud Kivu, pochi giorni fa ci sono stati 460 militari uccisi”. Il problema della mancanza di strutture sanitarie adeguate per la gestione del virus e l’assenza di infrastrutture per i laboratori mobili che “sarebbero necessari” anche per registrare i contagi, confermano l’incertezza delle autorità sui dati. Autorità che nell’Ituri rispondono al potere centrale di Kinshasa, ma che in Nord e Sud Kivu sono rappresentate dai ribelli filoruandesi dell’M23, “uno stato nello stato, un bubbone”. Il virus in questione è il Bundibugyo, provoca sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola. Si diffonde attraverso gli scambi di fluidi corporei da persona a persona o con il contatto con il sangue di una persona infetta. Non esistono attualmente vaccini per far fronte a questo ceppo del virus. Negli ultimi cinquant’anni Ebola ha ucciso oltre 15 mila persone in tutto il continente. Il punto con Leopoldo Rebellato, presidente dell’associazione Incontro fra i Popoli. Ascolta o scarica  
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto
Piacenza. Processo politico contro le lotte operaie
Il pm della procura di Piacenza Emanuela Podda ha chiesto il rinvio a giudizio contro sette sindacalisti appartenenti all’Usb e al Si Cobas accusati di associazione per delinquere finalizzata alla violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio, interruzione di pubblico servizio. Nel 2022 otto sindacalisti vennero arrestati e un centinaio di lavoratori denunciati. I sette […] L'articolo Piacenza. Processo politico contro le lotte operaie su Contropiano.
May 17, 2026
Contropiano
Daddy issues http://storieinmovimento.org/2026/05/12/daddy-issues/?pk_campaign=feed&pk_kwd=daddy-issues #storiadellamedicina #ordinecoloniale #storiadellavoro #ordinepubblico #paternalismo #cooptazione #conflitto #medicina #Zapruder #turismo #welfare #lavoro #potere #Blog #cura
Daddy issues
Nel numero 69 osserviamo una modalità del potere che si mostra affabile, amichevole, familiare, persino amorevole: il paternalismo. L'articolo Daddy issues sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
Primo Maggio: Pasqua dei lavoratori
Memorie e riflessioni di Bruno Lai, Franco Astengo e Saverio Pipitone. Primo Maggio, Festa dei Lavoratori. – di BRUNO LAI Il 1° maggio è una delle ventidue date significative scelte da Alessandro Portelli nel suo Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani (Donzelli, 2017). Questa voce è scritta da Cesare Bermani, da cui traggo diversi spunti.