Tra la foresta e il mare: la ricerca di una vita migliore
VIAN MIRZA
PARTE PRIMA: IL VIAGGIO NELLA FORESTA
Fotografia tratta dal rapporto Brutal Barriers
Il momento in cui decisi di lasciare tutto, tutto ciò che avevo conosciuto nella
mia vita, fu un punto di svolta. Non fu una decisione facile; era una scommessa
sulla vita stessa.
Avevo solo due opzioni: arrendermi alla dura realtà in cui vivevo oppure cercare
un’altra vita, una vita che potesse essere migliore o, forse, una che avrebbe
potuto condurmi alla morte.
Scegliere di partire fu difficile, ma inevitabile di fronte alla realtà crudele
che mi circondava. La vita che conducevo era priva di speranza, come se fossi
intrappolato in un ciclo infinito senza alcun segno di una nuova alba.
Per questo decisi di affrontare l’ignoto e rischiare tutto ciò che avevo. La
foresta fu il punto di partenza, e dovevo attraversarla per prima.
La foresta era un luogo spietato. Fin dai primi momenti ebbi la sensazione di
aver perso tutto, come se fossi uno straniero in un mondo sconosciuto. Gli
alberi si facevano sempre più fitti a ogni passo, come se cercassero di
inghiottirci uno a uno.
Più ci addentravamo, più il terreno diventava scivoloso e pericoloso. L’oscurità
avvolgeva ogni cosa, come se la notte avesse deciso di prolungarsi anche quando
il sole era ancora nel cielo.
Attraversare la foresta era come camminare in un labirinto senza fine. Non
c’erano segnali a indicarci la strada giusta; dovevamo affidarci solo
all’istinto. A volte eravamo costretti ad aspettare per ore, incerti su quale
direzione prendere o su come affrontare ciò che ci attendeva.
La fame ci divorava e la sete logorava i nostri corpi. Alcuni di noi cercavano
acqua nei piccoli ruscelli, pur sapendo che spesso era sporca. Eppure non
avevamo scelta: dovevamo bere.
All’inizio la fame era sopportabile, ma col passare dei giorni divenne
insostenibile. Non avevamo cibo, se non ciò che riuscivamo a raccogliere dagli
alberi o dal suolo. A volte le foglie erano il nostro unico nutrimento; altri
giorni mangiavamo erbe senza sapere se fossero commestibili.
Spesso sembrava di vivere in un mondo senza pietà, dove ogni passo poteva essere
l’ultimo. I piedi ci facevano male e il cuore sembrava sgretolarsi dentro di
noi.
Eppure non c’era tempo per arrendersi. Le difficoltà si susseguivano senza
tregua e le tempeste ci inseguivano da ogni lato. La pioggia cadeva a torrenti,
bagnando i nostri corpi tremanti senza alcun riparo dal freddo.
Il vento ululava con furia e i rovi ci intrappolavano i piedi, come se volessero
impedirci di andare avanti. Spesso incontravamo altre persone – migranti come
noi – che affrontavano lo stesso destino. La loro presenza rendeva il viaggio
meno solitario.
Vivevamo in uno stato di profonda connessione umana. Ognuno cercava di sostenere
l’altro, anche nelle condizioni più dure. Quando qualcuno cedeva alla
stanchezza, ci aiutavamo a portare i bambini e i bagagli.
Nemmeno gli anziani venivano lasciati indietro; camminavano con noi nonostante
le immense sofferenze. Le nostre emozioni erano intrecciate: dolore, paura,
speranza e un bisogno travolgente di sopravvivere.
Negli occhi delle persone intorno a me vedevo la debolezza, ma anche la
speranza. Ed era proprio quella speranza a spingerci a continuare. Nessuno
parlava molto; le parole erano rare. Ma dentro ognuno di noi c’era una fede
silenziosa, la convinzione che potessimo superare l’impossibile.
La foresta ci minacciava, ma allo stesso tempo forgiava qualcosa di nuovo dentro
di noi: la resilienza. Era come se ci stesse insegnando che la vita vale la pena
di essere vissuta, ma solo da chi ha la pazienza di resistere.
In quei giorni imparai che gli esseri umani non si arrendono facilmente, nemmeno
nelle circostanze più difficili. Vidi persone perdere la speranza, ma ognuna di
loro lottava per restare forte. Sapevamo che non c’era modo di tornare indietro.
Avevamo attraversato la foresta, consapevoli che la strada davanti a noi non
sarebbe stata più facile. Ma nei nostri cuori una fiamma di speranza ardeva
sempre più forte a ogni passo.
Ogni giorno in quella foresta era una sfida alla follia. Il dubbio e la paura
tremolavano nei nostri occhi, ma noi ci rifiutavamo di abbandonare il cammino.
La pioggia cadeva senza sosta, il terreno diventava sempre più duro, la fame
quasi ci divorava e la sete ci lacerava. Ma non ci fermavamo. Continuavamo a
ripeterci:
> “Non permetteremo alla morte di essere la nostra scelta.”
PARTE SECONDA: ATTRAVERSARE IL MARE
PH: Roberta Derosas (Mediterraneo centrale, ottobre 2025)
Dopo aver attraversato la foresta, convinti di aver superato la parte più dura
del viaggio, pensavamo che il mare sarebbe stato un percorso più rapido e
semplice verso la nostra destinazione. Ma non sapevamo che il mare nascondeva un
altro tipo di tormento, una sofferenza sconosciuta, non meno crudele delle prove
della foresta, forse persino più amara.
Quando vedemmo per la prima volta la barca, una scintilla di speranza brillò nei
nostri occhi, ma la paura si insinuò nei nostri cuori. Era una barca piccola,
appena sufficiente a contenere metà delle persone presenti.
Tra le trenta e le cinquanta persone, tutte pronte a stiparsi in un’imbarcazione
fragile, in mezzo al mare, dove c’erano solo onde che si infrangevano con forza
incessante davanti a noi. In quei momenti il mare sembrava un inferno spietato,
pronto a inghiottirci ad ogni onda.
Eravamo lì, nel mezzo di un mare senza fine. L’acqua infinita tutt’intorno ci
faceva sentire prigionieri in un mondo lontano da tutto ciò che conoscevamo.
Tutti cercavano di restare calmi, ma il silenzio era pesante, carico dell’ansia
di ogni persona a bordo.
Le onde si alzavano e poi si abbattevano su di noi, come se stessero lottando
contro di noi, come a dire: «Non vi lascerò passare così facilmente».”
I nostri cuori battevano all’impazzata e la mente era invasa dal pensiero della
morte, sempre vicina.
I movimenti sulla barca erano limitati. Dovevamo restare stretti gli uni agli
altri, non solo per lo spazio ridotto, ma perché qualsiasi movimento improvviso
avrebbe potuto mettere tutti in pericolo.
Le onde agitavano l’imbarcazione, sollevandola e scaraventandola verso il basso,
come se fossimo nel cuore di una tempesta.
Ogni secondo era estenuante, con i nervi tesi al limite. Gli occhi scrutavano
continuamente il mare, mentre un senso di minaccia aleggiava nell’aria.
La fame e la sete rendevano tutto ancora più difficile. Non c’era abbastanza
acqua e chi aveva un po’ di cibo cercava di condividerlo. Ma sapevamo tutti che
non era il momento di cedere.
I nostri corpi si indebolivano, le mani tremavano per il freddo pungente del
mare, nonostante il sole fosse ancora all’orizzonte. I volti impallidivano e le
ossa dolevano per la fame. Ma dentro di noi c’era una determinazione
incrollabile.
Non si trattava solo di raggiungere l’altra sponda; si trattava di vivere il
momento che avevamo sognato così a lungo. Eppure il mare metteva alla prova ogni
briciolo di speranza, come se volesse insegnarci una lezione di pazienza e
resistenza.
Ci furono momenti, nel cuore del mare, in cui sentii di star perdendo la
lucidità. Il mare era spietato e tutto intorno a noi sembrava immenso e
insopportabile. Paura e sfida si scontravano continuamente.
Ovunque guardassi, vedevo occhi pieni di terrore ma anche di speranza.
Nonostante tutto, le persone continuavano a parlarsi, scambiandosi parole
gentili e incoraggiandosi a resistere.
Col passare del tempo, la stanchezza ci sopraffece. Le onde diventavano più
forti e la barca tremava senza sosta. Era costante la sensazione che potessimo
affondare da un momento all’altro. Ma, nonostante la paura, condividevamo una
speranza comune:
“Non ci arrenderemo” era la frase che continuavamo a ripeterci.
Non sapevamo quanto tempo fosse passato. Le ore si confondevano l’una
nell’altra, con solo il mare infinito intorno a noi. La barca oscillava
violentemente e i passeggeri sussurravano per nascondere il terrore. Dentro di
me continuavo a ripetere: “Nessuna resa. Nulla può fermarci ora.”
Quando finalmente intravedemmo una costa all’orizzonte, la speranza di
sopravvivere cominciò a prendere forma. Il mare si calmò leggermente, ma il
cuore continuava a battere forte. Fu un momento decisivo: la terra era lì, a
portata di mano. Avvicinandomi lentamente alla salvezza, ebbi la sensazione che
la vita stesse ricominciando.
PARTE TERZA: RAGGIUNGERE LA RIVA – UN NUOVO INIZIO
Dopo lunghi e durissimi giorni in mare, raggiungemmo finalmente la terra. Ma non
era una terra qualunque: era la terra della speranza. Quella che avevamo sognato
dopo tutti quei momenti terribili.
Le onde si erano calmate e la barca si avvicinò alla riva. Tuttavia, nessuno
sapeva cosa ci aspettasse. Sarebbe stato davvero un rifugio o le difficoltà
avrebbero continuato a perseguitarci?
Il primo passo sulla sabbia fu indimenticabile. Uno dopo l’altro scendemmo dalla
barca. I nostri piedi esausti e le mani gelate trovarono finalmente sollievo
sulla terra ferma. Appena toccammo la spiaggia, molti di noi scoppiarono in
lacrime.
Non sapevamo se fossero lacrime di gioia o di stanchezza, ma sapevamo che quel
momento segnava una svolta nelle nostre vite.
In piedi sulla riva, lavammo il sale dai nostri volti e respirammo profondamente
per la prima volta dopo giorni. La sensazione di sicurezza era indescrivibile.
L’aria era fresca e il sole illuminava i nostri volti stanchi.
Sapevamo però che il viaggio non era ancora finito: c’erano i campi, l’aiuto, un
riparo da trovare. Ma avevamo una cosa preziosa che mancava da tempo: la
speranza.
In quel momento capii che il viaggio non era solo uno spostamento geografico.
Era una lotta per la sopravvivenza, per una vita che sembrava perduta ed ora era
di nuovo possibile. Raggiungere quel luogo non era la fine, ma l’inizio di
qualcosa di nuovo. Il cammino era stato lungo, ma avevamo imparato che la
sofferenza forgia la forza.
Ciò che rese quel momento ancora più potente fu il fatto che non ero solo. Tutti
intorno a me avevano vissuto la stessa prova. Non eravamo più estranei: eravamo
diventati una famiglia insolita, unita dalla sofferenza e rafforzata da essa.
Nei giorni successivi cominciammo lentamente a riprenderci. Le cose migliorarono
poco a poco. Riuscimmo a entrare in contatto con alcune organizzazioni
umanitarie e ad avere cibo e acqua. Ma i piccoli momenti più pieni di speranza.
Quando riuscii finalmente a chiamare la mia famiglia, le parole non bastavano e
gli occhi si riempirono di lacrime. Ogni parola era vita.
Ci furono molti momenti in cui ero sul punto di arrendermi. Ma ora posso dire di
essere diventato più forte. La forza non è solo superare le difficoltà, ma
continuare nonostante esse. Attraversando il mare, ogni onda sembrava colpire i
nostri sogni. Ma non ci siamo fermati. E quando raggiungemmo la riva, non fu
solo una conquista, ma il simbolo della forza interiore che avevamo acquisito.
UN MESSAGGIO DAL CUORE DI UN MIGRANTE
A chi insegue i propri sogni, a chi sente che la vita offre solo difficoltà, a
chi cerca una vita migliore e più sicura, dico: non siete soli, e ciò che state
vivendo non è la fine del cammino.
Ho vissuto ciò che molti di voi stanno vivendo: fallimenti, dolore, paura e
dubbi. Spesso mi sono sentito immerso nell’oscurità, con solo l’ignoto davanti a
me. Ma ho imparato che la vita non ci regala ciò che vogliamo facilmente; ci
offre ciò che meritiamo quando dimostriamo di saper resistere e di non volerci
arrendere.
La vita non è solo un viaggio da un punto all’altro. È un percorso fatto di
prove che ci plasmano. Le difficoltà sono ciò che ci rende più forti. La vita
non si misura con la ricchezza o la bellezza, ma con la determinazione e la
volontà che portiamo dentro.
Ogni sogno comporta ostacoli. Ci saranno giorni di fame, sete e dolore. Ma
ricordate: in ogni momento difficile c’è una nuova possibilità. Il fallimento
non è la fine, è l’inizio di qualcosa di più grande.
Non arrendetevi. L’oscurità non dura per sempre. C’è sempre un’alba pronta a
sorgere. Il successo appartiene a chi non smette di lottare.
FINE
Quando raggiungerete ciò che avete sognato, capirete che il viaggio è valso ogni
istante di dolore. Non guardate indietro. Il passato è solo una parte della
vostra storia. Il presente e il futuro devono essere pieni di speranza.
Siete più forti di quanto crediate. Continuate ad andare avanti. State
percorrendo la strada giusta.