Punto di rotturaL’omicidio di Renée Nicole Good ha fatto scattare proteste in tutti gli Stati
Uniti: oggi sono previste più di 1.000 mobilitazioni in tutto il paese, per
chiedere la rimozione degli agenti dell’ICE dalle rispettive città. Sul caso
restano aperte le due ricostruzioni completamente contraddittorie tra autorità
locali, che accusano l’agente dell’ICE, sostenute dai molti video registrati nel
momento dell’uccisione di Good, e quelle delle autorità federali e
dell’amministrazione Trump II, che lo difendono. Venerdì le autorità del
Minnesota hanno annunciato una propria indagine penale separata da quella
guidata dall’FBI, anche se, secondo il vicepresidente JD Vance i pm statali non
avrebbero giurisdizione per incriminare gli agenti federali (!), che quindi
potrebbero muoversi effettivamente impuniti. In realtà, secondo esperti sentiti
da Reuters, in casi come questo l’immunità federale non è cosa automatica. (USA
Today / Reuters)
Nelle scorse ore è emerso un nuovo video che mostra gli ultimi istanti
dell’incontro tra Good e l’agente ICE che l’ha uccisa, dal punto di vista
dell’agente stesso. Il video è stato pubblicato dal sito conservatore locale
Alpha News, e poi condiviso direttamente dal dipartimento alla Sicurezza
interna. Il video, in realtà, mette in luce ancora più in chiaro quanto si sia
trattato di un omicidio a sangue freddo: le ultime parole di Good all’agente
sono “Non preoccupatevi, non sono arrabbiata con voi.” Dopo aver aperto il
fuoco, l’agente commenta: “Fottuta puttana.” Due esperti di forze dell’ordine
contattati da Associated Press confermano che questa nuova prospettiva non
cambia la ricostruzione dei fatti, anzi, il fatto che l’agente si stesse
muovendo con la pistola in una mano e il telefono nell’altra, per filmare,
sembra dimostrare plasticamente il contrario, ovvero che l’uomo in quel momento
non stava percependo la donna come una minaccia. (Alpha News / X / Associated
Press)
Secondo un retroscena di POLITICO, all’interno dell’amministrazione Trump II
stanno emergendo dubbi su come il governo federale sta gestendo la comunicazione
e la risposta pubblica all’uccisione di Good. . Un funzionario
dell’amministrazione, citato in forma anonima, dice che sarà difficile per molte
persone distinguere tra l’episodio di Minneapolis e quello, ravvicinato, di
Portland, e definisce la sparatoria di Minneapolis come “altamente
problematica.” In pubblico, nessun funzionario dell’amministrazione, però, ha
cercato di fare de-escalation della situazione, anzi, i portavoce del
dipartimento della Sicurezza interna commentano il caso come se non ci fosse
comunque un’indagine in corso sui fatti. Sul Guardian, Richard Luscombe ha
organizzato una lista di tutte le falsità già dimostrate dette dalle autorità
federali per giustificare l’omicidio, dall’accusarla di essere una manifestante
violenta — quando non ci sono nemmeno prove che Good partecipasse a
manifestazioni, del tutto — al sostenere che il momento della sparatoria fosse
concitato, quando tutti i video, compreso quest’ultimo condiviso proprio da
fonti vicine all’amministrazione, dimostrano il contrario. (POLITICO / the
Guardian)