“L’America, uno Stato canaglia”, di Chris Hedges
Traduzione in italiano dell’articolo che il giornalista statunitense, ex
corrispondente di guerra da Medio Oriente, America centrale, Africa e Balcani,
autore di molti libri, tra cui War Is a Force That Gives Us Meaning e The World
As It Is. Dispatches on the Myth of Human Progress, ha pubblicato ieri – 5
gennaio – nel proprio canale Substack.
LO SVUOTAMENTO DELLO STATO DI DIRITTO IN PATRIA E ALL’ESTERO CONSOLIDA L’AMERICA
COME STATO CANAGLIA *
di Chris Hedges
Scollata dall’universo fondato sui fatti, e accecata dall’idiozia, dall’avidità
e dall’arroganza, la classe dirigente degli Stati Uniti ha sacrificato i
meccanismi interni che impediscono la dittatura e i meccanismi esterni
progettati per proteggere da un mondo senza legge, caratterizzato dal
colonialismo e dalla diplomazia delle cannoniere.
Le nostre istituzioni democratiche sono moribonde. Sono incapaci o non disposte
a frenare la nostra classe dirigente gangsteristica. Il Congresso, infestato
dalle lobby, è un’appendice inutile. Ha rinunciato da tempo alla propria
autorità costituzionale, compreso il diritto di dichiarare guerra e approvare
leggi. L’anno scorso ha inviato alla scrivania di Donald Trump solo 38 miseri
disegni di legge da firmare. La maggior parte erano risoluzioni di
“disapprovazione” che revocavano le normative emanate durante l’amministrazione
Biden. Trump governa con decreti imperiali per mezzo di ordini esecutivi. I
media, di proprietà di grandi imprese e di oligarchi, da Jeff Bezos a Larry
Ellison, sono una cassa di risonanza per i crimini di Stato, tra cui il
genocidio in corso dei palestinesi, gli attacchi all’Iran, allo Yemen e al
Venezuela e il saccheggio da parte della classe miliardaria. Le nostre elezioni
saturate dal denaro sono una farsa. Il corpo diplomatico, incaricato di
negoziare trattati e accordi, prevenire guerre e costruire alleanze, è stato
smantellato. I tribunali, nonostante alcune sentenze emesse da giudici
coraggiosi, tra cui il blocco dello schieramento della Guardia Nazionale a Los
Angeles, Portland e Chicago, sono al servizio del potere delle grandi aziende e
controllati da un Dipartimento di Giustizia la cui funzione principale è quella
di mettere a tacere i nemici politici di Trump.
Il Partito Democratico, asservito alle grandi aziende e nostra presunta
opposizione, blocca l’unico meccanismo che può salvarci – i movimenti di massa e
gli scioperi – sapendo che la sua leadership corrotta e disprezzata verrebbe
spazzata via. I leader del Partito Democratico trattano il sindaco di New York,
Zohran Mamdani – un barlume di luce nell’oscurità –, come se avesse la lebbra.
Meglio affondare l’intera nave che rinunciare al proprio status e ai propri
privilegi.
Le dittature sono unidimensionali. Riducono la politica alla sua forma più
semplice: fai quello che ti dico o ti distruggerò.
Le sfumature, la complessità, il compromesso e, naturalmente, l’empatia e la
comprensione, vanno oltre la minuscola larghezza di banda emotiva dei gangster,
compreso il Gangster in Capo.
Le dittature costituiscono il paradiso dei criminali. I gangster, che siano a
Wall Street, nella Silicon Valley o alla Casa Bianca, cannibalizzano il proprio
Paese e saccheggiano le risorse naturali di altri Paesi.
Le dittature capovolgono l’ordine sociale. L’onestà, il duro lavoro, la
compassione, la solidarietà, il sacrificio di sé vengono considerati qualità
negative. Coloro che incarnano queste qualità vengono emarginati e perseguitati.
I senza cuore, i corrotti, i mendaci, i crudeli e i mediocri prosperano.
Le dittature danno potere ai teppisti per tenere immobilizzate le loro vittime,
in patria e all’estero. Teppisti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Teppisti della Delta Force, dei Navy Seals e delle squadre Black Ops della CIA,
che, come qualsiasi iracheno o afgano può dirvi, sono le squadre della morte più
letali del pianeta. Teppisti del Federal Bureau of Investigation (FBI) e della
Drug Enforcement Administration (DEA) – visti scortare il presidente Nicolás
Maduro ammanettato a New York – del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) e
dei dipartimenti di polizia.
Qualcuno può seriamente sostenere che gli Stati Uniti siano una democrazia?
Esistono istituzioni democratiche funzionanti? Esiste un controllo sul potere
dello Stato? Esiste un meccanismo in grado di far rispettare lo Stato di diritto
nel Paese, dove i residenti legali vengono rapiti dalle strade da teppisti
mascherati, dove una fantomatica “sinistra radicale” è una scusa per
criminalizzare il dissenso, dove la più alta corte del Paese conferisce a Trump
poteri e immunità da monarca? Qualcuno può fingere che con la demolizione delle
agenzie e delle leggi ambientali – che dovrebbero aiutarci ad affrontare
l’incombente ecocidio, la più grave minaccia all’esistenza umana – ci sia
qualche preoccupazione per il bene comune? Qualcuno può sostenere che gli Stati
Uniti siano i difensori dei diritti umani, della democrazia, di un ordine basato
sulle regole e delle “virtù” della civiltà occidentale?
I nostri gangster al potere accelereranno il declino. Rubano tutto quello che
possono, il più velocemente possibile, mentre stanno cadendo. La famiglia Trump
ha intascato più di 1,8 miliardi di dollari in contanti e regali dalla
rielezione del 2024. Lo fanno mentre si prendono gioco dello Stato di diritto e
stringono la loro morsa. I muri si stringono. La libertà di parola è stata
abolita nei campus universitari e nelle trasmissioni radiofoniche. Coloro che
denunciano il genocidio perdono il lavoro o vengono espulsi. I giornalisti
vengono diffamati e censurati. L’ICE, alimentato da Palantir – con un budget di
170 miliardi di dollari in quattro anni – sta gettando le basi per uno stato di
polizia. Ha aumentato il numero dei suoi agenti del 120%. Sta costruendo un
complesso nazionale di centri di detenzione. Non solo per i clandestini. Ma
anche per noi. Chi si trova fuori dai confini dell’impero non se la passerà
meglio con un budget di 1˙000 miliardi di dollari destinati alla macchina da
guerra.
E questo mi porta al Venezuela, dove un capo di Stato e sua moglie, Cilia
Flores, sono stati rapiti e portati di nascosto a New York, in aperta violazione
del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Non abbiamo dichiarato guerra al Venezuela, ma d’altra parte non c’è stata
alcuna dichiarazione di guerra quando abbiamo bombardato l’Iran e lo Yemen. Il
Congresso non ha approvato il rapimento e il bombardamento delle strutture
militari a Caracas perché non ne era stato informato.
L’amministrazione Trump ha mascherato il crimine – che è costato la vita a 80
persone – come un’operazione antidroga e, cosa ancora più bizzarra, come una
violazione delle leggi statunitensi sulle armi da fuoco: “possesso di
mitragliatrici e dispositivi distruttivi; e cospirazione per il possesso di
mitragliatrici e dispositivi distruttivi”.
Queste accuse sono assurde quanto tentare di legittimare il genocidio a Gaza
come “il diritto di Israele di difendersi”.
Se si trattasse di droga, l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández non
sarebbe stato graziato da Trump il mese scorso, dopo essere stato condannato a
45 anni di carcere per aver cospirato per distribuire oltre 400 tonnellate di
cocaina negli Stati Uniti, una condanna giustificata da prove molto più
consistenti di quelle a sostegno delle accuse mosse contro Maduro.
Ma la droga è solo un pretesto.
Sull’onda del successo, Trump e i suoi funzionari parlano già di Iran, Cuba,
Groenlandia e forse Colombia, Messico e Canada.
Il potere assoluto in patria e il potere assoluto all’estero si espandono. Si
nutrono di ogni atto illegale. Si trasformano in totalitarismo e in un
disastroso avventurismo militare. Quando la gente si rende conto di ciò che è
successo, è troppo tardi.
Chi governerà il Venezuela? Chi governerà Gaza? Ha importanza?
Se le nazioni e i popoli non si inchinano davanti al grande Moloch di
Washington, vengono bombardati. Non si tratta di stabilire un governo legittimo.
Non si tratta di elezioni corrette. Si tratta di usare la minaccia della morte e
della distruzione per ottenere una sottomissione totale.
Trump lo ha chiarito quando ha avvertito la presidente ad interim del Venezuela
Delcy Rodríguez che “se non fa ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto,
probabilmente più alto di Maduro”.
Il rapimento di Maduro non è stato effettuato a causa del traffico di droga o
del possesso di mitragliatrici. Si tratta di petrolio. È, come ha detto Trump,
affinché gli Stati Uniti possano “governare” il Venezuela.
“Faremo entrare le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, le più
grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari per riparare le
infrastrutture gravemente danneggiate, le infrastrutture petrolifere, e
inizieranno a fare soldi per il Paese”, ha detto Trump durante una conferenza
stampa sabato.
Gli iracheni, un milione dei quali sono stati uccisi durante la guerra e
l’occupazione statunitense, sanno bene cosa succederà dopo. Le infrastrutture,
moderne ed efficienti sotto Saddam Hussein – ho fatto reportage dall’Iraq sotto
Hussein, quindi posso attestare questa verità – sono state distrutte. I fantocci
iracheni insediati dagli Stati Uniti non avevano alcun interesse nel governare
e, secondo quanto riferito, hanno rubato circa 150 miliardi di dollari di
entrate petrolifere.
Alla fine, gli Stati Uniti sono stati cacciati dall’Iraq, anche se controllano i
proventi del petrolio iracheno che vengono convogliati alla Federal Reserve Bank
di New York. Il governo di Baghdad è alleato con l’Iran. Il suo esercito
comprende milizie sostenute dall’Iran nelle Forze di Mobilitazione Popolare
irachene. I maggiori partner commerciali dell’Iraq sono la Cina, gli Emirati
Arabi Uniti, l’India e la Turchia.
Le debacle in Afghanistan e Iraq, che sono costate al pubblico americano dai
4˙000 ai 6˙000 miliardi di dollari, sono state le più costose nella storia degli
Stati Uniti. Nessuno degli artefici di questi fiaschi è stato chiamato a
rispondere delle proprie responsabilità.
I paesi scelti per un “cambio di regime” implodono, come ad Haiti, dove Stati
Uniti, Canada e Francia hanno rovesciato Jean-Bertrand Aristide nel 1991 e nel
2004. Il rovesciamento ha portato al collasso della società e del governo, alla
guerra tra bande e all’aggravarsi della povertà. Lo stesso è accaduto in
Honduras quando un colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti nel 2009 ha
destituito Manuel Zelaya. Hernández, recentemente graziato, è diventato
presidente nel 2014 e ha trasformato l’Honduras in uno Stato narco, così come ha
fatto il fantoccio degli Stati Uniti Hamid Karzai in Afghanistan, che ha
supervisionato la produzione del 90% dell’eroina mondiale. E poi c’è la Libia,
un altro Paese con vaste riserve di petrolio. Quando Muhammar Gheddafi è stato
rovesciato dalla NATO durante l’amministrazione Obama nel 2011, la Libia si è
frammentata in regioni controllate da signori della guerra e da milizie rivali.
L’elenco dei disastrosi tentativi degli Stati Uniti di “cambiare regime” è
esaustivo e comprende il Kosovo, la Siria, l’Ucraina e lo Yemen. Tutti sono
esempi della follia dell’eccessiva ambizione imperiale. Tutti prevedono dove
stiamo andando.
Gli Stati Uniti hanno preso di mira il Venezuela sin dall’elezione di Hugo
Chávez nel 1998. Sono stati dietro al fallito colpo di Stato del 2002. Hanno
imposto sanzioni punitive per oltre due decenni. Hanno cercato di consacrare il
politico dell’opposizione Juan Guaidó come “presidente ad interim”, sebbene non
fosse mai stato eletto alla presidenza. Quando questo non ha funzionato, Guaidó
è stato scaricato con la stessa freddezza con cui Trump ha abbandonato la figura
dell’opposizione e premio Nobel per la pace María Corina Machado. Nel 2020
abbiamo messo in scena un tentativo maldestro da parte di mercenari mal
addestrati di scatenare una rivolta popolare. Niente di tutto ciò ha funzionato.
Il rapimento di Maduro dà l’avvio a un’altra debacle. Trump e i suoi tirapiedi
non sono più competenti, e probabilmente lo sono meno dei funzionari delle
amministrazioni precedenti, che hanno cercato di piegare il mondo al loro
volere.
Il nostro impero in decadenza arranca come una bestia ferita, incapace di
imparare dai propri disastri, paralizzato dall’arroganza e dall’incompetenza,
che brucia lo Stato di diritto e fantastica che la violenza su scala industriale
indiscriminata gli consentirà di riconquistare l’egemonia perduta. Capace di
proiettare una forza militare devastante, il suo successo iniziale ha
inevitabilmente portato a costosi e controproducenti pantani.
La tragedia non è che l’impero americano stia morendo, ma che sta trascinando
con sé così tanti innocenti.
AMERICA THE ROGUE STATE. THE EVISCERATION OF THE RULE OF LAW AT HOME AND ABROAD
SOLIDIFIES AMERICA AS A ROGUE STATE / THE CHRIS HEDGES REPORT – 05.01.2026
* STATO CANAGLIA
Denominazione spregiativa (ingl. rogue state) di ciascun paese che sostenga e
finanzi il terrorismo internazionale. L’espressione è entrata ufficialmente nel
linguaggio politico negli anni Novanta del Novecento, quando è stata usata
dall’amministrazione statunitense guidata da Bill Clinton per indicare quegli
stati (Cuba, Corea del Nord, Iran, Iraq e Libia) guidati da governi considerati
aggressivi e pericolosi per il loro appoggio diretto o indiretto al terrorismo
internazionale, per la detenzione o la volontà di acquisire armi di distruzione
di massa e per l’esplicita minaccia rappresentata nei confronti dei valori del
mondo occidentale. Come è stato sottolineato da numerosi analisti, la locuzione
è diventata il perno concettuale intorno al quale gli Stati Uniti hanno
elaborato una serie di strategie d’intervento politico e militare volte a
legittimare il loro ruolo nel nuovo contesto geopolitico emerso dopo la caduta
del Muro di Berlino e la fine della Guerra fredda. Oggetto di numerose critiche,
sia all’interno del Paese che all’estero, l’espressione è stata sostituita negli
ultimi anni del governo Clinton con states of concern («stati che destano
preoccupazione») ma è tornata in auge durante la presidenza di George W. Bush.
La teorizzazione della ‘guerra preventiva’ come risposta a possibili attacchi da
parte di s. c., costituenti l’ è diventata il perno della cosiddetta dottrina
Bush elaborata nel 2002 dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 a New York e al
Pentagono. All’elenco iniziale sono stati, nel tempo, aggiunti o cassati alcuni
stati secondo criteri più o meno restrittivi – Enciclopedia Treccani / Lessico
del XXI Secolo (2013)
Il significato base del termine inglese rogue è quello di “persona disonesta,
senza princìpi, inaffidabile, che assume iniziative stravaganti e potenzialmente
pericolose”; per estensione tale epiteto viene applicato a quegli animali che,
per le loro tendenze aggressive e distruttrici, vengono tenuti alla larga dai
loro stessi simili (a rogue elephant, ad esempio). Nel linguaggio politico di
lingua anglosassone, rogue state esplicita questa condizione di Stato tenuto ai
margini dalla comunità. Un rogue State è uno Stato che si isola dalla comunità
internazionale, opera secondo logiche proprie, non si confronta diplomaticamente
con gli altri membri della comunità e per questo può coltivare, nella propria
cultura politica e sociale, ossessioni, paure persecutorie ed idee pericolose di
aggredire anche preventivamente a scopo di difesa … Secondo alcune fonti,
l’espressione è stata usata per la prima volta da Ronald Reagan nel 1980, nei
confronti della Libia, al tempo del dittatore Gheddafi, il quale nei propri
discorsi propagandistici, incoraggiava il terrorismo islamico contro gli Stati
Uniti. Secondo Paolo Cacace e Sergio Romano il primo riconoscimento ufficiale
della nozione di “stato canaglia” sarebbe rinvenibile nel Missile Defense Act
promulgato nel 1999 durante la presidenza di Bill Clinton … sostituita con state
of concern (traducibile con “stato da seguire con attenzione”) ma con George W.
Bush si ritornò alla prima espressione – Wikipedia / stato canaglia
Giorgio Riolo