Deet / Fatato non troppo
T
utto comincia nella versione distorta di un mondo di fiaba. Una terra dove fatti
di natura magica hanno luogo, ma al tempo stesso ogni risorsa è prosciugata dai
malvagi governanti che vivono nella Torre e controllano ogni cosa drenando le
energie della natura a discapito di chi vive all’esterno, che vive alla giornata
una vita invero piuttosto grama. Un mondo non dissimile dal nostro per più di un
verso. Striscia tuttavia il serpente del tradimento fra chi abita al Torre, e
qualcuno manda una lettera a un sicario per ingaggiarlo al fine di eliminare il
sovrano. Peccato che la missiva capiti nelle mani di una piccola, ingenua
fragola che non sa leggere e che per questo si affida a un’anziana per decifrare
il contenuto del messaggio, senza sapere che l’anziana non è messa poi tanto
meglio di lui. Ne scaturisce l’innesco con cui la fragolina accenderà la rivolta
che porterà alla ribellione contro i privilegiati che prosciugano il mondo con
la loro avidità.
Vertice Estremo, realizzato da deet, è un’opera giovane nella migliore e meno
retorica delle accezioni. Sì, perché questo fumetto che tanto assomiglia a un
libro per bambini, e che ne ha tutta la profondità perché la letteratura per
l’infanzia quand’è fatta come si deve è tutt’altro che banale, ha una carica
sovversiva che magari di primo acchito non si vede ma che c’è tutta, basta
volerla leggere fra le righe, anzi fra le tavole, ma non è la classica tirata
rabbiosa che pur sarebbe del tutto giustificata. Il lavoro di deet appartiene a
quelle forme di ribellione pericolose perché intelligenti, e si vede che è
intelligente per l’uso pervasivo che fa dell’ironia. L’autore non la utilizza
tuttavia per scrivere monologhi brillanti o battute cerebrali, la sua arma è
l’estetica tutta di un mondo che sul piano visivo sembra voler portare il
lettore da tutt’altra parte, sembra voler essere carino, coccoloso e
rassicurante ma dietro a ogni scena nasconde la ribellione, la critica caustica
e la voglia di far filosofia con il martello per frantumare un mondo che non va
e che catalizza la voglia di cambiamento di quei ragazzi che, a differenza
nostra, sembrano avere ancora tutta la voglia di cambiare le cose perché loro
non hanno né fallito né sono rimasti inattivi a subire un mondo che cambiava e
di cui hanno smarrito le coordinate. Loro non le hanno mai avute, queste
coordinate, e per questo nell’incertezza ci sguazzano e i loro punti di
riferimento se li costruiscono da soli, come da soli strutturano la loro etica e
il loro pensiero politico. Vertice Estremo è questo, è l’espressione di un
ragazzo che ha di recente trovato la sua strada, quella del narratore, vuole
vivere raccontando storie attraverso le immagini e le storie che racconta
vengono dal mondo che ha intorno, con tutte le storture che lui vede benissimo e
che intende denunciare senza andar per il sottile.
Funziona? Sì, funziona. Eccome se funziona. Certo, il lavoro di deet non è
ecumenico, parla ai ragazzi della sua età ma non è un’impresa apprezzarlo per il
lettore che un minimo si sforza di calarsi nel presente, a livello di tematiche
ma anche di linguaggio, il che non è un male perché il fumetto non s’è fermato
agli anni ’90 e apprezzare un’opera fresca, divertente e comunque tutt’altro che
priva di contenuti è sintomo di apertura e non certo di debolezza. Certo, deet
non è privo di referenti di livello, uno su tutti Asterix di Goscinny e Uderzo,
ma non rinnega di essere cresciuto a Gumball, Adventure Time e Cartoon Network,
l’estetica di partenza è quella lì e questo rende Vertice Estremo un lavoro
autentico che non si va a cercare a tutti i costi padri nobili per darsi un
tono, perché deet è un autore, avendolo conosciuto chi scrive lo può affermare,
umile nei modi ma consapevole e sicuro di sé nella sua produzione artistica. Il
fumetto, oggi, è questo. Non copia ma integra, non corre dietro alle mode ma
parte dal contemporaneo per portare lo stato dell’arte avanti di qualche passo,
il gioco più vecchio del mondo in qualsiasi disciplina.
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