Israele non arretra: da domani 37 ONG internazionali senza più permesso
dalla Redazione,
Pagine Esteri, 31 dicembre 2025.
Scadranno il primo gennaio le licenze di 37 ONG internazionali che operano a
Gaza e in Cisgiordania. Lo ha annunciato il Ministero israeliano per gli Affari
della Diaspora, sostenendo che i gruppi non hanno rispettato i nuovi e più
stringenti requisiti di sicurezza per la registrazione introdotti dal governo
Netanyahu. Una decisione che rischia di avere un impatto forte sull’operatività
umanitaria nei Territori Palestinesi, proprio mentre la situazione a Gaza è
sempre più grave.
L’elenco delle organizzazioni che rischiano di non poter più operare comprende
alcune delle principali realtà umanitarie attive con i palestinesi: diverse
sezioni di Medici Senza Frontiere, Oxfam, Terre Des Hommes, i Consigli Danese e
Norvegese per i Rifugiati, Caritas International, l’American Friends Service
Committee e l’International Rescue Committee. La scadenza fissata per la
cessazione delle attività è il primo marzo.
Secondo le autorità israeliane, le organizzazioni interessate non avrebbero
fornito aiuti a Gaza dall’inizio dell’attuale cessate il fuoco, entrato in
vigore il 10 ottobre. Prima di quella data, il loro contributo complessivo
avrebbe rappresentato solo circa l’uno per cento del volume totale degli aiuti.
Tel Aviv difende le nuove regole come una misura di sicurezza necessaria per
impedire, secondo la sua versione, lo sfruttamento degli aiuti da parte di
Hamas. Il Ministero per gli Affari della Diaspora, incaricato di guidare il
processo di registrazione, sostiene che i servizi di sicurezza avrebbero
accertato il coinvolgimento di alcuni operatori umanitari in attività
terroristiche. Un’inchiesta ufficiale cita due lavoratori impiegati da Medici
Senza Frontiere, identificati nel 2024 come membri rispettivamente di Hamas e
del Jihad. Medici Senza Frontiere ha dichiarato che non assumerebbe mai
consapevolmente persone coinvolte in attività armata.
Le nuove norme, introdotte lo scorso marzo, impongono alle organizzazioni non
profit straniere di fornire un’ampia documentazione sulle proprie attività e sul
personale, compresi gli elenchi completi dei dipendenti stranieri e palestinesi
con numeri di passaporto e di identificazione personale. È inoltre prevista la
creazione di un team interministeriale con il compito di valutare le domande di
registrazione e di respingerle per una vasta gamma di motivi, tra cui la
negazione dell’esistenza di Israele come stato ebraico e democratico, la
promozione di campagne di delegittimazione o l’appello al boicottaggio del
paese.
Le ONG definiscono queste regole arbitrarie e potenzialmente pericolose per il
personale sul campo. Avvertono inoltre che, senza una licenza israeliana,
continuare a operare a Gaza non sarebbe più fattibile, sia per l’impossibilità
di transitare dall’Egitto, sia per la necessità di coordinarsi con le autorità
israeliane.
La decisione arriva mentre cresce l’allarme internazionale per la crisi
umanitaria a Gaza. I ministri degli Esteri di dieci paesi, tra cui Regno Unito,
Francia, Canada e Giappone, hanno espresso serie preoccupazioni per un nuovo
deterioramento della situazione, definita catastrofica con l’intensificarsi
dell’inverno. Nella loro dichiarazione parlano di civili che necessitano ancora
di urgenti aiuti per l’alloggio, di oltre la metà delle strutture sanitarie solo
parzialmente funzionanti e di 740 mila persone esposte a gravi rischi sanitari a
causa del collasso delle infrastrutture igienico sanitarie. I ministri chiedono
che alle ONG sia consentito di operare e che vengano revocate le restrizioni
considerate irragionevoli sulle importazioni, comprese attrezzature mediche e
materiali per i rifugi.
https://pagineesteri.it/2025/12/31/in-evidenza/israele-non-arretra-da-domani-37-ong-internazionali-senza-piu-permesso