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“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura». > “SE LA SOLIDARIETÀ È UN CRIMINE… SIAMO INCRIMINABILI” > > Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel > contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo > profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida > e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. > > Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in > prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti > materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine. > > Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da > parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora > palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto > sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta > organizzazione terroristica. > > — > > Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare: > > 1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività > di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato > a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra > persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di > conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una > popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione > internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”. > > 2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre > praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente > con esercito e coloni. > > Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del > ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in > Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti > e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo > caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso > tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano > taxi. > > 3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato > nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, > dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, > ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione > e il consolidamento”. > > “Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa > legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che > promuove il colonialismo di insediamento. > > Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche > armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel > 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle > vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese > occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la > propria liberazione. > > Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano > contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi > razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi > consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”. > > In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 > afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo > palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al > ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele > contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e > alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli > per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la > liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione > straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. > > 4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU > hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele. > > La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso > a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere > consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato > l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di > sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre > disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, > dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati > di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a > novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di > Netanyahu e Gallant. > > 5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio > dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico > del precedente. > > Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 > e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie > ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e > neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità > biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i > diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce > offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la > “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza. > > 6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul > bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote > profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo > 11 della Costituzione italiana? > > Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga > i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di > manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa > della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la > sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese > violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il > memorandum di intesa Italia- Israele. > > Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio > tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 > giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano. > > — > > In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a > maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, > solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta > resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del > genocidio in corso. > > Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni > disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di > prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati > morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico > pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan > Barghouti. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai > detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e > sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso > organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che > firmano questa lettera. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la > nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in > Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo > Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di > quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel > trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, > nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem. > > Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti > in carcere. > > È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone > solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il > rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, > sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori. > > Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la > solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, > e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo > incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. Il testo della dichiarazione Se la solidarietà è un crimine siamo incriminabili è qui disponibile in file pdf. «Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale». Le firme vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026. Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori. Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza
Mahmoud al-Najjar: un medico, in procinto di venire in Italia
L’Idf ha arrestato uno studente palestinese diretto a Tor Vergata: è accusato di essere un miliziano di Hamas. Lo riferisce il giornalista Muthanna al-Najjar, citato dal sito Drop Site: “fermato mentre era in viaggio verso l’Italia, sarebbe stato portato in un luogo sconosciuto”. Le forze di difesa israeliane hanno arrestato un palestinese che aveva ottenuto il permesso per lasciare la Striscia di Gaza e viaggiare verso l’Università di Tor Vergata a Roma dove avrebbe proseguito gli studi di medicina e la specializzazione. Mahmoud al-Najjar è stato fermato al valico di Kerem Shalom mentre era in viaggio verso l’Italia. Lo riferisce il giornalista Muthanna al-Najjar, citato dal sito Drop Site. L’accusa è di essere un miliziano di Hamas e di aver preso parte al massacro del 7 ottobre “Al-Najjar – scrive il giornalista – è l’unico sopravvissuto della sua famiglia dopo che la sua casa è stata bombardata da Israele il 25 ottobre 2024, causando la morte della moglie, Alaa Salem, dei suoi quattro figli, Reenat, Yazan, Muhammad e Amr, del fratello e della sua famiglia, e dello zio e della sua famiglia. Ha al suo attivo tre pubblicazioni di ricerca accademica”. Secondo quanto riporta Drop Site, Mahmoud “è stato portato in un luogo sconosciuto e la sua famiglia non ha ricevuto alcuna informazione sulle sue condizioni o sul suo luogo di detenzione”. Agenzia DIRE
June 4, 2026
Pressenza
Anche a Firenze si reagisce agli arresti dei esponenti Palestinesi
Anche a Firenze con l’arresto  di un esponente palestinese con l’accusa  di finanziare con la raccolta volontaria  di fondi destinati alla Palestina  la Resistenza ed  Hamas considerata forza terroristica,  si hanno le prime reazioni e commenti  a quello che sembra essere a tutti gli effetti un nuovo teorema giudiziario. Suggerita da Israele nell’ambito della sua propaganda finalizzata a screditare le legittime rivendicazioni palestinesi la Resitenza  e rendere accettabile la sua politica genocitaria all’opinione pubblica, quello della criminalizzazione  di ogni forma di solidarità  verso il popolo palestinese è diventata la posizione attale  abbracciata completamente dal governo italiano che ora spinge alla repressione. Questo è quanto comunicato da Firenze per la Palestina: SOLIDARIETÀ CON GLI ARRESTATI – CONTRO LA REPRESSIONE DELLE IDEE E DELLE LOTTE – CON LA RESISTENZA PALESTINESE In un clima di crescente criminalizzazione della solidarietà, con un enorme spiegamento di forze, lo stato italiano, su mandato della procura di Genova, seguendo le indicazioni date da israele, ha eseguito 9 provvedimenti cautelari nei confronti di attivisti e rappresentanti della comunità palestinese in tutta Italia (Genova, Milano, Monza, Firenze, Roma, Bologna, Torino, Modena, Bergamo, Lodi). Le accuse vertono sul finanziamento della Resistenza palestinese: aver finanziato Hamas attraverso associazioni di beneficenza, per un totale di “7 milioni di euro, sequestrati oltre 200.000 euro”. Il ministro Piantedosi parla di aver “squarciato il velo” su attività di sostegno al terrorismo. La premier Meloni esprime “apprezzamento” per gli arresti. Israele definisce il passo “importante nella lotta contro Hamas”, con i ringraziamenti da parte del ministro israeliano della Diaspora, Amichai Chikli. NOI DICIAMO: QUESTA È UNA PERSECUZIONE POLITICA E UN APPOGGIO AL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE! Il governo Meloni, che si è macchiato di complicità con il genocidio in corso vendendo armi a Israele, ora si fa carico di colpire chi in Italia sostiene la giusta causa palestinese. Tra gli arrestati figura MOHAMMAD HANNOUN, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, definito dalle autorità “vertice della cellula italiana di Hamas”. Uno degli arresti è avvenuto a Firenze, dove un attivista, descritto come “fiancheggiatore”, sarebbe stato coinvolto nella raccolta fondi: Raed Al Salahat conosciuto da tutti per il suo lavoro nella solidarietà. Con queste accuse figurano ED HUSSNY MOUSA DAWOUD RA’, RAED AL SALAHAT, YASER ELASALY, JABER ALBUSTANJI RIYAD, DELRAHIM, ALI SAWI, ABU RAWWA, ABU DEIAH, ABDU. Per noi sono attivisti per i diritti umani e solidali della Resistenza legittima di un popolo. LA RESISTENZA È UN DIRITTO. Il popolo palestinese, sotto occupazione, assedio e un genocidio in corso a Gaza, ha il diritto internazionalmente riconosciuto a resistere. Sostenere la causa palestinese significa sostenere il suo ed il nostro diritto a lottare per la liberazione internazionalmente riconosciuto. SOLIDARIETÀ NON È TERRORISMO. Le associazioni colpite raccoglievano fondi per aiuti umanitari. Hamas, come autorità di governo a Gaza, gestisce scuole, ospedali e servizi essenziali. Anche se una parte servisse alla resistenza armata, essa è legittima di fronte a un’occupazione militare, un diritto riconosciuto dal diritto internazionale. HAMAS È PARTE DEL POPOLO E DELLA RESISTENZA PALESTINESE; infatti ha vinto regolarmente le elezioni nel 2006 e in Gaza resiste per sostenere strutture vitali di una popolazione sotto assedio, per una popolazione stremata. IL GOVERNO ITALIANO È COMPLICE. Mentre arresta i solidali, il governo Meloni continua a vendere armi a Israele e a sostenere politicamente l’aggressione, rendendosi complice del genocidio. Questa operazione è un regime di intimidazione per criminalizzare il movimento di solidarietà, colpire chi denuncia lo sterminio del popolo palestinese e fare un favore alla propaganda sionista. LA MAGISTRATURA RICONOSCE I CRIMINI DI ISRAELE. Persino i PM di Genova hanno dovuto precisare che le indagini “non possono togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese… nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele”. IL VERO CRIMINE E’ AIUTARE ISRAELE NELLO STERMINIO! DIFENDIAMO I NOSTRI COMPAGNI. Gli arrestati sono persone che hanno speso la vita per la giusta causa palestinese. La difesa di Mohammad Hannoun sottolinea che l’inchiesta si basa su interpretazioni fornite da Israele. È un attacco politico che mira a isolare e reprimere la voce della Palestina in Italia. A FIRENZE E IN TUTTA ITALIA, LA NOSTRA RISPOSTA DEVE ESSERE CHIARA: SOLIDARIETÀ ATTIVA E MOBILITAZIONE! PARTECIPIAMO a tutte le iniziative di protesta. DIFFONDIAMO la verità su questa operazione repressiva. ESIGIAMO la liberazione immediata di tutti gli arrestati. LA SOLIDARIETÀ NON SI ARRESTA! COLPEVOLI SOLO DI ESSERE DALLA PARTE DEL POPOLO PALESTINESE! HANNOUN, DAWOUD, AL SALAHAT, ELASALY, ALBUSTANJI, ALI SAWI, ABU RAWWA, ABU DEIAH, ABDU E TUTTI GLI ARRESTATI PER LA PALESTINA: LIBERI SUBITO! PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA, DAL FIUME AL MARE! FIRENZE PER LA PALESTINA – LA RESISTENZA CONTINUA! Redazione Toscana
December 28, 2025
Pressenza