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Forlì: I padroni mentono! Il progetto ERiS è un progetto di guerra!
Riceviamo e diffondiamo. Dal canto nostro aggiungiamo che la “paraculata” sul dual use giustamente denunciata da questi compagni è sbugiardata anche dal nome del progetto cui si oppongono: in greco antico, lingua molto usata dai professionisti del marketing (si pensi, per fare un solo esempio, ai frigoriferi Ariston…), éris significa “lite, contesa, scontro”. Chissà perché Leonardo, Thales, Comune di Forlì e compagnia cantante hanno usato proprio questa sigla per un progetto “di pace”… Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi arriva una paraculata mediatica per negare l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero prodotte a Forlì se il progetto andasse in porto troverebbero applicazione anche in scenari bellici. Forse (ci auguriamo) la contro-informazione (non solo da parte del nostro collettivo) e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci aspettiamo molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia “dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili che militari. Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra! Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che in questi giorni dovrebbe incontrarsi con esponenti del governo Meloni, dopo aver incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk. Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna, soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento. Questa é la tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa. Le frottole hanno le gambe corte. Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace! https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html Qui l’articolo sulla stampa locale. https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/aerospazio-e-guerra-a-forli-sul-progetto-eris-di-thales-alenia-space/ Qui un’analisi reale sul progetto ERiS.
[it, en] Aggiornamento sullo sciopero della fame dei Prisoners for Palestine. Heba Muraisi è in gravi condizioni [6/1/2026]
Ringranziando il traduttore per la sua costanza, pubblichiamo – col cuore in gola – la traduzione di questo nuovo aggiornamento sulla lotta dei Prisoners for Palestine nel Regno Unito: Qui l’originale: https://prisonersforpalestine.org/prisoners-for-palestine-hunger-striker-experiencing-uncontrollable-muscle-spasms-and-breathing-declines-after-64-days-on-hunger-strike/ PRIGIONIERI PER LA PALESTINA IN SCIOPERO DELLA FAME: DOPO 64 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME, SOFFRONO DI SPASMI MUSCOLARI INCONTROLLABILI E DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE Heba Muraisi, detenuta per la Palestina in sciopero della fame, sta soffrendo di spasmi muscolari incontrollabili che potrebbero indicare danni neurologici e difficoltà respiratorie, mentre continua il suo sciopero della fame a tempo indeterminato. Muraisi è diventata la persona che ha portato avanti lo sciopero della fame più a lungo, raggiungendo oggi i 64 giorni di sciopero della fame iniziato il 3 novembre 2025. Parlando con Prisoners for Palestine, Muraisi ha descritto di “avere spasmi muscolari e contrazioni al braccio” e di “sentirsi come se trattenesse il respiro senza sapere perché, come se dovesse ricordare a se stessa di respirare”. Muraisi ha affermato che non interromperà il suo sciopero della fame finché il carcere non acconsentirà al suo trasferimento all’HMP Bronzefield: alla fine dello scorso anno è stata trasferita improvvisamente dall’HMP Bronzefield all’HMP New Hall, che dista centinaia di chilometri dalla sua famiglia e dalla sua rete di sostegno. Heba Muraisi è detenuta in custodia cautelare da oltre un anno per attivismo a favore della Palestina, superando i limiti standard di custodia del Regno Unito, e chiede anche l’immediata concessione della libertà provvisoria come parte delle sue richieste per porre fine allo sciopero della fame, nessuna delle quali è stata ancora soddisfatta. È ormai al terzo mese di sciopero della fame con l’impegno incrollabile di garantire che queste richieste siano soddisfatte. Un secondo scioperante della fame, Kamran Ahmed, è stato ricoverato in ospedale per la quinta volta dalla settimana scorsa, da quando ha iniziato lo sciopero della fame. Ahmed ha riferito di essere stato ammanettato con doppie manette durante tutta la sua degenza in ospedale, il che gli ha provocato un gonfiore ai polsi. Il personale sanitario ha avuto grandi difficoltà a inserirgli il catetere a causa degli effetti che lo sciopero della fame ha avuto sul suo corpo, causando il restringimento delle vene e rendendole molto difficili da individuare. Gli esperti medici hanno espresso preoccupazione per questo trattamento, che lui ha dovuto affrontare costantemente durante i ripetuti ricoveri ospedalieri. Ahmed ha segnalato una perdita uditiva intermittente mentre entra nel 57° giorno di sciopero della fame, raggiungendo un punto critico in cui è molto probabile che si verifichino danni fisici irreversibili. Sebbene non sia riuscita a visitare Heba, in una lettera indirizzata a lei, sua madre, Dunya, ha scritto: «Siamo qui dietro di te, ti sosteniamo e ti amiamo senza limiti. Non importa quanto duri la notte dell’attesa, il sole della libertà sorgerà sicuramente». Oggi Prisoners for Palestine ha annunciato che T. Hoxha ha sospeso il suo sciopero della fame dopo aver ottenuto varie richieste, tra cui la consegna della posta arretrata risalente a sei mesi fa, un libro con le scuse per il ritardo e una visita confermata con un membro della Joint Extremism Unit (JEXU) per discutere delle sue condizioni di detenzione individuali. Da quando ha terminato il suo sciopero della fame sabato sera, la prigione ha rifiutato di mandarla in ospedale nonostante le richieste, poiché non è in grado di gestire in modo sicuro la reintegrazione alimentare, che potrebbe causare la sindrome da reintegrazione alimentare. Nonostante l’estrema urgenza della situazione, in cui il rischio di insufficienza organica, paralisi, danni cerebrali e morte improvvisa è sempre più elevato, il governo britannico continua a rifiutarsi di incontrare i detenuti in sciopero della fame e i loro rappresentanti, mettendo a repentaglio le loro vite. Una dichiarazione di Francesca Nadin, portavoce di Prisoners for Palestine, afferma: «Mentre lo sciopero della fame entra nel suo terzo mese, le condizioni di salute di coloro che continuano a digiunare continuano a peggiorare e su di loro incombe un grave pericolo. Nonostante ciò, rimangono saldi nelle loro azioni e convinzioni, convinti che continuare lo sciopero sia l’unico modo per ottenere giustizia di fronte al disprezzo del governo per la vita».