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Roma: “Fuori Alfredo dal 41-bis!”. 10 aprile, assemblea pubblica. 18 aprile: Corteo
Riceviamo e rilanciamo: Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis! La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria. La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite. Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione. Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione. Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo. Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina. Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere. Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma. Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo. Quelle carceri sono delle prigioni Fuori Alfredo dal 41bis Libertà per tutti e tutte Compagnx contro le galere
March 19, 2026
il Rovescio
Lecco, 25 marzo: “Sui binari della guerra”. Assemblea pubblica sulla militarizzazione delle ferrovie
Riceviamo e diffondiamo: Assemblea pubblica Mercoledì 25 marzo 2026 ore 20:30 presso Sala civica “Gabriella Malgarini Zenini”, via seminario 39, Lecco SUI BINARI DELLA GUERRA La militarizzazione delle ferrovie in Italia e in Europa Come assemblea permanente contro le guerre da oltre due anni lottiamo contro la produzione militare lecchese, fiore all’occhiello della filiera del proiettile e dell’ormai onnipresente riconversione al militare di molte aziende locali. Pensiamo che per fermare le guerre sia necessario bloccare la produzione che viene effettuata qua, sui nostri territori. Ma oltre alla produzione, le armi hanno bisogno di essere portate nei territori in cui verranno usate, qui entra in campo la logistica. Per questo vogliamo allargare lo sguardo ai progetti di guerra in atto nella militarizzazione delle ferrovie, che sta procedendo in tutta Europa con massicci interventi per adeguare le infrastrutture al trasporto di materiale militare su larga scala, esplicitamente in previsione di scenari bellici. In Italia un passaggio fondamentale è stato l’annuncio, nell’aprile del 2024, dell’accordo tra Leonardo S.p.a. e Rete Ferroviaria Italiana proprio a tale scopo. A partire da quel momento i ferrovieri attivi nel sindacalismo di base hanno costituito il Coordinamento ferrovieri contro la guerra, che da oltre un anno e mezzo si mobilita con bollettini specifici, presidi nelle stazioni e negli impianti attrezzati per i passaggi di convogli militari, campagne di sensibilizzazione sulla necessità che i lavoratori si mobilitino contro l’economia di guerra. Grazie al contributo di un promotore di questo percorso di lotta, approfondiremo la tematica della logistica di guerra e di come lottare per incepparla.
March 19, 2026
il Rovescio
graficAttac: chiamata alle armi grafiche contro la propaganda bellica
Riceviamo e diffondiamo: Qui il blog del progetto: https://graficattac.noblogs.org/   “Se l’Europa vuole evitare la guerra l’Europa deve prepararsi alla guerra” -Ursula Von Der Leyen, discorso alla Royal Danish Military Academy, marzo 2025 “Si vis pacem, para bellum” – Publius Flavius Vegetius Renatus, Dē Rē Mīlitārī, s. IV AD Giustificare la guerra come strumento per vivere in pace è un discorso tanto vecchio quanto ridicolo.  Tuttavia, la propaganda bellica specifica di ogni epoca è spesso riuscita a convincere parte della sua popolazione e a raggiungere, così, una soglia critica di soldati e di adesione popolare sufficiente per guerreggiare davvero. L’Europa si sta armando e le armi, una volta prodotte, devono essere usate. La guerra è infatti, da sempre, un rilancio dell’economia. Chi ha interesse alla guerra ha bisogno dunque, anche oggi, di instillare tra le menti l’idea della stessa come inevitabile strumento di pace e di creare il desiderio di arruolarsi. Ci stanno lavorando da decenni in modo ricercato, ultra finanziato e incrementale: la presenza nelle strade dei militari, l’ampliamento delle loro competenze, le attività belliche per le scuole, l’esaltazione del militare nel discorso pubblico, nei film, nei giochi sono aumentati poco a poco, permettendo un’assuefazione lenta. Oggi la propaganda lavora anche nel mondo online, ottimizzando, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale i contenuti di messaggi, immagini e video in modo che questi siano quanto più manipolativi possibile; attraverso altri algoritmi scelgono il modo migliore per diffonderli tra i vari social media e, a volte, li generano anche artificialemente. L’Esercito Italiano, per esempio, produce almeno un video online al giorno, in cui non ci sono né morti né nemici, ma opportunità esperienziali e di lavoro, per convincere ad iscriversi ai concorsi per essere reclutati tra i 6000 VFI (Volontari in Ferma Ininizale) messi al bando per quest’anno. Scommettiamo, invece, sull’intelligenza collettiva per creare una contro narrazione capace di smantellare la macchina della propaganda bellica e di avere effetto nel mondo reale. Infatti, di fronte all’esproprio delle capacità pratiche e intellettuali che caratterizza le società nel “nord” globale, riappropriarsi della creatività è uno dei passi necessari verso la possibilità concreta di lottare per un mondo diverso. Inoltre, davanti alla virtualizzazione quasi totale della comunicazione, sembra che i muri siano uno dei pochi luoghi rimasti dove si può ancora combattere ad armi pari. GraficAttac è uno spazio per: – condividere grafiche di manifesti, adesivi, volantini, scritte in contrasto con la propaganda bellica, in ogni suo processo persuasivo, per decifrarne e smantellarne i subdoli meccanismi di fabbricazione di consenso/asservimento sociale e di colonizzazione dell’immaginario – Interrompere il flusso mediatico e di discorso a sostegno degli eserciti e della militarizzazione della società, contro la ricerca di consenso alla repressione, al riarmo, all’arruolamento, all’industria bellica e alla guerra – agire nelle strade con attacchinaggi, strappando i muri alla propaganda bellica – liberare, affilare e conservare affilate, le lame del pensiero critico con cui, definitivamente, rompere le righe! Invia il materiale a graficattac@autoproduzioni.net entro il 25 aprile 2026 I contenuti saranno aggiornati sul blog graficattac.noblogs.org e (a)periodicamente usciranno altre chiamate. L’invito è quello di scaricare i contenuti ed attacchinarli massicciamente ovunque.
March 18, 2026
il Rovescio
Genova, 24 gennaio 2026. Su una giornata di lotta contro Leonardo SPA
Riceviamo e diffondiamo: Qui in pdf: corteo vs leonardo Genova 24/01/2026 – Una giornata di lotta contro Leonardo spa Sabato 24 gennaio in una fredda e ventosa giornata invernale, si è tenuta un’iniziativa a contrasto della presenza a Genova dell’industria italiana che più di qualunque altra ha contribuito e contribuisce alle stragi che il capitalismo compie nel mondo e in particolare a Gaza a partire dall’ottobre 2023. Questa azienda si chiama Leonardo, già Finmeccanica, un colosso industriale a controllo pubblico, un nome che vorrebbe mascherare o addolcire la sua funzione mortifera, facendo riferimento al talento ingegneristico di Leonardo Da Vinci. Ma non c’è alcun genio nella progettazione di tecnologie utilizzate per l’assassinio indiscriminato di persone (aerei, elicotteri, droni, missili e cannoni) e nel simultaneo controllo capillare (la chiamano elettronica per la sicurezza e la difesa) di ogni forma di opposizione e critica alle stesse stragi perpetrate nel nome del profitto e dell’imperialismo occidentale. Il presidio convocato a Sampierdarena, zona Fiumara, ha comunicato le proprie istanze e volantinato ai passanti, ricordando la presenza di Leonardo poco distante. L’impianto di amplificazione riproduceva il sibilo sinistro dei missili e l’urlo delle sirene prima dell’esplosione: un insieme di suoni terrificanti che per i palestinesi di Gaza sono quotidianità da oltre due anni. Le persone della società occidentale pacificata reagiscono solitamente con un’espressione che si colloca tra lo stupore e la vergogna, come se scoprissero solo in quel momento che le “operazioni militari” descritte asetticamente dai media sono, per chi le subisce, un incubo che atterrisce, un massacro senza pietà. Il presidio si è poi mosso in corteo, raggiungendo la sede dell’azienda già presidiata da un blindato della celere a protezione degli interessi nazionali, ovvero del capitale globalizzato che trae profitto stroncando vite e sfruttando esseri umani nelle sue sedi produttive. Il corteo, composto da una settantina di persone ha attraversato le strade di Sampierdarena, esponendo due striscioni che sfidavano la forza della tramontana genovese chiarendo il ruolo che Leonardo svolge nelle strategie di dominio e controllo dell’Occidente in tutto il mondo: FERMIAMO LA LEONARDO, CONTRO GUERRA E SORVEGLIANZA. Avvertiamo che quell’ondata di mobilitazione in solidarietà alla Palestina si è infranta, finendo nell’oblio dopo la finta pace in cui i massacri continuano, nella stessa Palestina come altrove; ma il nemico è in casa nostra, nel quartiere dove tutti ci troveremo ad affrontare gli effetti diretti, sulla nostra vita, dell’espansione di un’infrastruttura militare che si allarga. Le energie di quelle lotte dovranno convergere a contrastare i dispositivi e i sistemi di sorveglianza che oltre a sorvegliarci, ci reprimono. Per questo è fondamentale l’organizzazione, la contro-informazione, la presenza tra le persone: è necessario smuovere la passività, risvegliare l’intelligenza e la partecipazione, ma anche semplicemente conoscersi, permettere una visione globale del contesto storico in cui siamo immersi. Capire che il lavoro è subalterno agli interessi degli stati e dell’imperialismo e rende i lavoratori spesso complici degli obbrobri del potere e dei governanti. Questo è ciò che l’Assemblea genovese contro Leonardo sta facendo da quando si è costituita, consapevole del fatto che ci vuole molto di più per intralciare o, meglio ancora, impedire i piani del capitalismo. L’organizzazione Palestine Action – tramite una lotta radicale che ha fatto coraggiosamente ricorso allo strumento dello sciopero della fame nelle carceri britanniche – è riuscita a contrastare la criminalizzazione della solidarietà attiva nei confronti degli oppressi palestinesi (il governo inglese considera terrorismo ogni riferimento all’organizzazione Palestine Action) e ha ottenuto la rinuncia ad una commessa milionaria del Regno Unito all’industria di armamenti israeliana Elbit System. Questo sforzo, sostenuto da compagne e compagni in carcere, ha spezzato la morsa criminale dell’Occidente a sostegno di Israele e ha indicato la via a chi odia il potere e non sopporta lo sterminio che, ancora oggi, è in corso a Gaza. Nota a margine: lungo il tragitto del corteo sono state tracciate, sui muri di Sampierdarena, molte scritte solidali con Palestine Action e per sollecitare l’attacco a Leonardo: una forma comunicativa immediata e importante… Il giorno dopo il corteo le scritte sono state prontamente cancellate. Una domanda (superflua) e una considerazione a riguardo: da che parte sta l’amministrazione comunale genovese? Evidentemente quelle scritte colpivano nel segno sottolineando ciò che lo Stato e il suo apparato mediatico-repressivo non vogliono che sia diffuso. Quindi avanti così! Assemblea Genovese contro Leonardo
March 17, 2026
il Rovescio
Peter Thiel a Roma per parlare di… Anticristo
In questi giorni (dal 15 al 18 marzo), Peter Thiel è a Roma – a Palazzo Taverna – per parlare di Apocalisse e Anticristo. In una conferenza simile tenuta negli Stati Uniti il 15 settembre scorso, il tecnocrate aveva dichiarato: “Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare tutta la scienza”. Se non è certo un caso che il transumanesimo abbia caratteri sempre più esplicitamente escatologici, è indicativa questa attualizzazione di Carl Schmitt. Se per il giurista nazista l’Anticristo era il socialismo e il katechon – il “potere che frena” – era la dittatura in nome della civiltà, per Thiel l’Anticristo è il luddismo, mentre il katechon è rappresentato dalla dittatura algoritmica. Comuni il suprematismo, il darwinismo sociale e l’eugenetica (Thiel è un afrikaner), diversi i mezzi della potenza, in grado oggi di modificare radicalmente la materia-mondo e la stessa condizione umana. È poco probabile che la visita a Roma di Thiel sia “solo” propaganda, visti gli accordi che Palantir sta realizzando con diversi governi europei. Qui un articolo su Peter Thiel a Roma: https://www.virgilio.it/notizie/peter-thiel-a-roma-per-lezioni-sull-anticristo-giallo-sul-magnate-di-palantir-i-legami-con-trump-e-l-ice-1742269 Qui sotto un profilo del miliardario della Silicon Valley: Peter Thiel, i tech bro, Trump e l’Anticristo – Valigia Blu
March 16, 2026
il Rovescio
Banda di assassini, giù le mani dall’Iran e dal Libano!
Volantino distribuito a Trento durante il corteo contro l’aggressione all’Iran dello scorso sabato 7 marzo: Banda di assassini, giù le mani dall’Iran e dal Libano! La potenza tecno-militare porta a considerare il mondo intero come un insieme di forze inerti da manovrare a piacimento. L’ideologia suprematista spinge a considerare milioni di persone come dei subumani a cui si può fare tutto ciò che si vuole. La concentrazione dei mezzi di comunicazione di massa genera una propaganda sempre più sfacciata (con le menzogne della sera che contraddicono platealmente quelle del mattino). Un simile delirio di onnipotenza ci può condurre, sotto l’effetto domino dei propri gesti sconsiderati, nell’abisso di un conflitto mondiale. Il governo genocida di Israele sarebbe mosso da spirito “umanitario” nei confronti del popolo iraniano per liberarlo dalla tirannia! Le centocinquanta bambine di una scuola iraniana uccise sotto le bombe israelo-statunitensi sono lì a dimostrarlo. Il regime statunitense, che ha organizzato il più alto numero di golpe della storia e finanziato i più sanguinari terrorismi di Stato (nelle Filippine, in Brasile, Guatemala, Indonesia, Cile, Argentina, Messico, Honduras, Venezuela, Colombia…), definisce “principale sponsor del terrorismo” il governo iraniano… Il problema per lorsignori è che l’Iran – un Paese di 90 milioni di abitanti, sei volte più grande dell’Italia, dotato di un potente apparato militare – non è né l’Afghanistan né la Libia, come si vede dai missili che piovono su Tel Aviv e dal numero delle basi militari statunitensi già colpite in tutto il Golfo. Se poi dalla geopolitica passiamo al piano sociale (l’unico che davvero ci interessa), l’odio che le masse del mondo intero provano nei confronti dell’imperialismo occidentale non potrà essere contenuto a lungo dalle petromonarchie e dagli altri regimi a libro paga degli USA. Le folle che assaltano le ambasciate statunitensi in Pakistan, in Barhein o in Iraq si trovano di fronte il fuoco assassino dei marines. E non sarà certo la borghesia della diaspora iraniana (che scende in piazza con le immagini dello Scià e che ringrazia il genocida Netanyahu) a far credere ai popoli del Medio Oriente che sotto il tallone dell’imperialismo israelo-occidentale le loro vite diventerebbero più libere. Quanto alla pretesa moralità delle élite occidentali, ancora non basta quel vero e proprio castello degli orrori allestito da Epstein, ricettacolo di predatori sessuali, tecnocrati, transumanisti, eugenisti e servizi segreti israeliani? Mentre si ipotizza l’intervento europeo per dei droni che hanno attaccato una base britannica a Cipro, le basi dell’UNIFIL – cioè i militari dell’ONU coordinati dall’esercito italiano – vengono colpite in Libano da Israele senza che si levi nemmeno una nota di biasimo… Non abbiamo nessun campo da difendere tra i poteri capitalistici che si stanno scontrando. Solo l’unione tra il moto internazionale in solidarietà con la resistenza palestinese e la ribellione delle masse oppresse del Medio Oriente può fermare questa spirale di distruzione e di morte. L’Iran che sosteniamo è quello che vuole liberarsi di un regime reazionario senza farsi servo dell’imperialismo occidentale e senza chiudere gli occhi di fronte all’immane violenza perpetrata da Israele contro il popolo palestinese. Il nostro compito è fermare qui la mano assassina dell’imperialismo e del colonialismo. Se il governo Meloni-Mattarella pensa di schierare basi e truppe con i bombardatori di Washington e di Tel Aviv, dobbiamo essere di nuovo pronte e pronti a bloccare tutto, come è successo nei mesi di settembre e ottobre. Assemblea in solidarietà con la resistenza palestinese – Trento
March 10, 2026
il Rovescio
Fuori Alfredo dal 41 bis! Iniziative a Carrara e a Pisa, 14 e 18 marzo 2026
Riceviamo e diffondiamo: Qui in pdf: fuori-alfredo-dal-41-bis-carrara-pisa-14-18-marzo-2026 Fuori Alfredo dal 41 bis Iniziative a Carrara e a Pisa, 14 e 18 marzo 2026 Ai servi del potere dico una cosa sola: potete tenermi in galera per il resto della vita ma rassegnatevi, non riuscirete a togliermi la coerenza e il rispetto di me stesso, né tanto meno il piacere e la voglia di combattervi. Alfredo Cospito, 2021 Il 41 bis impiegato contro i rivoluzionari è una tra le principali espressioni dell’offensiva repressiva avviata dagli ultimi governi. Alfredo Cospito, anarchico finito in carcere nel 2012 per aver colpito uno dei responsabili del disastro nucleare che verrà, dopo quasi 10 anni veniva trasferito in regime di 41 bis e al contempo messo a rischio di una condanna all’ergastolo ostativo. La nuova inquisizione di Stato desiderava un annientamento totale. Tuttavia, in particolare dopo l’inizio di un lunghissimo sciopero della fame da parte di Alfredo, si è sviluppato un grande movimento di solidarietà internazionale, che ha infranto la coltre di silenzio che vigeva su un regime detentivo prima di allora inviolabile e ostacolato la macchina della repressione. Risale allo scorso anno la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di una decina di anarchici, tra cui Alfredo Cospito, inquisiti a Perugia per la pubblicazione di un giornale anarchico rivoluzionario. Un’inchiesta che era stata un importante sostegno al trasferimento in 41 bis. A prescindere da condanne e assoluzioni, sappiamo bene come il ministero della galera sia capace di scovare sempre nuove motivazioni per mantenere Alfredo in quella tomba per vivi. Così come sappiamo quanto il 41 bis sia un perno fondamentale nel sistema carcerario. Lo vediamo oggi con la riorganizzazione del regime detentivo al fine di concentrare una consistente parte dei detenuti in alcune carceri in Sardegna. Con l’approssimarsi della scadenza dei primi quattro anni di applicazione di questo regime nei confronti di Alfredo, torniamo in piazza contro il 41 bis. Nell’attuale contesto di guerra la tortura bianca del 41 bis è un monito contro quanti potrebbero decidere di farla finita con lo Stato e il capitalismo. Contro tutti i padroni della guerra, dello sfruttamento e delle tecno-scienze, continueremo sempre a sostenere le ragioni dell’azione diretta e rivoluzionaria. Presidi Sabato 14 marzo 2026: Marina di Carrara, piazza Ingolstadt, ore 17:30. Mercoledì 18 marzo 2026: Pisa, piazza Vittorio Emanuele II, ore 17:30.
March 6, 2026
il Rovescio
Corpi, luoghi, frontiere. Invito a contribuire a un’iniziativa contro la mercificazione dei territori
Riceviamo e diffondiamo: Qui il sito dell’iniziativa in costruzione: https://luoghicorpifrontiere.noblogs.org/ INVITO A CONTRIBUIRE ALL’INCONTRO “CORPI, LUOGHI, FRONTIERE”. – TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI SALENTO 26-27-28 GIUGNO 2026 Nell’antica Grecia, la Xénia indicava il rituale dell’ospitalità verso lo straniero che bussava alla porta. Viaggiatore, naufrago o fuggitivo, l’ospite riceveva cure e onori che un giorno avrebbe dovuto ricambiare. Nel corso dei secoli, le regole della Xénia hanno reso il Mediterraneo uno spazio di ibridazioni e incroci, uno spazio di possibilità, dove l’alterità e l’ignoto contaminavano l’identità dei popoli. Oggi, nell’eco lontana di quell’idea, noi abitanti di un piccolo frammento di terra mediterranea sappiamo di vivere ai margini di quel centro di potere chiamato Occidente. Un Impero che ha costretto l’orizzonte universale della storia entro i confini della sua sovranità. A costo di migrazioni forzate, desertificazione, genocidi e distruzione degli ecosistemi, la sua violenza ha imposto il dominio del profitto e il pensiero unico dello sviluppo tecno-industriale inarrestabile. Nel territorio in cui viviamo, al confine meridionale dell’Impero, si parla ancora il griko, un’antica lingua derivata dal greco. In griko, sséno, mutazione di xénos, indica la provenienza da un generico altrove. Ancora oggi, mentre il Mediterraneo è uno spazio di respingimenti, frontiere militarizzate e mercato turistico, sentiamo il legame a questa radice storica ed è questa concezione dello spazio che vogliamo abitare e attraversare. Mentre il potere attribuisce agli stranieri la responsabilità della miseria in cui ha fatto sprofondare intere popolazioni, riconosciamo come complici coloro che, come noi, vivono ai margini dell’Impero e rappresentano una breccia aperta su molteplici possibilità. Vivere ai margini ci permette di vedere da vicino le mura della fortezza, ma anche le sue crepe. Qui, la frontiera è un avvertimento ma anche una sfida. E’ la linea fisica o immaginaria che separa brutalmente la speranza dalla disperazione, il privilegio dallo sfruttamento, il turista dal clandestino. Ma a volte, i centri di detenzione vanno a fuoco. Viviamo in un territorio devastato dal saccheggio capitalista. Una violenza che, dopo lo spopolamento causato dall’emigrazione dei braccianti agricoli senza terra, è proseguita con l’ installazione di impianti industriali predatori. L’acciaieria di Taranto, il complesso petrolchimico di Brindisi e l’estrazione petrolifera in Lucania sono solo le ferite più visibili di un territorio fatto oggetto di operazioni cosmetiche per essere appetibile sul mercato turistico. Proposta Vogliamo organizzare tre giorni di incontri nel nostro territorio, il Salento, per dare voce ad esperienze di lotta provenienti da diversi luoghi ed elaborare insieme analisi politiche a misura delle esigenze del nostro tempo. L’interconnessione dei luoghi di amicizia potrebbe assomigliare a un’esperienza di vicinanza, una mujawara, -come lo definirebbero le nostre compagne libanesi, poiché crediamo che la solidarietà non si basi sul compimento di una «buona azione militante», ma sul considerare le altre lotte come parte delle nostre e viceversa. Riconoscersi è il motore dell’internazionalismo. Cominciamo con l’abitare un luogo dove condividere storie e prospettive, cibo, musica; un luogo di cui saremo ospiti –sséni– sulle rive del Mediterraneo. Organizzeremo, nello spazio di un campeggio, giornate di discussione e convivialità ma anche di scoperta dei territori e condivisione dei progetti di lotta. Vi chiediamo di partecipare alla costruzione di questo incontro proponendo interventi sulle vostre esperienze, analisi e pratiche sviluppate tra centri e margini; rapporti tra frontiere e attraversamenti, tra militarizzazione, speculazione turistica da un lato, ed esperienze di resistenza, sussistenza e solidarietà internazionalista dall’altro. Pubblicheremo prossimamente altri approfondimenti. Organizzeremo le proposte di intervento che perverranno al seguente indirizzo: maisiaturista@riseup.net
March 5, 2026
il Rovescio