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L’associazione “Studenti e Bersaglieri” organizza Formazione Scuola-Lavoro di ispirazione militare
Al nostro indirizzo mail è stata segnalata l’esistenza di una associazione di volontariato dal nome “Studenti e Bersaglieri” di Seriate che si propone di trasmettere alle nuove generazioni lo spirito del servizio di leva e i valori dei fanti piumati. Sulla sua pagina Facebook l’associazione, in questi giorni, sta pubblicando ritratti di adolescenti in divisa, gli studenti e le studentesse che tra 60 aspiranti hanno superato la selezione e parteciperanno al campo estivo di ispirazione militare. Hanno risposto a dei test attitudinali, a un colloquio individuale, fatto la visita medica e la prova della divisa. Quest’anno il campo prende il nome di “Trieste 2026”, si terrà dal 17 al 28 giugno a Piazzatorre, nelle zone montane di Bergamo. Dal 2021, anno della sua costituzione, la proposta è rivolta agli studenti e alle studentesse del terzo e del quarto anno delle scuole secondarie di secondo grado. Dodici giorni di attività certificabile come FSL formazione scuola lavoro per circa 50 ore, e i brevetti conseguiti sono spendibili nel mondo del lavoro e del volontariato civile. Al termine del corso, è possibile entrare a tutti gli effetti nell’associazione “Studenti e Bersaglieri” o in altre realtà di volontariato che collaborano a questo progetto, ottenendo ulteriori crediti scolastici. L’associazione “Studenti e Bersaglieri” ottiene, per pubblicizzarsi, spazi nelle sale comunali e nelle scuole. Dalle casse cittadine spesso le arrivano contributi economici per sostenere le spese del campo estivo, qualcosa come delle borse di studio per chi desidera partecipare ma non può pagare la quota di iscrizione. Tutti gli anni, durante il campo estivo si vive secondo orari rigidi, con attività scandite tra l’alzabandiera e l’ammaina bandiera. Si fa addestramento militare con marcia e prove di abilità fisica, si maneggiano armi corte e lunghe, si apprende a usare droni e ricetrasmittenti. Alle lezioni marziali si aggiungono incontri con i professionisti del soccorso sanitario e della protezione civile, e “formazione civica” con visite alla Questura, all’Accademia della Guardia di Finanza, al Comando provinciale dei Carabinieri e in una base elicotteristica dell’Esercito Italiano. È anche prevista la simulazione di un processo penale e la visita in un carcere vero, non simulato, a tu per tu con veri detenuti. Una specie di schiaffo morale e paternalistico, il culmine del sociodramma tra divisa e corpo sociale. Il messaggio sottinteso a noi appare essere questo «se proprio si vogliono infrangere le regole della convivenza sociale lo si faccia con addosso una divisa, agli ordini di un superiore ideale militari». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università disconosciamo l’utilità formativa di questo tipo di esperienze all’interno delle scuole e nell’ambito della Formazione Scuola-Lavoro. Denunciamo anzi il carattere involutivo della cultura del valore militare, l’obbligo dell’arruolamento e la cieca obbedienza fino al sacrificio della vita in luogo della contrattazione politica, complessità che salva vite e futuro. Puntellare l’oggi con celebrazioni sul Risorgimento, l’identità nazionale e le guerre mondiali, secondo gli intenti delle realtà combattentistiche e del sistema Difesa, per noi non è passione per la Storia ma un appiattimento grossolano che annienta le capacità generative della parte non militarizzata della società. Ringraziamo chi ci ha scritto, e vi ricordiamo che potete contattarci a questo indirizzo osservatorionomili@gmail.com per segnalarci casi di militarizzazione degli spazi e delle attività dentro e fuori le scuole. A tutela dello spirito democratico dell’istruzione pubblica e di questo Paese. Di seguito alcune foto che documentano la valenza militaristica dell’iniziativa, che dovrebbe essere bandita da qualsiasi scuola e da qualsiasi iniziativa di Formazione Scuola-Lavoro. default Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cittadinanza in uniforme: all’IIS Volta di Aversa (CE) l’Aeronautica è solo la punta dell’ice-berg
Dal 20 al 24 aprile e dal 4 al 8 maggio 2026 tre classi quinte dell’Istituto di Istruzione Superiore “A. Volta” di Aversa (CE) hanno partecipato ad un percorso di Formazione Scuola Lavoro/Orientamento in collaborazione con il 9° Stormo F. Baracca dell’Aeronautica Militare Italiana, inquadrato dal 2006 nella 1° Brigata aerea “operazioni speciali”, di stanza presso l’aeroporto Caserta-Grazzanise. Stemma della 1° Brigata Aerea “operazioni speciali” La prima parte del percorso (aprile) è stata di tipo teorico e si è svolta all’interno della scuola condotta dal personale militare. Gli argomenti sono esplicitati nell’allegato A alla circolare del Dirigente scolastico e comprendono «manutenzione aeronautica, aerotecnica, avionica, propulsione, meteorologia aeronautica, sicurezza del volo e dei luoghi di lavoro». Il percorso del mese di maggio si è invece tenuto presso la sede del 9° Stormo, ma i contenuti non sono esplicitati nella relativa circolare. L’assenza non è un dettaglio tecnico. In un’alternanza scuola-lavoro, la parte pratica è il cuore dell’esperienza formativa. Sapere cosa fanno concretamente gli studenti dentro una base militare per 5 giorni è una questione di trasparenza educativa elementare. Per quanto riguarda gli obiettivi pedagogici l’accordo di rete cita lo sviluppo di competenze tecnico-professionali, orientative e trasversali. Quali competenze trasversali (le così dette soft skills) non è dato sapere. Ma quanto sono presenti i militari in questo istituto? Dando un’occhiata agli altri accordi di rete della scuola troviamo i «Percorsi di legalità » descritti così nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) 2025-2028 – il documento programmatico che definisce l’identità formativa della scuola: «La scuola in rete con l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato, la polizia municipale, vigili del fuoco, ha programmato una nutrita serie di eventi culturali, manifestazioni, nonché concerti, allo scopo della conoscenza, della presa di coscienza e/o rafforzamento degli obiettivi di cittadinanza attiva e di convivenza democratica. Gli alunni e le alunne avranno modo di comprendere e fare propri i principi fondanti del rispetto del sé, dell’altro e delle regole». Il quadro si fa più chiaro: la presenza militare non si limita all’orientamento professionale, ma entra nel cuore della formazione civica. Vale la pena fermarsi sull’ultima parola: regole. Non si citano i diritti, la partecipazione, il dissenso, il pensiero critico. La parola regole non è casuale, ma rivela l’impostazione pedagogica sottostante: la cittadinanza come conformità all’ordine esistente e non come capacità di interrogarlo, modificarlo, contestarlo quando necessario. Cosa significa davvero cittadinanza attiva? > La cittadinanza attiva — nelle sue formulazioni teoriche più solide, da Dewey > a Freire, da Nussbaum a Bourdieu — non è la conoscenza delle istituzioni né il > rispetto delle norme. È la capacità di agire come soggetto politico: > partecipare, deliberare, dissentire, costruire dal basso spazi di vita comune. Include, necessariamente, la possibilità di contestare le istituzioni quando queste si rivelano ingiuste o inadeguate. Include il conflitto come risorsa democratica, non come patologia sociale da reprimere. Include la disobbedienza civile, che ha una storia teorica e pratica riconosciuta in ogni democrazia matura. La convivenza democratica, analogamente, non è la coesistenza pacifica sotto la tutela dell’autorità. È la capacità di gestire il pluralismo, il disaccordo, la differenza — senza affidarsi al monopolio della forza per tenerli sotto controllo. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza non sono soggetti democratici nel loro funzionamento interno, ma sono organizzazioni gerarchiche, basate sull’obbedienza verticale, sulla disciplina, sull’esecuzione degli ordini. Svolgono funzioni legittime e necessarie in uno Stato di diritto, tuttavia il modello di convivenza che incarnano strutturalmente è quello dell’ordine garantito dall’autorità, non della partecipazione costruita dal basso. Quando sono loro a spiegare “come si vive insieme”, il messaggio implicito — indipendentemente dalla buona fede dei singoli operatori — è preciso: la convivenza è una questione di rispetto delle regole; lo Stato si presenta con la divisa; il cittadino è un soggetto da educare alla compliance. È l’opposto di ciò che la pedagogia critica ha elaborato in decenni di riflessione. È, per usare la categoria di Paulo Freire, un’educazione “bancaria” applicata alla democrazia: si depositano nei ragazzi i valori dell’ordine, senza mai attivare la loro capacità di pensiero autonomo e azione collettiva. Il caso del “Volta” di Aversa non è isolato. Rientra infatti in una tendenza documentabile a livello nazionale che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università portiamo alla conoscenza di tutti: la progressiva occupazione degli spazi formativi da parte di soggetti militari e paramilitari, che si propongono come agenti educativi su temi — legalità, cittadinanza, convivenza, orientamento professionale — che richiederebbero invece competenze pedagogiche, autonomia critica, pluralismo di voci. Questa tendenza non passa da imposizioni esplicite. Passa da convenzioni, reti, PCTO, protocolli d’intesa, passa dal linguaggio rassicurante della legalità e dei valori condivisi. Passa, come in questo caso, dalla sostituzione silenziosa di una parola con un’altra: diritti con regole. È quella sostituzione che vale la pena insegnare ai ragazzi a riconoscere. Ma non sarà un carabiniere a fargliela notare. Purtroppo nel PTOF dell’Istituto Volta l’educazione alla cittadinanza attiva e alla convivenza democratica appare affidato solo alle divise. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Progetto “Passa (al)la Marina!”: Formazione scuola-lavoro o reclutamento?
La novità di quest’anno scolastico per quanto riguarda l’ex alternanza scuola-lavoro è la nuova denominazione dei percorsi PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) in FSL (Formazione Scuola Lavoro). La mutazione del nome non ha comportato, tuttavia, un cambiamento della sostanza, come d’altronde era prevedibile. Come accaduto negli anni scolastici trascorsi, questi percorsi si prestano perfettamente al processo di militarizzazione della scuola e alla conseguente diffusione della cultura della difesa, coma da anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia.  Un esempio è dato dal percorso FSL “Passa la Marina”, titolo ripreso dalla marcia composta dal M° Pietro Carlo Aghemo, direttore della Banda della Regia Marina Italiana dal 1920 al 1954. Il progetto ha il fine di commemorare il 160° anniversario della battaglia di Lissa (1865) che costò la morte di 38 austriaci e di 620 italiani e provocò 138 feriti nel campo austriaco e 161 in quello italiano, tanto per ricordare i numeri di morte che dovrebbero essere il solo dato da commemorare quando si parla di guerre. Che le guerre generino altre guerre, odio e revanscismi è cosa testimoniata anche dalla battaglia di Lissa. D’Annunzio, anni dopo, la ricorda, in modo dispregiativo, come la gloriuzza di Lissa; Francesco Giuseppe, in un discorso alla vigilia dell’intervento italiano nella Prima guerra mondiale, la citerà (insieme a Novara, Mortara, Custoza) come testimonianza della piccolezza e non pericolosità del nemico italiano, perdente su tutti i fronti. Provocazioni entrambe generate dall’odio e l’inimicizia tra i popoli che le guerre presuppongono e la propaganda dei governi da sempre, abilmente, crea. Nella presentazione del progetto nulla di tutto ciò, ovviamente è presente. Rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori di secondo grado del Lazio e della Campania, il progetto, in convenzione con il Comando MARIBANDA, coinvolge diversi indirizzi di studio,  per un totale di circa 105 partecipanti. Le istituzioni scolastiche coinvolte sono: 1. Liceo Scientifico-Musicale Farnesina – Roma 2. Liceo “Chris Cappell College” – Anzio (RM) 3. Liceo Musicale “A. Manzoni” – Latina 4. 4. Liceo Scientifico-musicale “Leonardo Da Vinci” – Vairano Patenora (CE) 5. Istituto di Istruzione Superiore “A. Meucci” – Ronciglione (VT) 6. Liceo artistico “Enzo Rossi” – Roma 7. Istituto di Istruzione Superiore “A. Farnese” – Caprarola Finalità del progetto: «Far conoscere le peculiarità della Marina Militare (la sua storia, i suoi reparti, gli ambiti operativi in cui presta il suo servizio al paese) attraverso l’attività di rappresentanza che la Banda Musicale della Marina svolge […] far conoscere aspetti della Marina Italiana che possano generare un interesse per la Forza Armata e apprezzare le opportunità professionali che essa può loro offrire». In sintesi: promuovere il reclutamento nella Marina o, parafrasando il titolo, Passa alla Marina! Le studentesse e gli studenti saranno coinvolti in specifici percorsi, declinati sui loro indirizzi, che termineranno in un evento finale in cui ad esempio, l’istituto A. Farnese di Caprarola, oltre a curare l’organizzazione dell’evento, sarà chiamato ad elaborare «una rivisitazione di piatti recuperati dai menù della Regia Marina, nel buffet tematico cucina di bordo storica e moderna». L’evento sarà accompagnato da un mostra storica sulla banda, basata su documenti prodotti dalle studentesse e dagli studenti dei licei e infine  un concerto che vedrà come protagonista il liceo musicale. Dalla storia, all’arte visiva, dalla cucina alla musica, tutto si presta per essere strumentalizzato dalla Marina per esaltare «il ruolo della banda musicale della Forza Armata come “vetrina vivente” della Marina Militare». Vetrina vivente, che come tutte le vetrine, serve per ammaliare il cliente, pubblicizzare un prodotto,  invogliare il cliente a comprarlo. E i clienti sono, in questo in caso, le studentesse e gli studenti che nel progetto orientativo FSL saranno avvicinati alla Marina come possibile sbocco lavorativo. L’esigenza di aumentare il numero dei militari in servizio è tra le priorità che da anni l’ammiraglio Dragone sollecita. Presidente del Comitato Militare della NATO, già Capo di Stato Maggiore della Difesa e Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Dragone nel riorganizzare il sistema difesa invoca l’aumento dei militari in servizio fin dal 2022, periodo in cui si usciva dal Covid (clicca qui). In qualità di capo del comitato militare dell’Alleanza Atlantica, Dragone è anche il personaggio che, in tempi delicati come quelli che stiamo vivendo per l’equilibrio europeo e internazionale, non si è fatto scrupoli di invocare, in un’intervista al Financial Times, una politica più aggressiva contro la Russia, arrivando ad auspicare un attacco preventivo (clicca qui). Una vera e propria dichiarazione di guerra che come tale è stata interpretata da Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Nel percorso FSL nessuno inquadrerà la battaglia di Lissa nel contesto storico dei nascenti nazionalismi e irredentismi sfociati nella I guerra mondiale, nessuno parlerà della carneficina delle guerre, nessuno citerà i progetti guerrafondai europei e conseguenti riforme della leva che i governi stanno varando, nessuno farà presente la decisione di troppo stati europei di ripristinare la leva, volontaria in Italia, ossimoro che necessita di progetti di propaganda come questo della Marina. Guido Crosetto, ministro della Difesa, vuole raggiungere progressivamente, entro il 2033, il numero di 160.000 unità di dotazioni organiche complessive del personale militare (Esercito, Marina, Aeronautica) (https://www.today.it/politica/reclutamento-forze-armate-novita.html) e i piani di comunicazione che ha varato e che prevedono questo tipo di contaminazione tra militare e civile, devono partire da subito, in primis dalle scuole. Devono coinvolgere precocemente i giovani a partire dall’infanzia. Il percorso FSL non si lascia sfuggire l’occasione e per il liceo artistico prevede anche «proposte grafiche/plastiche di mascotte della Banda Musicale della Marina. La scelta potrà essere realizzata all’interno di un contest rivolto agli alunni delle scuole dell’infanzia e primaria». PROPAGANDA DI RECLUTAMENTO PER LA QUALE NON CI RESTA CHE RIVOLGERE LA SOLITA DOMANDA AL PERSONALE DELLA SCUOLA: PERCHÉ ADERIRE A QUESTI PROGETTI? PERCHÉ TRASFORMARE LE SCUOLE IN UFFICI DI RECLUTAMENTO MILITARE? Roberta Leoni, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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