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L’odissea giudiziaria di Bichara Ibrahim Tijani
Riprendiamo dal sito tp24.it: Scambiato per scafista: riceve 78mila euro di indennizzo dopo quasi nove anni di carcere Immaginate di fuggire da un inferno per cercare salvezza in Europa e di ritrovarvi, invece, in una cella di carcere per quasi nove anni, accusati di un crimine mai commesso. È l’odissea giudiziaria di Bichara Ibrahim Tijani, un cittadino sudanese di 39 anni, che dopo una lunga battaglia legale ha finalmente visto riconosciuta la sua innocenza. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico di come errori giudiziari possano spezzare la vita di una persona. LA LUNGA ATTESA E IL CONTO SALATO PER LO STATO A distanza di anni dai fatti, il Tribunale di Trapani ha emesso una sentenza che ha stabilito un indennizzo di 73.812 euro. A dover pagare questa somma sarà il Ministero dell’Economia. Il conto alla rovescia della detenzione di Tijani si è fermato a 3.131 giorni: oltre otto anni e mezzo di privazione della libertà, trascorsi in attesa di un processo che si è concluso con la sua completa assoluzione. La sentenza, emessa dal giudice Piero Grillo, è stata poi confermata in Cassazione, ponendo fine a un incubo durato troppo tempo. L’accusa e il naufragio della verità La storia di Tijani inizia nel luglio del 2017. Arrivato in Italia a bordo della nave “Diciotti” insieme ad altri 67 migranti, viene immediatamente arrestato. L’accusa è pesante: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo i magistrati di Trapani, che indagavano nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita”, Tijani era uno degli scafisti e avrebbe guidato l’imbarcazione durante la traversata. Una tesi che, però, non ha retto al vaglio dei giudici. LA VERITÀ DELLA DIFESA E L’INTEGRAZIONE IN SICILIA A smontare l’accusa ci ha pensato il suo avvocato, Francesco Di Giovanna, che ha spiegato come il suo assistito fosse solo un naufrago in cerca di salvezza. “Si è integrato e lavora a Campobello di Mazara”, ha dichiarato il legale, sottolineando come Tijani non avesse alternative se non quella di salire sulla barca: tornare in Libia avrebbe significato mettere a rischio la propria vita. La sua permanenza in Italia, inizialmente segnata dalla reclusione, si è trasformata in un percorso di integrazione. La Prefettura di Trapani gli ha infatti riconosciuto la cittadinanza italiana proprio in virtù dei suoi legami consolidati con il territorio e del suo percorso lavorativo. UN FUTURO LONTANO DAI TRIBUNALI Oggi Bichara Ibrahim Tijani conduce una vita tranquilla in provincia di Trapani. La sua storia si chiude con un risarcimento che, se da un lato non potrà restituirgli gli anni perduti, dall’altro rappresenta un monito importante sull’urgenza di garantire processi più rapidi ed equi. Dopo aver rischiato di essere condannato per un crimine orribile, oggi può finalmente guardare al futuro da cittadino italiano, lontano dagli errori di un sistema che, per troppo tempo, lo ha ingiustamente punito. La sua storia ricorda quella di Alaa Faraj , che purtroppo non ha avuto un esito altrettanto limpido, ferma al momento ad una concessione di grazia parziale, che non è riconoscimento di piena innocenza… (ndR) Redazione Sicilia
September 30, 2026
Pressenza
Alaa Faraj è libero ed è innocente
Mentre i media hanno ormai oscurato il linciaggio di Taranto, condividiamo una bellissima notizia, anch’essa per altro sottaciuta: Alaa Faraj, ingiustamente accusato di essere uno scafista, condannato a trent’anni e parzialmente graziato da Mattarella, ha ottenuto finalmente la revisione del processo Dieci anni di carcere, una revisione del processo straordinaria e oggi una corte (la Corte d’Appello di Messina) che ha avuto il coraggio di riconoscere un errore e di cambiarne il corso. Ma quel coraggio non nasce dal nulla: cresce da un’alleanza di persone e realtà che non hanno mai smesso di esserci; dalla determinazione di un’avvocata seria e giusta che ha creduto nella verità e l’ha difesa senza piegarsi, da una meravigliosa donna, Alassandra Sciurba, che ha fatto da ponte e da curatrice di un libro insieme ad Alaa e Sellerio— Perché ero ragazzo — che ha continuato a circolare, a passare di mano in mano, ad aprire coscienze e cuori, trasformando la storia di Alaa in una storia collettiva. Oggi sentiamo una gioia profonda, insieme a una speranza nuova. Ma sentiamo anche una certezza: la giustizia va difesa. Ogni giorno. Bisogna lottare, unirsi, stare accanto a chi subisce ingiustizie, costruire comunità capaci di opporsi alla repressione, al razzismo e a ogni forma di discriminazione. Alaa e Alessandra ce lo insegnano! Questa vittoria non è un punto d’arrivo ed è un inizio. L’augurio è che possa aprire la strada a una giustizia più vera e a una coscienza collettiva più profonda delle disuguaglianze e delle ingiustizie che attraversano le nostre società. Alaa una comunità ce l’ha sempre avuta. E oggi quella comunità è qui, pronta ad accoglierlo. Bentornato fuori, Alaa. Ti aspettavamo!!!! qui la sua storia: Quando Alaa era un ragazzo, e Una buona notizia, ma è ancora troppo poco… Redazione Palermo
May 19, 2026
Pressenza
MIGRANTI: GRAZIA PARZIALE PER ALAA FARAJI, ENTRATO IN CARCERE A 19 ANNI DOPO UN PROCESSO SOMMARIO
E’ stato parzialmente graziato dal presidente della Repubblica Mattarella Alaa Faraji, ragazzo di origini libiche in carcere da 10 anni in Italia con l’accusa di omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È in prigione dal 2015, da quando ad appena 19 anni sbarcò in Italia da un barcone carico di migranti morti. Da lì si susseguì un processo che, senza prove certe, aveva “accertato” come il giovane libico fosse uno dei “trafficanti” responsabili della cosidetta “strage di Ferragosto”, in cui morirono quarantanove persone asfissiate sul barcone su cui viaggiava. Iscritto al primo anno di Ingegneria, giocatore di calcio, era scappato da Bengasi mentre il suo Paese sprofondava in una guerra civile mai più spentasi. Alla grazia si erano appellati anche i giudici della Corte d’appello di Messina, mentre per il suo processo ci sono ancora istanze di revisione che verranno presentate. Il 22 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso uno sconto di pena di undici anni e quattro mesi, dovendonde scontare ancora altri 8, con la possibilità di accesso alle pene alternative. Grazia piena, invece, per altri 4 detenuti. Radio Onda d’Urto ne parla con Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del Diritto a Palermo e attivista per i diritti umani che la scorsa estate ha pubblicato le sue lettere dal carcere, che vanno a comporre il libro “perché ero ragazzo”. Nel frattempo Alaa continuerà la battaglia legale per riconoscere la sua innocenza. Ascolta o scarica
December 23, 2025
Radio Onda d`Urto