Trame di luce e di colore per una cura solidale
Lo scorso venerdì 19 dicembre le socie della Biblioteca delle donne di Palermo,
presso la sede di via Lincon 121, abbiamo ascoltato il racconto di Nunzia La
Rosa, che ha portato una luce di speranza a questo Natale segnato dai colori
cupi delle guerre e dal genocidio a Gaza. Sembrerebbe, infatti, che anche in
Italia sia «necessario alzare le spese militari» per la difesa a fronte della
popolazione sempre più povera, della sanità alla deriva e della riduzione a
lumicino dei finanziamenti per l’istruzione.
La storia di Nunzia, docente di lettere in pensione, prende avvio sei anni fa
dalla malattia di due giovani allieve in chemioterapia: Eleonora portava la
parrucca e Miriana indossava «un turbante grigio molto triste». «Perché porti
quel brutto colore!» – chiese un giorno durante la lezione, «non riesco a
trovare turbanti di colori pastello» – rispose l’alunna.
Si fece strada in Nunzia la considerazione che cura è anche colore nella
malattia, cura è anche adornarsi nelle sofferenze. Così, tornata a casa, riprese
l’arte del cucire che sua madre aveva tramandato a lei e alle sue sorelle. Con
un mela e un tovagliolo realizzò il prototipo di un turbante, che poi ripropose
in un tessuto di fibre naturali e soprattutto colorato. «Ho deciso che il mio
turbante dovesse essere un dono di amore che partendo dal mio cuore giungesse al
cuore della donna che lo avrebbe ricevuto» – spiega Nunzia. Un dono senza
passaggio di denaro, da offrire alle singole malate che lo richiedono e alle
strutture ospedaliere che la contattano, perché non può esserci speculazione
nella malattia, un turbante di buona fattura costa oltre 80 euro. Il dono, in
queste circostanze, non ha prezzo e l’atto del donare senza secondi fini può
essere contagioso. Come quando i consuoceri di Nunzia che vivono a Prato,
Antonella e Fabrizio, venendo a conoscenza della sua iniziativa, si rivolsero a
due loro amici, Maria e Alessandro, produttori e distributori di tessuti
pregiati che da allora periodicamente inviano a Palermo le stoffe con cui
realizzare «turbanti coloratissimi e confortevoli».
Ma la produzione di manufatti non si è fermata ai turbanti perché Maria,
dell’Associazione Aurora di Prato, un giorno chiese se si potessero confezionare
per i pazienti in chemioterapia anche «le borsette porta drenaggio che tanta
dignità danno al malato e che sono diventate preziose da quando Elena», anche
lei insegnante, propose a Nunzia di farle decorare ai suoi ragazzi diversamente
abili, idea condivisa da altre due docenti, Katia e Luigia. In seguito, Sara,
un’alunna di Nunzia, si offrì di realizzare a filet e all’uncinetto «gli
orecchini da donare in corredo al turbante», iniziativa che oggi porta avanti
con Silvia, Mariolina, Ignazia e Lilly mentre altre amiche, Anna e Antonella,
eseguono cappellini in lana che durante l’inverno scaldano più del turbante e
che vengono utilizzati anche dagli uomini in chemioterapia .
Insomma Trama solidale, questo è il nome dell’associazione di volontarie, può
contare sull’apporto di molte donne accomunate dalla gioia di donare tempo,
maestria e competenze per «portare il sorriso a chi voglia di sorridere non ne
ha». Nunzia ci tiene a nominarle tutte: «Lucia, Rosa Maria, Anna, Elena, Laura,
realizzano le borsette porta drenaggio; io, Giusy e Laura realizziamo i
turbanti; Giusy porta le macchine per cucire alla manutenzione; Michela
impacchetta tutto ciò che produciamo; Marianna cura la pagina Instagram»; mentre
rileva il contributo anche di amici e familiari. E qui entrano in campo gli
uomini, Elio che provvede alla distribuzione e spedizione dei manufatti e
Fabrizio che si occupa dell’invio del tessuto per le borsette porta drenaggio.
Le volontarie di Trama solidale regalano annualmente circa 200 turbanti, 300
borsette porta drenaggio, decine di orecchini, che distribuiscono in Sicilia e
in Toscana a ospedali, associazioni di donne in chemioterapia, medici, psicologi
e singole malate che ne facciano richiesta. In una società corrotta dalla logica
del profitto dove anche la malattia è soggetta alla logica dell’impresa che
lucra sulla sofferenza e in cui i più pensano che con il denaro si può
acquistare salute eterna e felicità, Nunzia riferisce: «nel donare riceviamo
tantissimo e ciò ci rende felici e appagate».
Ketty Giannilivigni