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18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
IN MEMORIA DI LORENZO “ORSO” TEKOSHER ORSETTI: MERCOLEDI 18 E SABATO 21 MARZO LE INIZIATIVE A FIRENZE
Sono passati 7 anni da quanto, il 18 marzo 2019, Lorenzo “Orso” Tekosher Orsetti, compagno fiorentino di 33 anni, veniva colpito a morte a Baghuz, nella Siria del Nord Est, mentre stava combattendo con le forze rivoluzionarie a maggioranza curdo-siriana, le YPG, per cacciare i miliziani del sedicente Stato Islamico dal Rojava. Come ogni anno, anche nel 2026 amici e familiari hanno organizzato una serie di iniziative di commemorazione, ricordo, riflessione e sensibilizzazione. Sarà anche un’occasione per riportare l’attenzione su quello che sta succedendo nel Rojava, dopo l’offensiva militare del cosiddetto governo provvisorio siriano di Al Jolani contro l’est della Siria; offensiva per ora stoppata dalla resistenza delle Fds e dall’accordo (precario) raggiunto tra le parti a fine gennaio 2026. Per Orso e per la rivoluzione confederale, a Firenze 2 gli appuntamenti in cantiere: Questa mattina, mercoledi 18 marzo, commemorazione presso il cimitero fiorentino delle Porte Sante, dove Lorenzo è tumulato, quindi nel pomeriggio è in programma al Polo di Scienze Sociali di Novoli l’iniziativa “Le basi del Confederalismo Democratico e Jineolojî” con il comitato Jineolojî Europa e la partecipazione del professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Firenze, Alberto Tonini (dalle 16, edificio D06). Sabato 21 marzo, alle ore, 11 la commemorazione istituzionale al cimitero di San Miniato, mentre dalle 17 ci si sposta alla Casa del Popolo di Grassina per un incontro dal titolo “Convergere nella guerra globale, prospettive internazionaliste” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Tony Lapicella della Global Sumud Flotilla, Collettivo di fabbrica GKN, Sudd Cobas, Accademia della Modernità Democratica, Calp. A seguire una cena di autofinanzamento e a seguire (dalle 21,30) appuntamento musicale con España Circo Este, The Sopron e Sbanebio. Il ricordo e la presentazione delle iniziative con il papà di Lorenzo, Alessandro Orsetti Ascolta o scarica    Di seguito, la lettera diffusa da Orso: Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin! Orso, Tekoşer, Lorenzo”
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: LA MADRE DI DAVIDE CESARE, ROSA PIRO, AI MICROFONI DI RADIO ONDA D’URTO IN CHIUSURA DELLA TRE GIORNI PER DAX
“Ogni anno vedo che tanti giovani che non erano nati, che 23 anni fa neanche forse erano nei pensieri dei loro genitori… vedere la partecipazione convinta, convinti di essere lì e di voler capire cosa è successo… mi fa sperare che comunque i semi che sono stati seminati iniziano a germogliare e si vede il raccolto”. Parole di Rosa Piro, madre di Dax Davide Cesare, ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giorno dopo il corteo da via Brioschi a via Gola a Milano, in chiusura della tre giorni di iniziative in ricordo del compagno ucciso il 16 marzo 2003 da tre fascisti. Anche in quel marzo del 2003 stava cominciando una guerra, c’era già l’intervento contro l’Afghanistan e il bombardamento dell’Iraq sarebbe cominciato pochi giorni dopo, il 20 marzo. Rosa Piro ricorda come 23 anni fa si manifestasse per gridare “pace” contro l’occupazione e la guerra e che lo stesso giorno in cui veniva ucciso Dax, attivo nelle lotte sociali a Milano, veniva uccisa Rachel Corrie, attivista per i diritti del popolo palestinese, schiacciata da un bulldozer corazzato dell’esercito israeliano mentre protestava contro l’occupazione israeliana. Nel presentare il legame tra Dax e Rachel, Rosa ricorda che “bisogna dire che la guerra comunque è un crimine contro l’umanità. Nella guerra non vincono mai i popoli, vincono solo i potenti che la dichiarano ma non la combattono”. E ancora: “la guerra non sono caramelle che piovono dal cielo. La guerra sono bombe, sono distruzioni, sono famiglie smembrate e noi la dobbiamo bandire da tutto” Rosa lancia un messaggio a tutte le persone, soprattutto le più giovani, che in questi giorni e in questi anni le sono state vicine dopo l’omicidio di Davide: “Io auguro a loro veramente di poter vivere in un mondo libero, in un mondo dove l’ingiustizia non la faccia da padrone” Ascolta l’intervista a Rosa Piro, madre di Davide Dax Cesare, ai microfoni di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica
March 17, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: CENTINAIA DI COMPAGNE-I IN CORTEO A 23 ANNI DALL’OMICIDIO FASCISTA DI DAVIDE “DAX” CESARE
Si è concluso il weekend lungo di iniziative in memoria di Davide “Dax” Cesare, ucciso per mano fascista in via Brioschi il 16 marzo 2003, esattamente 23 anni fa. Quella notte Dax fu aggredito, insieme ad altre compagne e compagni di Orso, l’Officina della Resistenza Sociale, da tre neofascisti, padre e due figli, che lo accoltellarono a morte. Compagne e compagni si recarono poi all’ospedale San Paolo, dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza poliziesca oltre che – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie, pari a 130mila euro. Come ogni anno organizzate numerose iniziative volte, da un alto, a tenere viva la memoria e, dall’altro, a rendere il ricordo di Dax un mezzo per portare avanti iniziative di lotta e socialità. Da sabato 14 marzo a lunedì 16 marzo 3 giorni di lotta, riappropriazione, socialità e confronto contro il fascismo, il sionismo e la guerra imperialista a Milano, dove nella mattinata di sabato 14 marzo è stato liberato il Palasharp, spazio pubblico abbandonato dal 2011 e che ha ospitato le iniziative di sabato 14 e domenica 15 marzo. I collegamenti dal weekend di mobilitazioni (a Milano e non solo) sono qui. Dal tardo pomeriggio alla serata di lunedì 16 marzo, un corteo con diverse centinaia di compagne-i è partito dall luogo dell’omicidio fascista, nel quartiere di Ticinese. Radio Onda d’Urto ha raggiunto telefonicamente Norberto, compagno dell’Assemblea in ricordo di Dax. Ascolta o scarica.
March 17, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO, ROMA, VICENZA E TORINO: PIAZZE MOBILITATE IN ITALIA TRA ANTIFASCISMO, ANTISIONISMO E IL NO A GUERRA E REFERENDUM
Movimento. Oggi, sabato 14 marzo, almeno 4 le piazze di lotta convocate in Italia e seguite da Radio Onda d’Urto: Milano, Roma, Vicenza, Torino. MILANO – A Milano, dove inizia la tre giorni per ricordare Davide Dax Cesare, compagno ucciso da 3 fascisti in via Brioschi a Milano il 16 marzo 2003, 23 anni fa. Da oggi, sabato a lunedi, tre giorni di iniziative a Milano di lotta, riappropriazione, socialità e confronto contro il fascismo, il sionismo e la guerra imperialista “con la stessa rabbia e immutato amore”. La mobilitazione è iniziata già nella mattinata di sabato 14 marzo, con compagne-i a liberare il Palasharp, palazzo dello sport in disuso dal 2011 in zona Lampugnano. Lo stabile, già tolto dall’oblio a inizio febbraio, in occasione delle Utopiadi contro le Olimpiadi invernali, ospiterà sabato sera la serata musicale a sostegno della campagna e poi anche le iniziative di domenica per Dax. Sabato pomeriggio, attorno alle ore 15.45, è partito dall’Arco della Pace di Milano – e sotto una pioggia battente – il corteo per Dax. Molte centinaia le persone fin dalla partenza del corteo aperto dallo striscione “Dax ucciso perché militante antifascista. I compagni e le compagne del movimento”. La corrispondenza d’apertura con Siham, inviata di Radio Onda d’Urto a Milano. Ascolta o scarica   ROMA – Da Milano a Roma, con il corteo “Per un No sociale, contro il Governo Meloni e le sue politiche di guerra come alla riforma sulla giustizia, al suo silenzio sul genocidio in Palestina ed alle misure repressive contro chi manifesta dissenso nel nostro Paese. Abbassiamo le armi, alziamo i salari!” Queste le parole d’ordine della manifestazione indetta da realtà come Potere al Popolo; Unione Sindacale di Base; Contropiano; Movimento per il diritto all’abitare di Roma; Calp; Cambiare Rotta; Collettivi Autorganizzati Universitari; Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli; Osa;  No Ponte Calabria; Rete dei Comunisti, con l’adesione di altre decine di realtà (qui l’elenco) arrivate nella Capitale. La corrispondenza delle ore 15.30 con il nostro collaboratore da Roma, Stefano Bertoldi, con le interviste dallo spezzone di Potere al Popolo. Ascolta o scarica La seconda corrispondenza sempre con Stefano Bertoldi e l’intervista a Giacomo, Rete dei Comunisti, da Roma.  Ascolta o scarica Altre interviste da Roma con i Collettivi Autorganizzati Universitari ed Ecoresistenze. Ascolta o scarica “In 20mila diciamo No alla Guerra, al Governo Meloni e al Referendum Costituzionale”, scrive sui propri canali Potere al Popolo da Roma: https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/03/NOI-DICIAMO-NO-No-alla-GuerraNo-al-Governo-MeloniNO-al-Referendum-Costituzionalenoidiciamono.mp4   VICENZA – Vicenza; “contro l’uso delle nostre città come ingranaggio della guerra globale” corteo nella città berica (ore 15, via Prati) per una “manifestazione determinata a trasmettere – si legge su Globalproject.info – un messaggio chiaro ovvero che Vicenza non vuole essere complice: Blocchiamo gli ingranaggi della guerra globale”. Il tutto in una città, Vicenza, che vede la presenza di almeno tre servitù militari Usa: la Caserma Ederle (sede del comando Setaf) Camp Del Din (173esima brigata aviotrasportata) e caserma Miotto (intelligence militare Usa). Qui la presentazione dei contenuti politici dell’iniziativa con Angelo, di Vicenza per la Palestina.   TORINO – Infine Torino. Sabato 14 marzo corteo pure in Piemonte, con la manifestazione regionale indetta da Torino per Gaza con numerose adesioni per ribadire la solidarietà popolare con la Palestina, oltre che contro “Board of Peace e ddl (cosiddetto) antisemitismo”, in realtà una clava contro chi contesta Israele e le politiche sioniste. Del corteo Radio Onda d’Urto ha parlato, nei giorni scorsi, con Sara di Torino per Gaza, affrontando i temi che hanno portato a lanciare la mobilitazione regionale piemontese: clicca qui per ascoltare.  
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
PISA: “LA TOSCANA NON E’ ZONA DI GUERRA”. BLOCCATO TRENO CARICO DI MEZZI MILITARI
Giovedì 12 marzo, tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano. Sia a Livorno prima, che a Pontedera e Pisa poi, il treno é stato prima rallentato e attualmente  (ore 19) risulta bloccato al binario 3 della stazione centrale di Pisa. Dal Movimento No Base viene diramato l’appello a tutte le persone sul territorio ad unirsi al blocco. “La Toscana non é zona di guerra, fuori le armi dalla nostra terra!” Il collegamento dalla stazione di Pisa con Alessandra del Movimento No Base, raggiunta da Radio Onda d’Urto alle ore 19.25 Ascolta o scarica  Per aggiornamenti in diretta: clicca qui per la pagina Instagram “Movimento No Base”
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
DAX RESISTE CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO: DAL 14 AL 16 MARZO A MILANO LA TRE GIORNI IN RICORDO DI DAVIDE CESARE
Dal 14 al 16 marzo a Milano la tre giorni “Dax Resiste” per non dimenticare Davide “Dax” Cesare, compagno milanese passato per diversi anni anche a Brescia , al Magazzino 47 e alla Festa di Radio Onda dUrto, ucciso per mano fascista in via Brioschi il 16 marzo 2003. Quella notte di 22 anni fa Dax fu aggredito, insieme ad altre-i compagne-i del centro sociale Orso, l’Officina della Resistenza Sociale, da tre neofascisti, padre e due figli, che lo accoltellarono a morte. Compagne e compagni si recarono poi all’ospedale San Paolo, dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza oltre che – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie. Da qui la volontà di ricordare la sua vita e le sue lotte, collegate a tante lotte attuali. Tre giorni di lotta, riappropriazione, socialità e confronto contro il fascismo, il sionismo e la guerra imperialista. Sabato 14 h15 / arco della pace – CORTEO … a seguire concerto benefit 130mila Domenica 15 dalle h10 / darsena-ticinese – RIPRENDIAMOCI I QUARTIERI, giornata di memoria e lotta nelle strade (street art, interventi di realtà antifa da tutta Europa, pranzo sociale, musica) Lunedì 16 h18:30 /via brioschi ang via zamenhof – MEMORIA, presidio e corteo in quartiere. La presentazione con Paolo del Foa Boccaccio di Monza e dell’Associazione Dax Ascolta o scarica
March 9, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: MEZZO MILIONE DI SFOLLATI IN FUGA DAI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI SU BEIRUT, “UNA GUERRA, ANCHE PSICOLOGICA, MOLTO DURA”
Israele conduce le sua guerre criminali di occupazione e colonizzazione nell’intera regione mediorientale, non soltanto in Palestina e Iran. Da lunedì 2 marzo l’esercito israeliano è tornato ad aggredire militarmente il Libano, con l’invasione via terra nel sud del Paese e i bombardamenti sulla capitale Beirut. I raid israeliani sulla capitale libanese prendono di mira in particolare i sobborghi meridionali, considerati la roccaforte del movimento sciita Hezbollah nella città. Da Dahiyeh, cioè la vasta periferia meridionale di Beirut, sono dunque in fuga disperata almeno mezzo milione di persone. “Diventerà come Khan Younis”, ha minacciato nelle scorse ore il ministro delle finanze israeliano, il fascista e colono Smotrich, mentre l’Onu chiede “indagini immediate” sui raid indiscriminati di Tel Aviv in mezzo ad aree densamente popolate da civili. “I quartieri di Dahiyeh vengono considerati, nella narrativa generale, i bastioni di Hezbollah”, spiega David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per in collegamento telefonico con Radio Onda d’Urto. “Oltre a essere bastioni del movimenti sciita, però, sono anche dei quartieri estremamente popolari. Ieri l’ordine di evacuazione ha riguardato tra le 200 e le 500mila persone da evacuare in mezzo pomeriggio… Una follia!”, commenta Ruggini. “Dentro questi quartieri ci sono ospedali, tre dei quali evacuati dalla Croce rossa libanese, ci sono scuole, gli accessi all’aeroporto… Si tratta di una mossa di guerra psicologica molto dura“, conclude. Nel sud del Paese dei cedri, intanto, si registrano raid aerei israeliani (5 vittime a Sidone) e scontri sul terreno tra le truppe di occupazione israeliane e l’ala militare di Hezbollah, messa al bando dal governo libanese su pressione israelo-statunitense. Razzi e colpi d’artiglieria sparati dal movimenti sciita libanese sono caduti anche nel nord dei territori controllati dallo stato di Israele. La corrispondenza da Beirut, su Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per. Nelle scorse ore l’ong italiana ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Emergenza Libano” per far fronte alla grave situazione umanitaria. Ascolta o scarica.
March 6, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: IL PJAK LANCIA L’APPELLO AD “AUTOGOVERNO E AUTODIFESA” NEL KURDISTAN ORIENTALE. “FALSA LA NOTIZIA SU UN’OFFENSIVA DI TERRA CURDA A FIANCO DEGLI USA”
Nell’ambito dell’aggressione israelo-statunitense che da sabato 28 febbraio ha portato guerra e bombardamenti in tutto l’Iran, nelle ultime ore diverse agenzie di stampa, tutte legate alla destra trumpiana Usa o alla destra israeliana, hanno riportato la notizia di una presunta offensiva via terra, contro l’esercito iraniano, di “migliaia di combattenti curdi” che sarebbero stati “armati dalla CIA” allo scopo. Anche alcune testate italiane hanno ripreso la notizia. Il Corriere della Sera l’ha addirittura scelta come notizia di apertura della sua edizione cartacea uscita stamattina, 5 marzo 2026, nelle edicole. Tutte le organizzazioni politiche del Rojhelat (Kurdistan iraniano) – alcune delle quali da fine febbraio hanno formato una coalizione – hanno smentito la notizia. “Lavoriamo all’interno di una coalizione formata da forze del Rojhelat. Qualsiasi movimento sarà annunciato da questa coalizione e nessuna forza può scavalcarla”, riferisce per esempio una fonte del Partito per la Libertà del Kurdistan (PAK), legato ai partiti conservatori e nazionalisti curdi della regione del Kurdistan in Iraq, da sempre vicini politicamente agli Usa. Non solo, anche il ministro della Guerra di Trumo, Pete Hegseth, e la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, hanno negato di aver armato gruppi armati curdi e organizzato offensive via terra. “Finora nessuno dei partiti curdi iraniani ha accettato di essere il proxy di terra per l’attacco israelo-statunitense”, commenta su Radio Onda d’Urto Mattia Berera dell’Accadema della modernità democratica. “Non è detto che questo non avverrà in futuro dal momento che tra loro ci sono diversi alleati storici degli Stati Uniti, ma ad oggi questa è una notizia falsa”, specifica Berera. Quel che è vero, invece, è che il Partito per la vita libera in Kurdistan, il Pjak (che fa parte del movimento di liberazione e confederalista curdo ispirato alle idee di Abdullah Öcalan) ha diffuso un appello alla popolazione del Kurdistan iraniano. Il Pjak – che riveste un ruolo trainante all’interno della Coalizione di recente formazione – invita gli abitanti delle aree a maggioranza curda dell’Iran a “istituire l’autogoverno e l’autodifesa”. L’appello invita i giovani a prendere le armi e la popolazione a formare comitati di autodifesa per proteggersi dagli attacchi, anche da quelli israelo-statunitensi, che in Rojhelat hanno fatto centinaia di vittime. L’appello chiama poi all’istituzione di comitati di autogoverno locali e invita i soldati del regime presenti sul territorio a disertare e unirsi alla popolazione. “Questo appello va nella direzione del volersi costituire come una terza via contro i piani di Israele e Stati Uniti di ristrutturazione del Medio oriente, e anche contro la Repubblica Islamica, che da sempre attacca, arresta, uccide i curdi in Iran, in particolare i militanti del Pjak”, spiega Mattia Berera nell’intervista. “Si tratta di non soccombere alle guerre imposte sulla testa del proprio popolo e rafforzare le proprie autodifese sociali in tutti i sensi: dai servizi, all’autodifesa locale, alla gestione delle proprie comunità”, aggiunge. L’approccio del Pjak, i cui dirigenti hanno più volte ribadito di essere a favore di una sollevazione contro il regime di Teheran che parta dalla società curda e iraniana, ma di essere contrari all’intervento militare delle potenze egemoniche dall’esterno, si rifà alla lettura dell’attuale fase imperialista e di escalation bellica nel capitalismo del movimento di liberazione curdo e al paradigma elaborato da Abdullah Öcalan, in particolare rispetto al ruolo che un movimento socialista, internazionalista e anti-capitalista dovrebbe avere rispetto a questo scenario. “È importante cogliere il fatto che questa non è più la Guerra fredda. Nessuno stato al mondo oggi rappresenta, come l’Unione Sovietica in passato, l’afflato e il desiderio di miliardi di persone per la libertà e l’uguaglianza. Oggi ogni scontro tra stati è in realtà solo una contrattazione all’interno di un sistema unico per chi deve pesare di più e chi di meno”, afferma l’esponente dell’Accademia della modernità democratica ai nostri microfoni. Quello che sta facendo il Pjak è di “non scegliere l’uno o l’altro stato ma scegliere se stessi come popolo, come struttura e come società“. Secondo Mattia Berera, quella tra lo “schierarsi con la Repubblica Islamica o con gli Stati Uniti e Israele non è, in realtà, una vera scelta: se si sta in questa polarizzazione si sta da un’unica parte, quella della ristrutturazione capitalista e imperialista”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica, struttura internazionale nata su impulso del movimento curdo e si occupa di diffondere la proposta politica e il paradigma del movimento curdo nel mondo. Ascolta o scarica.  
March 5, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: QUARTO GIORNO DI AGGRESSIONE ISRAELO-STATUNITENSE. ISRAELE ATTACCA PURE IL LIBANO, ANCHE VIA TERRA
Levante in fiamme nel quarto giorno di aggressione militare israelo-statunitense, martedì 3 marzo 2026. Raid in corso sia sull’Iran che sul Libano, dove le truppe israeliane hanno superato il confine invadendo nuovamente via terra il sud. Tel Aviv parla di “zona cuscinetto”, ossia dell’occupazione di territorio libanese. L’esercito libanese è scappato, lasciando 7 postazioni. Anche l’Unifil, missione Onu partecipata dall’Italia, ritira il personale non essenziale. Trentamila civili libanesi sono in fuga, colpiti dai raid arrivati anche su Beirut. Il bilancio, per il Ministero della Sanità libanese, è di almeno 52 morti e 154 feriti. Bombe anche sulla tv Al-Manar, vicina al movimento sciita Hezbollah, che fa sapere di avere colpito 3 basi militari israeliane. In Iran Tel Aviv ha colpito la tv e radio di Stato, che al momento continua a trasmettere. Bombe pure dagli Usa su Isfahan, Shiraz, oltre a nord e est di Teheran. Nella capitale colpito anche lo storico Palazzo Golestan, patrimonio mondiale Unesco, che ha subito gravi danni per i raid di Israele e Usa. Il bilancio dei bombardamenti israeliani e statunitensi sull’Iran è, finora, di 787 vittime e 9 ospedali bombardati. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa. Tra le vittime ci sono almeno 150 studentesse della scuola colpita dai raid di Tel Aviv e Washington a Minab, nel sud del Paese. Qui, decine di migliaia di persone hanno riempito le strade per i funerali delle giovani. Prosegue anche la risposta iraniana con missili e droni. Stamattina esplosioni a Tel Aviv, Gerusalemme e nei pressi di insediamenti colonici in Cisgiordania. In West Bank sono 2 i palestinesi ammazzati e 3 quelli feriti per gli attacchi dei coloni fascisti a Qyarout, vicino Nablus, mentre l’esercito occupante israeliano prosegue senza soste raid preventivi e rapimenti di massa. A Gaza, intanto, le forze di occupazione hanno chiuso ancora i valichi, che verranno forse aperti oggi parzialmente di fronte allo spettro della carestia. Questo non ferma, comunque, il genocidio quotidiano: oggi un’altra vittima, colpita da un cecchino a nord di Khan Younis. Salgono così a 630 i morti del presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, a Gaza. “Li stiamo massacrando, ci abbiamo messo un’ora a eliminare la leadership ma non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata arriverà presto”, ha detto ieri il presidente Usa Trump, che non esclude neanche l’invio di truppe statunitensi “boots on the ground”. Secondo il Pentagono sono sei i soldati Usa morti, una decina quelli feriti. Per Teheran i numeri sarebbero molto diversi: le autorità iraniane parlano di “650 soldati Usa uccisi o feriti”, in particolare negli attacchi contro il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein. Di certo c’è che a Riad brucia l’ambasciata Usa in Arabia Saudita. Quella in Kuwait è stata chiusa fino a nuovo ordine. In Bahrein scontri di piazza tra polizia e manifestanti, in piazza contro l’appoggio del regime locale al fronte Israele – Usa. Washington esorta i propri cittadini a lasciare il Medio Oriente. Via anche il personale a stelle e strisce da Iraq (qui nuovi attacchi delle milizie sciite irachene a Erbil), Bahrein e Giordania, mentre Teheran ha colpito la base Usa di Al Udeid in Qatar e il porto di Duqm, in Oman. In una dichiarazione rilasciata oggi, il ministero degli Esteri iraniano Araghchi ha avvertito “gli Stati europei a non unirsi alla guerra”. Il tutto alla vigilia del viaggio del cancelliere tedesco Merz, il più filoisraeliano del Vecchio Continente, chiamato a rapporto da Trump alla Casa Bianca. Sul fronte europeo resta alta la tensione nella base britannica di Cipro, colpita nelle scorse ore da alcuni droni. Non è chiaro se i velivoli kamikaze senza pilota siano stati scagliati dall’Iran o dal vicino Libano, come dicono i media locali. La Grecia, comunque, manda fregate militari e sistemi missilistici di difesa in zona, mentre Macron offre l’ombrello nucleare francese ad altri Paesi della Ue. Fuori dal coro solo la Spagna: 15 aerei cisterna Usa hanno lasciato il Paese dopo che Madrid ha negato l’uso delle basi militari sul territorio spagnolo per operazioni contro l’Iran. Teheran, intanto ha chiuso lo stretto di Hormuz, dove transitano gli idrocarburi diretti in particolare proprio in Europa: è boom speculativo di gas e petrolio. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Lorenzo Forlani, analista, giornalista free-lance ed esperto di Medio Oriente, in particolare di Libano, dove ha vissuto a lungo. Ascolta o scarica. Sulle nostre frequenze è intervenuto anche Alberto Negri, giornalista ed editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
March 3, 2026
Radio Onda d`Urto