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Criminalizzazione, rotte migratorie e accordi di cooperazione alla frontiera euro-africana occidentale
Nel 2025 il Mediterraneo e le rotte atlantiche verso la Spagna si confermano tra i confini più letali d’Europa. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione Caminando Fronteras, tra gennaio e metà dicembre, almeno 3.090 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo via mare. Numeri drammatici, contenuti nel rapporto “Derecho a la Vida 2025” , pubblicato il 29 dicembre: tra le vittime si contano 192 donne e 437 bambini. Un bilancio che riaccende l’attenzione sulle politiche migratorie, sulle operazioni di soccorso e sul diritto alla vita lungo una delle rotte più pericolose al mondo. Caminando Fronteras registra
Vite sacrificabili
GIOVANNA VACCARO 1 No Name Kitchen (NNK) è un movimento indipendente senza scopo di lucro che documenta e monitora la violenza alle frontiere esercitata dalla polizia e dai funzionari statali. Fondata nel 2017, l’organizzazione lavora in stretta collaborazione con le comunità colpite per raccogliere testimonianze e denunciare violazioni dei diritti umani. NNK opera a Ceuta dal febbraio 2021. Il titolo del report, pubblicato nel settembre del 2025, la cui traduzione in italiano è «Vite sacrificabili: la sofferenza dei migranti sotto le politiche UE-Marocco» 2 chiarisce fin da subito il suo contenuto. «Questo rapporto» – si spiega nell’introduzione – «intende denunciare l’impatto degli accordi strategici di esternalizzazione sulla vita dei migranti: l’esclusione, la violenza, la precarietà forzata e le morti per le quali il governo spagnolo continua a pagare milioni. Le testimonianze incluse in questo rapporto provengono dal progetto Bloody Borders, un database aperto e collaborativo che monitora la violenza alle frontiere». L’analisi si concentra sulla relazione tra le politiche migratorie europee e spagnole, i lauti finanziamenti che ne derivano a favore del Marocco, la messa a sistema della violazione dei diritti fondamentali e della violenza come elementi delle politiche di esternalizzazione e il diretto impatto che tutto questo ha sulla vita delle persone migranti che tentano di attraversare la frontiera a sud della Spagna e dell’Europa, rimanendo bloccate per mesi ed anni. Nello specifico, nel report viene analizzato quanto accade a Ceuta e Melilla evidenziando come le due enclavi spagnole siano diventate il fulcro della politica di contenimento migratorio dell’UE; rappresentando così il punto di partenza della politica di esternalizzazione verso il Marocco. Nell’analisi del contesto di tali politiche viene sottolineata, alla stregua di quanto già segnalato da Statewatch nel 2019 relativamente ai finanziamenti al Regno del Marocco da parte dell’UE e della Spagna, la difficoltà di rilevare e monitorare l’assegnazione delle spese destinate alle politiche di esternalizzazione delle frontiere 3. Le ragioni sono riconducibili sia alla molteplicità degli attori attraverso cui passano i fondi, sia alla difficoltà di tracciamento, poiché, ad esempio, anche nelle sintesi del Consiglio Europeo le indicazioni delle spese assegnate per il controllo delle frontiere non vengono distinte da quelle indirizzate ai “fondi per lo sviluppo”. In poche pagine, il report mette, dunque, in evidenza la condivisione di responsabilità tra UE, Spagna e il Marocco, partner chiave nelle politiche migratorie; nella determinazione di quello che viene definito un “regime necropolitico” che controlla la vita e la morte delle persone migranti attraverso: respingimenti a caldo, torture, trattamenti inumani e degradanti, detenzioni arbitrarie, esclusione, abusi razziali, deportazioni nel deserto del Sahara. Tutte pratiche, a cui non vengono risparmiati neanche i minori. È, inoltre, messa in luce la pericolosità dei trasferimenti delle persone in diverse città del Marocco che le allontanano dalla giurisdizione di frontiera. Anche a questo proposito vengono riportate alcune testimonianze di violenze e violazioni raccolte nell’ambito del progetto Bloody Borders. È un progetto indipendente che raccoglie testimonianze dirette di persone che hanno subito respinti illegali (pushbacks) e violenze alle frontiere europee, con l’obiettivo di portare alla luce queste pratiche, chiedere responsabilità legali e politiche, e promuovere politiche migratorie più umane e sicure. Infine, il report sottolinea come tali relazioni e finanziamenti rischino “anche di rafforzare regimi non democratici e paramilitari” e di aumentare “la dipendenza da attori non statali, aprendo la strada alla strumentalizzazione del movimento migratorio”; in quanto la creazione di vite ai margini, costrette a una precarietà forzata e al limitato accesso ai diritti e servizi essenziali, costantemente “pronte a saltare in qualsiasi momento”, risulta funzionale alla strumentalizzazione dei corpi, a fini politici. 1. Laureata in Scienze della Cooperazione Internazionale, dal 2010 mi occupo di migrazioni e politiche migratorie. Ho maturato esperienza nel settore sociale, lavorando sul monitoraggio istituzionale e indipendente del sistema di accoglienza e contribuendo con articoli e interventi pubblici. Attualmente mi dedico alla formazione tecnica per équipe di progetti sociali, alla sensibilizzazione della cittadinanza e alla formazione trasversale nell’ambito delle politiche attive per il lavoro ↩︎ 2. Consulta il rapporto ↩︎ 3. Aid, border security and EU-Morocco cooperation on migration control, StateWatch (Novembre 2019) ↩︎