Vite sacrificabiliGIOVANNA VACCARO 1
No Name Kitchen (NNK) è un movimento indipendente senza scopo di lucro che
documenta e monitora la violenza alle frontiere esercitata dalla polizia e dai
funzionari statali.
Fondata nel 2017, l’organizzazione lavora in stretta collaborazione con le
comunità colpite per raccogliere testimonianze e denunciare violazioni dei
diritti umani. NNK opera a Ceuta dal febbraio 2021.
Il titolo del report, pubblicato nel settembre del 2025, la cui traduzione in
italiano è «Vite sacrificabili: la sofferenza dei migranti sotto le politiche
UE-Marocco» 2 chiarisce fin da subito il suo contenuto.
«Questo rapporto» – si spiega nell’introduzione – «intende denunciare l’impatto
degli accordi strategici di esternalizzazione sulla vita dei migranti:
l’esclusione, la violenza, la precarietà forzata e le morti per le quali il
governo spagnolo continua a pagare milioni. Le testimonianze incluse in questo
rapporto provengono dal progetto Bloody Borders, un database aperto e
collaborativo che monitora la violenza alle frontiere».
L’analisi si concentra sulla relazione tra le politiche migratorie europee e
spagnole, i lauti finanziamenti che ne derivano a favore del Marocco, la messa a
sistema della violazione dei diritti fondamentali e della violenza come elementi
delle politiche di esternalizzazione e il diretto impatto che tutto questo ha
sulla vita delle persone migranti che tentano di attraversare la frontiera a sud
della Spagna e dell’Europa, rimanendo bloccate per mesi ed anni.
Nello specifico, nel report viene analizzato quanto accade a Ceuta e Melilla
evidenziando come le due enclavi spagnole siano diventate il fulcro della
politica di contenimento migratorio dell’UE; rappresentando così il punto di
partenza della politica di esternalizzazione verso il Marocco.
Nell’analisi del contesto di tali politiche viene sottolineata, alla stregua di
quanto già segnalato da Statewatch nel 2019 relativamente ai finanziamenti al
Regno del Marocco da parte dell’UE e della Spagna, la difficoltà di rilevare e
monitorare l’assegnazione delle spese destinate alle politiche di
esternalizzazione delle frontiere 3.
Le ragioni sono riconducibili sia alla molteplicità degli attori attraverso cui
passano i fondi, sia alla difficoltà di tracciamento, poiché, ad esempio, anche
nelle sintesi del Consiglio Europeo le indicazioni delle spese assegnate per il
controllo delle frontiere non vengono distinte da quelle indirizzate ai “fondi
per lo sviluppo”.
In poche pagine, il report mette, dunque, in evidenza la condivisione di
responsabilità tra UE, Spagna e il Marocco, partner chiave nelle politiche
migratorie; nella determinazione di quello che viene definito un “regime
necropolitico” che controlla la vita e la morte delle persone migranti
attraverso: respingimenti a caldo, torture, trattamenti inumani e degradanti,
detenzioni arbitrarie, esclusione, abusi razziali, deportazioni nel deserto del
Sahara. Tutte pratiche, a cui non vengono risparmiati neanche i minori.
È, inoltre, messa in luce la pericolosità dei trasferimenti delle persone in
diverse città del Marocco che le allontanano dalla giurisdizione di frontiera.
Anche a questo proposito vengono riportate alcune testimonianze di violenze e
violazioni raccolte nell’ambito del progetto Bloody Borders.
È un progetto indipendente che raccoglie testimonianze dirette di persone che
hanno subito respinti illegali (pushbacks) e violenze alle frontiere europee,
con l’obiettivo di portare alla luce queste pratiche, chiedere responsabilità
legali e politiche, e promuovere politiche migratorie più umane e sicure.
Infine, il report sottolinea come tali relazioni e finanziamenti rischino “anche
di rafforzare regimi non democratici e paramilitari” e di aumentare “la
dipendenza da attori non statali, aprendo la strada alla strumentalizzazione del
movimento migratorio”; in quanto la creazione di vite ai margini, costrette a
una precarietà forzata e al limitato accesso ai diritti e servizi essenziali,
costantemente “pronte a saltare in qualsiasi momento”, risulta funzionale alla
strumentalizzazione dei corpi, a fini politici.
1. Laureata in Scienze della Cooperazione Internazionale, dal 2010 mi occupo di
migrazioni e politiche migratorie. Ho maturato esperienza nel settore
sociale, lavorando sul monitoraggio istituzionale e indipendente del sistema
di accoglienza e contribuendo con articoli e interventi pubblici.
Attualmente mi dedico alla formazione tecnica per équipe di progetti
sociali, alla sensibilizzazione della cittadinanza e alla formazione
trasversale nell’ambito delle politiche attive per il lavoro ↩︎
2. Consulta il rapporto ↩︎
3. Aid, border security and EU-Morocco cooperation on migration control,
StateWatch (Novembre 2019) ↩︎