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L’obiezione di coscienza, il no alla guerra e la 226ma Presenza di Pace
Sabato 27 giugno un gruppo leggermente più contenuto di persone, il caldo è stato effettivamente importante nonostante la piazza sia risultata per buona parte del tempo ombreggiata, si è radunata in piazza Carignano per la 226° Presenza di Pace. Nell’incontro si è tornati alla consueta modalità degli interventi liberi, tralasciando momentaneamente il nuovo format di presentazione delle varie realtà che compongono il Coordinamento Agite, promotore delle Presenze. Ha iniziato Un Ponte Per, seguito dalla Chiesa Valdese a cui seguirà, sabato prossimo, la Casa Umanista. Sabato, come già detto, non si è presentato nessuno in particolare ma si sono presentati un po’ tutti. La domanda, esplicitata direttamente in un intervento e ripresa in vario modo anche da altri a seguire, è stata: chi compone il cerchio che si raduna tutti i sabati da più di quattro anni? Cosa distingue ma soprattutto cosa accomuna chi vi partecipa? Persone diverse con pensieri diversi: dagli appartenenti alla Chiesa Valdese a quelli di Rifondazione Comunista, passando per “un padre” che per tante settimane ha lanciato il suo accorato appello ai giovani di non aderire alla guerra. Ed è questo che unisce: partendo da posizioni individuali differenti il NO ALLA GUERRA è unico e valido per tutte e tutti. Un No che ha portato a ricordare, oltre le tante situazioni di conflitto che stanno continuando a provocare morti e feriti, anche la Campagna di Obiezione alla Guerra promossa dal Movimento Nonviolento. A livello italiano prosegue la raccolta e la consegna delle Dichiarazioni di obiezione di coscienza alla Presidenza del Consiglio. A fine 2025 risultavano consegnate 7471 dichiarazioni affiancate alla richiesta di “istituzione di un Albo dove siano elencati tutti gli uomini e tutte le donne che obiettano alla guerra e alla sua preparazione, che non potranno essere arruolati per servizi militari e armati”. Sono stati raccolti fondi utilizzati per dare sostegno alle organizzazioni all’estero che supportano gli obiettori. In Israele opera Mesarvot che “sostiene sia gli obiettori totali (ne segue circa 200), sia gli obiettori selettivi che si oppongono esclusivamente ai crimini di guerra o all’occupazione di Gaza, come coloro che hanno prestato servizio finora ma la cui coscienza impone un’immediata interruzione e anche gli ortodossi haredi che ritengono religiosamente proibita la partecipazione alla guerra”. In Russia esiste il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi (StopArmy), in Lituania invece esiste l’organizzazione Our House a favore degli obiettori bielorussi, insieme al grande lavoro di Olga Karach. proprio la storia di un obiettore bielorusso è stata usata per creare un fumetto in grado di circolare meglio, soprattutto fra i giovani e spiegare cosa accade a chi sceglie la strada dell’obiezione alla guerra. Il fumetto è consultabile qui Il consultivo di fine 2025 con la situazione nei vari paesi è il dettaglio della raccolta fondi ancora attiva è consultabile qui Per contribuire è possibile effettuare un versamento su IBAN IT35 U 07601 117000000 18745455, intestato al Movimento Nonviolento, causale “Campagna Obiezione alla guerra”. Sara Panarella
July 1, 2026
Pressenza
La scienza è davvero neutra? Il dissenso etico dei ricercatori CNR unisce l’Italia da Nord a Sud
CASO PASWING. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si estende a livello nazionale: 62 dipendenti di 21 istituti firmano una nuova lettera alla dirigenza, unendo la comunità scientifica dal Trentino a Palermo. La ricerca scientifica pubblica italiana si trova a un bivio fondamentale tra l’imperativo costituzionale della pace e le logiche dei finanziamenti all’industria bellica. Giovedì 25 giugno 2026, sessantadue dipendenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno inviato una seconda e dettagliata lettera formale alla Direttrice dell’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (ISSMC), la Dott.ssa Alessandra Sanson. L’obiettivo primario di questa mobilitazione collettiva è esigere l’interruzione immediata del contratto relativo al progetto denominato “PaSwing“. La rete denominata “La ricerca che non va in guerra”, solleva un profondo interrogativo istituzionale: come può la scienza pubblica conciliare i propri scopi di progresso sociale e tutela ambientale con lo sviluppo di tecnologie destinate a scenari di conflitto armato? Questo nuovo atto di dissenso rappresenta l’evoluzione strutturale di una protesta nata a metà maggio a Faenza, con una prima lettera scritta in occasione dell’Open Day dell’istituto ceramico. Letta pubblicamente il 15 maggio — data simbolica che coincideva con il settantottesimo anniversario della Nakba palestinese, attivisti, difensori dei diritti umani, ambientalisti e ricercatori si sono riuniti davanti ai cancelli denunciando l’ambiguità etica di una ricerca scientifica controllata da interessi economici bellici. Se inizialmente la contestazione sembrava circoscritta a un nucleo locale, oggi il panorama è radicalmente mutato. La seconda lettera unisce lo sguardo e l’impegno di professionisti provenienti da ben ventuno istituti CNR differenti, dislocati in varie sedi su tutto il territorio nazionale. Dal Trentino fino a Palermo, la comunità scientifica ha scelto di superare i confini della propria specificità disciplinare per trasformare la questione in un caso politico di rilevanza nazionale, capace di impattare direttamente sui sistemi globali di tutela dei diritti umani e del diritto internazionale. Il progetto PaSwing e la responsabilità delle istituzioni pubbliche Al centro della complessa disputa scientifica si colloca il progetto “PaSwing”, acronimo di Spinel Windows Joining by Glass. Si tratta di un accordo di cooperazione scientifica avviato nel corso del 2024 tra l’istituto ISSMC di Faenza e il Ministero della Difesa dello Stato d’Israele. Dal punto di vista strettamente tecnico, le attività di ricerca vertono sullo sviluppo e l’ottimizzazione di materiali ceramici trasparenti avanzati. I documenti tecnici e le segnalazioni fornite dai ricercatori evidenziano come tali materiali trovino applicazione diretta nella schermatura e nella componentistica di mezzi militari terrestri. La natura intrinsecamente duale o prettamente bellica di questo studio rompe la narrazione di una scienza neutra e asettica, separata dalle conseguenze materiali della sua applicazione pratica. Le strutture dirigenti locali dell’istituto di Faenza, interpellate già durante le manifestazioni di maggio, hanno storicamente risposto invocando la neutralità tecnologica. La dirigenza ha inoltre precisato di non possedere i margini di autonomia giuridica necessari per decretare la rescissione unilaterale di un simile accordo internazionale, rimandando ogni responsabilità gestionale e politica alla direzione centrale del CNR a Roma. Questo rimpallo di competenze evidenzia un nodo strutturale tipico dei grandi enti di ricerca moderni: la frammentazione burocratica rischia di oscurare le responsabilità decisionali, rendendo difficile l’applicazione di principi etici fondamentali all’interno dei singoli laboratori. Di fronte a questo blocco istituzionale, la rete dei lavoratori firmatari ha deciso di denunciare l’assenza di canali formali per l’obiezione di coscienza, un limite grave che di fatto lede il diritto del personale scientifico di non cooperare a progetti in aperto contrasto con le proprie convinzioni morali. Implicazioni geopolitiche, etica, ecologica e giustizia sociale La mobilitazione dei sessantadue dipendenti non si limita a una critica burocratica, ma si inserisce in una più ampia analisi delle connessioni esistenti tra militarismo, sfruttamento della conoscenza e violazione dei diritti umani. I firmatari ricordano che i vertici governativi israeliani sono attualmente coinvolti nelle offensive militari su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Proseguire le attività scientifiche pianificate all’interno di PaSwing espone l’ente pubblico italiano al rischio concreto di una complicità indiretta nelle violazioni del diritto internazionale e nei crimini contro l’umanità perpetrati nei teatri di guerra. L’interruzione delle collaborazioni belliche viene indicata dai lavoratori come l’unica via per dare attuazione pratica all’Articolo 11 della Costituzione Italiana, il quale sancisce in modo inequivocabile il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. L’analisi condotta dal movimento evidenzia inoltre un profondo legame con l’ecologia integrale e la salute pubblica. Le risorse economiche, l’intelligenza collettiva e le infrastrutture tecnologiche dello Stato dovrebbero essere orientate alla gestione delle gravi crisi ambientali, alla conversione ecologica e alla tutela dei beni comuni. Sottrarre fondi e competenze alla ricerca civile per destinarli all’efficienza degli apparati bellici rappresenta un danno diretto per la collettività. Durante l’Open Day dello scorso maggio, i lavoratori e vari movimenti civici di tutta la regione Emilia Romagna avevano chiesto formalmente di integrare nei programmi dei laboratori una sessione di riflessione critica sul legame tra etica e industria militare, rivendicando la necessità impellente di una piena corrispondenza tra i principi di pace professati e le scelte istituzionali quotidiane. La totale assenza di risposte concrete da parte dei vertici ha spinto i dipendenti a formalizzare un nuovo e più severo avvertimento d’azione. Verso un’ampia mobilitazione della vigilanza civile Nella missiva spedita il 25 giugno, scienziati, lavoratrici e i lavoratori del CNR hanno esplicitato i contorni di una precisa assunzione di responsabilità che chiama in causa l’intera struttura amministrativa dell’ente scientifico. Il testo dichiara testualmente la volontà di fare emergere le responsabilità individuali ai vari livelli gestionali del CNR per superare l’opacità dei processi decisionali. Il documento si conclude con una dichiarazione programmatica che delinea le prossime tappe della mobilitazione nazionale: > “Al fine di giungere quanto meno alla sospensione di tale accordo, vanno > chiarite le responsabilità ai diversi livelli di gestione dell’Ente. Le > sottoscritte ed i sottoscritti confermano il proprio impegno a promuovere > azioni tra cui manifestazioni, lettere, interviste, contributi sui mezzi di > informazione, ricorsi e interlocuzioni coerenti con l’obiettivo di evitare > ogni forma di collaborazione del CNR che possa comportare rischi di complicità > in genocidio e crimini contro l’umanità.” La rete “La ricerca che non va in guerra” non si configura come un’associazione gerarchica o formale, bensì come una rete spontanea di scienziati e tecnici che hanno scelto di esporsi in prima persona per difendere l’integrità morale della propria professione e rivendicare il diritto di fare obiezione di coscienza. La crescita del fronte del dissenso dimostra che la base lavorativa dell’ente rifiuta la logica della sottomissione alle commesse militari. Questo appello si trasforma in un invito aperto alla vigilanza democratica rivolto a tutta la società civile, al mondo universitario, al mondo della ricerca e dell’istruzione e alle reti ambientaliste: la scienza deve rimanere un presidio globale di pace, progresso e giustizia sociale, e la mobilitazione attuale rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso di riscatto etico. Riferimento per questa iniziativa e’ Marco Cervino, ricercatore in ISAC-CNR. marco.cervino@cnr.it Istituti di afferenza dei firmatari: CNR-NANO (Istituto Nanoscienze) • Istituto di Biofisica (IBF) • Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) • Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni (ICAR) • Istituto di Farmacologia Traslazionale (IFT) • Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) • Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (IRET) • Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (ISSMC) • Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti “Eduardo Caianiello” (ISASI) • Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) • Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) • Istituto di Scienze Marine (ISMAR) • Istituto Nazionale di Ottica (INO) • Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (IREA) • Istituto per la Bioeconomia (IBE) • Istituto per la Microelettronica e Microsistemi (IMM) • Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP) • Istituto per la Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico Moderno (ISPF) • Istituto per la Tecnologia delle Membrane (ITM) • Istituto per le Applicazioni del Calcolo (IAC) • Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (ISMN). Sedi territoriali: Agrate Brianza (MB), Bari, Bologna, Cosenza, Faenza, Genova, Lamezia Terme, Lecce, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Porano, Pozzuoli, Rende (CS), Roma, San Michele all’Adige (TN), Sesto Fiorentino, Tito Scalo, Torino, Trento, Venezia. Articoli correlati: > Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra conferenza al CNR di Bologna “La ricerca non va in guerra” (febbraio 2026) Redazione Romagna
June 27, 2026
Pressenza
Costruire la Pace . Decostruire la guerra. Rassegna stampa del sito angelocavagna.it
Costruire la Pace . Decostruire la guerra. Rassegna stampa del sito angelocavagna.it Questa Rassegna stampa rappresenta una selezione di notizie e documenti tratti da siti, newsletter, riviste, stampa quotidiana, profili social. La Rassegna è prodotta da un gruppo informale di ex obiettori del GAVCI di Bologna e Modena ed altre persone, in ricordo di padre Angelo Cavagna, sacerdote dehoniano, strenuo difensore della obiezione di coscienza, e si occupa delle tematiche oggetto del suo impegno pastorale, civico, culturale, di uomo, sacerdote, giornalista…contadino ed operaio. L’invio della Rassegna stampa è gratuito per tutti. Scrivi a: 30passi@libero.it . Diffusione gratuita. Segnaliamo alcune notizie (fra le tante) tratte dal Numero quindici, 11 gennaio 2026 OBIEZIONE DI COSCIENZA – Abbasso tutte le guerre”: attualità del grido di un curato di campagna Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta ‘obiezione di coscienza’ che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà» (il testo integrale in L. Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, edizione critica a cura di S. Tanzarella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2025, p. 57) https://www.pressenza.com/it/2026/01/abbasso-tutte-le-guerre-attualita-del-grido-di-un-curato-di-campagna/ SERVIZIO CIVILE – Politiche giovanili e servizio civile, ecco il disegno di legge delega Il 2026 potrebbe segnare una svolta per le politiche giovanili italiane: il nuovo decreto di legge delega istituisce un coordinamento nazionale, riconosce il “youth work”, semplifica il Servizio Civile Universale e conferma la Carta Giovani Nazionale. L’obiettivo è costruire una strategia strutturale e pluriennale per favorire partecipazione, benessere, formazione e lavoro dei giovani, migliorando il monitoraggio e la valutazione dell’impatto delle politiche https://www.vita.it/politiche-giovanili-e-servizio-civile-ecco-il-disegno-di-legge-delega/ PACE E DISARMO – Benedire un carro armato è una bestemmia In questa lunga, appassionata intervista al magazine del Fatto Quotidiano, Luigi Ciotti parla del suo rapporto con la fede, con la Chiesa e con l’impegno sociale, riflettendo sui grandi temi del presente, primo fra tutti la ricerca della pace https://www.gruppoabele.org/it-schede-1941-benedire_un_carro_armato_e_una_bestemmia – Pace: utopia già possibile Vorrei sottolineare due passaggi del discorso ampio e denso (qui) del Presidente Mattarella il 19 dicembre alla cerimonia di scambio di auguri con le diverse autorità politiche e civili. Primo passaggio: «Abbiamo il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medioriente. Con l’obiettivo di costruire quella “pace permanente”, come la definì il presidente Franklin D. Roosevelt che affermava: “Più che una fine della guerra vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre”». Secondo passaggio: «Il pluralismo delle idee, la dialettica tra opinioni diverse, il confronto tra posizioni culturali anche molto distanti sono indispensabili alla democrazia. Ma quando le sbrigative categorie amico/nemico prevalgono sulla fatica di trovare risposte condivise nell’interesse collettivo, quando si producono fratture che dividono le nostre società si alimentano i germi della estraneità alla politica». https://www.settimananews.it/societa/pace-utopia-gia-possibile/?utm_source=newsletter-2026-01-07 Redazione Italia
January 11, 2026
Pressenza
Obiezione di coscienza e convegno ‘Inneschi’
Sul Convegno ‘INNESCHI, scintille che generano la pace’ e sul tema dell’obiezione di coscienza Pressenza ha già pubblicato un approfondito articolo della Redazione Romagna. Un altro partecipante al convegno, Antonio Mazzoni, ci ha inviato successivamente una sua sintetica riflessione sui temi dibattuti, che pubblichiamo ritenendola anch’essa interessante. Nella foto manifestazione a Roma nel 1971 per il riconoscimento della obiezione alla leva obligatoria Due giornate intense e feconde quelle organizzate il 12 e 13 dicembre 2025 dalla Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini per celebrare i 50 anni di obiezione di coscienza e di impegno per la pace praticati e propugnati dall’Associazione. Molti i giovani presenti che, assieme agli altri convenuti, hanno seguito con attenzione l’alternarsi di testimonianze e approfondimenti sulle tematiche in discussione. Inquietanti e documentati gli allarmi degli esperti e degli obiettori presenti i quali hanno denunciato il clima di isteria bellicista che pervade le classi dirigenti europee, incapaci di percorrere le strade del confronto politico e della diplomazia e prone agli interessi dei produttori e dei mercanti di armi. Secondo il Sipri le spese per la guerra nel mondo hanno raggiunto la cifra iperbolica di 2.700 miliardi di dollari, e il 50% degli investimenti industriali europei è destinato agli armamenti. Il Green Deal viene disinvoltamente accantonato e rimpiazzato dal più patriottico War Deal. Le testimonianze di coloro che rappresentavano le associazioni degli obiettori hanno confermato i dati degli esperti, aggiungendo le loro personali preoccupazioni in merito alle voci sempre più insistenti circa il ripristino della leva militare, visto come un attentato al diritto di obiezione ormai consolidato a livello europeo. Il rappresentante svedese ha espresso il suo sconcerto per l’adesione del suo Paese alla Nato dopo due secoli di neutralità; l’obiettore russo, costretto a fuggire in Lituania, denuncia la Bielorussia il cui governo prevede la pena di morte per chi obietta. In opposizione ai leader europei, impazienti di indossare l’elmetto o di farlo indossare ai loro concittadini, dal convegno si è alzato un coro compatto di dinieghi e proposte alternative a quelle dei “signori della guerra”. Gli intenti e i progetti sono emersi dai tre gruppi di lavoro attivati fin dal primo giorno. I gruppi, oltre a ribadire il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana, hanno avanzato puntuali parole d’ordine “creative e visionarie”, utili e necessarie per contrastare la logica e la postura muscolare di tanti esaltati, e per rilanciare il movimento pacifista italiano. Anzitutto vanno moltiplicate le occasioni e le iniziative per educare alla pace e alla nonviolenza in ogni ambito della vita sociale, dalla famiglia, ai luoghi di lavoro, alle sedi scolastiche. Ad esempio gli spazi già esistenti riservati all’educazione civica devono servire anche per informare sulle esperienze di servizio civile, alternative alla formazione militarista. Nei programmi scolastici di storia troppe pagine sono dedicate ai conflitti e alla retorica dell’onore, e pochissime agli esempi di pacifismo predicato e praticato. Occorre inoltre un impegno risoluto da parte delle Istituzioni politiche decentrate – Comuni, Province, Regioni – per contrastare traffici di armi verso i Paesi i cui governi non rispettano i diritti umani. Nei bilanci delle amministrazioni locali vanno previsti fondi per accogliere i profughi di guerra e, assieme a loro, obiettori di coscienza la cui vita è messa a repentaglio. Va rilanciata poi l’istituzione di Assessorati alla pace e sollecitata presso il governo la creazione di un Ministero apposito. Infine, si ribadisce con forza la necessità di formare e moltiplicare i Corpi Civili di Pace il cui utile impiego trova puntuale riscontro nel lavoro quotidiano su vari fronti di guerra da parte dei volontari di “Operazione Colomba”. Si sottolinea come essi siano attivi fin dalle guerre nell’ex Jugoslavia – anni 1991-1995 – vicende drammatiche colpevolmente rimosse nella corrente narrazione storica, diffusa in ambito europeo. Redazione Italia
December 16, 2025
Pressenza